sabato 31 maggio 2014

Un anno di blog


Oggi, 31 Maggio 2014, questo blog compie un anno esatto. Il primo anno di “attività” da blogger si è concluso e quello che resta è la sensazione di aver radicalmente cambiato la mia vita. Grazie al blog ho scoperto un nuovo modo di esporre le mie idee, di sfogarmi, di condividere una notizia con amici e con perfetti sconosciuti. Un modo bellissimo di incontrare – anche se solo “virtualmente” – centinaia di altre persone che condividevano i miei pensieri, i miei progetti, i miei sogni.

È a tutte queste persone che voglio dedicare questo primo “compleanno” di Peggio Palaia, persone che mi hanno sostenuto, che hanno letto quello che scrivevo e che hanno condiviso i post di questo blog. Spero di aver lasciato in questo anno “tracce” di questi 365 giorni di vita in Italia, e spero che queste tracce siano state apprezzate, non importa se scritte bene o male, se condivisibili o meno, ma spero di aver perlomeno scaturito in voi una qualche reazione.

Un ringraziamento speciale va ovviamente a +Fabrizio Boccacci e a tutta la community Google + “Movimento 5 Stelle”, che ormai è uno dei luoghi (virtuali, s’intende) che frequento maggiormente sul web.

Spero che continuerete a leggere, a commentare e magari anche a criticare quello che trovate su questo blog. Non importa quale sarà la frequenza con cui vedrete uscire i post, questo dipende dalla mia vita privata e dai miei impegni che – ahimè – si fanno sempre più intensi.

Quello che conta, almeno per me e spero per qualcun altro, è che questo blog andrà avanti, perché aprire Peggio Palaia (senza pretendere di essere chissà cosa!) è una delle cose migliori che potesse passarmi per la testa, quasi per caso, forse per gioco, il 31 Maggio dell’anno scorso.

Guardiamo avanti, dunque: nuovi argomenti, nuove provocazioni e nuovi spunti stanno per scorrere su questa pagina.

Grazie a tutti!

Niccolò

lunedì 26 maggio 2014

Programmi per il futuro...


Cominciamo subito dicendo chiaramente che la tristezza è molta. Questi risultati lasciano senz’altro un triste alone di delusione su tutti noi. Non tanto per il 21% del MoVimento quanto per il 40% di Renzi: vedere che dopo 20 anni di berlusconismo ancora 11 milioni di italiani non hanno capito nulla non fa certo bene.

Ma siccome questo non vuole essere un post né di nero pessimismo, né di sciocco ottimismo coi paraocchi, vorrei porre alcune questioni oggettive, con la speranza che ci possano aiutare ad andare avanti, a testa alta, per la nostra (giusta) strada.

Il Partito Democratico si assesta al 40% con circa 11 milioni di voti, mentre il MoVimento 5 Stelle si ferma al 21% con circa sei milioni di voti: questo dato ci offre subito uno spunto di riflessione o, per meglio dire, trovare il rovescio della medaglia. E il rovescio della medaglia è: quasi sei milioni di italiani hanno votato per il MoVimento 5 Stelle. E questo non si chiama “bicchiere mezzo pieno”, ma analizzare oggettivamente quali siano i numeri. I numeri ci dicono che esiste una quantità notevole di cittadini, in Italia, che ha votato per un movimento politico che porta avanti battaglie come onestà, moralità, sostenibilità, energia pulita, gestione virtuosa delle risorse e dei rifiuti, e infine una politica vista non come una carriera ma come un servizio per il bene comune.

Quando nacque questa meravigliosa avventura, con le prime liste civiche tra il 2005 ed il 2006, mai e poi mai avrei pensato che in Italia ci fosse così tanta gente onesta. Ero fermamente convinto che in Italia fosse tutto da buttare, e che le persone oneste non facessero parte integrante e massa attiva di questo paese. Per quanto felice potessi essere dell’iniziativa di Beppe Grillo (che altro non ha fatto se non mettere insieme persone oneste volenterose di fare politica quella vera), ero assolutamente persuaso del fatto che questo non rappresentasse una vera rivoluzione. Sembrava ovvio, addirittura lampante, che questa iniziativa non fosse destinata ad altro che ad un piccolo fuoco di attivismo, ad un’opposizione di nicchia. Un’opposizione che poteva far passare qualche piccola battaglia sociale a livello locale, questo sì, ma che non sarebbe mai diventata una forza politica rilevante e determinante di questo paese.

Evidentemente mi sbagliavo. E questo mi dona grande speranza. Per il mio futuro, per quello dei miei cari, e per i miei figli non ancora nati. Senza questa certezza, non avrebbe avuto alcun senso restare a vivere in questa povera Italia. Certo, il MoVimento ancora non è riuscito a risalire ai livelli delle politiche 2013. Ma è altrettanto vero che allora si trattava, in buona parte, di un semplice voto di pancia, di protesta. Dopo un anno abbiamo avuto modo di conoscere il MoVimento, di riconoscerci in esso, o di tirarsene fuori. Il tutto “aiutato” (si fa per dire) da un’informazione da regime del terzo mondo, dalla peggior casta giornalistica umanamente concepibile: l’informazione più asservita al potere costituito di tutto il mondo occidentale ha portato avanti a meraviglia il suo compito di “cane da riporto” del potere politico-finanziario, azionando una macchina del fango senza precedenti nella storia italiana, persino quella pre-repubblicana. Allo stesso tempo, il MoVimento è stato esposto ad ogni critica e sfottò possibile da parte del governo e dai media, a causa degli errori (umani e solo in parte evitabili) commessi da Grillo e dal M5S stesso: di errori ne sono stati fatti molti, soprattutto in fase di comunicazione e soprattutto nei primi 4/5 mesi dalle elezioni politiche. Ma d’altronde, come si dice: sbagliando s’impara.

Date tutte queste circostanze appena esposte, senza dimenticare che siamo sempre lo stesso paese che ha votato B. per 20 anni, pare evidente che il MoVimento abbia realizzato una straordinaria vittoria, in quanto quasi sei milioni di italiani ora si riconoscono – in modo convinto, fermo e determinato – in una forza politica composta da cittadini onesti che in Italia nessuno avrebbe mai pensato potesse esistere. La realtà è che non solo questa forza esiste, ma che conta quasi sei milioni di persone oneste e – concedetemelo – con le palle, che vuole finalmente dare un buon futuro ai propri figli.

Per cui, che dire? La lotta va avanti, le battaglie sono state ancora poche e le sconfitte regalano nuova linfa vitale. Certo, le sconfitte ti colpiscono come proiettili, ma quando esistono le idee, dietro alle masse, non importa: “Le idee sono a prova di proiettile”.

Parlando di battaglie future, beh, una battaglia si propone immediatamente come nuova sfida, una battaglia importante e di gran peso e responsabilità: fare opposizione contro Renzi ed il renzismo. Ci aspettano lunghi anni di opposizione, più morale e culturale che politica o strategica, contro Renzi e i poteri che rappresenta. Non dimentichiamoci che gli italiani hanno votato Berlusconi per anni. E, come dimostrano i fatti odierni, morto un Berlusca se ne fa un altro. Ma proprio da qui vorrei porre un’altra domanda: cosa abbiamo visto nel tragico ventennio 1994-2014? Abbiamo visto una politica disastrosa e collusa con mafia, corruzione e malaffare, accompagnata da una non-opposizione complice e altrettanto colpevole del disastro. Possiamo affermare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che oltre il 90% del Parlamento italiano si componeva di amici e complici di Silvio Berlusconi. Dobbiamo capire che dopo 20 anni di macerie (non politiche, bensì morali) non si può ricostruire dall’oggi al domani. La situazione odierna è comunque nettamente migliorata: se andassimo al voto domani, con (presumibilmente) gli stessi numeri di queste Europee, avremmo un Parlamento composto da una maggioranza democristiana fatta di spot elettorali e aria compressa, di clientelismi e corruzione; ma, per la prima volta dopo 20 anni, avremmo un’opposizione dura, onesta, determinata nel non far passare certe porcate, che pungola costantemente il governo inducendolo – di fatto – ad un processo democratico che altrimenti sarebbe perduto e dimenticato. Immaginatevi la situazione attuale senza il M5S: oltre al 40% renziano, avremmo al posto dei pentastellati la morbida opposizione-complice di questa destra italiana degenerata; entro pochi mesi da ora avremmo una Costituzione quasi interamente riscritta dalla Moretti, dalla Bonafé, dalla Picierno, da Quagliariello, da Brunetta e da “fior fior di grandi statisti”, una Costituzione violentata dal terribile connubio a tre di Renzi, B. e Napolitano. E nessuno (dico: nessuno) potrebbe opporsi a tale scempio. Sulle ceneri della Resistenza si verrebbe a formare un'Italia formato P2 senza opposizione alcuna.

Ma per fortuna non è così: l’opposizione c’è e, per la prima volta, non è contraffatta. È opposizione viva, convinta. È un’opposizione che esiste e che resiste. La Resistenza era partita come un pugno di quattro cani sciolti, ma alla fine ha rovesciato il nazifascismo. È incredibile quante cose si possono fare quando si hanno le idee dalla nostra parte: le sconfitte appaiono meno amare, ti donano forza per reagire, ti donano strumenti per non rifare gli stessi errori. Nelle sconfitte risiede il seme che un giorno germoglierà in una magnifica vittoria. E quando questo avverrà, sarà uno spettacolo talmente bello da non avere parole per descriverlo.

giovedì 22 maggio 2014

Vinciamo noi, ma è davvero così importante?


Ieri sera a Firenze è avvenuto un fatto davvero importante. In una delle città (ahimè) più piddine d’Italia, piazza Santissima Annunziata era piena per il comizio di Beppe Grillo. La cosa più piacevole in realtà è stata scoprire che la piazza era piena già da un bel po’, ben prima che arrivasse il comico. Miriam Amato (la candidata sindaco della mia città per il M5S), Alfonso Bonafede, Alessandro Di Battista e molti altri hanno conquistato la piazza molte ore prima dell’arrivo di Beppe Grillo. Una piazza intera, per la prima volta a Firenze, è stata riempita da una forza politica dichiaratamente avversa a quel marcio sistema di potere che si chiama Pd.

Da sottolineare, oltre al “solito” Di Battista (che ormai non sbaglia più un colpo), un notevole intervento incentrato sul tema della giustizia di Alfonso Bonafede.

Faccio solo una breve premessa: ho trovato incredibile assistere a qualcosa che mai avrei pensato, solo un anno fa. Cosa è successo? Il camper di Beppe è arrivato, con una piazza che non si è riempita 5 minuti prima, ma più di due ore prima. L’anno scorso, per le elezioni politiche, l’arrivo di Beppe Grillo avrebbe immediatamente avuto come conseguenza l’interruzione degli interventi dei candidati, per dare spazio al monologo del comico. Il che, per inciso, non è una cosa negativa: senza Grillo, il M5S non avrebbe avuto tutta quella visibilità garantita da un comico tra i più amati di sempre. Ma comunque, sarebbe stata un’ulteriore conferma di quanto ancora il MoVimento non sarebbe mai esistito senza Grillo. Ieri, invece, Beppe ha atteso nel camper, senza neanche farsi vedere, fino alla conclusione degli interventi di Bonafede e di Di Battista. E nessun grido si è levato dalla piazza, con esclamazioni tipo “Datece Peppe!!!11!!1!!1!”. Questa è una realtà inconfutabile: se a febbraio del 2013 molti hanno votato 5 Stelle per Beppe Grillo, adesso molti vanno in piazza e votano per i Di Maio, i Di Battista, i Bonafede, le Taverna e i Toninelli (solo per citarne alcuni).

È forse per questo che la Casta politica ha così tanta paura. Questi forse pensavano di far fuori (politicamente, ci mancherebbe) un semplice comico urlante, tramite una precisa e collaudata macchina del fango. Che poi Grillo e Casaleggio siano stati rivoltati come calzini senza mai trovare niente, questo però il regime si guarda bene dal renderlo pubblico. Ma ora che la baracca retta da Renzi & Co. capisce che non è un comico il loro avversario, ma un vero e proprio esercito armato di competenze e di onestà, allora scatta la paura forsennata. Chi prima diceva “Li asfaltiamo” ora abbassa il tiro con un “Anche solo un voto più dei 5 Stelle è una vittoria”; chi prima diceva “Le europee saranno un successo politico” adesso minimizza “Le europee non hanno niente a che vedere con il governo”; e infine, chi prima voleva portare avanti un progetto di riforma elettorale che garantisse il “bipolarismo” (leggi “dittatura di due partiti complici”), ora che si rende conto che il secondo partito non è più l’amico Silvio, curiosamente, abbandona la nuova legge elettorale.

Ma non è solo la Casta ad aver paura, ma tutta quella schiera di sostenitori di essa, (più o meno) complici di questo marcio sistema politico italico. Una sede 5 Stelle prende fuoco. Dei proiettili vengono spediti ad un candidato sindaco pentastellato. E infine, l’ultimo episodio: un attivista fiorentino, una persona squisita che ho il piacere di conoscere, è stato pestato durante una pacifica attività di volantinaggio, proprio vicino a casa mia. Questa è paura, signori: una paura fottuta. Che si traduce con menzogne, violenza, squadrismo. Quello vero, non quello di cui solo il povero Vauro sente la puzza.

E infine, dopo un comizio davvero epocale, che ha lasciato Firenze con molte speranze e senza bottiglie rotte, vetrine spaccate o pali divelti, il motto, ormai sentito e risentito migliaia di volte: “Vinciamo noi”. E allora mi chiedo: ma è veramente necessario? Dopo decenni di cattiva politica, dopo decenni di pessima condotta morale da parte di qualsiasi rappresentante di questa Casta, dopo che un movimento di cittadini è partito dal basso per cambiare questo paese, dopo che questo movimento senza soldi e senza lobby si è fatto carico (come giustamente sottolineato da Zupo su Micromega) della questione morale di Berlinguer, dopo che questo movimento è diventato con la sola passione e onestà la prima forza politica del paese alle scorse politiche; dopo che questo movimento ancora, semplicemente, esiste, quando qualsiasi altra forza politica sarebbe sprofondata nell’oblio a causa di una continua operazione di diffamazione da parte della macchina del fango mediatica ad uso dei partiti: davvero possiamo dire di aver bisogno di vincere? Questa è già una vittoria. L’Italia sta già cambiando perché l’azione di questa “nuova figura” (parafrasando Grillo), l’Onesto, ha già cominciato la sua lenta ma inesorabile marcia.

Concludo con un bel “In bocca al lupo!” a Miriam Amato, candidata sindaco per la mia città, Firenze. Non so se il prossimo sindaco di questa incredibile città sarà a 5 Stelle. Firenze è una realtà in cui il Pd è fin troppo inserito, in ogni meandro della pubblica amministrazione, peggio di una vera e propria mafia. Ma penso che se 4 anni fa avessi detto in giro che un giorno i “grillini” sarebbero entrati a Palazzo Vecchio, mi avrebbero (forse giustamente) preso per un pazzo. Quel giorno sta per arrivare, e di questa vittoria sono felice come italiano e come fiorentino. Buona fortuna, Miriam!


sabato 3 maggio 2014

La frenetica involuzione di Michele Santoro


C’è stato un tempo in cui si poteva definire Michele Santoro un giornalista serio. Uno con le palle, che le notizie le dava e non guardava in faccia nessuno, meno di tutti proprio Silvio Berlusconi. E questo è un merito che a Santoro va riconosciuto: Biagi, Santoro, Luttazzi e la Guzzanti hanno tutti una medaglia al valore, che è quella di essere stati talmente scomodi da essere cacciati dalla Rai per volere dell’allora presidente del Consiglio Berlusconi.

Attenzione però a non fare martiri: questi quattro non sono stati certo i primi “epurati” e neanche si tratta degli ultimi. Un nome a caso: Beppe Grillo. Grillo è stato bandito dalle tv ben prima del famigerato editto bulgaro e ignorato dall’informazione fino a quando è stato impossibile ignorarlo, ossia quando il M5S è divenuto il primo partito nazionale. Vedere questi personaggi, Santoro e Vauro, vendersi oggi in televisione come stanno facendo da un pezzo a questa parte è veramente deprimente. Anzi: mi fa incazzare come una bestia.

Vauro ormai è da un po’ che ha smesso di comportarsi in modo onesto. Quando scrisse a Dario Fo (come se un premio Nobel necessitasse del parere di un vignettista) fu talmente disonesto e scandalosamente fazioso che decisi di scrivergli. Ovviamente non ebbi risposta, ma rispose eloquentemente proprio Dario Fo, coprendolo di ridicolo. Ma quello che è accaduto in questo frangente con Michele Santoro e quell’operaio della Lucchini è stato davvero un episodio vergognoso.

Santoro non è nuovo a distorsioni della realtà e manipolazioni, ma questa è davvero una che le supera tutte. Grillo è andato, il 25 aprile, alla Lucchini per fare un comizio. Chiamato, supportato e applaudito dagli stessi operai che Santoro ha bellamente mancato di menzionare. Cosa fa il “giornalista” Santoro? Chiama un operaio a caso, uno che ha la tessera del Pd, candidato nel 2008 per il Senato nelle liste del Pd. Lo chiama e, senza neanche accennare al fatto che egli sia in realtà un iscritto al Pd, gli permette di spalare merda su un suo avversario politico, in televisione e senza contraddittorio. Quella che è andata in onda l’altra sera a Servizio Pubblico non era una testimonianza della società civile, ma un vero e proprio spot elettorale. Permettere, organizzare e orchestrare una simile sceneggiata spacciandola per giornalismo è una vera vigliaccheria. Perché Santoro non ha detto che chi parlava era iscritto al Pd, addirittura candidato nel 2008? Lo avesse detto, tutto quello che è successo dopo sarebbe stato assolutamente lecito. Chiarite tutte le posizioni, Mirko Lami poteva dire quello che voleva. Ma solo giocando a carte scoperte. Mica facendo credere ad un pubblico televisivo di essere “un operaio a caso” preso dalla Lucchini e spacciando dunque il suo pensiero come quello degli altri operai. Davvero, si è trattato di un episodio di vero fango mediatico senza precedenti.

La ciliegina sulla torta è stata vedere Vauro in tv il giorno dopo che parlava della “grande puzza di fascismo” che vedeva nel MoVimento 5 Stelle. Un ritornello che ormai ha cominciato a stancare. Santoro ha fatto qualcosa di indifendibile. Punto. Qualsiasi tentativo di far passare come “legittimo giornalismo” quello che ha fatto Santoro e come “liste di proscrizione” quello che ha fatto Grillo è pura e semplice disonestà intellettuale. Le presunte “liste di proscrizione” che “puzzano di fascismo” cosa sono, se non una limpida e ovvia constatazione di quanto basso sia il livello di questa informazione italiana, a cui dobbiamo il settantesimo posto nel mondo per libertà di stampa? Ma poi, proprio Vauro, che quando abbiamo assistito ad un vero atto di fascismo (la tagliola della Boldrini) non ha avuto il buon gusto di parlare di strane “puzze antidemocratiche”. La Boldrini, invece, il 25 aprile era a Marzabotto a sfruttare la Festa della Liberazione per sputare insulti contro – indovinate chi? – il MoVimento 5 Stelle. Guarda un po’ i casi. E il cerchio, magicamente, si chiude.
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