venerdì 25 aprile 2014

Una nuova Resistenza


Il 25 Aprile è sempre stata la mia ricorrenza preferita. Credo che ricordare la Resistenza sia uno degli obblighi morali e storici più importanti in assoluto.

Proprio oggi, in Italia, esiste un bisogno incredibilmente grande di rinnovare questo spirito di Resistenza. In una condizione politica e sociale da terzo mondo, con una classe politica dirigente delle più indegne, palesemente fallimentare e intrinsecamente corrotta che ha causato il graduale allontanamento delle masse dall’interesse della cosa pubblica, il valore della parola “Resistere” viene sempre più dimenticato, frainteso, mistificato.

Contro chi o che cosa dobbiamo resistere oggi, in quanto italiani, in quanto cittadini, in quanto fratelli?

Prima di tutto, occorre resistere contro il dilagare dell’inciviltà che affligge le nostre città. Un gesto nei confronti del tuo vicino di casa può assumere proporzioni giganti, se diffuso in larga scala. Dobbiamo lottare sempre contro i furbetti, contro quelli che pensano che le regole valgano solo per “gli altri”, contro quelli che se ne infischiano della convivenza civile. Occorre capire (ma soprattutto far capire a chiunque) che un atto di civiltà, oggi in Italia, è spesso (troppo spesso) visto come un atto di incredibile eroismo: non rubare, non evadere le tasse, cedere il posto ad un anziano su un mezzo pubblico, persino fermarsi alle strisce pedonali. Questi sono atti di semplice civiltà e non atti di straordinaria bontà: sono atti normali. Finché questi semplici atti di puro e basilare senso civico saranno visti dai più come qualcosa di straordinario o, peggio ancora, come qualcosa “da fessi”, allora l’Italia rimarrà sempre un paese perlopiù incivile. Lottare contro la dilagante inciviltà è un’ottima declinazione del verbo “resistere”.

Occorre resistere contro questa classe politica dirigente, contro questa Casta autoreferenziale che ha distrutto ogni singolo aspetto di questo bellissimo paese. Qualsiasi atto (che sia politico, esemplare o semplicemente morale) che faccia opposizione e resistenza nei confronti di quei partiti politici che si sono divorati l’Italia negli ultimi 20/30 anni è un atto essenziale alla rinascita di questo paese. Questa Casta è una classe politica che deve essere fatta sparire, dalla prima all’ultima faccia di questo tunnel degli orrori. E non si tratta di odio, di violenza o di rivoluzione: semplicemente di nobile senso di giustizia. “Odiare un mascalzone è cosa nobile”, non dimentichiamocelo mai. E anche “odiare un mascalzone”, quando i mascalzoni ce li abbiamo avuti (e li abbiamo tutt’ora) al governo, è un grande atto di Resistenza.

Occorre resistere contro il sentimento sempre maggiore di disaffezione e disattenzione nei confronti della politica. Coinvolgere nella discussione politica tutti, ma soprattutto gli indifferenti. L’astensionismo in Italia costituisce il primo partito. Ed è esattamente quello che vuole questa immonda classe politica: renderci disillusi, disincantati, sfiduciati e completamente disinteressati. È una classe politica che non si nutre di voti, ma silenziosi assensi. L’indifferenza, come ci insegna Gramsci “è il peso morto della storia”, l’indifferenza  “è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita”. Fate tornare i vostri amici ad interessarsi della politica, e magari anche a votare, contribuendo a seppellire questa sciagurata classe politica. Se ci riuscite, anche solo un po’, avrete fatto la vostra parte in questa nuova Resistenza.

Occorre, infine, resistere contro ogni tipo di disonestà. Che sia quella disonestà di chi ruba o di chi semplicemente lo è a livello intellettuale. La disonestà è forse la causa principale della situazione drammatica in cui è finito questo paese. Prima ancora di pretendere onestà dagli altri, dobbiamo esserlo noi stessi. Dobbiamo essere degli slogan viventi dell'onestà. Fino a quando, come dice qualcuno, l’onestà non “tornerà di moda”. Essere onesti, nel paese della disonestà, è un atto rivoluzionario. Ed è anche il modo migliore di fare Resistenza, il 25 Aprile, come ogni altro giorno.

“Oggi la nuova resistenza in che cosa consiste. Ecco l'appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci vuole due qualità a mio avviso cari amici: l'onestà e il coraggio. L'onestà... l'onestà... l'onestà. [...] E quindi l'appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto: la politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c'è qualche scandalo. Se c'è qualcuno che da' scandalo; se c'è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato!”

Sandro Pertini, partigiano e membro dell’assemblea Costituente.

mercoledì 23 aprile 2014

Un disoccupato è per sempre


Sta già facendo il giro del web il video della trasmissione L’aria che tira. Si parla di redditi dei parlamentari. Arrivano le dichiarazioni dei redditi e di conseguenza anche le prime dichiarazioni dei redditi “da parlamentari” dei cittadini eletti del MoVimento 5 Stelle. Dico “da parlamentari” tra virgolette per un semplice motivo: tutte queste dichiarazioni fanno riferimento all’anno 2012, dunque quando ancora non erano entrati in Parlamento. Non sorprende quindi che un giovane di 27 anni possa aver dichiarato “reddito zero”, nel paese con il 42% di disoccupazione giovanile. Chi a questa età può permettersi oggi di non dichiarare “zero” è fortunato.

Ma questo probabilmente non è contemplato dal Piddì-pensiero: infatti, la deputata Alessia Morani, piddina che dalle primarie di dicembre 2013 è anche responsabile giustizia della segreteria del nominato Renzi, si esibisce in un’affermazione che lascia tutti di sasso nello studio televisivo.

“Il Parlamento non è un ufficio di collocamento. Chi ha reddito zero, evidentemente, nella sua vita precedente, non è che abbia combinato granché.”

La deputata piddina, avvocato con quattro case, ha parlato. Lo schiaffo ai moltissimi giovani disoccupati onesti e competenti che nonostante tutto non riescono a trovare un lavoro è arrivato. Sono pronto a scommettere che ognuno di noi conosce persone, diciamo tra i 18 e i 40 anni, che nonostante la loro validità e le loro competenze, si vedono sfuggire da davanti qualsiasi occasione di lavoro, spesso anche a causa di non meglio precisate “gerarchie”. Giovani che vorrebbero impegnarsi e dare il proprio contributo lavorativo a questa sventurata società italiana, ma che non riescono in alcun modo a trovare un lavoro.

Forse mi sbaglio (ma anche no!) ma credo che si possano trovare molte più competenze e capacità all’uscita di una università, o in un azienda del terziario, o in un qualsiasi posto di lavoro, rispetto alle capacità di cui questa classe politica ha degnamente dato prova in questi anni. Sono certo che il valore di una persona (inteso come competenza, onestà e impegno) si misuri con altri mezzi che non sono certo la dichiarazione dei redditi. Sono certo che sono invece proprio quelle persone che hanno dominato la “classifica” dei redditi più alti della scena politica ad aver affossato, distrutto o rovinato qualsiasi settore di questo paese: istruzione, viabilità, efficienza, energia e soprattutto lavoro.

Sarà un caso, ma il più ricco è proprio Berlusconi. Secondo la logica Pdiota dovremmo dunque sostenere che sia proprio Berlusconi l’uomo più competente e qualificato a dirigere questo paese. E in effetti, almeno in questo, il Pd è stato coerente: non ha mai perso occasione per farlo stare al governo. Lo ha pure coinvolto (da pregiudicato e decaduto) nella riscrittura della Costituzione e nelle riforme istituzionali.

Concludo con un appello a tutti i laureandi, professori, operai, impiegati e lavoratori di ogni tipo. Fatevene una ragione: con una dichiarazione sotto ai 20.000 euro annui, siete delle merde. Dei reietti della società, dei buoni a nulla. Fatevi da parte, smettete di interessarvi della cosa pubblica, e lasciate che a occuparsi di voi siano gli addetti ai lavori, i politicanti in carriera. Fidatevi.

domenica 13 aprile 2014

Beppe Grillo è tornato…per davvero!


Dopo sei anni dall’ultima volta, mi ritrovo fuori dal Mandela Forum di Firenze, con più di un’ora di anticipo rispetto all’inizio dello spettacolo, aspettando l’apertura dei cancelli per lo spettacolo di Beppe Grillo. Era il 2008, e il comico genovese portava nei palazzetti di tutta Italia il suo spettacolo “Delirio”. Mentre sono fuori che aspetto, con una magnifica temperatura primaverile, penso. Penso che sono cambiate molte cose da quel tour del 2008: allora, l’unico modo che avevi di apprendere quelle notizie che Beppe diffondeva nei suoi spettacoli era seguirlo nei palazzetti. Neanche sul blog arrivava la mole di notizie che Grillo, paonazzo e sudato, sputava in faccia al pubblico dei suoi spettacoli. La televisione? Non pervenuta. Non si vedeva un giornalista riprendere neanche un minuto di spettacolo, non uno che scrivesse un pezzo sullo show. Nemmeno un servizio sul TG3 regionale, che manca poco manda in onda persino servizi sulle compagnie teatrali amatoriali. Niente. Del M5S ancora non se ne parlava seriamente a livello nazionale, anzi: spesso non se ne parlava affatto. Insomma, il rapporto che c’era tra Beppe e quelle 6/7 mila persone dentro al Mandela Forum era qualcosa di molto privato, esclusivo. Diciamo pure intimo.

Poi il movimento fondato da Grillo è cresciuto, e chiaramente Grillo ha smesso di lavorare con i suoi spettacoli per un po’. Escludo di proposito il breve tour del 2010 “Beppe Grillo is back”: andai anche a vedere quello, alla fine dell’estate del 2010 al teatro romano di Fiesole. Ma quello era un Grillo diverso, per molti motivi. Tanto per cominciare, ho trovato che quello di Fiesole fosse un Grillo politicizzato. Anche politico, per carità, ma Grillo è sempre stato politico, anche quando non faceva politica. Quello del 2010 era uno spettacolo un po’ diverso: parlava da un palco, dava informazioni, faceva politica. Del Grillo “comico” era rimasto poco o nulla. Non dico che non fosse apprezzabile, solo diverso da quel Beppe Grillo che per anni aveva girato nei palazzetti.

Adesso questo nuovo tour, “Te la do io l’Europa”. Appena ho visto come si chiamava questo nuovo spettacolo, ho subito comprato il biglietto e sono stato molto felice di vedere un titolo del genere. Sì, perché era un titolo che suonava un po’ come un “adesso torno a fare il comico, come ai vecchi tempi”. E con il M5S che cresce sempre di più, con personaggi validi come Di Battista, Di Maio, Taverna e Morra, il bisogno di un megafono come Grillo si attenua via via, destinato a scomparire.

Immediatamente, appresa la notizia del nuovo tour, i giornalisti di regime pubblicano qualsiasi cosa per farlo passare come un comizio a pagamento. Arrivano quasi a fartelo temere, a farti temere di aver buttato via i soldi per un comizio a pagamento. Grillo inizia lo spettacolo proprio scherzando su questo fatto: “Ora faccio 4 comizi gratis e 1 a pagamento, e stasera mi dispiace per voi, avete beccato quello a pagamento.”

La realtà è molto diversa. Già, perché il Beppe Grillo di “Te la do io l’Europa” è tutto tranne un politico che fa un comizio (a pagamento): è il Grillo di una volta. È finalmente lo spettacolo “vecchio stile” di Beppe, quello in cui ti fa ridere, ti fa soffrire, ti annichilisce di informazioni e di notizie. È quel Grillo che gira in mezzo alla platea, prendendo di mira ora qualche giornalista, ora qualche pisano, ora qualche povero malcapitato. È quel Grillo che ti strattona, ti scuote, ti abbraccia e ti fa la doccia col sudore ogni volta che ti passa davanti.


“Ora che sono legalmente responsabile per un movimento politico, non posso più prendere per il culo lo Psiconano: l’ho chiamato così e mi hanno denunciato. Mi hanno denunciato prima l’associazione dei nani, poi quella degli psicopatici! Che sono i circoli del Pd.”

Tra una risata amara e timida ed una cattiveria al politico di turno, Beppe non si dimentica di fare anche po’ di autoironia (indispensabile in ogni spettacolo satirico): lo show, infatti, comincia con una simpatica animazione che vede protagonisti lui, Casaleggio e “la Rete”, in cui fondamentalmente Beppe si prende per il culo, fa satira delle sue idee di “democrazia tramite la Rete”; racconta di suo figlio Ciro, di quando lo tratta come una merda a casa, sfottendolo sulla “democrazia dal basso”.

Insomma, è nuovamente un Grillo satirico, un vero comico. Senza però lasciare per strada tutte quelle caratteristiche che lo hanno sempre contraddistinto e portato ad essere qualcosa di più di un semplice comico: la definizione “comico” è sempre andata stretta a Beppe Grillo, ben prima del blog e del M5S. È il Grillo dei vecchi tempi, ed è in gran forma. Speriamo di vederlo di nuovo “in azione” prima dei prossimi quattro anni. Sarebbe un buon segnale, e lo sarebbe per due motivi: prima di tutto perché questa è la veste che più sta bene a Grillo, perché Grillo è nato per fare questo genere di spettacoli; ma soprattutto starebbe a significare che il movimento da lui fondato cammina con le sue gambe e che non ha più bisogno di lui. Non perché Grillo sia un peso per il MoVimento, ma perché lo scopo del MoVimento è quello di cambiare la mentalità ed il senso civico del paese, coinvolgerlo alla partecipazione. D'altra parte, vedere le piazze che prima si riempivano con Grillo che ora si affollano per un evento agorà con i parlamentari, non può che farci sperare.

Grillo chiude il suo spettacolo con una nota particolarmente positiva e ottimista per il futuro, dell’Italia come dell’Europa. Speriamo che il suo ottimismo sia di buon auspicio, perché ne avremmo tanto, tantissimo bisogno.

Grazie del tuo spettacolo Beppe, alla prossima.

sabato 12 aprile 2014

Chi l’ha visto?


Marcello Dell’Utri, condannato a 7 anni per essere stato la “cerniera” dei rapporti illeciti tra lo Stato e Cosa Nostra, almeno fino al 1992, è ufficialmente latitante. Per chi non lo sapesse (dato che ho scoperto di recente che ancora qualcuno non conosce quest’uomo) Marcello Dell’Utri è stato stretto collaboratore di Silvio Berlusconi sin dagli anni settanta, in Publitalia e Fininvest, nonché cofondatore di Forza Italia nel 1993. Marcello Dell’Utri è quello che affermava che Vittorio Mangano (un sanguinario mafioso della peggiore specie) era stato “un eroe”, perché non aveva fatto confessioni scomode. È lo stesso che si diceva convinto che Mussolini era “troppo buono”, ecco perché aveva perso la guerra.

Questo personaggio, con tutte le sue controversie, i suoi scandali e soprattutto i suoi crimini, è ora ufficialmente latitante: scattato l’arresto, si scopre che l’ex senatore del PDL ha fatto perdere le sue tracce. Pare sia in Libano, ma per ora sembra solo una possibile pista. Ha rilasciato recentemente una nota in cui afferma di essere fuori dall’Italia “per farsi curare” per gravi problemi di salute: casualmente, però, non fa sapere dove si trova.

Ma la latitanza di Marcello Dell’Utri racchiude in sé una problematica molto meno circoscritta e molto più generale, riguardo alla politica nazionale. Le sorti giudiziarie e le peripezie di latitanza di questo personaggio non riguardano solo la sua (notevole) carriera criminale; e mentre è persino scontato affermare che le sue sorti, in qualche modo, coinvolgano anche quelle di Forza Italia e del suo braccio destro Berlusconi, credo si possa tranquillamente affermare che la sua vicenda è strettamente legata a tutta la scena politica italiana.

Esiste un filo che lega indissolubilmente Marcello Dell’Utri a circa la totalità delle istituzioni repubblicane odierne. Il partito fondato dal latitante e da B. è quello su cui si regge attualmente un piano di riforme istituzionali portato avanti da Matteo Renzi. Forza Italia, che pur stando all’opposizione è la stampella d’appoggio del PD renziano, garantisce che il piano (s)fascista di riforma dello Stato di Renzi possa andare avanti. Il paese e tutta l’agenda delle riforme che si pone in questo momento sono totalmente in ostaggio di un partito politico capeggiato e fondato da un condannato per evasione fiscale (pluri indagato per altri gravi reati) ed un signore che si trova al momento latitante non si sa dove. Qual è quel paese in cui la vita politica è in balia di due personaggi del genere? Ve lo dico io: è il paese in cui, da tempo ormai immemore, si preferisce governare assieme ai mascalzoni e divenire mascalzoni noi stessi, piuttosto che combatterli. È il paese in cui per tanto, troppo tempo, nessuno (specialmente nella cosiddetta “sinistra”) ha mosso un dito per cercare di fermare lo strapotere mediatico ed economico di Silvio Berlusconi. Se ci troviamo in questa situazione, non è altro che per un ventennio di connivenza e complicità di questa classe politica, oggi degnamente rappresentata da un delinquente ai servizi sociali, un latitante in fuga e un bugiardo seriale condannato in primo grado per danno erariale.

Un Parlamento illegittimo votato con una legge incostituzionale, sorvegliato e guidato da un Presidente della Repubblica eletto da un Parlamento abusivo che viola periodicamente le sue funzioni e dunque contrario alla Costituzione, sabotato da un governo che si regge su un premio di maggioranza incostituzionale, pretende di portare avanti delle riforme istituzionali con il supporto essenziale di un partito politico fondato da due criminali.

Ma allora sorge spontanea una domanda: è solo Marcello Dell’Utri, oppure è tutta questa classe politica ad essere latitante? 

giovedì 3 aprile 2014

Improvvisamente, 20 anni indietro


Berlusconi che sale al Colle, che anzi viene accolto benevolmente, dal Presidente della Repubblica: questa scena mette tristezza mista ad ansia, facendoci piombare improvvisamente indietro di 20 anni.

C’è una parte di politica, in Italia, una grossa parte del potere politico/economico, che è rimasta la stessa da decenni, senza subire minimamente l’effetto logorante del tempo. Un Presidente della Repubblica quasi novantenne che accoglie un quasi ottantenne pregiudicato per discutere di riforme, di alte cariche ma soprattutto di garanzie. Nonostante la fiducia nei loro confronti si sia più che dimezzata dagli “anni d’oro” in cui ancora potevano pensare di apparire credibili, questi personaggi non sembrano subire conseguenze o deterioramenti, nel loro palazzo dorato. Sembra piuttosto che il loro “essersi autoposti” al comando del Paese sia immune da agenti esterni.

La realtà è ben diversa. Guardando più a fondo, non vedi più due vecchietti “intoccabili” tirare a dadi le sorti del Paese, ma ti accorgi che dietro a quella Casta fatta di interessi e voti di scambio si nasconde una grande paura: la paura che questa pacchia stia per finire. Vedi una rete di ricatti, favori reciproci, lobby e affari illeciti che cerca in ogni modo di tirare a campare, ben conscia del fatto che ci sono forze (dentro e fuori il Parlamento) che chiedono a gran voce che questa storia finisca. Che questa buffonata italiana tiri i remi in barca e faccia posto a chi vede la politica come un servizio e non come un business.

La realtà è che questi due signori sono in una situazione disperata: uno è il Presidente meno gradito nella storia della Repubblica, aggrappato ad un seicentesco sogno di assolutismo monarchico, mentre l’altro è un condannato e pluri-inquisito che tenta con ogni mezzo di sfuggire alla giustizia tramite la politica, che è quello che ha fatto per gli ultimi 20 anni della sua vita.

In fondo, pensateci bene: senza l’aiuto di un burattino dotato di una fervida immaginazione ed una parlantina da televendita, quest’ultimo signore non sarebbe mai rientrato in Parlamento, neanche dalla finestra. Nessuno se lo sarebbe più filato, nessuno avrebbe più scommesso su di lui. Ha avuto bisogno di essere resuscitato da un insulso scricciolo che risponde al nome di Matteo Renzi per tornare alla ribalta. 

Quello che nessuno di questi tre si immagina però è che la ribalta non è proprio dietro l’angolo, anzi: non la vedono neanche lontanamente. Quello che li aspetta, inesorabilmente, sarà la disfatta. Se non è oggi, sarà domani. Il punto di non ritorno è passato, il momento X se lo sono lasciati scappare da tempo: questi signori, il consenso elettorale che hanno avuto in passato, non lo avranno mai più e sarà in costante calo.

Ormai li conosciamo. Li conosciamo tutti. E se li conosci, come insegna Marco Travaglio, “li eviti”.

Vinciamo noi.

mercoledì 2 aprile 2014

Il Piano (s)Fascista di Matteo Renzi


L’opposizione (morbida e blanda, peraltro) del Presidente del Senato Piero Grasso mette in risalto ancora una volta e con contrasti sempre più vividi quelli che sono i problemi maggiori legati alla carica di Presidente del Consiglio di Matteo Renzi, e come questa possa provocare danni irreparabili alla democrazia repubblicana.

Vorrei fare solo un breve inciso, prima di parlare del piano (s)fascista di riforma dello Stato di Renzi, per sottolineare l’ipocrisia e la bassezza morale di questo insulso personaggio. Grasso si permette di dire una cosa che pensano molti italiani (dato che ancora il pensiero unico non esiste, quindi Renzi fattene una ragione!) e cioè che il tandem di riforme “Senato/Italicum” mette a repentaglio i principi democratici sanciti dalla nostra Costituzione, rendendo il rischio di una dittatura tutt’altro che campato in aria. Queste sono espressioni legittime per un Presidente del Senato, che certo non può da solo votare contro un’aula parlamentare, ma altrettanto legittimamente può esprimere le proprie opinioni. O può farlo solo Madama Tagliola quando chiama 9 milioni di italiani onesti “potenziali stupratori”? Ecco, vorrei proprio sapere quale faccia di bronzo (per non dire di peggio) ha avuto Renzi nell’affermare che “Non si è mai visto un presidente del Senato intervenire su provvedimenti in itinere” e che “se sono arbitri non possono giocare”. E tutto questo Renzi lo dice mentre il Colle afferma che “È noto come da lungo tempo il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano abbia espresso la convinzione della necessità ormai improrogabile di una riforma costituzionale che innanzitutto segni il superamento del bicameralismo paritario”. Ma come? Il presidente del Senato è “un arbitro che non può giocare” mentre il presidente della Repubblica non solo gioca, ma tiene le redini del governo?

Ma lasciamo perdere l’arrogante e nauseante ipocrisia di Matteo Renzi condita dall’indecente sogno di monarchia assoluta auspicato da Napolitano e parliamo di qualcosa di molto più concreto: quello che mi piace chiamare “il Piano (s)Fascista di Matteo Renzi”.

Quello che si sta preparando oggi in Italia è un colpo di Stato morbido (ma non sempre così morbido) atto ad un controllo pressoché totale di informazione, economia, amministrazioni locali e nazionali da parte di un solo uomo, e cioè il Presidente del Consiglio.

Per fare questo ha bisogno di alcuni fattori essenziali determinanti, alcuni già realizzati (da Renzi o dai suoi predecessori), altri da realizzarsi:
  • L’aiuto indispensabile di un’informazione completamente asservita al potere politico/economico: fatto. I giornali e le tv che diffondono la cosiddetta “informazione” sono nella quasi totalità alla completa dipendenza dai partiti politici maggiori, salvo rarissime e lodevoli eccezioni. Basti pensare a quanti titoli di giornale aprivano pochi giorni fa con “Abolite le province”, una balla colossale sparata in prima pagina per pura propaganda governativa. L’informazione sta con Renzi, e questo purtroppo è un dato incontrovertibile.
  • La semplificazione bipartitica prevista dal programma della P2: quasi fatto. Il tanto amato “bipolarismo” che Renzi tanto vuole mantenere altro non è che un “partito unico”, guidato dai medesimi interessi, i medesimi obiettivi e molto spesso le medesime persone. Non a caso, molti personaggi chiave nella squadra di governo di Renzi sono uomini di Berlusconi, che fa sedere il suo partito (inspiegabilmente o forse furbescamente) all’opposizione. Questo finto gioco dell’alternanza destra/sinistra costituisce il trucco illusionistico perfetto per far credere alla gente, tramite l’informazione di cui parlavamo poco sopra, che la democrazia funzioni correttamente, celando in realtà un cancro mortale per la libertà dei cittadini di questo paese. La svolta definitiva potrebbe essere rappresentata dall’approvazione dell’Italicum, che finirà di annientare qualsiasi forza politica svincolata da questo “bipolarismo dell’inciucio”.
  • Lo sfascio delle istituzioni democratiche: quasi fatto. La creazione delle “Città metropolitane” stravolgerà le rappresentanze e le competenze delle amministrazioni locali. Questa nuova classe politica, facilmente “nominabile” dall’alto, formerà il nuovo “Senato delle autonomie”, un’istituzione non eletta democraticamente che servirà solo a lasciare che le leggi le faccia la Camera dei Deputati – pardon, il governo! – già stravolta con l’orrendo Italicum ed il suo oceanico (e incostituzionale) premio di maggioranza. E ancora non hanno cambiato la Costituzione! Poi (si fa per dire) ne vedremo delle belle.
Un’informazione al servizio del potere, un partito unico al comando, lo sfascio delle istituzioni repubblicane: da qui alla dittatura (occulta o dichiarata che sia) il passo è fin troppo breve. E mentre un piano politico molto, ma molto simile a quello della loggia massonica P2 si fa strada con drammatica rapidità, non resta che sperare in un rovesciamento di questo governo. Un primo passo, eclatante e fondamentale, sarà quello costituito dalle elezioni europee. Se Renzi finisse lì, i danni arrecati all’Italia e alla nostra democrazia saranno contenuti e soprattutto rimediabili. Ma più dura questo governo mai votato da nessuno, autoposto come fautore delle riforme costituzionali senza un briciolo di consenso e di fiducia popolare, più i danni saranno gravi e irreparabili.
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