martedì 11 marzo 2014

L’insostenibile ipocrisia della Boldrini


Quello che è successo ieri in tv nel programma di Lucia Annunziata, trasmesso su un canale pubblico pagato dai nostri soldi, è assolutamente inaccettabile.

Mi riferisco, in primo luogo, all’intervento (monologo, prego) di Laura Boldrini che ancora una volta, con un’ipocrisia che ha già oltrepassato il ridicolo, sconfinando nell’inverosimile, se la prende contro la satira e contro la libera informazione in nome di non si sa quale femminismo. Questa volta tocca all’imitazione di Maria Elena Boschi, messa in scena a Ballarò (ripeto: Ballarò. Non certo su “La Cosa” di Beppe Grillo, ma in un programma che è sempre stato una roccaforte di “questa” sinistra) da una bravissima Virginia Raffaele. Lo sketch è comico, è divertente, è acuto. Vedere per credere. Ma ciò che più ho apprezzato in questo sketch è stato come la Raffaele, imitando l’imbarazzante ministra Boschi, ha sottolineato come anche i giornalisti si “imbambolino” davanti a lei, senza porre mai una domanda che vada più nello specifico.

Ma attenzione: Lady Guillotin ha parlato e ha decretato, sentenziando che questa satira era “sessista” e dunque non era satira. Ora, sarei curioso di sapere quante donne si sono sentite offese vedendo questa satira. Neanche la ministra ha reagito in questo modo, salvando il Pd dal ridicolo e troncando sul nascere questa imbarazzante caccia alle streghe contro la Raffaele. Sul serio: cosa c’era di sessista?

La verità è che oramai il “sessismo” è una sorta di “scudo” dietro il quale vengono coperte tutte le inadeguatezze e le ipocrisie della Boldrini. Ogni critica legittima è “sessismo”. Ogni satira scomoda è “sessismo”. Se si critica una donna, agli occhi di Laura Boldrini, è “sessismo”. Poco importa che le critiche non abbiano niente di sessista, la Boldrini userà questo “scudo” ogni volta che non le sembrerà “comodo” entrare nel merito. Come nella questione dei voli di stato con il compagno, come nella satira che la vedeva in macchina con un attivista 5 Stelle, come qualsiasi critica che le viene mossa. Troppo comodo, Madame Guillotin, troppo comodo.

Ma il massimo dell’arroganza e dell’abuso del mezzo televisivo arriva nella parte finale del suo intervento (monologo) in cui, in veste di Presidente della Camera (e questo lo rende ancora più grave), offende, diffama e insulta i parlamentari e gli elettori di un movimento politico che ha preso quasi 9 milioni di voti alle scorse elezioni. La Boldrini non fa nomi, certo, ma è piuttosto chiaro di chi stia parlando. La Boldrini, che ricopre un ruolo istituzionale super-partes che le impedirebbe di prendere certe posizioni, fa apertamente propaganda contro un avversario politico abusando del suo ruolo e della tv pubblica (pagata anche da quelli che sta offendendo pubblicamente), ricorrendo a mezzi come l’offesa, la diffamazione, la menzogna e la falsità. Il tutto impunemente e senza vergogna.

Ecco perché la Boldrini è una degna rappresentante di questa indegna classe politica. E pensare che qualche sciocco (o semplicemente illuso) aveva pensato ad un grande cambiamento, vedendola diventare Presidente della Camera. Altro che cambiamento: il ruolo di Laura Boldrini è quanto di più reazionario e conservatore possibile. Reazione nei confronti della giusta protesta e indignazione popolare; conservazione dell’attuale classe politica dirigente e dei propri privilegi. La sua ipocrisia è insostenibile, perché estremamente dannosa nei confronti di un paese che avrebbe un disperato bisogno di un cambiamento radicale della classe politica che costei intende conservare insieme a tutte le sue nefandezze.

Un personaggio indegno, che offende le donne (quelle vere!) ogni volta che, malauguratamente, apre bocca. Una vile serva della Casta.
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