mercoledì 12 marzo 2014

Tutte le balle di Renzi: il ritorno alle preferenze


Il neo-premier Matteo Renzi arriva con velocità record alla sua Balla Numero 3, in veste di Presidente del Consiglio.

Proprio ieri, quando l’aula ha votato contro l’emendamento alla nuova legge elettorale che avrebbe previsto il reintegro delle preferenze dei candidati, per una manciata di voti è stato respinto ciò che Renzi (come tutti, peraltro) aveva promesso in campagna elettorale. Sono certo che non stavo sognando quando ho letto nel suo “manifesto” per le primarie:

“I deputati devono essere scelti tutti direttamente, nessuno escluso, dai cittadini.”

Mi chiedo che cosa avrà voluto dire il Matteino nazionale con queste criptiche parole. Certo è che alla prova dei fatti, il suo governo (perché l’emendamento è stato bocciato solo grazie ai voti dei membri del governo) si è rivelato ancora una volta per quello che è: uno dei punti più bassi raggiunti dalla politica italiana. Per la bugia, per l’insulto (perché mentire ai propri elettori e al popolo intero è un insulto, cominciamo a chiamare le cose con il proprio nome) e per la bassezza morale.

Lasciate che dica una cosa, e la dirò chiaramente. Sapete quanti voti avrebbero preso rispettivamente Pd e Pdl (a febbraio 2013) e Renzi (alle primarie di dicembre 2013) se avessero detto chiaramente e senza giochi di parole che mai e poi mai avrebbero reintrodotto la possibilità di scelta del candidato? Zero. Neanche uno. E a quest’ora, probabilmente, avremmo avuto un governo di tutt’altro colore, dall’unica forza politica che effettivamente le preferenze le desidera reintrodurre.

Ma non finisce qui: non dimentichiamoci delle cause che hanno spinto la Consulta a bocciare il porcellum. Sono stati giudicati incostituzionali due aspetti ben precisi: il larghissimo premio di maggioranza e l’impossibilità dell’elettore di scegliere il candidato. Tutti, ma propri tutti, dopo la decisione della consulta, erano sicuri e dichiaravano spavaldamente davanti alle telecamere che avrebbero riformato la legge elettorale introducendo le tanto richieste preferenze. Tanti pinocchietti allineati che ripetevano la solita cantilena, capeggiati degnamente dal pinocchione di Rignano sull’Arno.

Le preferenze restano un sogno lontano. La possibilità – logica, costituzionale e democratica – da parte dell’elettore di scegliere l’eletto resta un'utopia nel Paese delle Meraviglie. E intanto, un altro passo verso la preservazione di una Casta politica indecente e inaccettabile è stato portato a compimento proprio da quell’assurdo personaggio che ne predicava la rottamazione. Ma in fondo non sembra poi così strano che le preferenze non vengano ripristinate: se il candidato, anziché essere blindato in una lista sicura, dovesse al contrario essere eletto per i propri meriti, le proprie capacità, le proprie competenze e la propria credibilità, questa classe politica sarebbe rasa al suolo nel giro di poche ore. La Casta che vota contro le preferenze vota semplicemente a favore di sé stessa.

Io non so se questo sarà o meno il governo di “una riforma al mese”. Certo è che se le riforme arriveranno con la stessa rapidità delle balle che Renzi inanella in questa imbarazzante serie, allora ci sarà da divertirsi (ma mica tanto).
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