sabato 12 aprile 2014

Chi l’ha visto?


Marcello Dell’Utri, condannato a 7 anni per essere stato la “cerniera” dei rapporti illeciti tra lo Stato e Cosa Nostra, almeno fino al 1992, è ufficialmente latitante. Per chi non lo sapesse (dato che ho scoperto di recente che ancora qualcuno non conosce quest’uomo) Marcello Dell’Utri è stato stretto collaboratore di Silvio Berlusconi sin dagli anni settanta, in Publitalia e Fininvest, nonché cofondatore di Forza Italia nel 1993. Marcello Dell’Utri è quello che affermava che Vittorio Mangano (un sanguinario mafioso della peggiore specie) era stato “un eroe”, perché non aveva fatto confessioni scomode. È lo stesso che si diceva convinto che Mussolini era “troppo buono”, ecco perché aveva perso la guerra.

Questo personaggio, con tutte le sue controversie, i suoi scandali e soprattutto i suoi crimini, è ora ufficialmente latitante: scattato l’arresto, si scopre che l’ex senatore del PDL ha fatto perdere le sue tracce. Pare sia in Libano, ma per ora sembra solo una possibile pista. Ha rilasciato recentemente una nota in cui afferma di essere fuori dall’Italia “per farsi curare” per gravi problemi di salute: casualmente, però, non fa sapere dove si trova.

Ma la latitanza di Marcello Dell’Utri racchiude in sé una problematica molto meno circoscritta e molto più generale, riguardo alla politica nazionale. Le sorti giudiziarie e le peripezie di latitanza di questo personaggio non riguardano solo la sua (notevole) carriera criminale; e mentre è persino scontato affermare che le sue sorti, in qualche modo, coinvolgano anche quelle di Forza Italia e del suo braccio destro Berlusconi, credo si possa tranquillamente affermare che la sua vicenda è strettamente legata a tutta la scena politica italiana.

Esiste un filo che lega indissolubilmente Marcello Dell’Utri a circa la totalità delle istituzioni repubblicane odierne. Il partito fondato dal latitante e da B. è quello su cui si regge attualmente un piano di riforme istituzionali portato avanti da Matteo Renzi. Forza Italia, che pur stando all’opposizione è la stampella d’appoggio del PD renziano, garantisce che il piano (s)fascista di riforma dello Stato di Renzi possa andare avanti. Il paese e tutta l’agenda delle riforme che si pone in questo momento sono totalmente in ostaggio di un partito politico capeggiato e fondato da un condannato per evasione fiscale (pluri indagato per altri gravi reati) ed un signore che si trova al momento latitante non si sa dove. Qual è quel paese in cui la vita politica è in balia di due personaggi del genere? Ve lo dico io: è il paese in cui, da tempo ormai immemore, si preferisce governare assieme ai mascalzoni e divenire mascalzoni noi stessi, piuttosto che combatterli. È il paese in cui per tanto, troppo tempo, nessuno (specialmente nella cosiddetta “sinistra”) ha mosso un dito per cercare di fermare lo strapotere mediatico ed economico di Silvio Berlusconi. Se ci troviamo in questa situazione, non è altro che per un ventennio di connivenza e complicità di questa classe politica, oggi degnamente rappresentata da un delinquente ai servizi sociali, un latitante in fuga e un bugiardo seriale condannato in primo grado per danno erariale.

Un Parlamento illegittimo votato con una legge incostituzionale, sorvegliato e guidato da un Presidente della Repubblica eletto da un Parlamento abusivo che viola periodicamente le sue funzioni e dunque contrario alla Costituzione, sabotato da un governo che si regge su un premio di maggioranza incostituzionale, pretende di portare avanti delle riforme istituzionali con il supporto essenziale di un partito politico fondato da due criminali.

Ma allora sorge spontanea una domanda: è solo Marcello Dell’Utri, oppure è tutta questa classe politica ad essere latitante? 
UA-57431578-1