lunedì 10 febbraio 2014

Tweet a little tweet of Laura


“Dream a little dream of me” cantavano Louis Armstrong e Ella Fitzgerald in un meraviglioso duetto, interpretando un classico Jazz senza tempo. Allo stesso modo, Laura Boldrini ha espresso un ordine simile a tutti i nuovi (strapagati) dipendenti della Camera dei Deputati: “Tweet a little tweet of me”, sembra aver detto a tutti i nuovi arrivati.

Evidentemente, tutto ad un tratto, la Boldrini avverte la fondamentale necessità di una strategia di immagine sulla rete e di web reputation tanto grande da scomodare importanti società e altrettanto importanti capitali. C’è il web-editor, assunto dalla capo ufficio stampa ultra-boldriniana Anna Masera, con i suoi 33.000 euro annui. C’è il video editor maker, freelance ex dipendente di Repubblica e di Mediaset, con un “congruo” compenso di 22.000 euro annui. Il tutto ovviamente dalla stessa presidenza della Camera che aveva promesso fantasmagorici tagli alle spese della politica, che in realtà sono aumentate, proprio alla Camera dei Deputati. E, se questo è l’andazzo, non si fa fatica a capire perché.

Ma l’aspetto più grave è un altro investimento effettuato da Madama Boldrini: la somma di 49.000 euro (“congrua” anche questa, ci mancherebbe!) elargita alla società Hagakure Srl di Milano, titolare Marco Massarotto, per un contratto di otto mesi. Una società privata, esperta nei social media e nella web reputation. L’obiettivo? Ridurre, rimuovere e cancellare gli account che producono materiale ritenuto “oltraggioso” nei confronti della Camera dei Deputati e della sua Presidente, Laura Boldrini. L’aspetto più scandaloso di questo fatto non è tanto il lato economico (comunque esoso e a spese dei cittadini italiani) bensì proprio l’attività che viene richiesta dalla Boldrini alla Hagakure Srl.

Mi spiego: come sapete, non sono un patito delle offese e della volgarità. Dunque, quando chiunque (uomo o donna, personaggio pubblico e non, sia che ti chiami Laura Boldrini o Pinco Palla) viene offeso e diffamato a mezzo web, credo sia giusto perseguirlo, anche penalmente, se necessario. Bisogna chiaramente evitare di confondere (come fa spesso Madama La Presidente) la satira, la giusta critica, anche la feroce critica, con la diffamazione: sono due cose molto diverse che spesso, ahimè, vengono confuse. Ma qui casca l’asino: infatti, per tutto questo appena descritto (offese, diffamazioni, etc.) esistono già reati previsti dal codice penale e le relative pene. Non solo: esiste già un modo per perseguire questi reati. La polizia postale che ci sta a fare altrimenti? E allora, si può sapere a cosa servono i 49.000 euro buttati dalla finestra dalla Boldrini per l’azione di “controllo e rimozione” delle attività web contro la Presidenza della Camera? Sembra oltremodo chiaro, a questo punto, che l’azione di Madame Guillotin sia quella di applicare la tanto cara tagliola anche fuori dal Parlamento, tra la società civile, tra le persone che navigano in Rete. Sembra drammaticamente chiaro che alla Boldrini non basti far applicare semplicemente la legge, ma addirittura sia sua ferma e decisa intenzione quella di tappare la bocca a qualsiasi voce critica presente sul web.

Questo è fascismo. Questa è dittatura. E, ironia della sorte, è una mordacchia alla democrazia e alla libertà di parola che queste sanguisughe della nostra classe politica fanno pagare proprio da noi. Vi immaginate? Come vi sentireste, vittime di censura pagata da voi stessi? Io critico, io parlo. Se questo non è possibile, allora per favore: non chiamatela più democrazia. Questa è una roba che nemmeno in 1984: Madame Guillotin lo prende di tacco il Grande Fratello.

Ah, giusto, dimenticavo: siamo in emergenza democratica per colpa di quei potenziali stupratori dei grillini. Scusata, mea culpa. Me ne ero dimenticato.
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