mercoledì 2 aprile 2014

Il Piano (s)Fascista di Matteo Renzi


L’opposizione (morbida e blanda, peraltro) del Presidente del Senato Piero Grasso mette in risalto ancora una volta e con contrasti sempre più vividi quelli che sono i problemi maggiori legati alla carica di Presidente del Consiglio di Matteo Renzi, e come questa possa provocare danni irreparabili alla democrazia repubblicana.

Vorrei fare solo un breve inciso, prima di parlare del piano (s)fascista di riforma dello Stato di Renzi, per sottolineare l’ipocrisia e la bassezza morale di questo insulso personaggio. Grasso si permette di dire una cosa che pensano molti italiani (dato che ancora il pensiero unico non esiste, quindi Renzi fattene una ragione!) e cioè che il tandem di riforme “Senato/Italicum” mette a repentaglio i principi democratici sanciti dalla nostra Costituzione, rendendo il rischio di una dittatura tutt’altro che campato in aria. Queste sono espressioni legittime per un Presidente del Senato, che certo non può da solo votare contro un’aula parlamentare, ma altrettanto legittimamente può esprimere le proprie opinioni. O può farlo solo Madama Tagliola quando chiama 9 milioni di italiani onesti “potenziali stupratori”? Ecco, vorrei proprio sapere quale faccia di bronzo (per non dire di peggio) ha avuto Renzi nell’affermare che “Non si è mai visto un presidente del Senato intervenire su provvedimenti in itinere” e che “se sono arbitri non possono giocare”. E tutto questo Renzi lo dice mentre il Colle afferma che “È noto come da lungo tempo il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano abbia espresso la convinzione della necessità ormai improrogabile di una riforma costituzionale che innanzitutto segni il superamento del bicameralismo paritario”. Ma come? Il presidente del Senato è “un arbitro che non può giocare” mentre il presidente della Repubblica non solo gioca, ma tiene le redini del governo?

Ma lasciamo perdere l’arrogante e nauseante ipocrisia di Matteo Renzi condita dall’indecente sogno di monarchia assoluta auspicato da Napolitano e parliamo di qualcosa di molto più concreto: quello che mi piace chiamare “il Piano (s)Fascista di Matteo Renzi”.

Quello che si sta preparando oggi in Italia è un colpo di Stato morbido (ma non sempre così morbido) atto ad un controllo pressoché totale di informazione, economia, amministrazioni locali e nazionali da parte di un solo uomo, e cioè il Presidente del Consiglio.

Per fare questo ha bisogno di alcuni fattori essenziali determinanti, alcuni già realizzati (da Renzi o dai suoi predecessori), altri da realizzarsi:
  • L’aiuto indispensabile di un’informazione completamente asservita al potere politico/economico: fatto. I giornali e le tv che diffondono la cosiddetta “informazione” sono nella quasi totalità alla completa dipendenza dai partiti politici maggiori, salvo rarissime e lodevoli eccezioni. Basti pensare a quanti titoli di giornale aprivano pochi giorni fa con “Abolite le province”, una balla colossale sparata in prima pagina per pura propaganda governativa. L’informazione sta con Renzi, e questo purtroppo è un dato incontrovertibile.
  • La semplificazione bipartitica prevista dal programma della P2: quasi fatto. Il tanto amato “bipolarismo” che Renzi tanto vuole mantenere altro non è che un “partito unico”, guidato dai medesimi interessi, i medesimi obiettivi e molto spesso le medesime persone. Non a caso, molti personaggi chiave nella squadra di governo di Renzi sono uomini di Berlusconi, che fa sedere il suo partito (inspiegabilmente o forse furbescamente) all’opposizione. Questo finto gioco dell’alternanza destra/sinistra costituisce il trucco illusionistico perfetto per far credere alla gente, tramite l’informazione di cui parlavamo poco sopra, che la democrazia funzioni correttamente, celando in realtà un cancro mortale per la libertà dei cittadini di questo paese. La svolta definitiva potrebbe essere rappresentata dall’approvazione dell’Italicum, che finirà di annientare qualsiasi forza politica svincolata da questo “bipolarismo dell’inciucio”.
  • Lo sfascio delle istituzioni democratiche: quasi fatto. La creazione delle “Città metropolitane” stravolgerà le rappresentanze e le competenze delle amministrazioni locali. Questa nuova classe politica, facilmente “nominabile” dall’alto, formerà il nuovo “Senato delle autonomie”, un’istituzione non eletta democraticamente che servirà solo a lasciare che le leggi le faccia la Camera dei Deputati – pardon, il governo! – già stravolta con l’orrendo Italicum ed il suo oceanico (e incostituzionale) premio di maggioranza. E ancora non hanno cambiato la Costituzione! Poi (si fa per dire) ne vedremo delle belle.
Un’informazione al servizio del potere, un partito unico al comando, lo sfascio delle istituzioni repubblicane: da qui alla dittatura (occulta o dichiarata che sia) il passo è fin troppo breve. E mentre un piano politico molto, ma molto simile a quello della loggia massonica P2 si fa strada con drammatica rapidità, non resta che sperare in un rovesciamento di questo governo. Un primo passo, eclatante e fondamentale, sarà quello costituito dalle elezioni europee. Se Renzi finisse lì, i danni arrecati all’Italia e alla nostra democrazia saranno contenuti e soprattutto rimediabili. Ma più dura questo governo mai votato da nessuno, autoposto come fautore delle riforme costituzionali senza un briciolo di consenso e di fiducia popolare, più i danni saranno gravi e irreparabili.
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