martedì 7 gennaio 2014

E questo sarebbe il “populismo”?!?


Mi stavo guardando su Youtube la puntata di Otto e Mezzo in cui Antonio Albanese veniva intervistato da Beppe Severgnini e Lilli Gruber. Antonio Albanese è un grande: non è facile riuscire a creare personaggi così attuali e reali che rispecchino così tanti elementi di persone che vediamo tutti i giorni. Prendiamo pure la sua più celebre “maschera”: Cetto Laqualunque; sarebbe ingeneroso dire che si tratti semplicemente di una caricatura di Berlusconi. Al contrario, Cetto rappresenta minuziosamente tutto un mondo politico trasversale, un modo di fare politica (malapolitica) estremamente diffuso. Ti fa ridere perché è reale, ma ti fa riflettere allo stesso tempo, sempre per lo stesso motivo: è comicamente e drammaticamente reale.

Detto questo, la puntata di Otto e Mezzo sarebbe stata eccezionale. Se non ci fossero stati Lilli Gruber e Beppe Severgnini. Ma non è di Albanese che voglio parlare e nemmeno della puntata di Otto e Mezzo. Mi ha colpito molto una frase che ha pronunciato Severgnini durante la puntata. Vorrei prendere spunto da quella per una riflessione.

Ad un certo punto, Severgnini ha “denunciato” (in modo piuttosto innocuo, ma comunque effettivo) il fatto che di fronte al Quirinale, durante il discorso di Fine Anno di Giorgio Napolitano, fosse pieno zeppo di auto blu, polizia, etc. Il concetto era che “questi politici” devono capire che anche l’immagine conta. In poche parole, in un momento di crisi generale, sarebbe bello vedere che i politici che chiedono sacrifici sempre maggiori alla popolazione evitino loro per primi inutili sprechi di denaro, proprio nel paese della casta/cricca più dilapidatrice di denaro pubblico del mondo. Il discorso che ha fatto Severgnini è assolutamente corretto. Ma prima di pronunciare queste parole, ha voluto fare una premessa: “Io non vorrei sembrare populista, ma…” Ma che significa questo? Perché una critica giusta e normale per qualsiasi senso di civiltà dovrebbe “sembrare populista”?

Beh, lo sappiamo tutti il motivo: dall’entrata in politica del M5S si è scatenata una sorta di “caccia alle streghe” su questa parola. Tanto che semplici e legittime critiche allo sperpero del denaro pubblico, agli sprechi della politica e ai privilegi della casta diventano improvvisamente tabù: eh, mica si possono dire queste cose, altrimenti sei un “populista”! Non c’è niente di più falso e (come ho già spiegato qui sul blog) ignorante. Falso perché si cerca di “appiccicare” un termine nella sua accezione più negativa a pensieri e critiche che invece dovrebbero essere considerati qualcosa di assolutamente civile e positivo. Un deplorevole stravolgimento dei valori: criticare gli sprechi della politica è “giusto”, non è “populista”. Ignorante perché il “populismo” in senso stretto non ha niente a che vedere con il concetto di demagogia, che è comunque molto distante se non completamente estraneo dall’intervento di Severgnini.

Ma adesso è così: se state per esprimere un giusto, sacrosanto dissenso sulla gestione folle e scellerata del denaro pubblico da parte di questa ignobile classe politica, verrete tacciati come “populisti”, come dei “grillini”, come dei “pentastelluti manovrati da Peppecrillo”. Chi se ne frega se quello che dite è giusto: l’importante è non apparire “populisti”.

Ma davvero credere in una società civile più giusta governata dall’etica e dall’onestà è “populismo”? O è semplicemente buon senso? Da quando in qua l'onestà è diventata una cosa negativa? Mi sono forse perso qualcosa?
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