venerdì 31 gennaio 2014

Lasciate ogni Speranza, o voi che votate


Quello che stupisce è il modo, la faccia con cui Roberto Speranza (speranza de che, non si potrà mai sapere) dice falsità spaventose, senza vergognarsi minimamente di mentire sapendo di mentire. Già, perché non è possibile dire queste cose né in buona fede, né senza vergognarsi nemmeno un pochino. Invece il Pd, che i suoi polli se li sa scegliere proprio bene, manda in avanscoperta proprio il prode Speranza che, con la sua faccia espressiva come una Vigorsol, riesce a dire menzogne con l’aria di chi sta leggendo la cosa più ovvia del mondo.

Attacco alle istituzioni democratiche”: Speranza afferma che siamo di fronte ad una “escalation” (guardatevi il video, non sa neanche pronunciare una parolina in inglese) contro le istituzioni democratiche capeggiate da Napolitano, vittima di una “scellerata richiesta di impeachment”. Ha iniziato a parlare da poco più di 40 secondi e ha già detto cose che una persona normale sarebbe già scoppiata a ridere pensando alle sciocchezze che sta esprimendo. Le istituzioni democratiche dovrebbero funzionare in modo democratico. La nostra Costituzione, quella stessa Costituzione che il tuo partito voleva cambiare, spiega molto bene come dovrebbe funzionare un’istituzione democratica come quella del Capo dello Stato. Napolitano, lo stesso “comunista” che firmò l’accusa nei confronti di Cossiga Presidente perché “faceva politica”, non rappresenta più l’unità nazionale: ormai questo lo dicono chiaramente tutti, dal primo all’ultimo esponente di questo governo. Perfino Gasparri affermò in Tv che “Letta è il numero 2, è Napolitano che governa”. Tutto l’opposto di quella che dovrebbe essere la funzione del Presidente della Repubblica. La richiesta di impeachment del M5S è ben strutturata, con punti decisamente condivisibili: leggere per credere. Certo, non costituisce altro che un forte segnale di protesta e di dissenso, dato che mai e poi mai passerà un’accusa simile al Capo dello Stato votata da elementi numericamente avversi al M5S. Ma certo non è scellerata: Napolitano deve dimettersi perché l’Italia possa rinascere.

Poi Speranza dà il meglio di sé: parla delle orrende scene viste in aula dopo l’annuncio della “tagliola” di Madama Boldrini. Si riferisce a questa scena come qualcosa di “violento a livello fisico e verbale”. Ma che pensate, che stia parlando dell’aggressione fisica del questore di Scelta Civica nei confronti di una deputata della Repubblica? Ma no, ovviamente la violenza Speranza l’ha vista nei confronti della Boldrini!!! Ma vi rendete conto della distorsione della realtà che sta avvenendo sotto i nostri occhi riguardo ai fatti del 29 Gennaio, il giorno della Tagliola? Un'azione concitata e coordinata tra politicanti in carriera (capeggiati degnamente dai Letta, dagli Speranza e dai Renzini) e giornalisti che pagherebbero per vendersi (i vari Pigi Battista replicanti sparsi per il paese) pronti a vendere una bufala colossale, spacciarla per la verità e fare un altro servizietto alla Casta che realmente governa questa povera Italia.

Il Parlamento è il luogo del confronto politico”. Ah, davvero? Ricordamelo, caro Speranza, quando accendo la diretta dal Parlamento e vedo i banchi del governo vuoti. Ricordamelo, caro Speranza, quando il dialogo viene blindato in decreti omnibus votati con la fiducia. Ricordamelo, caro Speranza, quando un Presidente della Camera sopprime i pochi mezzi che ha un’opposizione parlamentare di farsi valere. Ricordamelo, caro Speranza, quando un Presidente della Repubblica nomina un governo ribaltando i risultati delle elezioni, lasciando governare chi ha perso e mettendo all’opposizione chi ha vinto. Ricordamelo, caro Speranza. Davvero.

I grillini al servizio della conservazione”. Beh, qui ogni commento è superfluo. Forse saranno contrari a riforme deleterie, folli e incivili come quelle che si accinge a fare questo governo, o quelle che sta proponendo la coppia delle meraviglie, Renzi e Berlusconi. Ma essere contrari a queste riforme non è essere conservatori: è avere un cervello.

Durante il suo intervento in aula, Speranza è tornato a parlare di Napolitano, superando ogni limite: “Ogni attacco al Presidente Napolitano non è un attacco alla sua persona, ma un attacco alla nostra democrazia!” Come è possibile affermare una simile scempiaggine? Signori, questo ometto con un nome tanto ambiguo quanto beffardo (Speranza) ha appena sancito che non è possibile criticare il Presidente della Repubblica. Ripeto: che non è possibile criticare il Presidente della Repubblica! Ma la vogliamo ancora chiamare “democrazia” questa?!? Io rivendico il mio diritto di critica, il mio diritto di parola, il mio diritto di opinione. E nessun Speranza qualsiasi deve permettersi di negarlo, neanche lontanamente: figuriamoci in modo così palese, pronunciando queste inaudite parole proprio dentro al luogo che dovrebbe rappresentare la nostra Repubblica.

E intanto, in queste ore, il terribile Italicum arriva in aula, con gli auspici di tutto il governo, compreso questo inverosimile personaggio che è Roberto Speranza. La speranza, quella vera, non va persa: non dobbiamo lasciarci scoraggiare dalle immagini della Boldrini che uccide la democrazia parlamentare, non dobbiamo lasciarci prendere dallo sconforto alle parole di Speranza, non dobbiamo lasciarci sopraffare dalla disonestà di questo sistema di potere che ha distrutto il nostro paese. Vinciamo noi.

giovedì 30 gennaio 2014

Il giorno della tagliola


Quello che è successo ieri alla Camera dei Deputati è uno degli eventi più drammatici a cui abbiamo avuto la sfortuna di assistere in questi anni. Nella storia della Repubblica italiana, nessun Presidente della Camera aveva mai applicato la cosiddetta “ghigliottina” (soprannominata in queste ore “tagliola”). Uno strumento che tronca drasticamente le discussioni parlamentari affinché un decreto venga votato entro la propria scadenza.

Quello che si stava votando nel decreto Imu-Bankitalia è stato definito come meglio non si poteva da Marco Travaglio nel suo editorialedi oggi sul Fatto Quotidiano: “una delle più incommensurabili porcate mai viste nella porcellosa storia della politica italiana, un regalo di 7,5 miliardi alle banche private con soldi di Bankitalia, cioè nostri”. L’aspetto più sgradevole di tutta la questione è però il fatto che per far passare una simile porcata si sia voluto accorparla al decreto che doveva rimandare il pagamento dell’Imu: la politica ha in questo modo “ordinato” alla stampa (di regime) di far passare tutti gli oppositori di questo decreto come gente colpevole di voler far pagare l’Imu agli italiani. I titoli dei giornali sono stati infatti eloquenti, sottolineando tutti quanti la linea “Franceschini”, peraltro sputtanato in diretta da Mentana sul Tg di La7: Mentana, non un grillino. Chiaro? Sarebbe bastato infatti votare un decreto sulla Banca D’Italia separato dal decreto sull’Imu. Che bisogno c'era di unire queste due cose, completamente incompatibili l'una con l'altra? Ma è ovvio, farle votare in blocco per blindarle. Questa è l’annosa questione dello scorretto utilizzo della decretazione d’urgenza tramite decreti omnibus: infilano dentro un decreto qualsiasi cosa, dall’urgenza vera e propria alla porcata gratuita (come questa) per poi votare la fiducia. Dire che il Parlamento, in questo modo, non ha senso non è poi così lontano dalla realtà, a quanto pare.

Ma fino ad oggi c’era lo strumento, utilizzato da tutte le opposizioni in tutti i paesi democratici del mondo, dell’ostruzionismo parlamentare. I mezzi dell’opposizione sono questi, ed è giusto (e normale) che l’opposizione li usi. Ma ripeto: fino ad oggi. Infatti, per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, la Presidente della Camera ha impedito questo normale svolgimento democratico, ordinando la votazione e tagliando la discussione parlamentare. Ha, in definitiva, ammazzato il principio cardine della democrazia parlamentare. Non è un caso che a ricoprire questo (infame) ruolo sia stata proprio Laura Boldrini, una persona tanto vergognosa quanto ipocrita, degna rappresentante di questo sistema politico, marcio fino al midollo.

La votazione ha avuto luogo mentre nell’aula scoppiava il caos: ciononostante, Laura “The Show Must Go On” Boldrini ha permesso la votazione, approvando una porcata senza precedenti e cancellando ogni parvenza di democrazia residua in questo paese. Quello che è successo dopo ha dell’assurdo: ho avuto come la sensazione di assistere ad una escalation di terrore degna di un film horror, con l’unica differenza che non stavo guardando un film di Hitchcock, ma la diretta di una seduta parlamentare del mio paese. Dopo l’uccisione della democrazia da parte di Madama Boldrini, tale Dambruoso di Scelta Civica (civica non so, ma sicuramente incivile) ha preso violentemente a schiaffi una deputata del MoVimento 5 Stelle. Tutto ripreso con un video andato in onda anche in Tv. La Presidente, una simile femministaiola militante da quattro soldi come Laura Boldrini, ha pensato bene di non denunciare la cosa. Eppure, non ha mai perso occasione di denunciare la violenza contro le donne (o forse no?): i miei complimenti, Signorina Boldrini.

E infine, la chicca: in risposta alla protesta dei deputati 5 Stelle, i parlamentari piddini hanno cantato “Bella Ciao”. Perfetto. Dopo una delle pagine più vergognose della storia del nostro paese, non mancava altro che questo: infangare la memoria degli eroi della nostra Resistenza. Questo è il Piddì, signori: chi lo ha votato o lo voterà ancora si vergogni. Ah, e un invito simile anche agli elettori di Sel: dopo tutto questo, sulla pagina ufficiale del partito, hanno avuto il coraggio di difendere l’operato vergognoso della Boldrini. A questo punto non ci sono più dubbi sul fatto che Sel sia un’opposizione filo-governativa. Merde che non siete altro.

Quello che è successo ieri è grave, gravissimo. Un susseguirsi di eventi raccapriccianti che ha però avuto un risvolto (quasi) positivo: quando le istituzioni democratiche non riescono più a tenere nascosta la dittatura latente che governa il paese, allora tirano fuori gli artigli, dichiarandosi pubblicamente per quello che sono. È in questo momento, in cui ogni “copertura democratica” crolla miseramente svelando la vera natura di questi “mostri politici”, che la coscienza dei cittadini onesti di questo paese deve prendere il sopravvento. È questo il momento in cui tutti coloro che ancora pensavano di vivere in una democrazia si sveglino dal letargo in cui questa classe politica corrotta ci ha condotti. È il momento in cui, ad occhi aperti, tutti dovranno ripetere: “Mai più complici di questa casta criminale. Mai più complici di questa casta criminale”.

La dittatura morbida e occulta che ha governato l'Italia negli ultimi decenni si è quest'oggi palesata nel giro di poche ore. Adesso si tratta di un fatto vero, accertato e incontrovertibile con cui tutti dobbiamo fare i conti: viviamo dichiaratamente in una dittatura.

mercoledì 29 gennaio 2014

Mi scusi Presidente…


Nel paese dei paradossi è probabile che un epiteto forte, come il “boia” con cui il deputato 5 Stelle Sorial ha dipinto il Presidente Napolitano, faccia parlare, indignare e scaldare gli animi più di anni e anni di firme apposte su leggi vergogna, soprusi contro la Costituzione e abusi di potere difficilmente conciliabili con un regime democratico.

Perché purtroppo è esattamente quello che sta succedendo. Chiariamo subito la faccenda della parola “boia” pronunciata da Sorial.

Per prima cosa, la parola “boianon costituisce una volgarità. In secondo luogo, si tratta di una parola espressa in un contesto “simbolico”: il boia delle esecuzioni paragonato al Presidente, che “taglia” la testa di ogni opposizione del paese. Non è dunque da considerarsi sinonimo di “mascalzone”, “furfante” o “ladro”, come invece viene concepita la parola “boia” se esclamassi frasi del tipo “Io con quel boia del tuo amico non ci prenderei nemmeno un caffè”: in quel caso si tratterebbe di un'offesa, anche se non una volgarità.

E' chiaro però che si tratta comunque di una parola molto forte. Molto scioccante. Assolutamente d’impatto. Sono convinto che Sorial in quel momento ha voluto esprimere un sentimento che (sono pronto a scommettere) è comune nella maggior parte dei cittadini italiani, oramai non più rappresentati da colui che è (secondo il sottoscritto) il peggior Presidente nella storia della nostra Repubblica. Tuttavia, si tratta di un deputato. Di un deputato della Repubblica che esprime un’opinione formale e ufficiale. Pertanto, e qui temo di farmi qualche nemico, credo occorra ponderare meglio le parole che si usano.

Lasciatemi spiegare: la semplificazione linguistica che porta a chiamare “boia” il Presidente Napolitano è assolutamente pertinente. Difficilmente un’immagine simbolica (quella di Napolitano incappucciato che taglia la testa degli oppositori) potrebbe essere più appropriata. Però si dà il caso che siamo in Italia, e ci troviamo a fare i conti con una classe politica selvaggia e corrotta, senza contare quell’informazione di regime, suddita e asservita, che tutti conosciamo: occorre misurare le parole con cura. Mentre ad un altro personaggio politico sarebbe probabilmente “concesso” di esprimere affermazioni molto più forti e molto più volgari, sappiamo tutti molto bene (a meno che il nostro cervello non sia stato posseduto dallo spirito di Pigi Battista) che ogni occasione è buona per far partire un caso mediatico (leggi “caccia all’uomo”) contro un esponente del MoVimento 5 Stelle. Per questo motivo, i deputati ed i senatori eletti nelle file del M5S farebbero bene a pesare ogni singola parola, senza per questo rinunciare alla protesta e alla provocazione (se utile), per evitare di servire su un piatto d’argento alla stampa l’ennesimo pretesto per darti addosso. Perché è solo di pretesti che stiamo parlando. Ad esempio, quando Alessandro Di Battista a Servizio Pubblico ha definito Renzi un uomo "intellettualmente timido", secondo me, è stato un grande. Ha affermato in diretta nazionale che Renzi è un disonesto. Tutti lo hanno capito, ma lui non l'ha mai detto: questa a mio avviso è la stessa fine provocazione che forse doveva utilizzare Sorial.

Credo insomma che Sorial abbia utilizzato un espressione assolutamente giustificata e legittima, dato che si può criticare, anche pesantemente, in qualsiasi stato democratico, la massima carica nazionale. Se vogliamo chiamare Napolitano "il Boia", questo è un diritto che abbiamo. E non è né stupido né volgare, come suggerisce lo scricciolo fioRenzino. Dunque, da questo punto di vista, la mia solidarietà va in toto al deputato Sorial, bersagliato ora da una campagna di diffamazione mediatica semplicemente scandalosa.

Tuttavia, ho il timore che sia stato un errore semplicemente "tattico". Usa un’altra parola, Sorial, senza trascurare per questo il concetto che si vuole (e che si deve) esprimere. Altrimenti verrà dato risalto mediatico solo alla parola “colorita” (boia) e nessuno parlerà mai dei concetti che hai espresso e delle enormi colpe di Napolitano. E, guarda caso, le cose stanno andando proprio così.

Questo è quello che penso della “forma”, del “linguaggio” dell’intervento del M5S contro Napolitano. Appurato questo (che non significa assolutamente nulla, essendo solo “forma” e non “contenuto”), passiamo ai fatti: Napolitano si deve dimettere. E questo lo sa bene chiunque abbia ancora un briciolo di onestà intellettuale e di speranza per il proprio paese.

martedì 28 gennaio 2014

Un Diktat è per sempre


Italicum, ancora Italicum. Un nome così squallido da essere fin troppo appropriato all’orrida legge elettorale partorita dalle menti di Renzi e Berlusconi. Il Partito Democratico, che ormai smentisce sempre più frequentemente il nome che si è scelto, aveva presentato 36 emendamenti alla proposta di legge elettorale di Renzi. Ripeto: 36 emendamenti. Che non sono nulla. 36 emendamenti non rappresentano che una virgola in un testo di legge. Giusto per rendersi conto dei numeri, tra tutte le forze parlamentari ne erano stati presentati 318. Ma non c’è stato niente da fare, Renzi è stato chiaro: “Senza la riforma la legislatura finisce.” Lo vedete? Il solito ricattino in pieno stile Matteo Renzi?

Il sindaco di Firenze ha questo strano concetto di dialogo: se una cosa che propongo non ti va bene, se ne può parlare (ovviamente entro i limiti di un quesito a risposta multipla) ma poi si deve andare avanti come dico io. Se non fai come dico io, beh: crolla tutto. E siccome lo scricciolo fiorentino in questo momento tiene per le palle tutti (maggioranza e parte di opposizione) lo fa senza porsi troppi problemi.

La morale della favola? Dopo il diktat di Renzi, 33 dei 36 emendamenti che il Partito Democratico aveva già presentato sono tutti spariti dal tavolo. Tutti ritirati. Nessuno escluso. Ne sono rimasti solo 3 che rappresentano l’impatto che potrebbe avere una mezza minerale in mezzo a un incendio.

Non è la prima volta che succede qualcosa del genere, basti pensare a quando Renzi fece fare dietrofront a tutti i parlamentari piddini in occasione della webtax nel giro di una sola notte. Tuttavia, mi fa sempre riflettere il fatto che quando una cosa simile accade all’interno del Pd (il partito che fino a prova contraria sta governando in questo paese che viene castrato dall’intervento di un signorino extraparlamentare) tutto rimane nel silenzio, nell’ombra, senza che nessuno (ripeto: nessuno) nei media nazionali dia il minimo peso ad un evento che reputo gravissimo in qualsiasi paese voglia definirsi “democratico”.

Ve lo immaginate cosa sarebbe successo se una cosa simile l’avesse fatta Beppe Grillo? In occasione dell’abolizione del reato di clandestinità, un suo post (non un diktat: semplicemente il post di un blog) si dichiarò contrario alla proposta di due parlamentari 5 Stelle: successe il finimondo. Dittatore. Padrone. Fascista. Razzista. Di tutto. Poi, il voto della Rete con decine di migliaia di attivisti ha confermato il voto espresso dai due parlamentari. Ha forse Grillo alzato il telefono per dire a qualcuno di votare come voleva lui? No. Anche se lo avesse fatto, le cose sono andate come (probabilmente) si aspettava lui? No.

Ma la stampa continua a esaltare mediaticamente questi episodi (che non significano nulla) e a ignorare bellamente episodi come quelli della webtax e dei 33 emendamenti sull’Italicum spazzati via da una parola di Renzi. Di un solo uomo, mai eletto da nessuno, che non siede in Parlamento. Votato da appena 1,8 milioni di italiani tra voti a pagamento e brogli stile Gabibbo.

Questo è un fatto estremamente grave, troppo taciuto dalla stampa italiana, anche quella più “libera”. Sembra che questi diktat degni di un regime dittatoriale siano trattati come qualcosa di assolutamente normale, senza mai nessuno che alzi la voce per gridare allo scandalo. E invece è uno scandalo, e io la mia voce la alzo. Perché trovo inammissibile che un omuncolo condannato in primo grado per danno erariale mai eletto da nessuno decida le sorti del mio paese.

lunedì 27 gennaio 2014

Aridatece Calderoli!!!


Ecco. Finalmente sono arrivati i 29 giuristi, tra cui spicca la firma di Stefano Rodotà, a confermare quello che già tutti sapevano, o almeno tutti coloro dotati di un cervello funzionante: l’Italicum della coppia Renzi-Berlusconi è una riedizione, persino peggiore, del tanto odiato Porcellum.

Ma va’?!?!? E chi l’avrebbe mai detto? Non c’era certo la necessità di scomodare firme tanto illustri per affermare una simile ovvietà, ma credo che questo intervento faccia bene lo stesso. Almeno a (parte di) quella fascia di elettori piddini e renziani che pensavano che Renzi stesse facendo un buon lavoro. Beh, che dire: benvenuti nella realtà. Renzi sta facendo un lavoro non buono, ma ottimo: chi meglio di lui è riuscito a riabilitare in un colpo solo un pregiudicato incandidabile e una legge elettorale incostituzionale? Davvero, è un ottimo lavoro, quello che sta facendo Renzi. Nemmeno D’Alema sarebbe arrivato a tanto.

E mentre lo scricciolo fiorentino va avanti per la sua strada, la sua legge elettorale formato Nano viene valutata incostituzionale per gli stessi motivi e con le stesse caratteristiche del famigerato porcellum: premio di maggioranza esagerato e niente preferenze. Che tristezza, viene quasi la nostalgia di Calderoli. Alla fine, almeno lui, la sincerità di ammettere che si trattava di una “porcata” l’ha avuta. Ah, già: da Renzi non puoi aspettarti nessun tipo di onestà.

Ma ora basta parlare dell’ovvio, ossia del fatto che questo Italicum sia una vera schifezza, anticostituzionale e antidemocratica, e che Renzi e B. siano due gemelli separati alla nascita (politicamente parlando). Parliamo di cose serie: come mai Renzi vuole introdurre una legge elettorale simile, così palesemente incostituzionale, proprio adesso, mentre è extraparlamentare e con l’appoggio di Berlusconi? Ho una mia personale idea sul perché il Renzino si stia comportando in questo modo.

In realtà la condotta di Renzi non è molto diversa da quella tenuta dai suoi poco illustri colleghi del passato. Basti ricordare quello che hanno fatto negli ultimi anni e fanno anche adesso: di elezione in elezione, i politici che hanno causato i maggiori problemi del paese si presentano, come delle vergini, come i “salvatori della patria”, pronti a risolvere quegli stessi problemi di cui sono loro stessi la causa. Renzi sta adottando un modus operandi molto simile, se non identico. Quale sarà il risultato, tra qualche anno, se l’Italicum dovesse essere approvato in questi giorni? Un’intera classe politica in fermento per modificare la legge elettorale, stessa storia vista col porcellum. Nessuno la vuole cambiare veramente, ma sarà un ottimo cavallo di battaglia per qualsiasi campagna elettorale. Fino a quando non arriverà il giorno, tra sei-sette anni, in cui anche l’Italicum verrà giudicato incostituzionale. E allora, tutti di nuovo in sella per un altro giro di giostra.

Il punto geniale di questa mossa di Renzi è il fatto che stia facendo approvare questa porcata non da solo, e non in Parlamento, ma scendendo a patti con un condannato: in questo modo potrà sempre dire “eh, che ci volete fare, io la volevo fare meglio la legge elettorale, ma non voleva B. Mica è colpa mia se i grillini stanno sul tetto”. Renzi potrà sempre fare presa con questo “alibi” che si è voluto costruire su misura. “Sì, è vero, la porcata l’ho fatta anche io. Ma non ero da solo, datemi il 51% e vedrete che bella legge elettorale vi faccio!

Questa è la tattica dello scricciolo fiorentino: fare una porcata, col personaggio più improponibile ed impresentabile della storia repubblicana, per arrivare poi a proporsi come colui che risolverà questo problema (in realtà da egli stesso causato). Niente di nuovo sotto il sole. E smettiamola per favore di dire che Renzi è stato obbligato (poverino!) a fare l’incontro con B. a causa dei 5 Stelle. Una loro proposta di riforma elettorale è depositata in Parlamento da quando il Renzino faceva ancora (soltanto) il sindachino assenteista a Firenze: perché non ha discusso di quella? Parlare e “dialogare” non significa proporre leggi elettorali “porcata per poi dire, se non ci stai: “ah, ma allora stai solo sul tetto e non vuoi dialogare!

Questo è Renzi, ragazzi. Aridatece Caderoli col suo Porcellum!!!

giovedì 23 gennaio 2014

Disturbo bipolare


Ha attirato la mia attenzione una scena andata in onda al su La7, nel tg di Mentana. Il conduttore intervistava Barbara Lezzi del M5S e Dario Nardella del Pd. Il tema era quello del “ricattino” messo in atto da Matteo Renzi quando disse che era pronto a restituire i soldi dei rimborsi elettorali. Sì, ma solo se i 5 Stelle avessero votato per una legge elettorale (contraria ai principi che ispirano il loro programma e infatti anche alla votazione online che ha appurato lo spirito proporzionale del M5S) e per l’abolizione del Senato. Barbara Lezzi tentava inutilmente di far capire al Nardella che i rimborsi sono stati giudicati illegali e che il Pd, come tutti gli altri partiti, doveva restituirli per senso civico, per rispetto della legge. Non certo perché lo voleva un comico e neanche come merce di scambio per ottenere voti su qualcosa che peraltro è più che discutibile. Ma niente, il Nardella non vuole capire.

Quando Mentana passa ad un’ultima domanda, chiedendo se si dovesse tornare alle elezioni, come vedrebbero Pd e M5S un voto con il Mattarellum. Barbara Lezzi rispose chiaramente “Mattarellum”, e il motivo è semplice: il M5S ha sempre affermato l’impossibilità per questo Parlamento di fare una nuova legge elettorale, essendo stato “generato” da una legge elettorale incostituzionale. Non a caso, i 5 Stelle propongono di tornare al voto con il Mattarellum o con la legge “provvisoria” istituita dalla Consulta. Sarà il prossimo Parlamento, stavolta legittimato anche politicamente e non solo giuridicamente, a emanare un nuovo sistema elettorale e, perché no, inserirlo nella Costituzione. La risposta della Lezzi è dunque coerente.

Veniamo invece alla risposta del Nardella. Il renziano più doc che ci sia dice che “va bene il Mattarella”, purché garantisca due cose: la “governabilità” ed il “bipolarismo”, perché non ci si può trovare con “tre poli con le larghe maggioranze”. Al che, giustamente, Mentana interviene: “Ma Nardella, guardi che ci sono tre poli”. Ma niente, Nardella insiste: “Maggioritario. Maggioritario.

È interessante approfondire questo punto. Ci sono diversi equivoci che Nardella dà come qualcosa di ovvio, di scontato, di palese, ma che in realtà presentano tutti un errore di fondo.

Il primo equivoco: “maggioritario uguale governabilità”. Non è vero. O almeno, non è detto, non si può avere la certezza. Il maggioritario garantisce la governabilità solo se ci sono altre due condizioni: un sistema bipartitico (non semplicemente bipolare!)  e una sola camera. E come è noto a tutti, qui in Italia non vi è né l’una né l’altra condizione. E, mentre la seconda sarebbe fattibile (ma solo con una modifica costituzionale massiccia votata da una larghissima maggioranza), la prima è assolutamente irrealizzabile: credere che l’Italia, il paese della iperframmentazione dei partiti politici, possa avere un sistema di soli due partiti (partiti, non coalizioni!) è assolutamente fuori dalla realtà. Fuori da ogni possibile logica: proprio come il Nardella.

Secondo equivoco: “maggioritario uguale bipolarismo”. Nardella è un parlamentare, è stato vicesindaco di una città estremamente importante, eppure va in televisione e non sa neanche di cosa sta parlando. Neanche un ragazzino che comincia a studiare l’ordinamento dello Stato commetterebbe simili errori. Il bipolarismo può essere di due tipi: bipartitico o pluripartitico. Nel primo, ci sono due grandi partiti che si contendono la vittoria alla elezioni. Nel secondo, c’è una frammentazione di partiti che però fanno alleanze di governo in modo da formare due schieramenti avversi. Ma è la situazione dei partiti (quanto sono frammentati, quanto sono uniti, etc.) a determinare quale sistema elettorale sia meglio utilizzare, non il contrario! È da ingenui pensare di poter conciliare assieme visioni politiche totalmente diverse tra loro in un’unica alleanza elettorale: quante volte abbiamo visto correnti e partitini mettere in crisi una coalizione di governo per varie divergenze interne? Nardella, come ogni renziano, non può credere che l’introduzione di un sistema elettorale, mirato alla creazione di due soli partiti, possa risolvere questa annosa questione. La realtà, in Italia, è che i “partitinici sono. Le “correnti” all’interno di un’alleanza elettorale o di un “maxipartito” non saranno certo eliminate da un sistema elettorale. Occorrerebbe piuttosto un sistema che tuteli al contempo la corretta rappresentanza di ogni partito, ma che al contempo garantisca la possibilità di formare un governo stabile su un programma preciso. Come ad esempio  in Germania, dove lo strumento della “sfiducia costruttiva”, applicato ad un sistema proporzionale, offre un’alta rappresentanza politica e una forte stabilità al governo, portando finalmente questa tanto agognata governabilità. Ma niente, non puoi pensare che il Nardella lo capisca.

Ultimo grande equivoco: “non ci si può trovare con tre poli”. Ora, io capisco che ai piddini e ai berlusconiani manchino tanto i tempi in cui esistevano solo questi due grandi schieramenti. I tempi dell’inciucio a carte coperte, in cui centrodestra e centrosinistra si sono spartiti i giochi del potere. I tempi di Violante e delle sue clamorose dichiarazioni. Per carità, capisco la nostalgia dei Nardella, dei Renzi, dei Berlusconi e dei Brunetta. Però si dà il caso che la classe politica italiana, degnamente rappresentata da questi personaggi, abbia stufato la gente a tal punto da portare circa nove milioni di voti verso un movimento di protesta fuori dagli schemi dei partiti tradizionali, senza contare il crescente astensionismo. Ormai, i tempi di “o vinciamo noi, o vincono loro” sono finiti. E questa non è che una diretta conseguenza dell’incapacità e della scarsità di quella classe politica che ora cerca in tutti i modi di riformare un sistema bipolare.

Parafrasando Mentana, “guarda Nardella che ci sono tre poli”. Nardella, come tutti i renziani (ma anche come tutti i berlusconiani, ma alla fine non c’è poi tanta differenza), è convinto che basti rinforzare il maggioritario (cosa peraltro definita già incostituzionale col Porcellum) per garantire una parodia della “democrazia dell’alternanza” destra-sinistra, eliminando come se niente fosse il MoVimento 5 Stelle. Ma un sistema maggioritario non porterebbe affatto alla fine del M5S. Si potrebbero anzi aprire, non due, bensì tre scenari diversi: governo di centrodestra con due opposizioni avverse, governo di centrosinistra con due opposizioni avverse, o addirittura governo 5 Stelle con due opposizioni (non) avverse. Pensa un po’: non mi sembra proprio un sistema bipolare.

Per ristabilire il bipolarismo destra-sinistra in questo paese (cosa che non credo ormai né possibile né benefica, con tutto il rispetto delle nostalgie nardelliane) occorrerebbe eliminare dalla faccia della Terra una forza politica votata da nove milioni di cittadini italiani. E questo certo non è possibile. O meglio, potrebbe essere possibile. Ma non con dei giochetti elettorali che tentino disperatamente di eliminare (senza neanche riuscirci) l’unico avversario politico: se veramente destra e sinistra vogliono eliminare “lo spauracchio pentastellato” devono semplicemente tornare a fare politica intesa come servizio verso i cittadini. Smetterla con le poltrone, le lobby, gli interessi, i voti di scambio, i privilegi, gli stipendi d’oro, le pensioni da favola. Tornare a fare politica per i cittadini. Sono convinto che se lo facessero veramente, riacquisterebbero subito quella fiducia che ora (giustamente) manca.

Il problema è che non lo fanno, e non lo faranno mai. L’unica cosa che vorrebbero fare, perché è l’unica che sanno fare, è continuare a spartirsi gli interessi della casta politica tra fintadestra e fintasinistra, esattamente come hanno sempre fatto nella Repubblica dell’inciucio. Ma ci sono cattive notizie per loro: il bipolarismo, caro Renzi, è tutt’altro che salvo. E meno male!

mercoledì 22 gennaio 2014

Il Grande Distruttore


PD, Partito Democratico: mai un nome fu meno appropriato.

Sì perché ormai non si capisce più che razza di partito democratico sia se un segretario votato a pagamento può permettersi di fare affermazioni del tipo “o si fa come dico io oppure crolla tutto”. La “morale della favola”, confermata anche dalle recenti dimissioni di Gianni Cuperlo, è questa. Nel Pd comanda un uomo solo. Ed è uno che parla di “profonda sintonia” con un criminale condannato per evasione fiscale e accusato di sfruttamento di prostituzione minorile. È uno che prende atto della bocciatura dell’attuale legge elettorale e ne propone una identica (con largo premio di maggioranza e liste bloccate). È uno che tiene inspiegabilmente per le palle il paese a poco più di un mese dal giorno in cui 1,8 milioni di italiani (il 4% degli aventi diritto al voto) lo hanno votato a pagamento. Uno mai eletto in Parlamento che comanda non solo al proprio partito, ma a tutto il paese, cosa si deve fare. Uno che, ne sono certo, presto farà rimpiangere addirittura Berlusconi – e già non siamo molto distanti.

Renzi ha imparato fin troppo bene quella che mi piace chiamare “politica del ricatto”. Quella politica avanzata a suon di “o fate come dico io, oppure c’è il disastro”. In occasione della legge elettorale, il cosiddetto Italicum che sarebbe più opportuno chiamare Super-Porcellum, è stato così. Renzi minaccia letteralmente il governo di tornare al voto, minaccia il suo partito di scissione, minaccia l’opposizione “votate quello che dico io, altrimenti io non restituisco i rimborsi elettorali”. È un continuo ricatto.

Sono molto preoccupato per l’ascesa di Renzi. Sono molto preoccupato nel vedere persone, che definisco “idioti” senza provare alcun imbarazzo, che si dicono “soddisfatte” della “profonda sintonia” di Renzi con il più famoso pregiudicato d’Europa. Se non ci si scandalizza più di condannati che fanno le leggi, allora mi chiedo che speranza abbiamo.

Adesso però Renzi, il Grande Distruttore, deve fare i conti con i numeri. Già, perché sul discorso della legge elettorale e della reintroduzione delle preferenze, deve decidere da che parte stare. Ormai quello che pensa Renzi non si può più sapere con esattezza. Un giorno dice di essere favorevole alle liste bloccate, l’altro giorno dice “sono contrario, ma le voleva Silvio”. Il punto però è che a bloccare la legge elettorale sul discorso delle preferenze basterebbero appena 44 deputati Pd che decidano di seguire il fronte-Cuperlo. E sono pochissimi, dato che si stima che i parlamentari piddini decisi a non seguire Renzi siano circa un centinaio. Allora cosa farà il Matteino nazionale? Si arriverà ad una scissione del Pd?

Può darsi. Una scissione potrebbe essere molto più probabile di quanto si creda. Da una parte i renziani, quelli che si trovano nella paradossale anomalia di seguire un leader di destra (perché Renzi è di destra e su questo non ci piove) all’interno del partito “erede” del PCI. Dall’altra parte il fronte di centrosinistra (più che centro che sinistra), una minoranza che però potrebbe seriamente spaccare il Pd.

In fin dei conti, pensateci un attimo: in favore di chi ha remato Renzi sin dall’inizio della sua campagna politica nazionale? In favore di Berlusconi. La legge elettorale l’ha praticamente confezionata su misura per Berlusconi. Le liste bloccate sono un regalo per Berlusconi. Il premio di maggioranza (abbinato al folle sbarramento dell’8%) costituisce (attualmente) un regalo per Berlusconi. Aver mantenuto la Cancellieri, ministro della giustizia favorevole all’indulto/amnistia, è un favore a Berlusconi, che non aspetta altro per poter concorrere alle prossime elezioni. Insomma, tutto, tutto, ma proprio tutto, per favorire il Nano. Se il Pd si spaccasse, una scissione sarebbe l’ennesimo regalo a B., che a quel punto rischia, con un gioco da ragazzi, di tornare al governo.

Chissà, il Delinquente potrebbe anche decidere di cambiare l’inno del proprio partito: “Meno male che Renzi c’è”.

domenica 19 gennaio 2014

Long Live Silvio!


Voglio raccontarvi tre divertenti storie.

C’è una scuola, in un paese non meglio identificato. Un giorno, un bambino torna a casa dai genitori e la mamma scopre che il piccolo ha un occhio nero. Chiede subito quale dei suoi compagni è stato a ridurlo così, ma il figlio non dice niente. Sembra aver paura. Allora la madre indaga più a fondo, arrivando a scoprire che anche un altro bambino torna a casa ogni tanto con un livido o un occhio nero. E poi un altro, un altro, e un altro ancora. Finalmente, il figlio di un’altra giovane coppia rompe il muro di silenzio e parla: è stato il maestro X a picchiare questi bambini. Ovviamente scoppia un casino, e il maestro viene allontanato e denunciato. Arriva poi il momento del consiglio di classe: il preside, che si dice una persona civile, giusta e democratica, convoca anche il maestro violento. I genitori protestano, anche animosamente, senza però convincere il preside a non convocare il maestro X nel consiglio di classe: “Dobbiamo sentire tutti, anche il maestro X” dice lui; “Ma ha picchiato i nostri figli, è stato allontanato dalla classe!” rispondono i genitori. Niente da fare: il maestro viene richiamato e dopo un mese riprende ad insegnare. Altri bambini torneranno a casa con un occhio nero.

In una diocesi di campagna, scoppia l’ennesimo scandalo di pedofilia nel clero. La questione raggiunge livelli d’interesse addirittura nazionali, spingendo niente meno che il Papa ad intervenire per placare gli animi. I preti vengono allontanati dalle loro parrocchie, in attesa di giudizio, mentre il Papa chiede pubblicamente scusa alle vittime degli abusi. Dopo pochi mesi, i genitori dei bimbi che subirono queste violenze richiedono formalmente al Papa di riportare i preti alle rispettive parrocchie. Con l’assoluta incredulità del capo della Chiesa, i genitori giustificano la propria scelta affermando che “ormai quei preti li conoscevano sin dall’infanzia” e che “non era giusto escluderli dalle loro vite”. Dunque i preti tornarono e, ovviamente, gli abusi continuarono.

C’è un paese, lontano lontano, in cui un criminale viene eletto capo del Governo per molti anni. Di processo in processo, tra depenalizzazioni del reato in prescrizioni anticipate, il criminale porta il paese alla rovina, distruggendo le istituzioni, la giustizia, la scuola, il lavoro, l’economia e la politica stessa. Dopo molti anni, il criminale viene finalmente condannato ed espulso dalla vita politica del paese. Nella grande gioia, si dice pubblicamente che si può apporre la parola “Fine” alla triste vicenda. Ma un giorno, convinto di fare la cosa giusta e nel nome della “democrazia”, un giovane politico rampante decide di coinvolgere il criminale nella riscrittura della Costituzione e nei meccanismi che porteranno enormi cambiamenti alla vita politica del paese. Il criminale torna dunque alla ribalta politica, continuando indisturbato il proprio “lavoro” e proseguendo l’opera di distruzione del paese, cominciata molti anni prima.

Queste sono tre storie assurde, che potrebbero tranquillamente costituire un soggetto teatrale per un’opera in pieno stile Samuel Beckett. Illogiche, grottesche, surreali. Eppure, si dà il caso che le prime due siano frutto della perversa immaginazione di uno sceneggiatore instabile, mentre la terza è (tragicamente) vera. Eppure, la spinta “logica” (o meglio “illogica”) che muove i fili delle tre storie è la medesima: non c’è buon senso, non c’è prudenza, non c’è saggezza, non c’è logica, appunto.

Ecco cosa siamo diventati: una riedizione della commedia grottesca, del teatro dell’assurdo. Un Grand Guignol degli orrori che porta tutte le logiche più scellerate e folli ad essere trattate come “normalità”. Come una cosa “ovvia” e “giusta”. Il problema è che qui non si tratta di una commedia dell’assurdo, ma della vita reale. E mentre il pubblico (noi) reagisce stupito e disturbato dinanzi a tali assurdità, si sente la voce di un folle gridare in sala: “Lunga vita al Criminale!!!

sabato 18 gennaio 2014

L’incontro


Ebbene sì, ci siamo: oggi, intorno alle 16, Renzi e Berlusconi si incontreranno nella sede del Partito Democratico per parlare di legge elettorale e riforme istituzionali.

Ora, visto che gli italiani hanno la memoria veramente corta, vorrei ricordare qualcosa. I motivi per i quali Renzi ha vinto le primarie ed è divenuto segretario del Pd sono molteplici, e nessuno inerente alle proprie capacità (che infatti non esistono): la delusione dell’elettorato piddino dovuta alla classe dirigente di centrosinistra, fallimentare da 20 anni; gli inciuci con il centrodestra berlusconiano, il più impresentabile d’Europa; il governo di larghe intese di Enrico Barzel-Letta. Insomma, Renzi ha vinto grazie ai suoi proclami di cambiamento e alle palesi inefficienze della classe dirigente piddina, divulgando panzane e supercazzole su come avrebbe fatto fuori una casta politica da “rottamare” e avrebbe portato il Pd ad “asfaltare” i propri avversari alle elezioni, portando “finalmente” il centrosinistra a governare da solo. Gli aspetti che stanno alla base della vittoria renziana non sono altri e, come potete ben vedere, nessuno di questi costituisce un particolare merito per il sindaco di Firenze. Ma il problema potrebbe anche non essere questo. Il problema è che Renzi non sta facendo altro che continuare la tradizione catastrofica e suicida che ha caratterizzato – da sempre – il centrosinistra peggiore d’Europa. Con l’unica differenza che invece di vedere un D’Alema o un Veltroni fare idiozie di ogni tipo, facendo risorgere il Nano ogni volta che sembrava morto, adesso queste cose le fa un quarantenne. Cazzo, che miglioramento!

Ma quello che più mi lascia perplesso è (ancora una volta) la capacità degli elettori Pdioti di ingoiare qualsiasi rospo, di dimensioni sempre maggiori. Una dieta trentennale a base di rospi dal sapore sempre più sgradevole, mandati giù dall’elettorato più caprone, testardo e tragicamente masochista della storia italiana. Sto parlando ovviamente di quella fronda di fanatici piddini-fedeli-alla-linea che votano per questo Partito Disastro dopo tutte le schifezze che ha fatto. E ora, magicamente, l’uomo che aveva promesso il cambiamento va a negoziare accordi con un pregiudicato espulso dal Parlamento. E non parleranno certo di noccioline: sul tavolo di lavoro ci sono la legge elettorale e la riforma del Senato. Signori, la riforma del Senato: qui si parla di riforme istituzionali che andranno a modificare pure la struttura della Repubblica. Con un pregiudicato! E i Pdioti? Tutti zitti. Sì, certo, esiste una piccolissima parte di elettorato che sta gridando (giustamente) allo scandalo, ma la stragrande maggioranza dei piddini non sembra particolarmente indignata. Strano: appena due mesi fa, mentre B. veniva espulso dal Senato, alcuni di loro proponevano, stappando una bottiglia di spumante, di dichiarare quel giorno “festa nazionale”. Brindavano per l’espulsione del Nano evasore. Lo stesso che ora viene accolto addirittura nella sede del partito e con cui Renzi farà riforme strutturali che condizioneranno pesantemente l’assetto politico e democratico del Paese.

Se poi vogliamo analizzare più a fondo la questione, il dato che mi indigna (e mi preoccupa) maggiormente non è tanto il fatto che Renzi abbia curiosamente omesso di dire, durante la campagna elettorale delle primarie, che avrebbe preso accordi con Berlusconi lanciandogli l’ennesima scialuppa di salvataggio, né le reazioni (scontate e masochistiche) degli Utili Pdioti, che vedono di buon auspicio una riforma elettorale e istituzionale con il benestare dell’odiato B., bensì la costante (e imbarazzante) parabola discendente che compie inevitabilmente non tanto il Partito Democratico, ma (ahimè) la politica di questo paese. Mi spiego meglio: trovo che quello che sta facendo ora Renzi (trattare con un criminale che in un qualsiasi paese civile sarebbe in galera da quindici anni, salvandolo per l’ennesima volta dall’oblio politico) è persino peggio di quello che fu fatto, a suo tempo, da D’Alema, Veltroni e Bersani. Mentre B. sembrava già bollito, D’Alema lo salvò con la Bicamerale del 1997, una legittimazione politica di un avversario politico inquisito e ineleggibile. Anni dopo, invece, con Berlusconi che pareva ormai sconfitto in partenza, venendo a mancare l’appoggio di Fini e della Lega, arrivò Veltroni a salvare il Nano, eliminando la “sinistra” più intransigente dal Parlamento con le elezioni più disastrose della storia politica della sinistra italiana: non dimentichiamoci che mentre Fini diceva “Mai più ad un tavolo con Berlusconi”, Veltroni affermava che non era possibile governare senza discutere con il “principale esponente dello schieramento avverso”. In modo molto simile, successivamente, ci pensò proprio il centrosinistra, appoggiando il governo Monti, anziché andare subito alle elezioni, culminate poi con la clamorosa sconfitta di Bersani, a dare il tempo necessario a B. di riorganizzarsi e radunare i suoi, riconquistando così un consenso elettorale che aveva quasi interamente perso con le dimissioni del suo governo. L'eterno ripescaggio (salvataggio) di Berlusconi operato instancabilmente da un centrosinistra indecente.

Adesso, le condizioni attuali rendono Renzi ancora peggiore dei suoi predecessori (quelli che dovrebbe “rottamare” insomma). Berlusconi è stato condannato nel frattempo, ed espulso dal Parlamento. È attualmente interdetto ai pubblici uffici, ma questo non sembra preoccupare né Berlusconi (che anzi dice di volersi candidare) né tantomeno Renzi (che lo legittima politicamente offrendogli sul piatto una merce di scambio tutt’altro che indifferente: la legge elettorale e la riforma del sistema parlamentare). La situazione attuale dell’incontro Renzi-Berlusconi è viziata da aggravanti pesantissime se comparata alle precedenti “scialuppe” che il centrosinistra ha lanciato a Berlusconi in passato.

Pensateci un attimo. A D’Alema si rimprovera sempre di aver voluto fare le riforme con Berlusconi da inquisito. Renzi, ossia quello che ha “rottamato” D’Alema cosa fa? Ovvio, vuole fare le riforme con Berlusconi da condannato. Cosa è peggio?

giovedì 16 gennaio 2014

Salve a tutti, mi chiamo Matteo e ho un problema: sono schizofrenico.


Le affermazioni di Matteo Renzi sulla questione della riforma elettorale si avvicinano sempre di più alla schizofrenia più completa.

Per prima cosa: mi ha fatto sorridere ascoltare a Otto e Mezzo il Pinocchietto di Rignano sull’Arno dire che “il Pd non accetterà diktat da nessuno”, visto che ha “fatto un passo indietro” proponendo “tre tipi diversi di legge elettorale”. Si tratta di una balla colossale, una delle tante che partorisce la mente di Renzi. Posso farvi una domanda? Come reagireste se io facessi irruzione in casa vostra, vi legassi mani e piedi e vi dicessi: “Io non voglio imporre niente a nessuno: cosa preferite? Un colpo di pistola alla testa, una coltellata al cuore o un’iniezione letale?” Fatemi indovinare: il primo pensiero a passarvi per la testa non sarebbe certo qualcosa come “Ma quanto è democratico questo assassino!!!”. Le tre proposte di Renzi altro non sono che tre tipi (peraltro abbastanza simili) di maggioritario. Aspetta, mi sono perso la parte in cui doveva esserci il dialogo!

Seconda schizofrenia renziana: il dialogo, appunto. Fermo restando che non è “dialogo” andare a proporre in giro solo la propria idea di riforma elettorale con un quesito a scelta multipla fra tre soluzioni praticamente identiche, non si capisce perché il metodo giusto dovrebbe essere andare da tutti i capi di partito (tranne uno) a chiedere quale delle tre proposte preferiscano. Che razza di discussione è? Non è una discussione parlamentare, questo è certo. E neanche una consultazione popolare, anche questo è ovvio. Pare quasi che la questione della riforma elettorale, anziché essere condivisa con chi la dovrà effettivamente utilizzare (la società civile) sia qualcosa di piuttosto “privato”, una sorta di club esclusivo. La totale mancanza di rispetto di questi personaggi, Renzi in primis, nei confronti dei cittadini, il paradossale sprezzo nei confronti della democrazia che dimostrano agendo così, mi disarmano completamente. È passato un mese dalla vittoria alle primarie, e Renzi già sembra avere deliri d’onnipotenza. La riforma elettorale va discussa con i cittadini, con il popolo italiano. Questi zimbelli della democrazia dovrebbero ricordarselo, ogni tanto.

Proprio partendo da questo esclusivo club di strani personaggi con cui Renzi vuole trasformare la legge elettorale ad uso e consumo dei partiti, sbattiamo ben presto davanti al terzo sintono di schizofrenia di cui probabilmente è affetto il segretario del Pd. Sto parlando del (clamoroso) incontro con Berlusconi. Ora, qualcuno, possibilmente sano di mente, mi dica: per quale motivo occorre interpellare un pregiudicato espulso dal Parlamento nella discussione sulla riforma elettorale? Già che ci siamo, io chiamerei anche Bernardo Provenzano, Totò Riina e Leoluca Bagarella. E che nessuno si sogni di dire che Berlusconi va coinvolto perché è leader del primo partito di centrodestra del paese: con questa manfrina B. ci ha imbrogliato per 20 anni, ora basta. Renzi e B. a braccetto: che coppia fantastica! Immaginatevi che razza di riforma elettorale potrà venirne fuori.

Ma fermiamoci qui. L’elenco dei sintomi di schizofrenia, già avanzata e preoccupante, di Matteo Renzi potrebbe andare avanti ed è meglio fermarsi subito. Per ragioni di tempo. Tuttavia, si dà il caso che altrove, in una galassia lontana, esista un altro concetto di democrazia dal basso. Un processo in cui si dà un’informazione corretta e imparziale su che cosa sia e che funzione dovrebbe avere una legge elettorale, per dare a tutti i cittadini la possibilità di formare una propria idea e tradurla poi in una proposta di legge. Inutile dirlo: il “modello Renzi” è tutto fuorché democratico. L’altro modello, invece, non solo è democratico: è l’unico metodo percorribile in una vera democrazia, se ancora è vero che il popolo è sovrano, come sancisce l’articolo 1 della nostra Costituzione.

mercoledì 15 gennaio 2014

Quando una consultazione democratica è antidemocratica


La consultazione online sull’eventuale revisione del reato di clandestinità costituisce un evento democratico senza precedenti nella storia delle democrazie occidentali, secondo solo alle (ancora poche) proposte di legge messe in discussione in Rete pochi mesi fa proprio dallo stesso MoVimento 5 Stelle. Certo, visti il poco tempo a disposizione e l’assoluta novità di un simile mezzo di consultazione popolare, la risposta non è stata che di poche decine di migliaia di attivisti. Ma proprio per gli stessi motivi (lo scarso tempo a disposizione e la “novità” costituita dal “sistema operativo” online) potremmo tranquillamente affermare che si tratti invece di una risposta popolare enorme. È vedere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno? Non credo: citatemi un’altra occasione nella storia della Repubblica in cui una forza parlamentare ha chiesto un parere su un imminente voto in Aula. Dovrebbe essere chiaro anche ai meno accorti che ci troviamo davanti ad un fatto che porta grande novità e vera rappresentanza democratica, un fatto, appunto, senza precedenti.

Alla fine, ironia della sorte, si può persino dire che ha vinto il “fronte” contrario alla posizione espressa in quel famoso post da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio – sempre volendo affermare l’esistenza di un fronte avverso ad un presunto diktat, mai avvenuto in realtà. Già, perché Grillo & Casaleggio espressero, questo sì, la propria opinione tendenzialmente contraria all’abolizione del reato di clandestinità, ma il loro post fu di fatto un semplice “richiamo” ad un regolamento sottoscritto da tutti gli attivisti. Non a caso, adesso che le cose sono andate “secondo regolamento”, il gruppo parlamentare voterà proprio come aveva ritenuto giusto inizialmente. E, sempre supponendo l’esistenza di un “diktat” casagrilleggese, proprio in direzione opposta al “volere” dei due “leader.

Non c’è che dire, per essere due che controllano come marionette i ragazzi eletti in Parlamento tramite secchi e autoritari diktat, Grillo e Casaleggio non paiono poi così efficaci! Ma la realtà forse è che non ci fu proprio nessun diktat, solo l’ennesima strumentalizzazione da parte della stampa allineata ai giochi di potere dei partiti.

Insomma, questa votazione (con l’esito che tutti sappiamo) basterebbe da sola a spazzare via tutte le (inaccettabili) accuse di “fascismo”, di “movimento padronale” e di “partito manovrato” che sono cadute come grandine su un gruppo di circa 160 giovani persone oneste che senza entrare nei giochi di ricattabilità dei partiti sono entrati in Parlamento sperando di fare qualcosa di buono per il paese. Non esiste nessun altro esempio di un partito o comunque di un movimento politico che chiami a sé quella che in gergo si chiama “la base” per una simile consultazione. Non si trattava di eleggere un leader, né di scegliere i propri parlamentari, ma addirittura di dare un’indicazione di preferenza su un voto imminente in Parlamento. Al confronto, le primarie del Pd con “signori” che potevano girare indisturbati e votare anche 15 volte per lo stesso candidato, hanno l’aspetto ridicolo di qualcosa talmente retrogrado e inefficiente che commentarlo sarebbe come sparare sulla croce rossa.

Eppure, ci sono “giornalisti” (anche se piange il cuore a chiamarli ancora così) che trovano il modo di trasformare una consultazione democratica della “base” in un atto antidemocratico. Il più divertente (mica tanto!) è quello pubblicato da Michele Di Salvo sull’Unità, quotidiano di quel partito che risponde ad un leader condannato in primo grado per danno erariale nonché sindaco tra i più assenteisti d’Italia. Di Salvo, tra frasi solenni del tipo “Beppe ha perso” e inconcepibili parallelismi tra il M5S e Alba Dorata, ritiene che Grillo non sia un leader “democratico”. Ma, visto che nell'articolo non è spiegato, vorrei chiedere: perché? Forse perché ha condotto una consultazione popolare coinvolgendo gli attivisti di tutto il paese? Oppure perché ha accettato (e ci mancherebbe altro!) il verdetto della Rete seppur diverso dalla propria opinione? Davvero, caro il mio Utile Pdiota, sono curioso: perché una consultazione democratica dovrebbe essere antidemocratica? Illuminami. Davvero, vorrei sentire questo paragiornalista da strapazzo mentre me lo spiega. A patto però che stia attento alle parole che usa: Antonio Gramsci, il fondatore del giornale in cui scrive queste porcherie, si potrebbe rivoltare nella tomba.

Io so soltanto che il futuro è questo: la partecipazione diretta, coadiuvata da una corretta informazione, che sia realmente indipendente e libera. Il mezzo è la Rete, uno strumento di comunicazione e di interconnessione senza precedenti. Ancora siamo allo stadio sperimentale, questo è ovvio. Ma la strada è questa, la via è segnata. Ognuno, da casa sua, potrà informarsi e votare le leggi. Uno dei più grandi italiani di sempre diceva “Libertà è partecipazione”: mettiamolo in pratica.

martedì 14 gennaio 2014

Super-Porcellum tra 3… 2… 1…


La Corte Costituzionale ha rilasciato le motivazioni che hanno, lo scorso 4 dicembre, sancito l’incostituzionalità del porcellum, l’ormai famigerata maledetta legge Calderoli. Motivazioni che in parte erano ovvie sin da prima della loro pubblicazione, ma che in parte presentano numerosi aspetti non granché condivisibili né comprensibili.

Mi spiego. La “continuità dello Stato”, principio invocato dalla Corte per confermare la non-retroattività della decisione, prevede che il Parlamento sia ora legittimato ad andare avanti sino alle prossime elezioni. Il principio della continuità delle istituzioni è chiaro e già prima della pubblicazione delle motivazioni della consulta potevamo aspettarci un simile giudizio. E su questo non credo ci sia niente da discutere. Resta però un fatto che nessun partito (chissà perché!) sta sottolineando: ok, la corte ha deciso che il Parlamento ha la legittimità giuridica. Ma la legittimità politica e morale? Io mi chiedo cosa sarebbe successo in un paese con una classe politica non così ladra e svergognata come questa. Al seguito di una simile sentenza, ci si dovrebbe dimettere per decenza. Non occorre che lo dica una consulta (che peraltro non avrebbe neanche il diritto), dovresti unicamente dimetterti per rispetto verso il tuo paese. Torniamo alle urne e restituiamo ai cittadini la possibilità di comporre questo Parlamento. Invece qui nessuno parla di questo tipo di legittimità. Un Parlamento legittimo giuridicamente e totalmente illegittimo a livello politico. Un po' come ha detto Zagrebelsky: Il Parlamento è delegittimato, ma non annullato.” Adesso tutti i partiti sottolineano che il Parlamento non sia annullato, ma nessuno dà il giusto peso al fatto che non sia più legittimato.

Parliamo invece degli aspetti incomprensibili di queste motivazioni. La consulta ha bocciato il porcellum, dichiarandolo incostituzionale, a causa del “premio di maggioranza” e delle “liste bloccate”. Però apre ad un premio di maggioranza e alle liste bloccate. Ok. Dopo un’amara risata, analizziamo questa inverosimile affermazione della Corte.

Il premio di maggioranza previsto dal porcellum era “troppo ampio” e non prevedeva “soglie minime” per il suo conseguimento. La Corte propone infatti una soglia minima sotto la quale un partito, anche se con la maggioranza relativa dei voti, non possa usufruire di questa larga maggioranza in Parlamento. Una nota per i più distratti (o per i renziani, visto che le due cose spesso coincidono): nessuna delle 3 proposte di Renzi prevede una simile “limitazione” al premio di maggioranza, dato che tutte affermano che chi prende più voti si becca qualcosa come il 60% dei seggi in Parlamento. Ergo, sono tutte parimenti incostituzionali, proprio come l'odiato porcellum. Ma entrando nel merito, risulta incomprensibile questo eterno ricorso al premio di maggioranza da parte della consulta. Premio di maggioranza che, per inciso, è in contrasto con l’articolo 48 della Costituzione, in cui si afferma che ogni voto deve avere eguale peso (cosa che chiaramente non è possibile con un sistema maggioritario).

Passiamo invece alle liste bloccate. Qui andiamo a finire (ahimè) dritti dritti nelle comiche più totali. Prima mi bocci la legge elettorale a causa delle liste bloccate, e poi mi vieni a proporre “liste bloccate corte”?!? Quanti regali vogliamo fare a questi raccomandati di partito che non hanno fatto (e non faranno) altro che campare di politica?

Insomma, tra motivazioni condivisibili e proposte inaccettabili, la consulta ha finalmente reso note le cause dell’abolizione del porcellum. Il sistema che entra in vigore è un proporzionale puro, il sistema elettorale più costituzionale che esista, ma che certamente causa qualche “problemino” di governabilità. A questo punto, se solo non avessimo la peggior classe politica d’Europa, il Parlamento si darebbe da fare per introdurre norme, sulla base del sistema proporzionale, che permettano la governabilità. Una a caso: la “sfiducia costruttiva, che permette ad un partito di condurre una coalizione di governo sulla base di un programma ben preciso, pur non avendo la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Una piccola “clausola” introdotta in un sistema proporzionale che garantisce la salvaguardia del governo da minoranze che, senza avanzare proposte concrete, lo vogliono rovesciare. È esattamente come accade in Germania: non mi risulta che i tedeschi abbiano problemi di “governabilità”.

Al contrario, i nostri politici, con l’aiuto di costituzionalisti della domenica, rilanciano quello che probabilmente passerà alla storia (nel malaugurato caso che veda la luce) come “Super-Porcellum”. Renzi, Letta e Napolitano (il trittico delle meraviglie!) si trovano d’accordo su un punto: facciamo presto e no preferenze. Dimostrando peraltro di aver capito alla grande il messaggio dato dall’abolizione del porcellum! Ma come “no preferenze”? Sentite cosa dice Nicotra, una dei “costituzionalisti” a lavoro in commissione Affari Costituzionali alla Camera: il voto di preferenza “aumenta i costi della politica, si piega alla logica clientelare o peggio alla malavita, espropria i partiti del compito di selezionare, e introduce una conflittualità all’interno dei partiti.” Avete capito? È il voto di preferenza che espropria i partiti del compito di selezionare, non le liste bloccate che espropriano i cittadini del diritto di scegliere chi li rappresenterà!!!

Signori, questa gente è pericolosa. È gente che si sta apprestando a fare una nuova legge elettorale che, come il porcellum, avrà un largo (incostituzionale) premio di maggioranza e le liste bloccate (incostituzionali) che non restituiranno ai cittadini il diritto/dovere sacrosanto di esprimere le proprie preferenze. E dopo altri 7/8 anni di inciucio più o meno palese, ci troveremo nuovamente con una nuova bomba esplosa tra le mani, quando anche questa legge verrà dichiarata incostituzionale. Non sarebbe forse il caso di sforzarsi un pochino di più e partorire una legge elettorale in sintonia con la Costituzione e con i principi democratici?

lunedì 13 gennaio 2014

Rodotà il grande, Renzi lo scricciolo


Che bello è stato, pochi giorni fa, sentire Rodotà concludere la puntata di Otto e Mezzo con queste parole: “I 5 Stelle manifestando coloritamente sui tetti hanno salvato la Costituzione.” Il loro è stato, secondo Rodotà, un’importante protesta che ha avuto “peso politico”.

Nessuno ha mai sottolineato questo importante fatto: la Costituzione è stata salvata, proprio grazie all’ostruzionismo dei 5 Stelle. È stata salvata anche dalla protesta sui tetti che fece indignare tanti rivoluzionari de sinistra da salotto. Da quella stessa protesta che fece infuriare la peggior Presidente della Camera nella storia della Repubblica. Nessun giornalista ha mai sottolineato con la dovuta importanza questo fatto: l’articolo 138 è salvo, la Costituzione non verrà riscritta dagli Alfano, dai Boccia e dai Quagliariello. Non mi sembra un dato molto trascurabile: direi anzi che lo scempio che i “diversamente saggi” (nominati da un Presidente della Repubblica convinto di essere una specie di monarca) avrebbero causato alla Costituzione possa essere uno dei maggiori pericoli scampati da questo paese.

E mentre nessun giornalista riconosceva l’importanza di questa protesta (che al contrario fu condannata dalla quasi totalità della stampa “libera”) arrivavano apprezzamenti da uomini di grande valore, come il magistrato che fu giudice istruttore dei casi di terrorismo che hanno macchiato l’Italia: Ferdinando Imposimato. Un uomo al cui cospetto tutti i politici in Parlamento dovrebbero solo lustrare le scarpe.

Ora pure Rodotà, che solo un idiota potrebbe scambiare per un “grillino”, riconosce gli enormi meriti di quell’atto di protesta.

Pensateci bene: la Costituzione rischiava concretamente di essere stravolta con fin troppa facilità da un manipolo di persone tra cui figuravano personaggi come quelli citati poco fa. Senza contare che ancora B. era nella maggioranza di governo. Veramente i benpensanti credevano fosse il caso, nel momento di minore fiducia nelle istituzioni dai tempi di Mani Pulite, lasciare che personaggi che hanno distrutto l’Italia modificassero l’ossatura della nostra Repubblica? Davvero volevamo infangare il sangue dei nostri patrioti e dei partigiani in questo modo?

E mentre persone come Rodotà o come Imposimato sostengono la legittimità, l’efficacia e la giustizia di quella ormai famosa protesta, esiste un omuncolo, un sindachino che si crede già Presidente del Consiglio, che non perde occasione di dire che quelli del M5S “non fanno nulla” perché “stanno sui tetti”, e che il loro posto non è sul tetto, “ma al piano di sotto”. Uno strano ometto, un curioso personaggio estremamente popolare che sostiene il più impopolare governo dal dopoguerra, che non perde occasione di diffamare e di dire sfacciatamente menzogne senza alcun pudore. Renzi mente: mente quando dice che i parlamentari 5 Stelle non fanno niente (le attività in Parlamento sono pubbliche, ma a quanto pare fa una gran fatica andarsele a vedere: l’italiano medio preferisce ascoltare solo la campana del Mr Bean di Rignano sull’Arno); mente mancando di rispetto ad una protesta che ha letteralmente salvato il nostro paese dal cadere ancora più nel baratro, con la scellerata modifica della Costituzione migliore al mondo; mente spudoratamente, senza vergogna, proprio come un certo leader del centrodestra che questo paese ha avuto la sfortuna di avere.

Caro Renzi, il posto dei 5 Stelle magari non è sui tetti, ma al piano di sotto, come dice Lei. È vero: ognuno ha il posto che merita. Dunque, La prego: si accomodi in cantina. Quella è la porta.
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