giovedì 27 marzo 2014

Tutte le balle di Renzi: l’abolizione delle province


Uno dei cavalli di battaglia della propaganda politica nientalista è stato proprio quello dell’abolizione delle province, tanto da arrivare persino a sbandierarlo come unico punto programmatico nel faccia a faccia Renzi-Grillo in cui Grillo (per fortuna di Renzi) ha impedito che il suo imbarazzante avversario in difficoltà aprisse bocca.

Si arriva adesso alla tanto acclamata “abolizione” delle province, che in realtà abolisce solo la fuffa, causando anzi paradossi incontrollabili e rischiando di far precipitare le amministrazioni locali nel caos.

La Balla Numero Quattro di Matteo Renzi nella sua nuova veste di premier (qui trovate le altre) è proprio questa, tanto per cominciare: le province non sono state abolite. Punto. A chi si beve questa palla, beh: consiglio di frequentare nuovamente la prima media, potrebbe trarne vantaggio. La differenza tra “abolizione” e questa “finta abolizione” è spiegata molto bene da questo video realizzato da Franco Bechis (un bravo giornalista che lavora in un pessimo giornale, purtroppo) e cioè resta il fatto che le province non vengono affatto abolite ma riconvertite in “Città Metropolitane”. I risparmi sono ridicoli: a fronte dei 160 milioni di euro di risparmio e dei 3.000 politici che dovranno ritrovarsi un lavoro (cifre emanate dalla propaganda nientalista) ci troviamo in realtà appena 35 milioni di risparmi (meno dei rimborsi elettorali illeciti percepiti dal partito che ha le stesse iniziali di una bestemmia) e appena 1.700 politici senza più il posto di lavoro: in pratica, come svuotare l’Oceano Atlantico con un cucchiaino da caffè.

Senza contare che il lato peggiore – e largamente più drammatico – di questa finta abolizione non è purtroppo la sgradevole e bugiarda propaganda renziana, ma i paradossi e i peggioramenti che ne derivano:
  1. Per prima cosa, le città metropolitane e le province potrebbero tranquillamente coesistere in un futuro non troppo lontano, nel caso in cui un terzo dei residenti in provincia non fossero d’accordo sull’abolizione. Qualcuno dirà: “Ma come pensi che i cittadini decideranno di mantenere le province, se invece desiderano abolirle?” Beh, a questo risponderò poco più avanti. Sta di fatto che questa casistica (province e obbrobri metropolitani che coabitano nello stesso sistema) è tutt’altro che fantascientifica.
  2. Punto secondo: il caos. Questa coesistenza di varie strutture amministrative (non parlo solo nel caso di coesistenze nello stesso territorio, ma comunque in ambito nazionale) produrrà un caos amministrativo non indifferente, tra province, città metropolitane e unioni di comuni. Invece di semplificare, si creano altri problemi. D’altronde, questo succede se invece di fare politica si fa solo propaganda in vista delle elezioni europee!
  3. Terzo problema legato alla finta abolizione delle province: le “città metropolitane” saranno presiedute dal sindaco del Comune capoluogo di Provincia. Questo significa, in poche parole, che il “sindaco della città metropolitana” sarà eletto dai cittadini di un solo comune per fare cose che non hanno niente a che vedere con gli altri comuni della “città metropolitana”: in questo modo si creerà una situazione di arbitrarietà delle competenze e di soppressione del principio di rappresentanza. Ecco per quale motivo i cittadini dei comuni “mal rappresentati” da questa storpiatura potrebbero decidere di non voler aderire alla “città metropolitana” – e ne basterebbe appena un terzo per far coesistere città metropolitana e provincia. Allora: è o non è una chicca, questo Ddl Delrio?!?
  4. Quarto e ultimo punto: ma non bastava abolire le province? Mi spiego: per abolire le province (previste dalla Costituzione) è necessaria una modifica della Costituzione. La Costituzione si può modificare solo per alterare gli equilibri e la democrazia dello Stato (come tentò il governo Letta con l’articolo 138) o anche quando effettivamente servirebbe a qualcosa? Quello che i giornali (e i pinocchietti renziani) non dicono è che questo Ddl Delrio sembra quasi un modo per “paracadutare” grandi quantità di “poltrone” dalle province alle nuove strutture amministrative previste dal Ddl, in attesa di una vera abolizione che, in assenza dell’intervento attuale del governo, si troverebbero improvvisamente sprovviste di poltrona. E questo doveva essere il governo del “rottamatore”? Della “riduzione dei costi della politica”? Quando si arriva alla prova dei fatti, tanto per cambiare, Renzi si mostra per quello che è: un vuoto parolaio da televendita senza un briciolo di dignità.
Renzi, che in questo frangente agisce come una sorta di controfigura di Enrico Letta (e non solo stavolta!) mette in atto un Ddl irresponsabile e inaccettabile che era già in cantiere nel governo che lui avrebbe “rottamato”, un Ddl che tutto fa tranne abolire le province o farci risparmiare. Il Ddl dell’abolizione “fuffa” della province viene pescato dal mazzo e giocato sul tavolo più importante per Renzi: quello delle elezioni europee. E il Pinocchietto di Rignano sull’Arno, giusto per non smentirsi, si presenta come meglio sa fare: mentendo
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