giovedì 6 febbraio 2014

I capricci di Sua Maestà


Oh, questa è bella. Finalmente, una buona notizia. Napolitano ha detto che “i governi Monti e Letta” non sono affatto “un suo capriccio”, ma che ha dovuto fronteggiare “il rischio che l’Italia rimanesse senza governo”. Oh, bene: ora che lo ha detto lui, siamo tutti più tranquilli.

In realtà, il governo Monti venne nominato (e non nel senso dei “nominati” dal porcellum, no, venne proprio nominato in stile Re Sole) da Napolitano a seguito delle dimissioni (probabilmente indotte) di Silvio Berlusconi. Attenzione: dimissioni, probabilmente indotte. Il governo Berlusconi IV, per quanto odiato (ricordarsi dei festeggiamenti nelle piazze alla caduta del suo governo) non è mai stato sfiduciato. Si tratta del primo caso in cui senza alcuna particolare ragione politica e/o numerica il governo si sfiducia da solo. E così, eccallà! Il Presidente della Repubblica mette al posto del Nano un Burattino non meglio identificato, nominandolo in fretta e furia Senatore a Vita e dandogli l’incarico per il governo tecnico. Tecnico per chi, è chiaro ormai a tutti: il governo Monti ha dato il tempo e i mezzi a Berlusconi di rinascere, di risalire la china e di ripresentarsi alle elezioni, il tutto con l’imbarazzante assenso della “sinistra” che, invece di cogliere l’occasione al volo e asfaltare B. alle elezioni, vota la fiducia al governo tecnico, sostenendo di fatto già a partire da quel momento le “larghe intese” con il Pdl.

Capriccio numero uno di Sua Maestà Re Giorgio:
Napolitano non tollera che una forza politica prevarichi le altre. La sua visione della politica è quella di un eterno inciucio, larghe intese forever and ever, clima di “pacificazione” e così via. Una cristallizzazione della Casta, in poche parole. E così, il Garante della Casta ha manomesso per la prima volta la democrazia. C’era forse il rischio che l’Italia rimanesse senza governo? O forse il Presidente della Repubblica si mosse autonomamente, oltrepassando già allora i limiti previsti dal suo ruolo?


Il governo Letta nasce dalle elezioni seguenti la caduta del governo Monti. Anche quello, mai sfiduciato da nessuno. Con una fretta infernale, probabilmente rivolta a bloccare la rincorsa dei “grillini” verso il Parlamento, si decise così, nottetempo, di andare alle urne. Per la seconda volta in pochi anni, il Presidente della Repubblica scioglie le camere senza che nessun governo venga mai sfiduciato dal Parlamento. Si tratta di un evento a sé stante in tutta la storia della Repubblica Italiana.

Capriccio numero due di Sua Maestà Re Giorgio:
Berlusconi è ora più forte, si è riorganizzato e ha radunato i suoi. Il M5S non è ancora pronto e organizzato per partecipare alle elezioni (si vede infatti costretto a raccogliere le firme in fretta e furia, in pieno inverno). Esisteva forse un momento migliore, per il Garante della Casta, di fissare la data per le nuove elezioni?


Dopo le elezioni, Napolitano fa qualcosa che resterà per sempre nei libri di storia: dopo il “mandato esplorativo” di Bersani, miseramente fallito anche a causa degli “otto punticini” e del rifiuto di accogliere le richieste del primo partito nazionale (rimborsi elettorali, legge elettorale, tagli di stipendio, etc.), il Presidente della Repubblica trova il modo di far governare i due partiti che hanno perso le elezioni, schiaffando all’opposizione l’unico partito che le aveva vinte. Il tutto mentre si celebrava la sua rielezione di dubbia costituzionalità.

Capriccio numero tre di Sua Maestà Re Giorgio:
Sabotare le elezioni a proprio uso e consumo, sempre e unicamente in difesa della Casta.


Altro che “senso di responsabilità” e “senso dello Stato”! Altro che “garante della Costituzione”! Altro che “rappresentante dell’unità nazionale”! Negli ultimi anni, Giorgio Napolitano ha violato i limiti imposti dalla Costituzione in ogni modo, e in ogni occasione possibile. Ha manovrato la caduta e la nascita di ben 3 governi, ignorando bellamente la volontà popolare manifestata tramite le elezioni. Ha resuscitato grazie all’aiuto della “sinistra” un pregiudicato che ha distrutto l’economia, la politica e la giustizia italiana. Si è macchiato di varie altre colpe (dalle intercettazioni di Mancino alla Terra dei fuochi) di cui dovrebbe rispondere e per le quali, come minimo, non dovrebbe essere all’altezza del ruolo che ricopre.

L’aspetto drammatico della questione è che questi, ahimè, non sono i capricci di un sovrano impazzito: sono le mosse studiate di un uomo che sta trasformando la nostra Repubblica parlamentare in qualcosa che assomiglia più alla dittatura di una Casta trasversale e autoritaria che ad una vera democrazia. Questo non è un capriccio, ma un piano ben preciso. E questo piano scellerato deve essere fermato, ne va del futuro del nostro paese.
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