martedì 11 febbraio 2014

Re Giorgio non è intoccabile


E fu così che anche la stampa estera si accorse della macroscopica violazione democratica e del mostruoso abuso di potere di Giorgio Napolitano. L’articolo di Alan Friedman uscito sul Financial Times ha scatenato molte reazioni, perlopiù scomposte e scandalizzate, che hanno visto tutti i personaggi legati a questo governo (non solo politici, come Letta, Monti stesso, o Renzi, ma anche giornalisti, come Vittorio Zucconi) agire congiuntamente in un’azione di difesa e di cieca devozione nei confronti del Presidente della Repubblica.

Mentre Napolitano, senza alcuna vergogna, respinge queste accuse dicendo che si tratta solo di “fumo” (Napolitano mai una volta che risponda alle accuse nel merito: o fugge al confronto o insabbia tutto), si va formando un fronte di finta-sinistra che va da Renzi a Letta con molti giornalisti dei quotidiani di partito “de sinistra” che sostiene una curiosa teoria, secondo la quale questa polemica abbia come effetto (e forse scopo) quello di riabilitare Berlusconi. Ecco, lo dirò senza mezzi termini: chi sostiene questa teoria non ci ha capito un cazzo. Ma non solo di questo breve frangente che va dall’estate del 2011 a oggi, ma non ci ha capito una mazza di tutta la politica italiana degli ultimi 20 anni. Tanto è che chi prende l’articolo di Friedman come un vero e proprio “scoop”, forse si è perso gli ultimi avvenimenti che hanno portato Napolitano ben oltre i limiti previsti dalla Carta costituzionale.

Forse occorre ricordare a questi “grandi intellettuali” della sinistra che nel 2011, quando Napolitano nominò un senatore a vita e lo rese, mai eletto da nessuno, Presidente del Consiglio, il centrosinistra avrebbe dovuto opporsi a tale maggioranza di larghe intese, se proprio voleva vincere le elezioni asfaltando Berlusconi. Il governo era in crisi d’identità. Sui giornali esteri non si parlava d’altro che delle zoccole dentro e fuori il Parlamento e delle uscite hard con minorenni di B. Con le dimissioni del delinquente e il Pdl ai minimi storici in quanto a gradimento, il Pd avrebbe stravinto le elezioni. Anche perché (e questo è un dato importante) il M5S non sarebbe riuscito ancora a rosicchiargli molti voti, non avendo ancora né la maturità necessaria, né il tempo materiale per concorrere in modo efficace alla corsa elettorale. Napolitano servì, con la nomina di Monti, l’assist perfetto a Berlusconi per organizzarsi e radunare i suoi, mentre il Pd (che da sempre dipende da Berlusconi, altrimenti non avrebbe mai preso più dell’1%) si prostrava ai piedi di Monti sostenendo per la prima volta (e non l’ultima) una maggioranza assieme al Nano pregiudicato.

Poi Napolitano nominò, dopo le elezioni di febbraio 2013, un Presidente del Consiglio a tavolino, il suo fido dipendente Letta. La sua maggioranza era composta dai partiti che avevano perso le elezioni. Per la prima volta nella storia della Repubblica, fu messo all’opposizione il partito che aveva preso più voti (il M5S), dando l’incarico di governo a partiti tra loro avversari (sulla carta) che avevano perso le elezioni. In poche parole, Napolitano trovò il modo di dare un governo a Berlusconi anche stavolta, nella più totale arbitrarietà e nel più clamoroso scacco matto nei confronti della democrazia. Il tutto con il consenso a novanta gradi della “sinistra”.

Quando Berlusconi decade, è il Pd a resuscitarlo con l’incontro Renzi-Berlusconi. Uno scricciolo mai eletto da nessuno e un condannato espulso dal Parlamento si sono messi d’accordo per riscrivere la legge elettorale ad usum partiti sullo stile del Porcellum (anzi, peggio) con la soave benedizione di Giorgio Napolitano. Il quale, inutile dirlo, non muove un dito per far tornare B. al governo con una legge elettorale incostituzionale che favorirebbe enormemente la coalizione di centrodestra.

Mi ripeto, lo so, ma è giusto rimarcare bene questo concetto: a fronte di quanto appena riassunto, chi sostiene oggi che queste accuse contro Napolitano facciano “il gioco di B.” non ha capito un cazzo di niente. Se c’è qualcuno da ringraziare, se abbiamo ancora a che fare con il Nano, allora quelli sono gli scagnozzi nanodipendenti del Piddì e Sua Maestà Re Giorgio. E il fatto che aggrava ancora di più la posizione di tutti coloro che riducono questa faccenda a “solo fumo” e la archiviano come un tentativo (volontario o meno) di far passare B. come una vittima dei complotti di Napolitano, è che tutto questo ci sta facendo perdere di vista il punto focale della questione. Il punto focale è che Giorgio Napolitano è deliberatamente andato oltre i suoi poteri, divenendo “capitano della squadra di governo” anziché “arbitro super-partes”. L’uomo che dovrebbe rappresentare l’unità nazionale e punto di riferimento di tutti i cittadini italiani ha, ormai da tempo, mosso i fili della politica in prima persona, snaturando così il ruolo di garante di tutte le parti politiche che dovrebbe ricoprire. E se non lo ricopre lui, allora la Repubblica non è più democratica, ma una semplice dittatura della maggioranza (o delle minoranze, come in questo caso). Se le opposizioni non vengono tutelate da lui, chi ci pensa?

Quello che Napolitano ha fatto e sta facendo è spostare sempre più l’ago della bilancia verso un regime, in cui una casta politica trasversale governa in nome dei propri interessi, e mai negli interessi della collettività. È il garante della Casta. È colui che lavora per la cristallizzazione della Casta, la sua conservazione al potere. Senza contare che, a causa di tutto questo, la totale inettitudine e incapacità di questa Casta sta logorando sempre di più un paese che presto collasserà su sé stesso. La violazione dei principi costituzionali commessa da Napolitano durante il suo “regno” è dunque tutt’altro che campata in aria e i suoi risvolti negativi si percepiscono pesantemente nella vita reale del paese. Adesso, nonostante l'archiviazione della richiesta di impeachment presentata dal M5S, decretata dalla vigliacca richiesta di non procedere votata dal Partito (anti)Democratico questa mattina, esiste comunque un dato certo: qualcuno ci ha messo la faccia e ha rotto quel muro di silenzio e complicità che vorrebbe far passare l’idea che il Presidente della Repubblica sia “intoccabile”. E se ne stanno accorgendo in tanti. Anche in Europa.
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