giovedì 16 gennaio 2014

Salve a tutti, mi chiamo Matteo e ho un problema: sono schizofrenico.


Le affermazioni di Matteo Renzi sulla questione della riforma elettorale si avvicinano sempre di più alla schizofrenia più completa.

Per prima cosa: mi ha fatto sorridere ascoltare a Otto e Mezzo il Pinocchietto di Rignano sull’Arno dire che “il Pd non accetterà diktat da nessuno”, visto che ha “fatto un passo indietro” proponendo “tre tipi diversi di legge elettorale”. Si tratta di una balla colossale, una delle tante che partorisce la mente di Renzi. Posso farvi una domanda? Come reagireste se io facessi irruzione in casa vostra, vi legassi mani e piedi e vi dicessi: “Io non voglio imporre niente a nessuno: cosa preferite? Un colpo di pistola alla testa, una coltellata al cuore o un’iniezione letale?” Fatemi indovinare: il primo pensiero a passarvi per la testa non sarebbe certo qualcosa come “Ma quanto è democratico questo assassino!!!”. Le tre proposte di Renzi altro non sono che tre tipi (peraltro abbastanza simili) di maggioritario. Aspetta, mi sono perso la parte in cui doveva esserci il dialogo!

Seconda schizofrenia renziana: il dialogo, appunto. Fermo restando che non è “dialogo” andare a proporre in giro solo la propria idea di riforma elettorale con un quesito a scelta multipla fra tre soluzioni praticamente identiche, non si capisce perché il metodo giusto dovrebbe essere andare da tutti i capi di partito (tranne uno) a chiedere quale delle tre proposte preferiscano. Che razza di discussione è? Non è una discussione parlamentare, questo è certo. E neanche una consultazione popolare, anche questo è ovvio. Pare quasi che la questione della riforma elettorale, anziché essere condivisa con chi la dovrà effettivamente utilizzare (la società civile) sia qualcosa di piuttosto “privato”, una sorta di club esclusivo. La totale mancanza di rispetto di questi personaggi, Renzi in primis, nei confronti dei cittadini, il paradossale sprezzo nei confronti della democrazia che dimostrano agendo così, mi disarmano completamente. È passato un mese dalla vittoria alle primarie, e Renzi già sembra avere deliri d’onnipotenza. La riforma elettorale va discussa con i cittadini, con il popolo italiano. Questi zimbelli della democrazia dovrebbero ricordarselo, ogni tanto.

Proprio partendo da questo esclusivo club di strani personaggi con cui Renzi vuole trasformare la legge elettorale ad uso e consumo dei partiti, sbattiamo ben presto davanti al terzo sintono di schizofrenia di cui probabilmente è affetto il segretario del Pd. Sto parlando del (clamoroso) incontro con Berlusconi. Ora, qualcuno, possibilmente sano di mente, mi dica: per quale motivo occorre interpellare un pregiudicato espulso dal Parlamento nella discussione sulla riforma elettorale? Già che ci siamo, io chiamerei anche Bernardo Provenzano, Totò Riina e Leoluca Bagarella. E che nessuno si sogni di dire che Berlusconi va coinvolto perché è leader del primo partito di centrodestra del paese: con questa manfrina B. ci ha imbrogliato per 20 anni, ora basta. Renzi e B. a braccetto: che coppia fantastica! Immaginatevi che razza di riforma elettorale potrà venirne fuori.

Ma fermiamoci qui. L’elenco dei sintomi di schizofrenia, già avanzata e preoccupante, di Matteo Renzi potrebbe andare avanti ed è meglio fermarsi subito. Per ragioni di tempo. Tuttavia, si dà il caso che altrove, in una galassia lontana, esista un altro concetto di democrazia dal basso. Un processo in cui si dà un’informazione corretta e imparziale su che cosa sia e che funzione dovrebbe avere una legge elettorale, per dare a tutti i cittadini la possibilità di formare una propria idea e tradurla poi in una proposta di legge. Inutile dirlo: il “modello Renzi” è tutto fuorché democratico. L’altro modello, invece, non solo è democratico: è l’unico metodo percorribile in una vera democrazia, se ancora è vero che il popolo è sovrano, come sancisce l’articolo 1 della nostra Costituzione.
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