sabato 4 gennaio 2014

Le 3 armi spuntate di Renzi


Renzi ha comunicato (imposto) dal nulla, dal cuore della notte, 3 proposte di riforma elettorale. Con chi abbia discusso di queste proposte, con quanti cittadini, parti sociali, partiti politici, costituzionalisti o semplici elettori ne abbia parlato rimane un mistero sul quale non ci è concesso l’onore di sapere. Riporto testualmente le tre idee di riforma elettorale che Renzi propone/impone tramite la sua personale newsletter:

I. Riforma sul modello della legge elettorale spagnola. Divisione del territorio in 118 piccole circoscrizioni con attribuzione alla lista vincente di un premio di maggioranza del 15% (92 seggi). Ciascuna circoscrizione elegge un minimo di quattro e un massimo di cinque deputati. Soglia di sbarramento al 5%
II. Riforma sul modello della legge Mattarella rivisitata. 475 collegi uninominali e assegnazione del 25% dei collegi restanti attraverso l’attribuzione di un premio di maggioranza del 15% e di un diritto di tribuna pari al 10% del totale dei collegi
III. Riforma sul modello del doppio turno di coalizione dei sindaci. Chi  vince prende il 60% dei seggi e i restanti sono divisi proporzionalmente tra i perdenti. Possibile sia un sistema con liste corte bloccate, con preferenze, o con collegi. Soglia di sbarramento al 5%

Allo stesso modo, mi prendo il diritto di rispondere nel merito a Matteo Renzi, il mio (ahimè) sindaco, a questa proposta, dimostrando quanto le sue posizioni non rispondano ad alcun principio di costituzionalità, di democrazia e di semplice civiltà politica. Per schematizzare, voglio articolare il discorso su tre fronti, proprio come le 3 armi spuntate a cui Renzi ricorre per farsi la legge elettorale a propria immagine e somiglianza.

1. Questa non è né una libera discussione né una civile proposta: è un ricatto di bassa lega, proprio come quello con cui si sta esimendo dall’obbligo di restituire i rimborsi elettorali. “Io propongo queste 3 cose, chi non ci sta o è un buffone o non ha la volontà di cambiare la legge elettorale”: il concetto è sempre quello. Qualsiasi cosa Renzi proponga, è sotto la forma di un ricatto, di una provocazione. Intanto non si capisce da chi vengano queste proposte, se non dalla solitaria mente di Matteo Renzi: chi ha discusso queste tre proposte? Quanti cittadini ha coinvolto? C’è il parere di qualche costituzionalista? Ma soprattutto, a fronte di quale dibattito parlamentare? Mi dispiace, ma questo non è il modo corretto di fare una proposta politica. E poi, chi l’ha detto che queste tre siano le uniche possibili riforme elettorali? Mi sembrano piuttosto tre modi leggermente diversi tra loro di giungere alla stessa conclusione: un largo premio di maggioranza che permetta al primo partito di avere il triplo dei seggi che si è guadagnato durante la tornata elettorale. Infatti, nel primo “scenario” si prevede un premio di addirittura 92 seggi, nel secondo un premio del 15% rivisitando il Mattarellum, nel terzo addirittura “chi vince prende il 60% dei seggi”: ho forti dubbi di costituzionalità, vista anche la bocciatura da parte della Corte Costituzionale del premio di maggioranza del porcellum. In che modo Matteo Renzi sta contemplando la possibilità di partecipare a questa discussione anche alle forze di opposizione che non sono favorevoli ad un così largo premio di maggioranza? Nessuno: ma la formula/inganno del ricattino (se ci stai è così sennò sei un buffone) sta funzionando alla grande in casa Pd, e questo Renzi lo sa.

2. L’ostinazione di Renzi di andare in direzione di una legge elettorale che garantisca la maggioranza assoluta dei seggi al partito che prende (come sarebbe stato in questo caso) appena il 25% dei consensi, sbatte inevitabilmente contro un muro: la Costituzione. Articolo 48, lo ripeterò fino alla morte: “Il voto è eguale”. Qualsiasi sistema maggioritario va contro questo principio espresso nella Costituzione. Approvare oggi una legge elettorale con un premio di maggioranza così largo significa che tra 6 o 7 anni questo sistema verrà bocciato, esattamente come il porcellum. La Costituzione parla chiaro, e Renzi farebbe meglio a rileggersela: potrebbe trovarla interessante. Questo “spettro” dell’ingovernabilità costituisce uno sgradevole aspetto di ipocrisia: non è il sistema proporzionale a causare ingovernabilità, tanto è che anni di maggioritario non hanno certo portato ad una maggiore stabilità di governo; è l’inettitudine e la mancanza di valori e di progetti politici/sociali veri all’interno dei partiti il problema. In Germania hanno il proporzionale, ma non mi risulta che abbiano problemi di “governabilità”: hanno semplicemente dei partiti (nel senso buono della parola) e non “rappresentanti di lobby o di interessi privati”. Si mettono d’accordo, sui programmi, ed un governo è capace di arrivare fino alla fine della legislatura pur avendo solo la maggioranza relativa dei seggi. Ora, sono i partiti che devono diventare migliori, non la legge elettorale che deve abbassarsi al livello (infimo) dei partiti italici. O forse volete dirmi che il motivo per cui non possiamo avere una legge elettorale che rispecchi la Costituzione e che sia degna di un paese civile è che non siamo abbastanza civili?

3. Ci sono molte alternative, tutte valide, alle 3 proposte (poco valide) di Matteo Renzi. Il proporzionale, con una minima soglia di sbarramento, è il sistema che meglio si addice a questo Paese. Credo che dopo anni di fallimento del maggioritario, questo dovrebbero saperlo anche i sassi ormai. L’ipotesi di un ballottaggio non è poi così male, ma comunque non risolve il problema costituito dalla crisi di rappresentanza politica in atto da decenni in Italia. Come ho spiegato già su questo blog (chi vuole può approfondire con questo post) ci sono molti strumenti che puoi “aggiungere” ad un sistema proporzionale per risolvere questa annosa questione della “governabilità”. La “sfiducia costruttiva” è uno di questi: un governo non può essere sfiduciato prima della fine della legislatura se non viene immediatamente proposta una nuova maggioranza di governo. Ma ce ne sono molti altri, decisamente lontani dal Renzipensiero, che risolverebbero il problema. È solo una  questione di volontà, direbbe il pinocchietto di Rignano sull’Arno: chi ci sta?

La lista di critiche e di appunti alla legge elettorale formato Renzi potrebbe andare avanti all’infinito, cosa che non mi pare opportuna, visto quanto mi sono già dilungato. Un cosa è certa: Renzi parla, sparla, blatera e ricatta. Il suo è un linguaggio politico che suona “nuovo” come suonerebbe “nuova” oggi una cover band dei Camaleonti. È il linguaggio politico classico della destra peggiore, quella berlusconiana, sempre pronta alla sparata colossale per raccattare voti alla meno peggio. È quel linguaggio di cui l’Italia non ha certo più bisogno, quello del “prendere o lasciare” dei partiti, è quello stesso spirito che porta infatti questi partiti ad approvare qualsiasi schifezza in decreti omnibus a colpi di fiducia. È, in poche parole, la politica dei politicanti contro la politica per i cittadini. È la politica di molti partiti che hanno portato alla rovina questo Paese, partiti che se ne devono andare, tutti, dal primo all’ultimo. Renzi non è diverso. O forse sì: è molto peggio.
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