mercoledì 19 marzo 2014

B, Renzi e il terzo incomodo


Berlusconi interdetto per due anni, dunque non si può candidare – come aveva auspicato – alle elezioni europee. Chi aveva un minimo di senso logico lo aveva già intuito, forse, ma ora anche i più duri di comprendonio (i Ghedini, i Brunetta, le Bernini, etc.) possono metterci una pietra sopra: il loro capo non può candidarsi, addirittura non può neanche votare, parola della Cassazione. La Bernini grida alla “democrazia ferita”, Brunetta esclama che “la giustizia italiana è in direzione opposta della UE”, Ghedini (Ma va la’) esprime “grande amarezza”.

Un coro ipocrita e servile nei confronti del Nano pregiudicato d’Italia che però sembra solo distogliere l’attenzione da un fatto inequivocabile: fino a quando al governo ci sarà Renzi (o un qualsiasi suo replicante, da Delrio a Padoan) Berlusconi non avrà nulla da temere.

Il piano politico di B. non differisce in alcun modo da quello del gggiovane rottamatore che governa con i rottam(at)i. Le sue idee in quanto a giustizia, lavoro, democrazia e politiche sociali non presentano alcuna differenza. Uno che alla giustizia mette un Andrea Orlando (quello che vuole abolire l’obbligatorietà dell’azione penale, per intendersi), uno che alla cultura mette un Dario Franceschini (anche lui già ministro lettiano che non ha niente a che vedere con cultura e turismo), uno che riduce la politica a vuoti annunci sensazionalistici e sproporzionati spot in stile televendita, che grida all’ottimismo e alla ripresa senza presentare piano politico/economico alcuno: davvero, qualcuno può spiegarmi in cosa differisce da B.?

Ma Silvio non ha niente da temere e può lanciarsi ad occhi chiusi tra le braccia del pinocchietto suo allievo, non solo per le somiglianze tra il suo piano politico ed il suo format mediatico/propagandistico praticamente identico, ma anche (e soprattutto) per l’obiettivo finale di questa classe politica (tutta, da destra a sinistra) che comprende appunto sia B. che Renzi, assieme a molti altri: il “restauro” della Seconda Repubblica, la riduzione dell’ampio concetto di democrazia ad un misero bipartitismo dell’inciucio in cui due fazioni (sulla carta avverse) si dividono in realtà una torta molto golosa, ossia quella del controllo assoluto dell’informazione, dei propri interessi e dei grandi capitali.

La storia (non quella presentata dai TG di regime o dai quotidiani di partito, ma quella reale) ce lo ha insegnato e ce lo ha dimostrato: non appena un gruppo politico “alternativo” a questo sistema di potere marcio e colluso si è aperto una strada fino ad arrivare ad essere a tutti gli effetti un “terzo incomodo”, la Casta (il partito unico delle lobby e degli interessi) si è chiusa a riccio, barricandosi nelle larghe intese. Da inciucio sottobanco a matrimonio dichiarato. Il tabù delle elezioni, che Napolitano (il capitano della squadra) scongiurerà sino alla morte, non fa altro che dimostrare tutto ciò: questi non vogliono tornare alle elezioni sino a quando non saranno riusciti (antidemocraticamente e miserevolmente) a eliminare dalla contesa elettorale il “terzo incomodo”, il tutto con l’aiuto osceno e ripugnante della peggior informazione d’Europa.

L’obiettivo (sempre meno occulto e sempre più dichiarato) è quello di ridurre ai minimi storici, tramite bassezze e manipolazioni, il consenso elettorale del M5S, fino a restaurare quel sentimento di instabilità e di (vera) antipolitica che porti ad un bipartitismo ideale condito da un enorme astensionismo: quest’ultimo, infatti, renderà ancora più determinante i voti di scambio e i voti provenienti dalle lobby. Questo è l’obiettivo di questa classe politica, di un’unica grande (e traballante) barca in cui naviga Renzi, portandosi dietro tutti gli interessi di quella Casta che lotterà, con le unghie e con i denti, per restare a galla. L’obiettivo (sano e giusto) di chi nutre ancora un minimo di speranza per questo paese? Affondare quella barca.
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