sabato 3 maggio 2014

La frenetica involuzione di Michele Santoro


C’è stato un tempo in cui si poteva definire Michele Santoro un giornalista serio. Uno con le palle, che le notizie le dava e non guardava in faccia nessuno, meno di tutti proprio Silvio Berlusconi. E questo è un merito che a Santoro va riconosciuto: Biagi, Santoro, Luttazzi e la Guzzanti hanno tutti una medaglia al valore, che è quella di essere stati talmente scomodi da essere cacciati dalla Rai per volere dell’allora presidente del Consiglio Berlusconi.

Attenzione però a non fare martiri: questi quattro non sono stati certo i primi “epurati” e neanche si tratta degli ultimi. Un nome a caso: Beppe Grillo. Grillo è stato bandito dalle tv ben prima del famigerato editto bulgaro e ignorato dall’informazione fino a quando è stato impossibile ignorarlo, ossia quando il M5S è divenuto il primo partito nazionale. Vedere questi personaggi, Santoro e Vauro, vendersi oggi in televisione come stanno facendo da un pezzo a questa parte è veramente deprimente. Anzi: mi fa incazzare come una bestia.

Vauro ormai è da un po’ che ha smesso di comportarsi in modo onesto. Quando scrisse a Dario Fo (come se un premio Nobel necessitasse del parere di un vignettista) fu talmente disonesto e scandalosamente fazioso che decisi di scrivergli. Ovviamente non ebbi risposta, ma rispose eloquentemente proprio Dario Fo, coprendolo di ridicolo. Ma quello che è accaduto in questo frangente con Michele Santoro e quell’operaio della Lucchini è stato davvero un episodio vergognoso.

Santoro non è nuovo a distorsioni della realtà e manipolazioni, ma questa è davvero una che le supera tutte. Grillo è andato, il 25 aprile, alla Lucchini per fare un comizio. Chiamato, supportato e applaudito dagli stessi operai che Santoro ha bellamente mancato di menzionare. Cosa fa il “giornalista” Santoro? Chiama un operaio a caso, uno che ha la tessera del Pd, candidato nel 2008 per il Senato nelle liste del Pd. Lo chiama e, senza neanche accennare al fatto che egli sia in realtà un iscritto al Pd, gli permette di spalare merda su un suo avversario politico, in televisione e senza contraddittorio. Quella che è andata in onda l’altra sera a Servizio Pubblico non era una testimonianza della società civile, ma un vero e proprio spot elettorale. Permettere, organizzare e orchestrare una simile sceneggiata spacciandola per giornalismo è una vera vigliaccheria. Perché Santoro non ha detto che chi parlava era iscritto al Pd, addirittura candidato nel 2008? Lo avesse detto, tutto quello che è successo dopo sarebbe stato assolutamente lecito. Chiarite tutte le posizioni, Mirko Lami poteva dire quello che voleva. Ma solo giocando a carte scoperte. Mica facendo credere ad un pubblico televisivo di essere “un operaio a caso” preso dalla Lucchini e spacciando dunque il suo pensiero come quello degli altri operai. Davvero, si è trattato di un episodio di vero fango mediatico senza precedenti.

La ciliegina sulla torta è stata vedere Vauro in tv il giorno dopo che parlava della “grande puzza di fascismo” che vedeva nel MoVimento 5 Stelle. Un ritornello che ormai ha cominciato a stancare. Santoro ha fatto qualcosa di indifendibile. Punto. Qualsiasi tentativo di far passare come “legittimo giornalismo” quello che ha fatto Santoro e come “liste di proscrizione” quello che ha fatto Grillo è pura e semplice disonestà intellettuale. Le presunte “liste di proscrizione” che “puzzano di fascismo” cosa sono, se non una limpida e ovvia constatazione di quanto basso sia il livello di questa informazione italiana, a cui dobbiamo il settantesimo posto nel mondo per libertà di stampa? Ma poi, proprio Vauro, che quando abbiamo assistito ad un vero atto di fascismo (la tagliola della Boldrini) non ha avuto il buon gusto di parlare di strane “puzze antidemocratiche”. La Boldrini, invece, il 25 aprile era a Marzabotto a sfruttare la Festa della Liberazione per sputare insulti contro – indovinate chi? – il MoVimento 5 Stelle. Guarda un po’ i casi. E il cerchio, magicamente, si chiude.
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