domenica 23 febbraio 2014

Tutte le balle di Renzi: “Mai più larghe intese!”


Uno dei “cavalli di battaglia” di Renzi (prima e subito dopo delle primarie del Pd nel dicembre 2013) è sicuramente stata la ferma volontà di non accettare più governi di larghe intese. Ma, come accade puntualmente, ad ogni promessa di Renzi corrisponde una balla colossale. Come nel momento in cui si cominciava a vociferare sulla sua possibile nomina a Presidente del Consiglio: finché Renzi non si esprimeva, non credevo che avrebbe mai accettato; poi, quando ha detto “Mai Presidente del Consiglio senza passare dalle urne”, allora ho subito pensato “Ok, questo diventa Presidente del Consiglio settimana prossima”; e così è stato.

Con la nomina dei ministri Renzi inanella la sua seconda balla ufficiale in veste di Presidente del Consiglio: le larghe intese sono più vive che mai. Non a caso, un gelido e oramai quasi compassionevole Letta ha affermato, sempre più vicino alla rottura con il Pd renziano, “Mi sento un uomo che serve le istituzioni, voterò sì al governo di Renzi perché sostenuto da una maggioranza che conosco bene, la mia.” Cambia il Presidente del Consiglio, cambia (di facciata) il consiglio dei ministri, resta identica la maggioranza, così come le finalità e gli obiettivi del defunto governo Letta. Tutto cambi perché tutto resti uguale. Con l’aggravante che il partito del pregiudicato Nano distruttore dell’Italia era stato costretto, almeno momentaneamente, a lasciare la maggioranza di Letta. Mentre ora, pur non votando la fiducia a Renzi, si dimostra collaborativo e strizza l’occhio al giovane Renzi, meritevole di aver riportato in vita l’inaccettabile Delinquente tramite la legge elettorale ultra-porcellum formato Verdini.

Ma tralasciamo un momento la balla di Renzi, e cioè il grande rimpasto “Napolitano-ter” con cui allunga la vita alle larghe intese che aveva promesso di non fare mai (e per cui sicuramente si è preso una valanga di voti alle primarie, tutti disattesi!) e guardiamo da vicino l’immenso troiaium che ha combinato il gggiovane Renzi con questo indecente governo:
  • Abbiamo Padoan all’economia: ex direttore di Italianieuropei (la fondazione di Massimo D’Alema) ed ex consigliere economico per i governi D’Alema e Amato. Baffino D’Alema è entrato in qualche modo pure nel governo Renzi: chi, tra i furbi seguaci del pinocchietto di Rignano sull’Arno, poteva prevederlo?
  • Abbiamo ancora Alfano in un ruolo chiave, molto più chiave di quello che dovrebbe essere: non dimentichiamoci che Renzi auspicava le dimissioni di Alfano per il caso Shalabayeva. Anche stavolta, Angelino è il Ministro dell’Interno. Anche i 3 ministri del Nuovo Centro Destra restano lì dove sono: la Lorenzin (neanche laureata) alla Salute (!) viene riconfermata, così come Maurizio Lupi (la figlia di Fantozzi!), nonostante l’ex viceministro De Luca (decaduto a causa del doppio incarico), renziano convinto, lo avesse fermamente criticato, dandogli praticamente del fannullone (da che pulpito vien la predica!).
  • Abbiamo Galletti (UDC) rimpastato dall'Istruzione (sottosegretario nel governo Letta) all'Ambiente.
  • Alla difesa, classica tattica della foglia di fico. Via l’inaccettabile Mauro, dentro la sua sottosegretaria al ministero della difesa: Roberta Pinotti. E nessuno si accorge che in realtà non cambia niente.
  • Agli esteri c’è la Mogherini, quella che diceva in diretta tv che il Pd mai e poi mai avrebbe rinunciato ai rimborsi elettorali: perfetto spirito di novità espresso dal governo Renzi (che giurava di abolire il finanziamento pubblico e non l’ha fatto, una presa per il culo galattica).
  • Ci sono le lobby, egregiamente rappresentate: Poletti (Sc) Presidente di Legacoop al Lavoro e Welfare, e Guidi (presidente giovani imprenditori di Confindustria e amica di famiglia di B.) allo Sviluppo Economico.
  • Martina all’Agricoltura: cambia faccia, ma è l’ex sottosegretario del governo Letta allo stesso ministero. Un altro ministero che non cambia sostanza rispetto al precedente governo Letta.
  • Dario Franceschini (ma come si può rimanere seri a parlare di Dario Franceschini?!?) viene rimpastato al ministero Cultura e Turismo.
  • L’incompetente e trasformista Marianna Madia (quella che prima era dalemiana, poi bersaniana, poi lettiana, poi orfiniana, infine renziana) diventa ministro: siamo alle soglie del ridicolo. Anzi, siamo già ben oltre il ridicolo.
  • Ma soprattutto, lo scricciolo fioRenzino ha trovato il modo di rimpastare addirittura un disastro come Andrea Orlando. Dall’Ambiente (in cui ha salvato i comuni inadempienti verso la raccolta differenziata, causando una multa europea di circa 100 milioni di euro!) fila dritto alla Giustizia (di cui ha già annunciato l’abolizione dell’ergastolo del del 41 bis!): in effetti, uno così mica te lo puoi lasciar scappare.

Insomma, oltre ad aver tradito i propri elettori (elettori?!? Vabbè.) con un governo fotocopia del precedente, pieno delle solite schifezze e usando come foglia di fico l’eta media (molto giovane) e la presenza del 50% di donne (anche se Mogherini, Madia e Lorenzin dimostrano che non basta certo essere donne per essere competenti), la grande colpa di Matteo Renzi è quella di aver fatto un disgustoso rimpasto democristiano in pieno stile Prima Repubblica, un governo del Gattopardo scambiato dalla nostra informazione (!) con miopia e puro leccaculismo come un governo del “cambiamento”. Ma il cambiamento non passa dai rimpasti e dalle incompetenze, piuttosto dalle persone oneste e competenti. Da chi vede la politica come un servizio per il bene collettivo. Questi, al massimo, la politica la vedono come un enorme poltronificio: era questo il “cambiamento” proposto da Matteo Renzi?
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