giovedì 6 marzo 2014

L’ipnosi di Renzi


Il motivo per cui molte persone oggi vedono in Matteo Renzi un grande portatore di cambiamenti rimane per me un mistero che va oltre ogni spiegazione umanamente concepibile.

Che cosa avevamo “ieri”? Avevamo un Presidente del Consiglio pluri-indagato e successivamente condannato per frode fiscale, ministri che insieme a lui tuonavano contro le “persecuzioni giudiziarie” della magistratura, vero “cancro della democrazia”, e che facevano politica unicamente per fini privati, favorendo le proprie aziende, i propri interessi, le lobby, salvandosi il culo dalla giustizia e da galera (quasi) certa.

Cosa abbiamo “oggi”? Abbiamo un Presidente del Consiglio che, nonostante venga osannato come colui che viene “nel nome del Signore”, non è stato eletto da nessuno (a differenza del suo maestro B., che è quanto di peggio si possa immaginare, ma almeno il suo consenso elettorale se lo sapeva costruire eccome). Abbiamo questo scricciolo d’uomo che nomina ministri e sottosegretari impresentabili, governando con le larghe intese che aveva sempre detto di non condividere (altrimenti col cazzo che vinceva le primarie del Gabibbo!) e “blinda” un Parlamento illegittimo senza porvi neanche una data di scadenza (il prossimo passo è abolire le elezioni, ed il gioco è fatto). Abbiamo un ministro come la renzianissima Maria Elena Boschi che, senza nemmeno accennare a provare vergogna, afferma:

“Il governo non chiede dimissioni di ministri o sottosegretari sulla base di un avviso di garanzia. Rispettare i principi fondamentali della Costituzione che comprendono la presunzione di innocenza che per noi è fondamentale.”

È imponente la quantità di idiozie che la Boschi riesce a concentrare in una sola frase, dimostrandosi una degna adepta del pinocchietto di Rignano sull’Arno. Prima di tutto, la ministra delle riforme costituzionali (annamo bbene… proprio bbene! – come avrebbe detto la mitica Sora Lella) dimostra di non conoscere affatto quella Costituzione che il suo governo intende cambiare. La presunzione di innocenza è un principio cardine del nostro diritto penale, non certo della Costituzione. L’articolo 27 che ignorantemente ed erroneamente la Boschi tira in ballo non sancisce certo questo principio, piuttosto un divieto di “presunzione di colpevolezza”.

Ma il punto non è se sia sancito o meno nella Costituzione questo principio; il punto è che nei paesi civili i politici inquisiti si dimettono. Subito, senza aspettare la condanna e soprattutto, spontaneamente. Il politico italiano è sempre stato perfettamente inquadrato da quella mitica scena del film “Signore e Signori, Buonanotte”, in cui il politico di turno, intervistato da Mastroianni, afferma di non volersi dimettere per poter “fuorviare il corso della giustizia da una posizione di privilegio”. Non è cambiato niente, ragazzi. Siamo alle solite: il rifiuto del governo Renzi di ritirare le nomine illegittime di personaggi inquisiti non è altro che “sempre la stessa solfa” degli ultimi 20 anni, l’errata equazione “non condannato = innocente = può fare politica”. Per fare politica è invece imperativa una questione morale che Borsellino ha spiegato magnificamente: c’è l’obbligo per un politico non solo di essere onesto (giuridicamente parlando) ma anche di sembrare onesto (ossia dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio di essere a posto moralmente). Non c’è assolutamente niente di nuovo, siamo (purtroppo) alle solite.

Eppure, la gente risulta come ipnotizzata da questo gggiovane venditore di fumo, da questo sbarbato rappresentante del nulla. Molta gente si fa abbindolare dalla giovane età di questo consiglio dei ministri, dagli slogan di questo giovane presidente, dal “sex appeal” fotogenico solo di facciata di questo giovane governo pieno di donne. Tutti quanti ipnotizzati da questo miserabile specchietto per le allodole. Tutti vittime di questo indecente incantesimo. Tanto che degli insegnanti (che spero vengano presto radiati dall’albo) hanno fatto imparare a memoria una filastrocca indegna, per farla cantare a piccoli ignari bambini, tutti allineati come piccoli balilla davanti al Presidente. Come in una scena del “Villaggio dei Dannati”, i bambini dallo sguardo perso erano tutti ipnotizzati da Renzi: una scena così inquietante non me la sarei aspettata neanche dal miglior Hitchcock.

Morale della favola: quando Renzi si è risentito, indispettito dal commento di Beppe Grillo (e in realtà dalla reazione di migliaia di persone tramite internet, che condividevano questa vergogna della filastrocca in Rete), ha risposto “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”, accusando Grillo di stare con Forza Nuova. A parte il fatto che questo non è mai stato vero, e che si tratta dell’ennesima balla del pinocchietto toscano, e senza contare che Renzi pare il meno adatto a dire qualcosa del genere (essendo lui andato da Berlusconi e da Verdini) ma fatemi capire bene: il fascista che va al governo senza essere eletto da nessuno, blindando una maggioranza non eletta e soffocando le libere elezioni, si mette pure a dare lezioni di antifascismo?
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