lunedì 6 gennaio 2014

Tutti i politici in vacanza-studio in Uruguay!


L’affermazione mondiale di Pepe Mujica, il Presidente dell’Uruguay, sancita anche dalla clamorosa scelta del settimanale inglese The Economist di nominare l’Uruguay di Mujica paese dell’anno, porta inevitabilmente molti interrogativi per tutte le civiltà occidentali. Se pure un settimanale di stampo liberale e certamente avverso (a livello politico) alle politiche del Movimiento de Participación Popular di Pepe Mujica arriva addirittura a “inneggiarlo” in questo modo, significa che qualcosa (forse) sta veramente cambiando.

Il Presidente dell’Uruguay José Mujica, detto Pepe, è sicuramente un grande personaggio. Anzi, qualcosa di più: una grande persona. Dopo 14 anni di carcere durante la dittatura militare, ritorna alla politica nello stesso momento in cui in Uruguay ritorna la democrazia. Nel 2005 diventa ministro e nel 2009 trionfa alle elezioni diventando Presidente della Repubblica. Il suo Uruguay è il primo paese ad aver completamente legalizzato la marijuana. Mujica è stato un forte sostenitore della depenalizzazione dell’aborto e del riconoscimento dei matrimoni gay. Guerrigliero (in senso politico) che combatte contro il consumismo e per la felicità dell’uomo.

I lati più interessanti di molti suoi interventi, anche quelli pronunciati a livello internazionale, riguardano proprio questo: si deve lavorare per essere felici, si deve cercare di arrivare alla felicità. La politica della felicità è una politica fatta per l’uomo. Non deve essere il mercato a governare l’uomo, ma l’uomo a governare il mercato: altrimenti sarà sempre uno schiavo. La mentalità del consumismo non ha un futuro, e questo Mujica lo ha capito. Se inceppiamo il meccanismo dell’economia del consumo, favorendo l’economia delle risorse e della loro redistribuzione, possiamo finalmente contenere gli eccessi che il mondo occidentale ha sempre permesso e fomentato, arrivando alla realizzazione di un'economia della felicità. E mentre Mujica promuove una politica di austerità (quella vera, intesa come “benessere nella sobrietà”), l'Europa ne propone una diametralmente opposta, una politica di austerità (quella finta, intesa come “aumentare le tasse e tagliare i servizi”) fallimentare e controproducente. La prima porterà enormi vantaggi alla collettività, mentre la seconda trascinerà inevitabilmente i cittadini europei nel baratro.

Un altro aspetto, molto importante, è costituito da un pensiero estremamente moderno, democratico e civile espresso da Mujica in un’intervista ad Al Jazeera: “Un Presidente è un funzionario di alto livello che è eletto per svolgere una funzione. È un funzionario e come tale deve essere sostituito. Sono contro la rielezione.” I paragoni tra il Presidente sobrio dell’Uruguay e la casta politica del nostro paese si fanno, in questo caso, ancor più ingenerosi e imbarazzanti. Il Presidente è un funzionario, deve svolgere il suo compito e deve poi tornare a fare il proprio lavoro. E la cosa più divertente (si fa per dire) è che questo non lo dice qualche folle attivista grillino populista e demagogo nel nostro paese, ma la Costituzione stessa.

Infine, un ultimo (ma non meno importante) punto di rottura tra il “modello Uruguay” e il “modello Europa” è proprio l’aspetto che mi piace chiamare “dare l’esempio”: Mujica fa politica “dando l’esempio”, tagliandosi il 90% del proprio stipendio, vivendo con poco più di quanto vive tanta povera gente in Uruguay. “Io non sono povero, sono sobrio” dice il Presidente. Perché povero è quello che desidera sempre di più, ancora e ancora, e non si accontenta mai. In un paese in cui regnano povertà e diseguaglianza sociale, trovarsi al potere partiti come i nostri, che si mangiano decine di milioni di denaro pubblico ogni anno mentre chiedono alla popolazione di fare sacrifici sempre maggiori, la fiducia nelle istituzione è pari a zero: chi si fiderebbe mai di qualcuno che non dà il buon esempio? Eppure, proprio quello sarebbe un enorme punto di partenza per una svolta politica e sociale, di fiducia nelle istituzioni, in particolare nel nostro paese. Peccato però che ogni tentativo di questo tipo sia visto come populismo o, peggio ancora, qualcosa di insignificante, di non importante. È esattamente il contrario: non puoi pretendere di essere credibile se non conduci tu per primo una politica di “buon esempio”.

Mentre l’America Latina conosce questi grandi esempi di rinnovamento, di vera politica popolare, di vera lotta al consumismo, e mentre persino un’istituzione ultraconservatrice e millenaria come la Chiesa Cattolica elegge proprio un Papa sudamericano che si ispira a principi di sobrietà per obbligarsi al cambiamento, la politica in Europa e soprattutto in Italia va in una direzione completamente opposta. I politici europei sono come dei dinosauri che ancora non sanno di essersi estinti, e cercano in tutti i modi di sopravvivere in un mondo che ormai prende tutt’altro orientamento. Quelli italiani poi, sono di un’altra categoria, a dire che sono estinti e sepolti gli si fa pure un complimento. Mandiamoli tutti in Uruguay, nella fattoria di Pepe Mujica, in vacanza-studio per un mese: chissà, magari ne esce qualcosa di buono!

PS: Stavo scherzando. I nostri politici sono irrecuperabili.
UA-57431578-1