venerdì 21 febbraio 2014

Tutte le balle di Renzi: il finanziamento pubblico ai partiti


Inizia oggi, in concomitanza con il nascente governo Renzi, una nuova rubrica di Peggio Palaia: “Tutte le balle di Renzi”. È uno spazio che nasce per raccogliere in un'unica pagina tutte le menzogne di Renzi premier. Come molti ormai dovrebbero sapere, Renzi è un bugiardo nato. Mente spudoratamente, sapendo di mentire. È quell’espressione politica che ha perfettamente incarnato Berlusconi per 20 anni, e non è un caso infatti che i due (il vecchio condannato ed il giovane emulo) vadano così tanto d’accordo. Come ha sottolineato magnificamente Padellaro, non sono i 9 minuti di streaming con Grillo a preoccupare, ma i 7 minuti in cui B. ha promesso a Renzi di fare le riforme insieme. “Avrai tutto il mio appoggio” ha detto B. a Renzi riferendosi a riforme condivise. Questo basterebbe ad accantonare la pratica Renzi nello scaffale “orrori della politica italiana”, ma a quanto pare il tunnel degli orrori è ancora molto lungo in questo paese. Dunque, limitiamoci ad elencare e sbugiardare le menzogne di Renzi a partire da oggi, concentriamoci sulle balle che ci regala da premier.

Si comincia subito in grande stile, con la balla numero 1. L’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Una balla che dimostra oltretutto un’imbarazzante continuità con il governo Letta. Allora, prima di parlare della balla (davvero grossa) sparata da Renzi, dobbiamo ricordare a tutti che il finanziamento pubblico ai partiti (propriamente detto) è già stato abolito dal 1993, quando un referendum votato dalla stragrande maggioranza degli italiani decise la sua estinzione. Tutti i soldi che i partiti si sono beccati successivamente sono i famosi “rimborsi elettorali”. Potrà non sembrare una differenza colossale, ma l’atto di aver “cambiato nome” ai finanziamenti pubblici ai partiti in “rimborsi elettorali” (facendo finta di averli aboliti già allora) e poi gettare la maschera in questo modo (chiamandoli “finanziamenti pubblici” e non “rimborsi elettorali”, dunque ammettendo palesemente di aver preso per i fondelli gli italiani nel 1993), costituisce una totale presa per il culo di fronte a tutti i cittadini di questo paese. È un po’ come ammettere pubblicamente di come dal 1993 i partiti hanno rubato miliardi di euro prendendoli dalle tasche degli italiani. E si presentano, gli stessi partiti che hanno perpetrato questi furti miliardari, come i salvatori della patria con la soluzione in tasca ai problemi che loro stessi hanno creato.

Il decreto approvato ieri (un decreto “d’urgenza” per una legge che partirà dal 2017, dunque formalmente incostituzionale) non presenta alcuna differenza rispetto al decreto Letta. In poche parole, si mantengono alcuni inaccettabili elementi di finanziamento pubblico, come il 2xmille (fino a 61 milioni di euro, con la ripartizione di chi non sceglie alcun partito destinata ai maggiori partiti, senza contare che sono soldi che vengono tolti dalle casse dello Stato!), gli sgravi fiscali (conviene di più donare ad un partito politico che ad un’associazione di beneficenza), agevolazioni, vitalizi, casse integrazioni ad libitum per i dipendenti dei partiti, e via dicendo.

Ma il punto più grave della questione secondo me è un altro. I rimborsi elettorali ai partiti (che non condivido, ma questa è una posizione assolutamente personale) non sono un problema, in senso generale. In molti paesi civili, partiti più onesti e trasparenti dei nostri prendono soldi pubblici e nessuno si scandalizza. Questo perché viene tutto rendicontato, le spese sono chiare e soprattutto i partiti non rubano. Cosa che invece accade da noi. Infatti, dal 1994 al 2008 (ultimo dato accertato), i partiti politici che hanno corso alle elezioni hanno dichiarato una spesa complessiva di 579 milioni di euro (spese accertate), ma si dà il caso che si siano intascati la bellezza di 2,25 miliardi di euro. Domanda: è accettabile che i partiti si siano fatti una cresta di 1,67 miliardi netti sulle spese elettorali? Vogliamo chiamare le cose con il loro nome? Ok, facciamolo: “furto”. Non esiste altra parola per descrivere una simile rapina. Se veramente un partito politico si volesse impegnare nel dimostrare la ferma volontà di eliminare il finanziamento pubblico, allora dovrebbe restituire allo Stato la sua fetta di soldi rubati ai cittadini italiani, immediatamente. Se non lo fa, allora rimane e sarà sempre ciò che è: un partito di ladri.

Dunque, mi dispiace molto per gli allocchi che avevano creduto al pinocchietto di Rignano sull’Arno quando andava blaterando “Se vinco io, via il finanziamento pubblico ai partiti”. Renzi mente, mettetevelo bene in testa. Per come riesce a mentire, lui Berlusconi lo piglia di tacco, non dimenticatevelo. E intanto, la prima balla è stata già portata alla luce, a tempo record. Ve lo immaginate se questo arriva fino al 2018 quante balle sarà capace di propinarci? Quante altre truffe ai danni della collettività riuscirà a portare a termine, con il suo fidanzatino Al Fano e il complice discreto B.?

Prima balla a segno e palla al centro. E Grillo doveva dialogare con questo qua? Con chi è disonesto non si dialoga. Chi è disonesto deve restare solo e isolato da tutti. Perché “odiare un mascalzone è cosa nobile”. E con i mascalzoni sono si parla. Né tantomeno si fa un governo.
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