venerdì 28 febbraio 2014

Come ti estraggo un senatore


È sconcertante vedere nelle prime pagine dei giornali, dopo che sono già passati alcuni giorni, ancora la “notizia” dell’espulsione dei quattro senatori “dissidenti” del MoVimento 5 Stelle.

Vogliamo chiarire subito una cosa? Le espulsioni ci sono, in tutti i partiti. E, soprattutto, non fanno notizia. Senza contare che se vieni buttato fuori da un partito come il Pd, di sicuro non puoi contare sul voto né di un’assemblea parlamentare, né di una consultazione on-line. Vieni buttato fuori e basta. “Chi non vota la fiducia è fuori dal partito”: Renzi comanda, Civati esegue. Non proprio una condotta di chi si può ergere a maestrino della democrazia interna.

Le espulsioni sono state votate. Sono avvenute in modo trasparente e democratico. Ma soprattutto c’è un equivoco da smitizzare immediatamente: i quattro senatori espulsi non sono “dissidenti”. È “dissidente” chi non accetta un determinato concetto, o un’idea. È “dissidente” chi propone qualcosa di diverso dalla “linea” generale, ma comunque qualcosa di concreto. Non possiamo parlare di “dissidenti” se vogliamo riferirci a persone che non hanno mai esposto un’idea concreta che sia una. Sgomitare per rilasciare interviste volutamente scomode alla stampa prima ancora di parlare col tuo gruppo parlamentare non è da “dissidenti”. Diffondere sul web materiale proveniente da troll pagati da altri partiti non è da “dissidenti”. Chiedere di fare alleanze con i partiti che hanno distrutto l’Italia quando sei stato eletto per fare l’esatto contrario (altrimenti manco il gatto ti votava) non è da “dissidenti”. Chiamare questa gentaglia “dissidenti” è fargli un complimento che neanche si meritano: i “dissidenti” sono un elemento prezioso in un gruppo politico, questo perché il “dissenso” non è da buttare. Il “dissenso” (quello vero) è un valoreIo voglio un gruppo parlamentare che fa quello per cui è stato eletto. I dissidenti restano e si ascoltano. I sabotatori se ne devono andare via.

Quando i parlamentari del M5S votarono a favore dell’abolizione del reato di clandestinità, violarono (questo sì) una procedura prevista dal regolamento interno, ma agirono di fatto manifestando dissenso verso la posizione espressa da Beppe Grillo. Infatti, quando la stessa materia venne votata on-line e le votazioni confermarono tale “dissenso”, il gruppo parlamentare andò nella direzione espressa democraticamente. Nessun diktat arrivò da Grillo o da Casaleggio. E nessuno di loro si sognò di dire qualcosa contro questo “dissenso”: e ci mancherebbe altro. Chi si stupì della “silente accettazione” da parte di Grillo su questa decisione del gruppo parlamentare, non ha capito niente di Beppe Grillo e non ha capito niente del MoVimento.

Così come, guarda caso, i 4 senatori espulsi, compresi quelli che stanno uscendo adesso dal gruppo parlamentare, non hanno capito un’acca del MoVimento in cui sono stati eletti. O forse l’avevano capito, ma hanno sfruttato il MoVimento per entrare in Parlamento e per arricchirsi personalmente, per crearsi un’immagine mediatica vincente (infatti si parla più di quei quattro cani sciolti che di tutto il gruppo parlamentare che lavora sodo ogni santo giorno). Ora questi “signori”, con estrema coerenza, escono dal MoVimento restando però in Parlamento, entrando nel Gruppo Misto. E, con ogni probabilità, intascandosi tutto il malloppo da parlamentare. Sincero rispetto va invece a quelli hanno richiesto le dimissioni da parlamentari, come il senatore Romani, che hanno dimostrato un livello di coerenza e di onestà che i vari Orellana e Campanella si sognano.

Questo ovviamente è un brutto colpo per il MoVimento 5 Stelle, nessuno sta dicendo il contrario. Si tratta di un fatto che causerà ripercussioni per molte settimane, complice anche l’operazione mediatica di questa informazione, che ormai non so più come definirla. Per il momento, nell’immediato futuro, sarebbe stato meglio evitare questa “scissione”, certo. Ma nel lungo periodo? Non dimentichiamoci che questi “dissidenti” (che da ora in avanti chiamerò “sabotatori”) non perdevano occasione di danneggiare il MoVimento ad ogni singolo episodio possibile. Ad ogni conquista in Parlamento, arrivava il commento stizzito di uno dei quattro. Ad ogni ottima intervista in tv, arrivava l’intervista scomoda (e spesso studiata a tavolino) di uno dei quattro. Ogni volta che la stampa non poteva oggettivamente spalare la merda quotidiana contro il MoVimento, arrivava puntualmente uno dei quattro a fornire un motivo (falso e strumentale) per proseguire la campagna di pubblica diffamazione. Dunque, mentre il contraccolpo di questa scissione si ripercuoterà per poche settimane, il continuo danneggiamento di questi “sabotatori” avrebbe avuto conseguenze e ripercussioni sempre maggiori per molto, moltissimo tempo.

È un po’ come l’estrazione di un dente. Fa male, certo. Ma se te lo togli, poi stai meglio. Molto meglio.

lunedì 24 febbraio 2014

Anatomia di un Civati qualunque


C’è un personaggio, tra i tanti personaggi di quella che dovrebbe essere rimasta la cosiddetta “sinistra”, che più di tutti ormai mi provoca noia, riluttanza e insofferenza. Quel personaggio è Giuseppe Civati. Sì, lo so, esiste una certa “fronda” di elettori del Pd ancora di “sinistra” che vede in Civati una persona coraggiosa, che crede ancora in certi valori cari alla sinistra, etc. Tuttavia, e lo dico senza nessun rimorso, credo che Pippo Civati incarni uno degli aspetti peggiori dell’attuale Partito Democratico.

Ad un primo sguardo, potrebbe sembrare che nel mezzo di quel marciume generalizzato che si chiama Pd, una figura come quella di Civati spicchi per serietà e per onestà; ad un primo sguardo, paragonandolo ai dirigenti piddini ormai completamente a destra, potrebbe apparire come un rimasuglio di sinistra all’interno del Pd. Una “speranza” (per coloro che ancora oggi credono alla possibilità di un vero partito di sinistra, dunque non contate chi sta scrivendo, grazie) per una via diversa da quella che il Pd ha preso negli ultimi anni.

Inutile dire che tutte queste persone (che io rispetto, ci mancherebbe) si sbaglino di grosso: Civati ormai ha perso qualsiasi credibilità. Per quanto mi riguarda, ne aveva già poca molto tempo fa: uno dei primi pensieri che ho avuto su Civati è stato chiedermi cosa ci facesse nel Pd uno come lui. E molto presto sono arrivato alla conclusione che non si trattava altro che di un piccolo “accalappia-voti” che il Pd ha sistematicamente usato per non perdere una certa fascia di elettorato di sinistra, deluso dal Pd ma ancora convinto nel progetto “democratico”.

La realtà è che il Pd manda in avanscoperta Pippo Civati proprio per non perdere quella fascia di elettorato, piccola, di nicchia, ma comunque determinante per non perdere (o regalare agli avversari) troppi voti durante le elezioni. Il Pd, sapendo benissimo di essere inaccettabile per una fascia di elettorato di sinistra sempre più ampia, si serve strumentalmente di Civati per rendere più accettabile qualsiasi schifezza venga decisa dal partito. Un esempio: gli elettori del Pd più “di sinistra” amano le larghe intese? No di certo. E infatti, non appena apri il blog di Civati, compare questa scritta: “Diamo un limite alle larghe intese: al voto nel 2014. Il Pd che la pensa come te”. Ecco appunto: il Pd che la pensa come te. Questa è la frase che costituisce la vera essenza di Civati all'interno del Pd. Civati costituisce quel volto “umano” e vergognosamente ruffiano del Pd. Ogni volta che il partito deve nascondere la faccia per qualche porcata combinata, mostra quella “buona” del povero Civati, quella accettabile, quella trasversale, quella che intenerisce inevitabilmente tutti coloro che (in modo davvero imbarazzante) finiscono per credere ancora nel Pd, convinti (ahimè) che il Pd possa essere un partito di sinistra.

Civati a questo gioco ci sta. Ci sta eccome. Una persona coerente a questo punto avrebbe fatto le valigie e avrebbe formato un proprio partito. Se veramente Civati volesse dare vita ad una nuova sinistra parlamentare, allora non dovrebbe fare altro che uscire dalla Nuova DC in cui si ritrova e cercare alleati: sono sicuro che non mancherebbero. Ma invece resta lì, arrivando a supercazzole prematurate di livelli sempre maggiori come la “fiducia sfiduciata” al governo Renzi: roba da matti credere ancora ad un personaggio come questo.

Quello che vorrei lanciare è un messaggio chiaro a tutti gli elettori del Pd che credono ancora in Civati: dietro alle supercazzole, ai vuoti giri di parole, alla “sinistra del popolo” che cita continuamente, dietro agli specchietti per le allodole e alle blande iniziative di “sinistra” non c’è niente. Solo una macchina di recupero voti che fa comodo solo alla dirigenza del Pd, e dunque alla Casta, alla destra berlusconiana, alle larghe intese. Civati è una pedina nelle mani del Pd. Anzi, mi correggo: una pedina può essere manovrata anche in modo inconsapevole, una pedina può anche essere “in buona fede” mentre viene manovrata da qualcun altro. No, no, Civati non è una pedina. Civati è solo un servo

domenica 23 febbraio 2014

Tutte le balle di Renzi: “Mai più larghe intese!”


Uno dei “cavalli di battaglia” di Renzi (prima e subito dopo delle primarie del Pd nel dicembre 2013) è sicuramente stata la ferma volontà di non accettare più governi di larghe intese. Ma, come accade puntualmente, ad ogni promessa di Renzi corrisponde una balla colossale. Come nel momento in cui si cominciava a vociferare sulla sua possibile nomina a Presidente del Consiglio: finché Renzi non si esprimeva, non credevo che avrebbe mai accettato; poi, quando ha detto “Mai Presidente del Consiglio senza passare dalle urne”, allora ho subito pensato “Ok, questo diventa Presidente del Consiglio settimana prossima”; e così è stato.

Con la nomina dei ministri Renzi inanella la sua seconda balla ufficiale in veste di Presidente del Consiglio: le larghe intese sono più vive che mai. Non a caso, un gelido e oramai quasi compassionevole Letta ha affermato, sempre più vicino alla rottura con il Pd renziano, “Mi sento un uomo che serve le istituzioni, voterò sì al governo di Renzi perché sostenuto da una maggioranza che conosco bene, la mia.” Cambia il Presidente del Consiglio, cambia (di facciata) il consiglio dei ministri, resta identica la maggioranza, così come le finalità e gli obiettivi del defunto governo Letta. Tutto cambi perché tutto resti uguale. Con l’aggravante che il partito del pregiudicato Nano distruttore dell’Italia era stato costretto, almeno momentaneamente, a lasciare la maggioranza di Letta. Mentre ora, pur non votando la fiducia a Renzi, si dimostra collaborativo e strizza l’occhio al giovane Renzi, meritevole di aver riportato in vita l’inaccettabile Delinquente tramite la legge elettorale ultra-porcellum formato Verdini.

Ma tralasciamo un momento la balla di Renzi, e cioè il grande rimpasto “Napolitano-ter” con cui allunga la vita alle larghe intese che aveva promesso di non fare mai (e per cui sicuramente si è preso una valanga di voti alle primarie, tutti disattesi!) e guardiamo da vicino l’immenso troiaium che ha combinato il gggiovane Renzi con questo indecente governo:
  • Abbiamo Padoan all’economia: ex direttore di Italianieuropei (la fondazione di Massimo D’Alema) ed ex consigliere economico per i governi D’Alema e Amato. Baffino D’Alema è entrato in qualche modo pure nel governo Renzi: chi, tra i furbi seguaci del pinocchietto di Rignano sull’Arno, poteva prevederlo?
  • Abbiamo ancora Alfano in un ruolo chiave, molto più chiave di quello che dovrebbe essere: non dimentichiamoci che Renzi auspicava le dimissioni di Alfano per il caso Shalabayeva. Anche stavolta, Angelino è il Ministro dell’Interno. Anche i 3 ministri del Nuovo Centro Destra restano lì dove sono: la Lorenzin (neanche laureata) alla Salute (!) viene riconfermata, così come Maurizio Lupi (la figlia di Fantozzi!), nonostante l’ex viceministro De Luca (decaduto a causa del doppio incarico), renziano convinto, lo avesse fermamente criticato, dandogli praticamente del fannullone (da che pulpito vien la predica!).
  • Abbiamo Galletti (UDC) rimpastato dall'Istruzione (sottosegretario nel governo Letta) all'Ambiente.
  • Alla difesa, classica tattica della foglia di fico. Via l’inaccettabile Mauro, dentro la sua sottosegretaria al ministero della difesa: Roberta Pinotti. E nessuno si accorge che in realtà non cambia niente.
  • Agli esteri c’è la Mogherini, quella che diceva in diretta tv che il Pd mai e poi mai avrebbe rinunciato ai rimborsi elettorali: perfetto spirito di novità espresso dal governo Renzi (che giurava di abolire il finanziamento pubblico e non l’ha fatto, una presa per il culo galattica).
  • Ci sono le lobby, egregiamente rappresentate: Poletti (Sc) Presidente di Legacoop al Lavoro e Welfare, e Guidi (presidente giovani imprenditori di Confindustria e amica di famiglia di B.) allo Sviluppo Economico.
  • Martina all’Agricoltura: cambia faccia, ma è l’ex sottosegretario del governo Letta allo stesso ministero. Un altro ministero che non cambia sostanza rispetto al precedente governo Letta.
  • Dario Franceschini (ma come si può rimanere seri a parlare di Dario Franceschini?!?) viene rimpastato al ministero Cultura e Turismo.
  • L’incompetente e trasformista Marianna Madia (quella che prima era dalemiana, poi bersaniana, poi lettiana, poi orfiniana, infine renziana) diventa ministro: siamo alle soglie del ridicolo. Anzi, siamo già ben oltre il ridicolo.
  • Ma soprattutto, lo scricciolo fioRenzino ha trovato il modo di rimpastare addirittura un disastro come Andrea Orlando. Dall’Ambiente (in cui ha salvato i comuni inadempienti verso la raccolta differenziata, causando una multa europea di circa 100 milioni di euro!) fila dritto alla Giustizia (di cui ha già annunciato l’abolizione dell’ergastolo del del 41 bis!): in effetti, uno così mica te lo puoi lasciar scappare.

Insomma, oltre ad aver tradito i propri elettori (elettori?!? Vabbè.) con un governo fotocopia del precedente, pieno delle solite schifezze e usando come foglia di fico l’eta media (molto giovane) e la presenza del 50% di donne (anche se Mogherini, Madia e Lorenzin dimostrano che non basta certo essere donne per essere competenti), la grande colpa di Matteo Renzi è quella di aver fatto un disgustoso rimpasto democristiano in pieno stile Prima Repubblica, un governo del Gattopardo scambiato dalla nostra informazione (!) con miopia e puro leccaculismo come un governo del “cambiamento”. Ma il cambiamento non passa dai rimpasti e dalle incompetenze, piuttosto dalle persone oneste e competenti. Da chi vede la politica come un servizio per il bene collettivo. Questi, al massimo, la politica la vedono come un enorme poltronificio: era questo il “cambiamento” proposto da Matteo Renzi?

venerdì 21 febbraio 2014

Tutte le balle di Renzi: il finanziamento pubblico ai partiti


Inizia oggi, in concomitanza con il nascente governo Renzi, una nuova rubrica di Peggio Palaia: “Tutte le balle di Renzi”. È uno spazio che nasce per raccogliere in un'unica pagina tutte le menzogne di Renzi premier. Come molti ormai dovrebbero sapere, Renzi è un bugiardo nato. Mente spudoratamente, sapendo di mentire. È quell’espressione politica che ha perfettamente incarnato Berlusconi per 20 anni, e non è un caso infatti che i due (il vecchio condannato ed il giovane emulo) vadano così tanto d’accordo. Come ha sottolineato magnificamente Padellaro, non sono i 9 minuti di streaming con Grillo a preoccupare, ma i 7 minuti in cui B. ha promesso a Renzi di fare le riforme insieme. “Avrai tutto il mio appoggio” ha detto B. a Renzi riferendosi a riforme condivise. Questo basterebbe ad accantonare la pratica Renzi nello scaffale “orrori della politica italiana”, ma a quanto pare il tunnel degli orrori è ancora molto lungo in questo paese. Dunque, limitiamoci ad elencare e sbugiardare le menzogne di Renzi a partire da oggi, concentriamoci sulle balle che ci regala da premier.

Si comincia subito in grande stile, con la balla numero 1. L’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Una balla che dimostra oltretutto un’imbarazzante continuità con il governo Letta. Allora, prima di parlare della balla (davvero grossa) sparata da Renzi, dobbiamo ricordare a tutti che il finanziamento pubblico ai partiti (propriamente detto) è già stato abolito dal 1993, quando un referendum votato dalla stragrande maggioranza degli italiani decise la sua estinzione. Tutti i soldi che i partiti si sono beccati successivamente sono i famosi “rimborsi elettorali”. Potrà non sembrare una differenza colossale, ma l’atto di aver “cambiato nome” ai finanziamenti pubblici ai partiti in “rimborsi elettorali” (facendo finta di averli aboliti già allora) e poi gettare la maschera in questo modo (chiamandoli “finanziamenti pubblici” e non “rimborsi elettorali”, dunque ammettendo palesemente di aver preso per i fondelli gli italiani nel 1993), costituisce una totale presa per il culo di fronte a tutti i cittadini di questo paese. È un po’ come ammettere pubblicamente di come dal 1993 i partiti hanno rubato miliardi di euro prendendoli dalle tasche degli italiani. E si presentano, gli stessi partiti che hanno perpetrato questi furti miliardari, come i salvatori della patria con la soluzione in tasca ai problemi che loro stessi hanno creato.

Il decreto approvato ieri (un decreto “d’urgenza” per una legge che partirà dal 2017, dunque formalmente incostituzionale) non presenta alcuna differenza rispetto al decreto Letta. In poche parole, si mantengono alcuni inaccettabili elementi di finanziamento pubblico, come il 2xmille (fino a 61 milioni di euro, con la ripartizione di chi non sceglie alcun partito destinata ai maggiori partiti, senza contare che sono soldi che vengono tolti dalle casse dello Stato!), gli sgravi fiscali (conviene di più donare ad un partito politico che ad un’associazione di beneficenza), agevolazioni, vitalizi, casse integrazioni ad libitum per i dipendenti dei partiti, e via dicendo.

Ma il punto più grave della questione secondo me è un altro. I rimborsi elettorali ai partiti (che non condivido, ma questa è una posizione assolutamente personale) non sono un problema, in senso generale. In molti paesi civili, partiti più onesti e trasparenti dei nostri prendono soldi pubblici e nessuno si scandalizza. Questo perché viene tutto rendicontato, le spese sono chiare e soprattutto i partiti non rubano. Cosa che invece accade da noi. Infatti, dal 1994 al 2008 (ultimo dato accertato), i partiti politici che hanno corso alle elezioni hanno dichiarato una spesa complessiva di 579 milioni di euro (spese accertate), ma si dà il caso che si siano intascati la bellezza di 2,25 miliardi di euro. Domanda: è accettabile che i partiti si siano fatti una cresta di 1,67 miliardi netti sulle spese elettorali? Vogliamo chiamare le cose con il loro nome? Ok, facciamolo: “furto”. Non esiste altra parola per descrivere una simile rapina. Se veramente un partito politico si volesse impegnare nel dimostrare la ferma volontà di eliminare il finanziamento pubblico, allora dovrebbe restituire allo Stato la sua fetta di soldi rubati ai cittadini italiani, immediatamente. Se non lo fa, allora rimane e sarà sempre ciò che è: un partito di ladri.

Dunque, mi dispiace molto per gli allocchi che avevano creduto al pinocchietto di Rignano sull’Arno quando andava blaterando “Se vinco io, via il finanziamento pubblico ai partiti”. Renzi mente, mettetevelo bene in testa. Per come riesce a mentire, lui Berlusconi lo piglia di tacco, non dimenticatevelo. E intanto, la prima balla è stata già portata alla luce, a tempo record. Ve lo immaginate se questo arriva fino al 2018 quante balle sarà capace di propinarci? Quante altre truffe ai danni della collettività riuscirà a portare a termine, con il suo fidanzatino Al Fano e il complice discreto B.?

Prima balla a segno e palla al centro. E Grillo doveva dialogare con questo qua? Con chi è disonesto non si dialoga. Chi è disonesto deve restare solo e isolato da tutti. Perché “odiare un mascalzone è cosa nobile”. E con i mascalzoni sono si parla. Né tantomeno si fa un governo.

giovedì 20 febbraio 2014

Esci da questo corpo!!!


Molta gente si aspettava qualcosa di diverso dall'incontro tra Matteo Renzi e Beppe Grillo. E infatti molta gente si sbagliava, dimostrando per l'ennesima volta di non aver capito molto della situazione attuale. Ma non solo, di non aver capito un'acca della politica italiana in generale. Infatti non dovremmo mai dimenticare certi dati di fatto: la nostra è stata una classe politica disastrosa e corrotta, che ha distrutto il paese sotto ogni aspetto possibile, dalla scuola all'economia, dalla giustizia al lavoro. Se si dovesse scegliere uno solo tra tutti i motivi che hanno portato milioni di persone a credere nel progetto di Beppe Grillo e del MoVimento 5 Stelle, un solo motivo, allora sarebbe sicuramente la loro straordinaria e netta rottura con i modi, le finalità e le caratteristiche di questa classe politica. La totale rottura nei confronti di questo marcio sistema di potere. Che è lo stesso motivo che spinge il M5S a non fare alcuna alleanza: non solo perché non ci si può alleare con i propri nemici e con chi ha distrutto l'Italia (se li vuoi eliminare, certo non ti ci metti insieme) ma perché è proprio questa mentalità politica (quella della prima e seconda repubblica, quella di coalizioni e "grandi" partiti) che ci ha lasciato come eredità un paese che dovrebbe essere riformato sin dalle sue fondamenta.

Veniamo ora, nello specifico, al "dialogo" tra Renzi e Grillo. È opportuno sottolineare subito un dato di fatto: senza nulla togliere alla chiusura palese di Grillo nel prendere un qualsiasi accordo con Renzi, è innegabile che a rifiutare il dibattito non sia stato il comico, ma proprio il sindaco di Firenze. Se qualcuno non ci crede, beh... fatevi prescrivere un controllo per l'udito, perché Renzi ha esordito in questo modo:

"Noi non siamo qui a chiedervi nessun accordo vecchio stile.
Non siamo qui a chiedervi il voto di fiducia."

Molto bene: ma le consultazioni a cosa servono, se non a chiedere il voto di fiducia? Renzi si è posto subito in modo assolutamente ridicolo e sicuramente non collaborativo. Della serie "Io ti spiego quello che voglio fare, se ti sta bene è così, senno ciccia": non proprio un modo per imbastire un dialogo. Ricordiamoci che Renzi si era posto in questo modo ben prima di poter immaginare che Grillo non lo avrebbe lasciato parlare. Solo dopo aver capito che nessun dialogo sarebbe stato mai possibile Grillo ha preso la parola, consegnandoci un monologo epico che per la prima volta paradossalmente costituisce un vero contradditorio a Matteo Renzi. Già: paradossale. Perché finora nessun giornalista aveva mai fatto quello che ha avuto il coraggio di fare Grillo: spiattellare senza freno alcuno la verità su Matteo Renzi davanti a Matteo Renzi, uomo delle banche e di De Benedetti, vile servo di Berlusconi, che infatti mai sarebbe potuto rinascere politicamente se non con l'aiuto del suo giovane emulo.

Grillo ha semplicemente detto, in diretta tv (lo streaming è stato trasmesso anche da Sky e altri), quello che milioni di italiani pensano di Renzi. Renzi è stato semplicemente distrutto, incapace di replicare se non con pietose parodie de L'Esorcista ("Esci da questo blog!"), sbugiardato da Di Maio sull'unico punto di programma che è riuscito ad esporre (la bufala dell'abolizione delle province). Ma vi rendete conto? Pur sapendo che non sarebbe riuscito a parlare a lungo, non è riuscito neanche a trovare qualcosa che potesse "inchiodare" il M5S: il meglio che lo Scricciolo fioRenzino è riuscito a fare è stato tirare fuori un argomento che Di Maio ha smontato nel tempo record di 1 secondo e mezzo.

Proprio da qui, tuttavia, partono i rimpianti che ho provato dopo questo incontro. Il primo: se bastava così poco per "smerdare" l'esorciccio Renzi, allora forse era meglio lasciarlo parlare di più. Si sarebbe smerdato da solo e in modo ancor più imbarazzante. Una geniale vignetta di Natangelo ritrae Renzi che pensa "Poteva andare peggio: poteva lasciarmi parlare." Quanto è vero. Sono convinto che Renzi stia tirando un sospiro di sollievo pensando a quanti pericoli avrebbe corso se fosse stato obbligato a parlare di contenuti concreti. Il secondo rimpianto: avrei preferito sentir parlare di più persone come Di Maio o D'Incà. Sono loro che avranno il compito di opporsi all'aberrante governo Renzi nel luogo che conta veramente, vale a dire il Parlamento. Un Di Maio, un Di Battista, un Morra avrebbero potuto distruggere Renzi molto meglio di come ha fatto Beppe Grillo. In modo forse più pacato e più "istituzionale", ma credo altrettanto tagliente.

Ora però tocca davvero ai ragazzi di Roma: sono convinto che, come hanno smascherato le schifezze del governo Letta spesso addirittura fermandole (tagliole permettendo), riusciranno a fare seria opposizione anche contro il nascente governo Renzi, mai votato da nessuno, esattamente come il precedente. Quando anche Renzi crollerà, sotto il peso immane delle sue menzogne, allora forse persone oneste e competenti potranno far rinascere il paese.




Ps: una risposta al commento di +raffaello bianchi al mio post di ieri. Prima di tutto: un enorme grazie per tutti i tuoi commenti, che apprezzo e leggo sempre con grande interesse (come molti altri, peraltro). Detto questo, credo che Renzi, da abile sparatore di menzogne e supercazzole, avrebbe ogni interesse ad essere sostenuto dal M5S. Mi spiego meglio: se i 5 Stelle sostenessero il governo Renzi, quando lui non riuscirà a fare assolutamente niente di buono (dato che non è nella natura e nelle intenzioni di Renzi farlo) allora potrà usare il MoVimento come unico capro espiatorio per addossargli tutte le sue incapacità. "Votatemi, fatemi andare al governo da solo. Vedrete, sarò capace di fare tutte quelle riforme che i grillini non mi hanno permesso di fare." Ecco quello che dirà Renzi alle prossime elezioni, di qualsiasi alleato si ritrovi a questo giro. Vogliamo davvero farci sacrificare dal Renzino come fossimo carne da macello? A Renzi ci si oppone, perché è giusto ed è coerente farlo. E se Renzi farà qualcosa di buono (e ne dubito) il M5S lo appoggerà. Ma se farà schifezze (e le farà, mi ci gioco tutto) lo distruggerà. E intanto il M5S non si sarà reso complice di Renzi, in vista delle prossime elezioni. Quindi, sì, il tuo punto di vista è interessante e sicuramente molto intelligente, ma per questi motivi non credo che allearsi con l'Esorciccio sia la cosa giusta da fare. E sono molto felice che non lo abbiano fatto.

mercoledì 19 febbraio 2014

La democrazia diretta, questa sconosciuta…


I media italiani proprio non riescono a capirla. Forse addirittura ci provano, spremendo inutilmente le meningi, tentano invano di riuscire a capire come sia possibile che in un movimento politico si attui il concetto di democrazia diretta. Ieri circa 40 mila iscritti al portale del M5S (il numero dei votanti aumenta ogni volta o sbaglio?!?) hanno preso la parola e hanno espresso una scelta (difficile) a proposito delle consultazioni di Renzi. Andarci o non andarci? Il parere di Grillo lo sapevano tutti: si tratterà di una farsa. E probabilmente sarà così. Ma la Rete (non chiamiamola “base”, fa così tanto “partito ancien régime”) ha deciso comunque di parteciparvi. La decisione è stata presa e rispettata. Oggi intorno alle 13:45 i due capigruppo Camera e Senato del M5S andranno, insieme a Beppe Grillo, all’incontro con Renzi.

Questo non implica altro che un semplice e lineare concetto di “democrazia diretta”. È un inizio: ieri erano 5.000 persone a votare, poi 10.000, poi 20.000, ora sono in 40.000. Andate a chiedere sulla base di quante consultazioni popolari il Pd ha votato contro Rodotà, o a favore degli F-35. Sulla democrazia partecipata i partiti hanno solo da imparare da quello che sta facendo il MoVimento 5 Stelle, eppure la “libera” informazione sembra travisare continuamente questo semplice dato di fatto.

C’è il giornale che parla di attivisti che hanno “sconfessato” i leader del MoVimento, c’è il giornale che usa la parola “cittadini” usando le virgolette (come se fosse una parola strana, una parola impropria), c’è il giornale che va ad intervistare il solito “cane sciolto” del Senato (chiamiamoli “dissidenti” se vi torna meglio) che quando le consultazioni on-line non c’erano si lamentava (“uh, che palle, non sappiamo cosa ci chiede la base”) ed ora che ci sono non gli va bene lo stesso (“È inutile chiedere agli iscritti qualcosa, se nel porre la domanda dai già la risposta”). Mi fanno morire questi giornalisti che vanno ad intervistare quello che rappresenta (appena) l’1% dei parlamentari del M5S spacciandolo come “una cospicua fronda interna di dissidenti”.  Senza contare che poi questi “dissidenti” fanno sempre figure barbine, come questa. Infatti, il Sen. Campanella è stato smentito dai fatti: la “base” ha votato e il parere di Grillo ha contato solo come il suo personale parere, non certo una direttiva o, tantomeno, un diktat.

E intanto, i giornali, non contenti di non aver riportato una notizia, bensì una vera e propria invenzione mediatica (la “sconfessione dei leader” che non sono stati né sconfessati né leader), si mettono ad inventare ancora di più di sana pianta. Si parla ancora una volta di “governo del cambiamento”  o di “possibili accordi tra M5S e Pd” o addirittura di “voti 5Stelle a favore del governo Renzi”. A quanto pare, non era bastata la lezione del governo Bersani: le alleanze si fanno sui programmi e non sulla fiducia. E questo non si chiama “immobilismo a 5 Stelle”, dato che è quello che succede in tutte le democrazie. Si discute e ci si accorda su un programma, e poi si fa il governo.

Vedremo se Renzi è uno che sa discutere. Forse sa discutere. Ma ho seri dubbi che sappia accordarsi su un programma. E questo per un semplice dato di fatto: il programma di Renzi non esiste. Parola di un fiorentino che se lo è sopportato fino ad oggi. Dire che Renzi ha un programma consistente o completo è come affermare che Ruby è la nipote di Mubarak. La proposta di legge elettorale “Italicum” ne è un esempio lampante: non è stato neanche capace di fare una legge elettorale da solo. Ha scopiazzato il porcellum (anzi lo ha peggiorato) con l’appoggio di Verdini e di un condannato in via definitiva. È questo il nuovo che avanza?

Beh, lo sapremo molto presto. Secondo me, “non c’è un’idea”. E, “non essendoci un’idea” si tratta solo di “slogan”. Che non è cambiato nulla rispetto al governo Letta, con l’alleanza con i “diversamente berlusconiani”. Che “tra 30 giorni, quando si capisce che non c’è niente, il Paese dà di testa”. E queste non sono parole mie, non solo le parole di un grillino. Fabrizio Barca, Partitio Democratico. Signori, questi sono i partiti che hanno distrutto l’Italia: votateli ancora, mi raccomando.

sabato 15 febbraio 2014

San Valentino di sangue


Porca miseria, e chi se lo scorda più questo San Valentino. In un colpo solo abbiamo assistito a molti (raccapriccianti) eventi:
  • La caduta del governo Letta, un governo disastroso e fallimentare che doveva essere sfiduciato in modo palese e deciso, dimesso invece nelle stanze del potere (la sede del Pd) senza mai essere sfiduciato dal Parlamento.
  • Il Parlamento esautorato - ancora una volta - dal ruolo centrale che la nostra Costituzione gli assegna: tanto per cambiare, le decisioni che contano si prendono al suo esterno.
  • La decisione, davvero ridicola, di procedere con le consultazioni, come se i giochi fossero ancora aperti e come se ancora non sapessimo già chi sarà il prossimo Presidente del Consiglio: una pièce falsa e stucchevole davvero ipocrita.
  • Il terzo Presidente del Consiglio in due anni e mezzo (davvero un record) darsi il cambio al governo del paese. Tre capi di governo consecutivi mai votati dal popolo e nominati arbitrariamente da poche decine di persone. E anche questo - purtroppo - è un record.

Che paese incredibile, ragazzi: tu chiamala, se vuoi, democrazia. Ormai non esiste più neanche uno stralcio di democrazia in queste condizioni. Il Parlamento, che dovrebbe essere l’espressione massima del concetto di “sovranità popolare”, è tenuto al di fuori di qualsiasi processo decisionale e ha perso ogni suo significato. Si è cercato in ogni modo, gestendo questa crisi, di tenere ogni decisione fondamentale fuori dal Parlamento. Questa non è democrazia parlamentare.

E, mentre prima di oggi la responsabilità era da addossare quasi interamente a Giorgio Napolitano (una specie di monarca che sta trasformando questo paese in qualcosa che non so più come definire), adesso dobbiamo prendere atto di un fatto grave, anzi, gravissimo. Esiste un partito, il Pd, che ha preso una decisione nella propria sede (non in Parlamento, ma in nella sua sede nazionale) e ha stracciato ogni presupposto democratico di sovranità popolare nel giro di poche ore.

Nella sede del Partito, il Partito ha deciso. Il Partito ha votato un nuovo premier. La dirigenza del Partito ha espresso la sua volontà. Il Parlamento obbedisce, mentre il popolo italiano si limita a prendere atto della decisione del Partito.

Queste sono le caratteristiche di un partito totalitario, di un Partito Unico, di un Unico Modello di pensiero. Non sono le procedure che competono ad un partito che vorrebbe semplicemente partecipare al democratico svolgimento della politica nazionale. Il Partito che decide e il popolo che prende atto è un processo completamente ignoto a qualsiasi democrazia, ma fin troppo conosciuto in tutti quei paesi che hanno avuto la sfortuna di essere schiavi di una qualche dittaturanera o rossa che sia. Tanto è macroscopica questa violazione della democrazia che Faraone (il piddino della segreteria renziana che ebbe dubbi rapporti con la criminalità organizzata siciliana) ha affermato che il nuovo governo sarà un esecutivo politico. Ma un governo “politico” (cioè non “tecnico”) non dovrebbe passare dalle urne? Un colpo di stato bello e buono, il terzo in due anni e mezzo. Una media squisitamente italica.

Ma ora voglio proprio vedere che succede. Già, perché lo scricciolo fioRenzino adesso si trova a governare con gli stessi che hanno sostenuto Letta. Nel suo governo ci sarà sempre posto per gli Alfano e per i Gasparri, per le Santanchè e i Brunetta. Il rottamatore (presunto) che governa con i (presunti) rottamati. L’augurio (sincero) a Renzi è che si possa bruciare anzitempo, in questa sua scellerata corsa al potere. Che possa mangiarsi le mani fino ai gomiti per essersi bruciato le sue carte in modo così azzardato. Che possa scomparire prima ancora di nascere (politicamente). Che possa essere sbugiardato subito per quello che è: un bluffatore da strapazzo, un “Niente” travestito da “Fonzie”, un parolaio da quattro soldi. Un buffone. L’augurio è che questa possa essere l’ultima disperata carta che si gioca la Casta per tirare a campare, l’ultimo rantolo di una classe politica che, dopo questo ennesimo bluff, verrà completamente sepolta e ridicolizzata, una classe politica di partiti che non arriveranno neanche al 5%.

L’augurio, con tutto il cuore, è quello di fallire rovinosamente, una volta per tutte. E poi, finalmente, non sarà troppo tardi per dare il paese in mano a persone oneste.

giovedì 13 febbraio 2014

Tabù-litano


Esiste un’idea, un pericoloso concetto, un’eversiva perversione che Napolitano teme oltre ogni limite: le elezioni. Sono un tabù per il Presidente Napolitano. Gli hanno chiesto: “Elezioni?” E lui, con un velo di terrore misto a scandalo: “Non diciamo sciocchezze”.

Negli altri paesi invece succede qualcosa di diverso e di molto, molto strano. Reggetevi forte, perché lo shock potrebbe giocarvi un brutto scherzo.

I GOVERNI VENGONO DECISI IN BASE ALLE ELEZIONI.

Wow, che cosa eversiva e stravagante succede negli altri paesi. Non sono mica normali, nel resto del mondo! Qui invece sì, che sappiamo il fatto nostro: ogni 5 anni si vota, non si decide una cippa, neanche abbiamo la possibilità di scegliere i candidati, ma si vota; dopo le elezioni (che già di per sé sono una generosissima elargizione da parte di Re Giorgio) il Presidente della Repubblica sovverte i risultati delle votazioni – già ci ha fatto votare, per Dio, almeno lasciamogli fare come vuole lui adesso, no? – e dà l’incarico di governo ad uno che mai si era candidato premier, con una coalizione di governo che mai aveva annunciato di allearsi, durante la campagna elettorale.

E pensare che qualche buontempone qui sul blog ha sottolineato che tutto questo rientra nei poteri del Capo dello Stato! L’articolo 92 della Costituzione lo conosciamo tutti, è vero: il Presidente della Repubblica “nomina” il capo del governo. Molto bene: ora, per favore, in quale articolo della Costituzione è previsto che il Presidente della Repubblica decida non solo il Presidente del Consiglio, ma anche il programma di governo? L'anomalia rappresentata da Re Giorgio non è che costituita dal fatto di aver nominato un nuovo capo di governo, ma di essersi autoposto egli stesso come capo del governo!

Negli altri paesi si vota, chi vince governa, chi perde fa opposizione. Questa cosa fa davvero terrore al povero e tormentato Re Giorgio. Infatti, da noi, chi perde governa, chi vince fa opposizione (solo quando gli è concesso dal Presidente della Camera) e il capo del governo cambia senza che nessuno lo decida nelle urne elettorali.

L'eventuale salita di Renzi a capo del governo sarebbe qualcosa di talmente osceno da risultare incommentabile persino dal più ardito dei commentatori. Quale legittimazione popolare potrebbe mai avere Renzi, ritrovandosi Presidente del Consiglio senza passare dalle urne? E, per favore: non si pensi che Renzi sia legittimato da quel milione e nove di voti delle primarie. 1.900.000 voti non è niente: senza contare che poteva votare pure il gabibbo.

Esiste un solo caso in cui avrebbe una qualche giustificazione nominare un nuovo Presidente del Consiglio senza passare dalle urne: un governo “tecnico” (ma tecnico per davvero, non per finta) formato da eccellenze, da grandi personalità dai meriti indiscutibili, un governo apartitico che abbia il coraggio e le competenze per risolvere finalmente i problemi del paese. Questo (a limite) potrei capirlo. Ma un governo Renzi, con tanto di lista ministri che va da Lady Guillotin Boldrini a Baricco, non mi sembra proprio la stessa cosa. L’unica cosa sensata da fare, se Napolitano decidesse di rientrare nell’alveo delle prerogative costituzionali e abbandonare finalmente l’idea filomonarchica di democrazia che si ritrova, sarebbe dunque andare alle elezioni e finirla con questo governo: il governo delle 0 leggi, degli F-35, dei regali alle banche, il governo meno gradito nella storia della Repubblica, per lasciar decidere al popolo. Una buona volta.

Proprio per questo vorrei tornare alla Costituzione, e a quei simpaticoni che si stupivano della richiesta di impeachment a Napolitano e vanno citando l’articolo 92, forse dovremmo ricordare che molto prima dell’articolo 92, nella Costituzione, è sancito un concetto ben più importante, guarda caso, nel primo articolo dei principi fondamentali:

“La sovranità appartiene al popolo.”

Sono curioso: in che modo Tabù-litano ha mai rispettato questo principio fondamentale? E in che modo pensa di rispettarlo, bypassando le elezioni per dare l’incarico di governo a dei burattini mai eletti da nessuno? Le elezioni non sono un tabù: sono il cardine di una democrazia parlamentare.

martedì 11 febbraio 2014

Re Giorgio non è intoccabile


E fu così che anche la stampa estera si accorse della macroscopica violazione democratica e del mostruoso abuso di potere di Giorgio Napolitano. L’articolo di Alan Friedman uscito sul Financial Times ha scatenato molte reazioni, perlopiù scomposte e scandalizzate, che hanno visto tutti i personaggi legati a questo governo (non solo politici, come Letta, Monti stesso, o Renzi, ma anche giornalisti, come Vittorio Zucconi) agire congiuntamente in un’azione di difesa e di cieca devozione nei confronti del Presidente della Repubblica.

Mentre Napolitano, senza alcuna vergogna, respinge queste accuse dicendo che si tratta solo di “fumo” (Napolitano mai una volta che risponda alle accuse nel merito: o fugge al confronto o insabbia tutto), si va formando un fronte di finta-sinistra che va da Renzi a Letta con molti giornalisti dei quotidiani di partito “de sinistra” che sostiene una curiosa teoria, secondo la quale questa polemica abbia come effetto (e forse scopo) quello di riabilitare Berlusconi. Ecco, lo dirò senza mezzi termini: chi sostiene questa teoria non ci ha capito un cazzo. Ma non solo di questo breve frangente che va dall’estate del 2011 a oggi, ma non ci ha capito una mazza di tutta la politica italiana degli ultimi 20 anni. Tanto è che chi prende l’articolo di Friedman come un vero e proprio “scoop”, forse si è perso gli ultimi avvenimenti che hanno portato Napolitano ben oltre i limiti previsti dalla Carta costituzionale.

Forse occorre ricordare a questi “grandi intellettuali” della sinistra che nel 2011, quando Napolitano nominò un senatore a vita e lo rese, mai eletto da nessuno, Presidente del Consiglio, il centrosinistra avrebbe dovuto opporsi a tale maggioranza di larghe intese, se proprio voleva vincere le elezioni asfaltando Berlusconi. Il governo era in crisi d’identità. Sui giornali esteri non si parlava d’altro che delle zoccole dentro e fuori il Parlamento e delle uscite hard con minorenni di B. Con le dimissioni del delinquente e il Pdl ai minimi storici in quanto a gradimento, il Pd avrebbe stravinto le elezioni. Anche perché (e questo è un dato importante) il M5S non sarebbe riuscito ancora a rosicchiargli molti voti, non avendo ancora né la maturità necessaria, né il tempo materiale per concorrere in modo efficace alla corsa elettorale. Napolitano servì, con la nomina di Monti, l’assist perfetto a Berlusconi per organizzarsi e radunare i suoi, mentre il Pd (che da sempre dipende da Berlusconi, altrimenti non avrebbe mai preso più dell’1%) si prostrava ai piedi di Monti sostenendo per la prima volta (e non l’ultima) una maggioranza assieme al Nano pregiudicato.

Poi Napolitano nominò, dopo le elezioni di febbraio 2013, un Presidente del Consiglio a tavolino, il suo fido dipendente Letta. La sua maggioranza era composta dai partiti che avevano perso le elezioni. Per la prima volta nella storia della Repubblica, fu messo all’opposizione il partito che aveva preso più voti (il M5S), dando l’incarico di governo a partiti tra loro avversari (sulla carta) che avevano perso le elezioni. In poche parole, Napolitano trovò il modo di dare un governo a Berlusconi anche stavolta, nella più totale arbitrarietà e nel più clamoroso scacco matto nei confronti della democrazia. Il tutto con il consenso a novanta gradi della “sinistra”.

Quando Berlusconi decade, è il Pd a resuscitarlo con l’incontro Renzi-Berlusconi. Uno scricciolo mai eletto da nessuno e un condannato espulso dal Parlamento si sono messi d’accordo per riscrivere la legge elettorale ad usum partiti sullo stile del Porcellum (anzi, peggio) con la soave benedizione di Giorgio Napolitano. Il quale, inutile dirlo, non muove un dito per far tornare B. al governo con una legge elettorale incostituzionale che favorirebbe enormemente la coalizione di centrodestra.

Mi ripeto, lo so, ma è giusto rimarcare bene questo concetto: a fronte di quanto appena riassunto, chi sostiene oggi che queste accuse contro Napolitano facciano “il gioco di B.” non ha capito un cazzo di niente. Se c’è qualcuno da ringraziare, se abbiamo ancora a che fare con il Nano, allora quelli sono gli scagnozzi nanodipendenti del Piddì e Sua Maestà Re Giorgio. E il fatto che aggrava ancora di più la posizione di tutti coloro che riducono questa faccenda a “solo fumo” e la archiviano come un tentativo (volontario o meno) di far passare B. come una vittima dei complotti di Napolitano, è che tutto questo ci sta facendo perdere di vista il punto focale della questione. Il punto focale è che Giorgio Napolitano è deliberatamente andato oltre i suoi poteri, divenendo “capitano della squadra di governo” anziché “arbitro super-partes”. L’uomo che dovrebbe rappresentare l’unità nazionale e punto di riferimento di tutti i cittadini italiani ha, ormai da tempo, mosso i fili della politica in prima persona, snaturando così il ruolo di garante di tutte le parti politiche che dovrebbe ricoprire. E se non lo ricopre lui, allora la Repubblica non è più democratica, ma una semplice dittatura della maggioranza (o delle minoranze, come in questo caso). Se le opposizioni non vengono tutelate da lui, chi ci pensa?

Quello che Napolitano ha fatto e sta facendo è spostare sempre più l’ago della bilancia verso un regime, in cui una casta politica trasversale governa in nome dei propri interessi, e mai negli interessi della collettività. È il garante della Casta. È colui che lavora per la cristallizzazione della Casta, la sua conservazione al potere. Senza contare che, a causa di tutto questo, la totale inettitudine e incapacità di questa Casta sta logorando sempre di più un paese che presto collasserà su sé stesso. La violazione dei principi costituzionali commessa da Napolitano durante il suo “regno” è dunque tutt’altro che campata in aria e i suoi risvolti negativi si percepiscono pesantemente nella vita reale del paese. Adesso, nonostante l'archiviazione della richiesta di impeachment presentata dal M5S, decretata dalla vigliacca richiesta di non procedere votata dal Partito (anti)Democratico questa mattina, esiste comunque un dato certo: qualcuno ci ha messo la faccia e ha rotto quel muro di silenzio e complicità che vorrebbe far passare l’idea che il Presidente della Repubblica sia “intoccabile”. E se ne stanno accorgendo in tanti. Anche in Europa.

lunedì 10 febbraio 2014

Tweet a little tweet of Laura


“Dream a little dream of me” cantavano Louis Armstrong e Ella Fitzgerald in un meraviglioso duetto, interpretando un classico Jazz senza tempo. Allo stesso modo, Laura Boldrini ha espresso un ordine simile a tutti i nuovi (strapagati) dipendenti della Camera dei Deputati: “Tweet a little tweet of me”, sembra aver detto a tutti i nuovi arrivati.

Evidentemente, tutto ad un tratto, la Boldrini avverte la fondamentale necessità di una strategia di immagine sulla rete e di web reputation tanto grande da scomodare importanti società e altrettanto importanti capitali. C’è il web-editor, assunto dalla capo ufficio stampa ultra-boldriniana Anna Masera, con i suoi 33.000 euro annui. C’è il video editor maker, freelance ex dipendente di Repubblica e di Mediaset, con un “congruo” compenso di 22.000 euro annui. Il tutto ovviamente dalla stessa presidenza della Camera che aveva promesso fantasmagorici tagli alle spese della politica, che in realtà sono aumentate, proprio alla Camera dei Deputati. E, se questo è l’andazzo, non si fa fatica a capire perché.

Ma l’aspetto più grave è un altro investimento effettuato da Madama Boldrini: la somma di 49.000 euro (“congrua” anche questa, ci mancherebbe!) elargita alla società Hagakure Srl di Milano, titolare Marco Massarotto, per un contratto di otto mesi. Una società privata, esperta nei social media e nella web reputation. L’obiettivo? Ridurre, rimuovere e cancellare gli account che producono materiale ritenuto “oltraggioso” nei confronti della Camera dei Deputati e della sua Presidente, Laura Boldrini. L’aspetto più scandaloso di questo fatto non è tanto il lato economico (comunque esoso e a spese dei cittadini italiani) bensì proprio l’attività che viene richiesta dalla Boldrini alla Hagakure Srl.

Mi spiego: come sapete, non sono un patito delle offese e della volgarità. Dunque, quando chiunque (uomo o donna, personaggio pubblico e non, sia che ti chiami Laura Boldrini o Pinco Palla) viene offeso e diffamato a mezzo web, credo sia giusto perseguirlo, anche penalmente, se necessario. Bisogna chiaramente evitare di confondere (come fa spesso Madama La Presidente) la satira, la giusta critica, anche la feroce critica, con la diffamazione: sono due cose molto diverse che spesso, ahimè, vengono confuse. Ma qui casca l’asino: infatti, per tutto questo appena descritto (offese, diffamazioni, etc.) esistono già reati previsti dal codice penale e le relative pene. Non solo: esiste già un modo per perseguire questi reati. La polizia postale che ci sta a fare altrimenti? E allora, si può sapere a cosa servono i 49.000 euro buttati dalla finestra dalla Boldrini per l’azione di “controllo e rimozione” delle attività web contro la Presidenza della Camera? Sembra oltremodo chiaro, a questo punto, che l’azione di Madame Guillotin sia quella di applicare la tanto cara tagliola anche fuori dal Parlamento, tra la società civile, tra le persone che navigano in Rete. Sembra drammaticamente chiaro che alla Boldrini non basti far applicare semplicemente la legge, ma addirittura sia sua ferma e decisa intenzione quella di tappare la bocca a qualsiasi voce critica presente sul web.

Questo è fascismo. Questa è dittatura. E, ironia della sorte, è una mordacchia alla democrazia e alla libertà di parola che queste sanguisughe della nostra classe politica fanno pagare proprio da noi. Vi immaginate? Come vi sentireste, vittime di censura pagata da voi stessi? Io critico, io parlo. Se questo non è possibile, allora per favore: non chiamatela più democrazia. Questa è una roba che nemmeno in 1984: Madame Guillotin lo prende di tacco il Grande Fratello.

Ah, giusto, dimenticavo: siamo in emergenza democratica per colpa di quei potenziali stupratori dei grillini. Scusata, mea culpa. Me ne ero dimenticato.

sabato 8 febbraio 2014

Beppe Grillo nei guai?


In queste ore molti giornali stanno parlando del “rischio” che correrebbe Beppe Grillo di andare in galera. La causa? La richiesta del pm di 9 mesi di reclusione per quella (ormai famosa, per chi lo segue da un po’) storia del “sigillo rotto” in una delle manifestazioni No Tav in Val di Susa. “Rottura di sigillo”, come ha sempre scherzato il comico.

Su questo, giusto un paio di considerazioni: se dovesse andare in galera uno che ha rotto un sigillo di una baita, mentre Berlusconi, Dell’Utri e personaggi simili sono ancora a piede libero, questo mi farebbe seriamente preoccupare per la giustizia del nostro paese (che già preoccupa, tuttavia); e poi un’altra cosa: non fa forse riflettere quanto sia ingolfata e sciocca la nostra macchina della giustizia? Insomma, stiamo parlando di uno che ha “violato un sigillo”: fategli pagare una multa e non fate andare il procedimento in via penale. Si risparmierebbe tempo, soldi e sicuramente si farebbe più bella figura.

Ma i giornali non parlano solo di questo quando, in queste ore, proclamano “guai giudiziari per Beppe Grillo”. Già, infatti, si dà il caso che Grillo sia indagato per aver “incitato la polizia a disobbedire agli ordini”. Nel suo post in cui invitava i poliziotti di smettere di proteggere i politici e solidarizzare con la società civile fece scatenare tanti benpensanti da salotto. Uno di loro è nientemeno che il segretario nazionale dei giovani del Pd (sic!): Fausto Raciti.

Al piccolo Raciti questa pappa amara proprio non è voluta andare giù. Ha infatti presentato un esposto in cui denuncia Beppe Grillo per “istigazione di militari a disobbedire alle leggi. Interessante: peccato però che il reato (previsto dall’art. 266 del C.P.) non abbia niente a che vedere con quello che ha scritto pubblicamente Beppe Grillo. Grillo infatti invitava a non proteggere più “a priori” la “classe politica”. Per quale motivo questo non costituisce reato? Articolo 2 della legge 11 luglio 1978, n. 382:

I  militari  prestano giuramento con la seguente formula: "Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e  le leggi e di adempiere con disciplina ed onore tutti i doveri del mio  stato  per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni".

L’espressione “classe politica” non è riconducibile né al concetto di “Patria” (che al contrario, è rappresentato da tutti i cittadini, politici e non) né tantomeno al concetto di “istituzioni” (il Parlamento, la Magistratura: queste sarebbero “istituzioni”, non certo il vago termine “classe politica”). Insomma, pare evidente che il piccolo Raciti debba tornare a scuola a studiare un po’ di diritto. Le figure di merda che sono in grado di fare nel Piddì sono sempre qualcosa di esilarante, e questa non è da meno.

Ma non finisce qui: infatti, il piccolo Raciti ha successivamente dichiarato che il suo è un atto politico.

“Il mio è un atto politico, ho voluto sollevare un problema. Ci sono cose che in democrazia non si possono fare ed esiste una linea rossa che non si può superare: cosa che Grillo ha fatto. Un conto sono le pagliacciate fatte alla Camera, altro è attaccare lo Stato.”

Tralasciando la grave affermazione sui fatti avvenuti alla Camera nel giorno della tagliola (io di pagliacciata ne ho vista una sola: “Bella Ciao” stuprata da un gruppo politico corrotto e immorale; e dico “pagliacciata” perché non mi va di essere volgare) rimane comunque un dato che ha dell’incredibile: il piccolo Raciti definisce “un atto politico” ciò che è (e dovrebbe essere) un atto squisitamente giudiziario. In pratica ha appena confessato di aver rivolto impropriamente un esposto giudiziario contro un avversario politico. Una roba così neanche in Uganda! (cit.)

Per concludere, un’ultima riflessione. Non mi aspetto certo che la facciano i piddini, seppure giovani, degnamente capeggiati dal piccolo Raciti, che al contrario dimostra ignoranza, disonestà e soprattutto stupidità (perché questo, sia chiaro, è stato un autogol pazzesco del Pd): mi aspetto piuttosto che questa riflessione venga accolta da chi sa di avere un cervello e ha scoperto che usarlo è sicuramente una buona idea. Ha davvero senso difendere la cieca obbedienza senza se e senza ma? Ha davvero senso limitarsi a obbedire senza usare il proprio intelletto, la propria razionalità e la propria morale? È davvero questo che un essere umano, pensante e maturo, ma soprattutto onesto, dovrebbe fare? Ridursi ad una macchina di esecuzione meccanica di ordini dall’alto? Credo proprio di no.

Qualcuno disse “L’obbedienza non è più una virtù”. Aveva ragione. Proteggere una classe politica di pregiudicati, di corrotti, di schiavi delle banche e dei poteri forti, di collusi con la mafia, di questi personaggi che hanno ucciso la democrazia parlamentare: tutto questo non può essere considerato una virtù, altrimenti abbiamo perso ogni principio logico e morale.

giovedì 6 febbraio 2014

I capricci di Sua Maestà


Oh, questa è bella. Finalmente, una buona notizia. Napolitano ha detto che “i governi Monti e Letta” non sono affatto “un suo capriccio”, ma che ha dovuto fronteggiare “il rischio che l’Italia rimanesse senza governo”. Oh, bene: ora che lo ha detto lui, siamo tutti più tranquilli.

In realtà, il governo Monti venne nominato (e non nel senso dei “nominati” dal porcellum, no, venne proprio nominato in stile Re Sole) da Napolitano a seguito delle dimissioni (probabilmente indotte) di Silvio Berlusconi. Attenzione: dimissioni, probabilmente indotte. Il governo Berlusconi IV, per quanto odiato (ricordarsi dei festeggiamenti nelle piazze alla caduta del suo governo) non è mai stato sfiduciato. Si tratta del primo caso in cui senza alcuna particolare ragione politica e/o numerica il governo si sfiducia da solo. E così, eccallà! Il Presidente della Repubblica mette al posto del Nano un Burattino non meglio identificato, nominandolo in fretta e furia Senatore a Vita e dandogli l’incarico per il governo tecnico. Tecnico per chi, è chiaro ormai a tutti: il governo Monti ha dato il tempo e i mezzi a Berlusconi di rinascere, di risalire la china e di ripresentarsi alle elezioni, il tutto con l’imbarazzante assenso della “sinistra” che, invece di cogliere l’occasione al volo e asfaltare B. alle elezioni, vota la fiducia al governo tecnico, sostenendo di fatto già a partire da quel momento le “larghe intese” con il Pdl.

Capriccio numero uno di Sua Maestà Re Giorgio:
Napolitano non tollera che una forza politica prevarichi le altre. La sua visione della politica è quella di un eterno inciucio, larghe intese forever and ever, clima di “pacificazione” e così via. Una cristallizzazione della Casta, in poche parole. E così, il Garante della Casta ha manomesso per la prima volta la democrazia. C’era forse il rischio che l’Italia rimanesse senza governo? O forse il Presidente della Repubblica si mosse autonomamente, oltrepassando già allora i limiti previsti dal suo ruolo?


Il governo Letta nasce dalle elezioni seguenti la caduta del governo Monti. Anche quello, mai sfiduciato da nessuno. Con una fretta infernale, probabilmente rivolta a bloccare la rincorsa dei “grillini” verso il Parlamento, si decise così, nottetempo, di andare alle urne. Per la seconda volta in pochi anni, il Presidente della Repubblica scioglie le camere senza che nessun governo venga mai sfiduciato dal Parlamento. Si tratta di un evento a sé stante in tutta la storia della Repubblica Italiana.

Capriccio numero due di Sua Maestà Re Giorgio:
Berlusconi è ora più forte, si è riorganizzato e ha radunato i suoi. Il M5S non è ancora pronto e organizzato per partecipare alle elezioni (si vede infatti costretto a raccogliere le firme in fretta e furia, in pieno inverno). Esisteva forse un momento migliore, per il Garante della Casta, di fissare la data per le nuove elezioni?


Dopo le elezioni, Napolitano fa qualcosa che resterà per sempre nei libri di storia: dopo il “mandato esplorativo” di Bersani, miseramente fallito anche a causa degli “otto punticini” e del rifiuto di accogliere le richieste del primo partito nazionale (rimborsi elettorali, legge elettorale, tagli di stipendio, etc.), il Presidente della Repubblica trova il modo di far governare i due partiti che hanno perso le elezioni, schiaffando all’opposizione l’unico partito che le aveva vinte. Il tutto mentre si celebrava la sua rielezione di dubbia costituzionalità.

Capriccio numero tre di Sua Maestà Re Giorgio:
Sabotare le elezioni a proprio uso e consumo, sempre e unicamente in difesa della Casta.


Altro che “senso di responsabilità” e “senso dello Stato”! Altro che “garante della Costituzione”! Altro che “rappresentante dell’unità nazionale”! Negli ultimi anni, Giorgio Napolitano ha violato i limiti imposti dalla Costituzione in ogni modo, e in ogni occasione possibile. Ha manovrato la caduta e la nascita di ben 3 governi, ignorando bellamente la volontà popolare manifestata tramite le elezioni. Ha resuscitato grazie all’aiuto della “sinistra” un pregiudicato che ha distrutto l’economia, la politica e la giustizia italiana. Si è macchiato di varie altre colpe (dalle intercettazioni di Mancino alla Terra dei fuochi) di cui dovrebbe rispondere e per le quali, come minimo, non dovrebbe essere all’altezza del ruolo che ricopre.

L’aspetto drammatico della questione è che questi, ahimè, non sono i capricci di un sovrano impazzito: sono le mosse studiate di un uomo che sta trasformando la nostra Repubblica parlamentare in qualcosa che assomiglia più alla dittatura di una Casta trasversale e autoritaria che ad una vera democrazia. Questo non è un capriccio, ma un piano ben preciso. E questo piano scellerato deve essere fermato, ne va del futuro del nostro paese.

lunedì 3 febbraio 2014

Io sono un potenziale stupratore


E così, ironia della sorte, arrivato all’età di (quasi) 27 anni mi scopro essere un pericoloso potenziale stupratore. Grazie Laura. Se poi consideriamo che io seguo il blog di Beppe Grillo dal 2005, allora lancio un avviso ai naviganti: vi trovate sul blog di un pericolo pubblico, un eversivo stupratore senz’anima.

Ma dico, è mai possibile che oltre al continuo sfascio del paese e della democrazia, uno debba sentirsi pure offendere a livello personale dalla Presidente della Camera? C’è poco da scherzare: io mi sento offeso. Io vivo con la mia compagna, stiamo progettando insieme la nostra vita, speriamo in un futuro di avere una famiglia. Non ho mai fatto niente di male per sentirmi dare del potenziale stupratore. La mia è una vita pacifica, normale e rispettosa nei confronti delle donne. E quale sarebbe la mia colpa? Seguire un blog?!?

Quello che ha detto la Boldrini l’altra sera da Fazio (Zerbino facci sognare!) non è solo grave e offensivo: è da denuncia. Sarebbe necessaria un’azione collettiva da parte dei milioni di frequentatori del blog di Beppe Grillo che mai e poi mai farebbero violenza ad una donna. Denunciare la Boldrini per pubblica diffamazione. E Fazio per complicità.

L’affermazione della Boldrini (“Chi partecipa a quel blog è un potenziale stupratore”) è discriminatoria, intollerabile e volgare. Senza contare che parte da presupposti completamente falsi: sono alcuni “presunti”commenti comparsi su Facebook che ricorrono ad offese sessiste, non certo il post di Beppe Grillo o il (divertentissimo) video postato sul blog. La reazione di Madame Guillotin è persino peggio di Berlusconi quando disse che non potevano esserci “così tanti coglioni” che votavano a sinistra. È molto peggio, per vari motivi. Tanto per cominciare, “coglione” è un offesa, certo, ma anche una parola che ormai è entrata nel linguaggio comune: pare più un’offesa “alla bona” più che un vero attacco (anche se da condannare, perché manca di rispetto a buona parte dell’elettorato italiano). L’accusa di “potenziale stupratore”, al contrario, è molto pesante, anche giuridicamente. In secondo luogo, Berlusconi (quando se ne uscì con quella pietosa espressione) non era che il candidato di quella determinata fazione politica, mentre la Boldrini ha ora un ruolo super-partes ben più “di garanzia” e di “unità nazionale”.

Spero vivamente che parta una sorta di class action dal blog di Beppe Grillo: la Boldrini merita di essere indagata per diffamazione. Spero che molte persone oneste, pacifiche e rispettose nei confronti delle donne (persone come me, semplici cittadini) si sentano ugualmente offesi da queste gravi parole.

Laura Boldrini deve dimettersi. Ha appena dimostrato, occasione dopo occasione, di essere completamente fuori luogo, di non saper svolgere un ruolo in cui Fini sembrava, a confronto, un gentiluomo (e ve lo dice uno che è sempre stato di sinistra); Laura Boldrini ha dimostrato di stravolgere le regole democratiche e ha deliberatamente sospeso la democrazia parlamentare; Laura Boldrini ha offeso sul piano personale milioni di persone oneste, dando loro dei “potenziali stupratori”. Tutto questo è inaccettabile: dobbiamo reagire e farci rispettare per quello che siamo. Persone oneste.

domenica 2 febbraio 2014

La grande superficialità


Rimango molto stupito dell’enorme polverone scaturito dagli insulti scatenati sul web contro Laura Boldrini. Non approvo le volgarità, insomma, questo è certo. Ma trovo davvero singolare che si sollevi un simile polverone. Capirei il polverone causato dal “boia Napolitanopronunciato da Sorial, o della particolare abilità delle piddine a fare pompini accennata da De Rosa: si tratterebbe in questi casi di parlamentari (e non sciocchi qualunque dietro al pc) che dicono qualcosa di volgare, o comunque di “forte”. Ma sempre a patto che il polverone sollevato dal linguaggio non copra notizie ben più gravi (e tanto per cambiare è successo esattamente questo): quello che non capirei però è quello che sta avvenendo in queste ore. Beppe Grillo ha condiviso un video sulla sua pagina: un video satirico amatoriale davvero spassoso, in cui un malcapitato si trovava in macchina la Boldrini, con tutte le sue frasi fatte da buonista da quattro soldi. È doveroso sottolineare, dunque, che il post di Beppe Grillo, preso da sé, non era volgare né tantomeno incitava alla volgarità. Questo “piccolo” dettaglio è sfuggito a tutta la libera (!) informazione: un caso? Non credo.

Pur prendendo le distanze da ogni tipo di volgarità e di violenza, fisica e verbale, non riesco a stupirmi delle reazioni “estreme” di questi volgari commentatori: sarebbe un po’ come andare a vedere un incontro di boxe e stupirsi Oh, ma questi si prendono a cazzotti!!!”. La volgarità, la stupidità, la violenza: sono caratteristiche che esistono, e che si trovano normalmente in ogni fascia di elettorato politico. Prendere i peggiori insulti scritti in Rete di qualche elettore del M5S e dedurre che quello è il pensiero incitato e invogliato da Grillo o, peggio ancora, dai parlamentari 5 Stelle, è pura follia se non completa disonestà. Senza contare che, come è già successo in passato, molte frasi ingiuriose “da denuncia” pubblicate su internet potrebbero anche essere opera di troll o account fake manovrati proprio da accaniti detrattori del M5S.

Proviamo a prendere certe pagine web che ricorrono sistematicamente all’insulto, come “Movimento 5 Stronzi” o “Movimento dei Caproni”, che hanno come unici bersagli il M5S e certi giornalisti come Travaglio o Gomez (peraltro tra i pochissimi giornalisti bravi di questo paese): troveremo nei commenti (ma non solo) insulti di ogni genere, anche sessisti se si tratta di donne (“Giulia Sarti, l’unica cosa che sa contare sono i centimetri di cazzo”), e per nessuno di essi si è mai scomodato nessun giornale, o nessuna richiesta di denuncia da parte della alte sfere dello Stato. E va bene così. Già, perché se per ogni cretino che scrive frasi come quella riportata qui sopra partisse un polverone mediatico, i giornali non parlerebbero d’altro.

Il punto è che trovo di una grande superficialità lo stupirsi che esista questo genere di volgarità: la stupidità umana non è certo nata ieri. Quello che mi indigna è che ci si concentri sul “dito” (frasi volgari scritte da un signor Nessuno su internet) e non si menzioni affatto la “luna” (una Presidente della Camera che in perfetto stile fascista sopprime la discussione Parlamentare per favorire gli interessi del governo e di un manipolo di banchieri). Quale dei due fatti è più grave: un cazzaro su Facebook o la soppressione della democrazia parlamentare?

"Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito": questa casta politica indecente e questa informazione di Sua Maestà pensano di avere davanti una platea di stolti. Ma sono sicuro che i saggi li smentiranno molto presto.

sabato 1 febbraio 2014

Tolleranza Zero


Mi ha colpito molto una frase pronunciata dal Presidente del Consiglio Enrico Letta, durante la conferenza stampa dopo il Consiglio dei Ministri di ieri, 31 Gennaio 2014:

“Credo ci sia stata una tolleranza eccessiva.
Si tratta di una minoranza che cerca di prevaricare le regole con cui funzionano le istituzioni.
Tutto questo è grave e sbagliato ed è giusto reagire.”

In queste ore, la frase di Letta sta facendo il giro del web. Ma credo sia interessante approfondire il discorso: quante menzogne può infilare Enrico Letta in una sola frase? Questo è Enrico Letta al suo apice: tutte le caratteristiche del capo del peggior governo dai tempi del dopoguerra condensate in un misero intervento di due righe. Ogni frase pronunciata da Letta contiene anche più di una falsità o mistificazione. Letta mente, sempre.

“Credo ci sia stata una tolleranza eccessiva.” La “tolleranza eccessiva” verso il M5S di cui parla Enrico Letta non è un qualcosa di confuso, di astratto, bensì un concetto esistente in ogni regime democratico: il diritto di fare opposizione. Questo fascistello da quattro soldi forse si dimentica che il diritto dell’opposizione di esercitare il proprio dissenso in tutte le forme concesse dalla legge è un aspetto fondamentale di ogni democrazia. Questa classe politica è talmente abituata a fare schifezze e porcate di ogni genere, nella più completa impunità, che ormai anche la più risibile forza di opposizione verrebbe considerata un'intollerabile variante al sistema di potere. Dopo anni di malgoverno, finalmente, in Italia abbiamo un’opposizione: buon divertimento, Letta. Il potere che teme l’opposizione e non intende “tollerarla” è un potere debole, fiacco e messo con le spalle al muro. Un potere prossimo alla sua caduta.

“Si tratta di una minoranza che cerca di prevaricare le regole con cui funzionano le istituzioni.” Qui, in una sola frase, Letta è capace di infilarci ben più di una menzogna. La prima: “una minoranza”. Il Partito Democratico, alle scorse elezioni, ha preso 8.644.523 voti. Il MoVimento 5 Stelle invece ne ha presi 8.689.458: quasi 45 mila voti in più. In Parlamento, il Pd ha avuto 292 seggi. Il M5S, con 45 mila voti in più, ne ha avuti quasi un terzo: 108. Sorvolando la paradossale violazione del principio di suffragio e di voto eguale causato dal porcellum (e per niente diverso dai principi ispiratori dell’Italicum), rimane evidente come non si tratti affatto di una minoranza. O almeno, non di una minoranza a livello “rappresentativo” della popolazione italiana, forse una minoranza “parlamentare” causata da una legge elettorale incostituzionale. Perché Letta può dire impunemente certe cose? Altra balla contenuta da questa frase di Letta: “le regole con cui funzionano le istituzioni”. Però! Non mi risulta che la Boldrini, tagliando ogni discussione parlamentare e violando il principio di imparzialità che dovrebbe ispirare il Presidente della Camera si sia mossa in modo democratico o funzionale ai regolamenti delle istituzioni. Nessuno, nella storia della Repubblica, aveva mai fatto una cosa del genere. Inoltre, sempre parlando di “regole di funzionamento delle istituzioni”, perché non accennare ai decreti formalmente incostituzionali con cui Letta sta governando dal giorno del suo insediamento: i decreti legge dovrebbero avere una funzione di “urgenza” ed essere “omogenei” (cioè non coinvolgere argomenti diversi al loro interno, come invece accade sempre, anche nel caso del decreto Imu-Bankitalia) e, al contrario, i decreti del governo Letta (firmati scandalosamente da Napolitano) sono precisamente l’opposto di ciò che dovrebbero essere. Con che faccia Letta ci viene a parlare di “regole con cui funzionano le istituzioni”? Mi sembra che qui l’unico che prevarica queste regole sia proprio il suo governo.

“Tutto questo è grave e sbagliato ed è giusto reagire.” Sarebbe curioso (o meglio: preoccupante) immaginare come potrebbe mai reagire questa casta politica ad una giusta e sacrosanta opposizione parlamentare. Probabilmente, non potrà che farlo con mezzi impropri e illegali, come quelli utilizzati da Madama Boldrini nel “giorno della tagliola”. Purtroppo, è così che succede quando chi dovrebbe far rispettare la legge è il primo a violarla.

Caro Letta, dopo le tue parole lo sai che idea mi sono fatto? Che in fondo hai ragione: c’è stata una tolleranza eccessiva. Sì, la tolleranza con cui gli italiani hanno sopportato per lunghi anni questa classe politica degenerata e corrotta, tutti gli anni in cui ancora le coscienze di milioni di italiani (e saranno sempre di più) non si erano ancora risvegliate. Gli anni del berlusconismo e della sua finta opposizione degli inciuciari di sinistra. Gli anni del Presidente della Repubblica che nomina a suo piacimento i governi, trasformando una Repubblica Parlamentare in una specie di Monarchia. Ha ragione, Presidente Letta: c’è stata una “tolleranza eccessiva”. La tolleranza con cui vi abbiamo lasciato rovinare questo paese. Ma adesso, la pazienza è finita. E la tolleranza, pure.
UA-57431578-1