mercoledì 22 gennaio 2014

Il Grande Distruttore


PD, Partito Democratico: mai un nome fu meno appropriato.

Sì perché ormai non si capisce più che razza di partito democratico sia se un segretario votato a pagamento può permettersi di fare affermazioni del tipo “o si fa come dico io oppure crolla tutto”. La “morale della favola”, confermata anche dalle recenti dimissioni di Gianni Cuperlo, è questa. Nel Pd comanda un uomo solo. Ed è uno che parla di “profonda sintonia” con un criminale condannato per evasione fiscale e accusato di sfruttamento di prostituzione minorile. È uno che prende atto della bocciatura dell’attuale legge elettorale e ne propone una identica (con largo premio di maggioranza e liste bloccate). È uno che tiene inspiegabilmente per le palle il paese a poco più di un mese dal giorno in cui 1,8 milioni di italiani (il 4% degli aventi diritto al voto) lo hanno votato a pagamento. Uno mai eletto in Parlamento che comanda non solo al proprio partito, ma a tutto il paese, cosa si deve fare. Uno che, ne sono certo, presto farà rimpiangere addirittura Berlusconi – e già non siamo molto distanti.

Renzi ha imparato fin troppo bene quella che mi piace chiamare “politica del ricatto”. Quella politica avanzata a suon di “o fate come dico io, oppure c’è il disastro”. In occasione della legge elettorale, il cosiddetto Italicum che sarebbe più opportuno chiamare Super-Porcellum, è stato così. Renzi minaccia letteralmente il governo di tornare al voto, minaccia il suo partito di scissione, minaccia l’opposizione “votate quello che dico io, altrimenti io non restituisco i rimborsi elettorali”. È un continuo ricatto.

Sono molto preoccupato per l’ascesa di Renzi. Sono molto preoccupato nel vedere persone, che definisco “idioti” senza provare alcun imbarazzo, che si dicono “soddisfatte” della “profonda sintonia” di Renzi con il più famoso pregiudicato d’Europa. Se non ci si scandalizza più di condannati che fanno le leggi, allora mi chiedo che speranza abbiamo.

Adesso però Renzi, il Grande Distruttore, deve fare i conti con i numeri. Già, perché sul discorso della legge elettorale e della reintroduzione delle preferenze, deve decidere da che parte stare. Ormai quello che pensa Renzi non si può più sapere con esattezza. Un giorno dice di essere favorevole alle liste bloccate, l’altro giorno dice “sono contrario, ma le voleva Silvio”. Il punto però è che a bloccare la legge elettorale sul discorso delle preferenze basterebbero appena 44 deputati Pd che decidano di seguire il fronte-Cuperlo. E sono pochissimi, dato che si stima che i parlamentari piddini decisi a non seguire Renzi siano circa un centinaio. Allora cosa farà il Matteino nazionale? Si arriverà ad una scissione del Pd?

Può darsi. Una scissione potrebbe essere molto più probabile di quanto si creda. Da una parte i renziani, quelli che si trovano nella paradossale anomalia di seguire un leader di destra (perché Renzi è di destra e su questo non ci piove) all’interno del partito “erede” del PCI. Dall’altra parte il fronte di centrosinistra (più che centro che sinistra), una minoranza che però potrebbe seriamente spaccare il Pd.

In fin dei conti, pensateci un attimo: in favore di chi ha remato Renzi sin dall’inizio della sua campagna politica nazionale? In favore di Berlusconi. La legge elettorale l’ha praticamente confezionata su misura per Berlusconi. Le liste bloccate sono un regalo per Berlusconi. Il premio di maggioranza (abbinato al folle sbarramento dell’8%) costituisce (attualmente) un regalo per Berlusconi. Aver mantenuto la Cancellieri, ministro della giustizia favorevole all’indulto/amnistia, è un favore a Berlusconi, che non aspetta altro per poter concorrere alle prossime elezioni. Insomma, tutto, tutto, ma proprio tutto, per favorire il Nano. Se il Pd si spaccasse, una scissione sarebbe l’ennesimo regalo a B., che a quel punto rischia, con un gioco da ragazzi, di tornare al governo.

Chissà, il Delinquente potrebbe anche decidere di cambiare l’inno del proprio partito: “Meno male che Renzi c’è”.
UA-57431578-1