giovedì 23 gennaio 2014

Disturbo bipolare


Ha attirato la mia attenzione una scena andata in onda al su La7, nel tg di Mentana. Il conduttore intervistava Barbara Lezzi del M5S e Dario Nardella del Pd. Il tema era quello del “ricattino” messo in atto da Matteo Renzi quando disse che era pronto a restituire i soldi dei rimborsi elettorali. Sì, ma solo se i 5 Stelle avessero votato per una legge elettorale (contraria ai principi che ispirano il loro programma e infatti anche alla votazione online che ha appurato lo spirito proporzionale del M5S) e per l’abolizione del Senato. Barbara Lezzi tentava inutilmente di far capire al Nardella che i rimborsi sono stati giudicati illegali e che il Pd, come tutti gli altri partiti, doveva restituirli per senso civico, per rispetto della legge. Non certo perché lo voleva un comico e neanche come merce di scambio per ottenere voti su qualcosa che peraltro è più che discutibile. Ma niente, il Nardella non vuole capire.

Quando Mentana passa ad un’ultima domanda, chiedendo se si dovesse tornare alle elezioni, come vedrebbero Pd e M5S un voto con il Mattarellum. Barbara Lezzi rispose chiaramente “Mattarellum”, e il motivo è semplice: il M5S ha sempre affermato l’impossibilità per questo Parlamento di fare una nuova legge elettorale, essendo stato “generato” da una legge elettorale incostituzionale. Non a caso, i 5 Stelle propongono di tornare al voto con il Mattarellum o con la legge “provvisoria” istituita dalla Consulta. Sarà il prossimo Parlamento, stavolta legittimato anche politicamente e non solo giuridicamente, a emanare un nuovo sistema elettorale e, perché no, inserirlo nella Costituzione. La risposta della Lezzi è dunque coerente.

Veniamo invece alla risposta del Nardella. Il renziano più doc che ci sia dice che “va bene il Mattarella”, purché garantisca due cose: la “governabilità” ed il “bipolarismo”, perché non ci si può trovare con “tre poli con le larghe maggioranze”. Al che, giustamente, Mentana interviene: “Ma Nardella, guardi che ci sono tre poli”. Ma niente, Nardella insiste: “Maggioritario. Maggioritario.

È interessante approfondire questo punto. Ci sono diversi equivoci che Nardella dà come qualcosa di ovvio, di scontato, di palese, ma che in realtà presentano tutti un errore di fondo.

Il primo equivoco: “maggioritario uguale governabilità”. Non è vero. O almeno, non è detto, non si può avere la certezza. Il maggioritario garantisce la governabilità solo se ci sono altre due condizioni: un sistema bipartitico (non semplicemente bipolare!)  e una sola camera. E come è noto a tutti, qui in Italia non vi è né l’una né l’altra condizione. E, mentre la seconda sarebbe fattibile (ma solo con una modifica costituzionale massiccia votata da una larghissima maggioranza), la prima è assolutamente irrealizzabile: credere che l’Italia, il paese della iperframmentazione dei partiti politici, possa avere un sistema di soli due partiti (partiti, non coalizioni!) è assolutamente fuori dalla realtà. Fuori da ogni possibile logica: proprio come il Nardella.

Secondo equivoco: “maggioritario uguale bipolarismo”. Nardella è un parlamentare, è stato vicesindaco di una città estremamente importante, eppure va in televisione e non sa neanche di cosa sta parlando. Neanche un ragazzino che comincia a studiare l’ordinamento dello Stato commetterebbe simili errori. Il bipolarismo può essere di due tipi: bipartitico o pluripartitico. Nel primo, ci sono due grandi partiti che si contendono la vittoria alla elezioni. Nel secondo, c’è una frammentazione di partiti che però fanno alleanze di governo in modo da formare due schieramenti avversi. Ma è la situazione dei partiti (quanto sono frammentati, quanto sono uniti, etc.) a determinare quale sistema elettorale sia meglio utilizzare, non il contrario! È da ingenui pensare di poter conciliare assieme visioni politiche totalmente diverse tra loro in un’unica alleanza elettorale: quante volte abbiamo visto correnti e partitini mettere in crisi una coalizione di governo per varie divergenze interne? Nardella, come ogni renziano, non può credere che l’introduzione di un sistema elettorale, mirato alla creazione di due soli partiti, possa risolvere questa annosa questione. La realtà, in Italia, è che i “partitinici sono. Le “correnti” all’interno di un’alleanza elettorale o di un “maxipartito” non saranno certo eliminate da un sistema elettorale. Occorrerebbe piuttosto un sistema che tuteli al contempo la corretta rappresentanza di ogni partito, ma che al contempo garantisca la possibilità di formare un governo stabile su un programma preciso. Come ad esempio  in Germania, dove lo strumento della “sfiducia costruttiva”, applicato ad un sistema proporzionale, offre un’alta rappresentanza politica e una forte stabilità al governo, portando finalmente questa tanto agognata governabilità. Ma niente, non puoi pensare che il Nardella lo capisca.

Ultimo grande equivoco: “non ci si può trovare con tre poli”. Ora, io capisco che ai piddini e ai berlusconiani manchino tanto i tempi in cui esistevano solo questi due grandi schieramenti. I tempi dell’inciucio a carte coperte, in cui centrodestra e centrosinistra si sono spartiti i giochi del potere. I tempi di Violante e delle sue clamorose dichiarazioni. Per carità, capisco la nostalgia dei Nardella, dei Renzi, dei Berlusconi e dei Brunetta. Però si dà il caso che la classe politica italiana, degnamente rappresentata da questi personaggi, abbia stufato la gente a tal punto da portare circa nove milioni di voti verso un movimento di protesta fuori dagli schemi dei partiti tradizionali, senza contare il crescente astensionismo. Ormai, i tempi di “o vinciamo noi, o vincono loro” sono finiti. E questa non è che una diretta conseguenza dell’incapacità e della scarsità di quella classe politica che ora cerca in tutti i modi di riformare un sistema bipolare.

Parafrasando Mentana, “guarda Nardella che ci sono tre poli”. Nardella, come tutti i renziani (ma anche come tutti i berlusconiani, ma alla fine non c’è poi tanta differenza), è convinto che basti rinforzare il maggioritario (cosa peraltro definita già incostituzionale col Porcellum) per garantire una parodia della “democrazia dell’alternanza” destra-sinistra, eliminando come se niente fosse il MoVimento 5 Stelle. Ma un sistema maggioritario non porterebbe affatto alla fine del M5S. Si potrebbero anzi aprire, non due, bensì tre scenari diversi: governo di centrodestra con due opposizioni avverse, governo di centrosinistra con due opposizioni avverse, o addirittura governo 5 Stelle con due opposizioni (non) avverse. Pensa un po’: non mi sembra proprio un sistema bipolare.

Per ristabilire il bipolarismo destra-sinistra in questo paese (cosa che non credo ormai né possibile né benefica, con tutto il rispetto delle nostalgie nardelliane) occorrerebbe eliminare dalla faccia della Terra una forza politica votata da nove milioni di cittadini italiani. E questo certo non è possibile. O meglio, potrebbe essere possibile. Ma non con dei giochetti elettorali che tentino disperatamente di eliminare (senza neanche riuscirci) l’unico avversario politico: se veramente destra e sinistra vogliono eliminare “lo spauracchio pentastellato” devono semplicemente tornare a fare politica intesa come servizio verso i cittadini. Smetterla con le poltrone, le lobby, gli interessi, i voti di scambio, i privilegi, gli stipendi d’oro, le pensioni da favola. Tornare a fare politica per i cittadini. Sono convinto che se lo facessero veramente, riacquisterebbero subito quella fiducia che ora (giustamente) manca.

Il problema è che non lo fanno, e non lo faranno mai. L’unica cosa che vorrebbero fare, perché è l’unica che sanno fare, è continuare a spartirsi gli interessi della casta politica tra fintadestra e fintasinistra, esattamente come hanno sempre fatto nella Repubblica dell’inciucio. Ma ci sono cattive notizie per loro: il bipolarismo, caro Renzi, è tutt’altro che salvo. E meno male!
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