domenica 5 gennaio 2014

Tutto fumo e niente arrosto


C’è una tecnica di disinformazione che i giornalisti italiani usano da molti lunghi anni: “tutto fumo e niente arrosto”. È un po’ la regola base, il trucco più vecchio per dare una notizia opposta al vero, oppure per scaturire una precisa reazione nell’opinione pubblica. Dedico un “fumo mediatico” enorme al fatto che voglio far passare per “vero”, mentre non lascio “niente arrosto” per un altro fatto che invece voglio censurare. Il primo fatto è dato per vero dall’informazione pubblica, il secondo non se lo fila nessuno. Tutto questo chiaramente non corrisponde ad alcun tipo di libera informazione, dato che un giornalista dovrebbe semplicemente riportare i fatti come stanno, mentre nel momento stesso in cui decidi di riportare una notizia sotto una luce particolare o cerchi di indurre il lettore a reagire in un determinato modo, smetti di essere un giornalista. Al contrario, cominci a diventare un semplice dipendente dei poteri forti.

L'ultimo evidente caso è quello della proposta di Renzi per la riforma elettorale. Anche in questo caso, le informazioni sono state manipolate a dovere. Punto primo: non è mai partito un sms da Beppe Grillo che dicesse ai parlamentari 5 Stelle “Non trattate con l’ebetino di Firenze”. Questa è una prima falsità riportata in molti titoli di articoli di giornale in questi giorni. L’sms lo ha mandato il capogruppo alla Camera del M5S, Federico D’Incà, a tutti i deputati grillini: niente di sconvolgente, il responsabile istituzionale del gruppo M5S alla camera ha comunicato di “non cedere alle provocazioni mediatiche di Renzi”, qualcosa di assolutamente legittimo per il ruolo che ricopre. Ma la stampa cosa ha fatto credere a tutti quanti? Che Grillo manda sms ai parlamentari per manovrarli. Balla colossale. Punto secondo: i media ci hanno fatto credere che il M5S sa dire solo di no e che ha sbarrato la strada a qualsiasi dialogo con Renzi. La domanda è: perché, parlando delle 3 armi spuntate di Renzi (le sue 3 proposte di riforma elettorale), nessuno ha riportato con precisione la risposta ufficiale del M5S? Dopo che Renzi tramite la sua newsletter (tipico strumento di comunicazione istituzionale!) ha proposto 3 tipi leggermente diversi di maggioritario, la stampa italiana (tutta, ma proprio tutta stavolta) ha gridato all’immobilismo del M5S, quelli che sanno dire sempre e solo “no”, quelli che stanno sui tetti, quelli che stanno nel freezer, eccetera eccetera eccetera. Le solite panzane che ormai sono trite e ritrite, mi vengono a noia appena ne sento mezza. Insomma, la cosa mi sembrava piuttosto semplice: Renzi ha fatto una proposta? Bene, il dovere del giornalista è riportare fedelmente la risposta data. E da dove la prendi la risposta, se non dal portale di comunicazione ufficiale dei parlamentari 5 Stelle? Il deputato Giuseppe Brescia ha risposto in modo approfondito alle questioni sollevate da Renzi. Schematicamente, ha articolato la risposta in quattro punti.

I. Le proposte vanno strutturate: 3 armi spuntate presentate superficialmente in una newsletter, peraltro partorite dalla sola mente di Renzi mentre prendeva il cappuccino a colazione, cosa dovrebbero rappresentare? Una proposta di legge? Stiamo scherzando? Ha un’idea piuttosto bizzarra di “discussione” questo Renzi, non vi pare?
II. Perché non interagire direttamente con il gruppo parlamentare, in modo da cominciare effettivamente una discussione strutturale della proposta di legge, anziché ricercare unicamente i titoloni di giornale? Cito testualmente Giuseppe Brescia: “A Renzi sarebbe bastato interagire per mezzo del suo partito con le altre forze politiche senza sguinzagliare la solita macchina mediatica a lui tanto affezionata.
III. Con chi bisogna parlare per discutere col Pd? Beh, visto che il Presidente del Consiglio (del Pd) è Enrico Letta e che Renzi non è manco stato eletto in Parlamento, la risposta parrebbe chiara. Ma, dato che Renzi si sente già il capo del governo sulla base del nulla più totale, chiariamoci: chi è l’interlocutore con cui discutere? Letta o Renzi? “Chiaritevi e poi fateci sapere” dice Brescia.
IV. Mica solo Renzi ha le sue proposte: anche il M5S. Si dà il caso che il programma del M5S sia già lì da qualche anno e che sia frutto del lavoro degli attivisti che si sbattono da 5 anni per promuoverlo. Cosa dovrebbe significare “un quesito a risposta multipla con tre possibilità e nella sua infinita democrazia ci dà anche la possibilità di scegliere tra una delle tre”? Ci sono proposte molto più valide in una pagina del programma del M5S che in un intero programma elettorale del Mr Bean di Rignano sull’Arno. Quando ancora il M5S non esisteva, Grillo offrì i programmi redatti dai meetup e dalle liste civiche al Pd: “ve li regalo”. Niente, non ne vollero sapere. Eppure le proposte sono sempre lì e, come hanno detto fin dall’inizio, le alleanze si fanno sui punti del programma: chi ci sta? Ad oggi, Renzi non ha fatto nessun passo avanti nel processo di dialogo per promuovere punti in comune presenti già nel programma del M5S, e come lui nessun esponente di nessun partito politico: chi è che dice di “no”, allora?

Ecco, un giornalista serio avrebbe riportato correttamente, per dovere di cronaca, sia la proposta di Renzi che la risposta (ufficiale!) del M5S. Ovviamente nessuno chiede a nessuno di approvare né l'una né l'altra. Ma almeno riportatela, per Dio. Il risultato qual è? Alla stampa è arrivato con un fragore mediatico imponente (degno di un regime totalitario!) il fatto che Renzi abbia proposto un lavoro di discussione sulla riforma elettorale, e che il M5S “sa dire solo di no” ed è “comandato da Grillo”. Se lo stesso fragore mediatico fosse stato applicato anche al post pubblicato sul sito ufficiale dei parlamentari 5 Stelle, ci troveremmo in un paese civile con una libera informazione. Invece, siamo il solito paese, parzialmente libero, al settantesimo posto al mondo per libertà di informazione. Niente di nuovo sotto il sole.
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