domenica 22 giugno 2014

L’interlocutore


“Ok al dialogo coi 5 Stelle, ascoltiamo le loro proposte. Ma se non è d’accordo Silvio, non se ne fa di nulla.”

Questo è, a grandi linee, il concetto che ha espresso con una chiarezza disarmante la ministra Boschi a proposito delle ultime aperture che il M5S ha dimostrato nei confronti del Pd, principalmente sul tema della riforma elettorale. Questo il video:



Più chiaro di così, si muore. Mi chiedo, credo in modo del tutto giustificato: ma quegli 11 milioni di italiani che hanno dato il loro voto a questa sorta di Partito “Democratico” (!) lo sapevano o no che stavano dando il voto al Nano? Beh, io credo di sì. A meno che non abbiano capito niente della politica italiana degli ultimi 20 anni. Il Pd in generale o, nello specifico, il Pd renziano, mai e poi mai andrà in una qualsiasi direzione se non con l’assoluta certezza di non compiacere la volontà di Berlusconi: si tratta di una legge scritta nello statuto non scritto del Pd, o del centro-sinistra italiano in genere, e la storia di questi 20 anni (nessuno escluso) lo dimostra. Se si arrivasse alle prossime elezioni con una legge elettorale liberticida come l’Italicum, con il Pd ad occupare il 53% dei seggi in parlamento, gli accordi con Forza Italia non finirebbero, perché altrimenti finirebbe il Pd stesso, trascinandosi dietro tutti gli interessi che hanno sempre legato insieme questa Casta. Nemmeno col 90% questi si sognerebbero mai di sganciarsi da B!

Il refrain assurdo e demenziale con cui il Pd ha sempre giustificato ogni accordo palese con Berlusconi è stato “Il M5S non vuole parlare, quindi rimane solo Forza Italia”. Giustificazione peraltro falsa, come testimoniano le parole di Bersani e Letta che potete ascoltare qui:



Ma adesso che il M5S si apre per dialogare e portare avanti proposte condivise, la giustificazione sembra diventare: “Non si può mica buttare all’aria 4 mesi di lavoro parlamentare proprio adesso”. In realtà, questa affermazione, oltre che puerile e sciocca, è anche falsa: l’Italicum è arenato al Senato già da diverso tempo, e non per qualche gran lavoro parlamentare (che non c’è mai stato, visto che è stato deciso a tavolino da Renzi, B. e Verdini) ma perché è una legge elettorale che favorisce enormemente il primo ed il secondo partito che escono dalle elezioni e, mentre prima i primi due erano Pd e Forza Italia, adesso il secondo partito è stabilmente il M5S, ed il rischio di un ballottaggio Pd-M5S al secondo turno sembra troppo rischioso. La legge elettorale del Pd (perché di questo si tratta: una legge ad partitum, e non una legge dettata dai principi democratici) è una legge che riesca in qualche modo a tagliare fuori qualsiasi avversario “scomodo”, M5S primo della lista. Adesso che il Pd viaggia su percentuali astronomiche, potrebbe anche permettersi, se Silvio vuole, di promuovere una nuova Legge Acerbo, che dia uno strapotere politico e parlamentare al primo partito, tagliando fuori ogni opposizione. E a Berlusconi questo andrebbe anche bene: basterebbe avere qualche garanzia. Non so, qualcosa tipo le immunità parlamentari di cui proprio in questi giorni, casualmente, si sta parlando molto.

Insomma, il cambio di direzione, a livello strategico, c’è stato, per il MoVimento 5 Stelle. Si dialoga pure col Pd di Renzi. Dopo la sconfitta delle europee, un cambio di strategia è la cosa più ovvia. Adesso vedremo se questo “togliere i parlamentari dal freezer” (altra ignorante e fuorviante espressione creata ad hoc dalla stampa di regime) serve davvero a qualcosa. Sarà davvero utile a “stanare” Renzi, come suggerivano illustri giornalisti del Fatto Quotidiano? Ero scettico prima e scettico rimango: la testardaggine degli italiani nel votare sempre il peggio del peggio è dura a morire. Il Pd che può finalmente dialogare coi 5 Stelle dovrebbe costituire un fatto nuovo che permetta finalmente di chiudere B. e la sua orrenda cerchia in cantina. La volontà da parte di Renzi e delle sue ministre di continuare questo scellerato dialogo con un criminale certificato dovrebbe togliere ogni credibilità al suo partito, che nonostante l’apertura dei 5 Stelle e dunque avendo le mani libere per scegliere con chi parlare, ritiene ancora che tra Berlusconi e Luigi Di Maio, il miglior interlocutore sia il primo.

Il M5S si sta scegliendo come interlocutore Matteo Renzi per necessità, perché non rimane altra via possibile, a quanto pare. Che scusa ha Renzi per preferire Berlusconi?

lunedì 2 giugno 2014

L’onestà ai tempi della Repubblica


Vorrei scrivere due parole in occasione della festa della Repubblica. Oggi, nel giorno del sessantottesimo anno di età della Repubblica italiana, credo sia una buona idea partire (tanto per prendere un valido punto di riferimento) dalle parole del costituzionalista Gustavo Zagrebelsky:

Per cambiare l’Italia serve onestà. Ci convochiamo sotto il nome dell’onestà, che non è una parola moralistica. La politica non è il campo degli onesti, però se la disonestà diventa una questione nazionale assume una dimensione che non è morale, ma politica. A noi pare che questa sia una dimensione della nostra vita lasciata ai margini. L’Italia deve cambiare, ma per cambiare deve ritrovare i fondamenti della vita comune, che sono di dedizione al bene comune. Ci dicono che siamo degli integralisti perché richiamiamo questa dimensione; tuttavia, come diceva Sant’Agostino, una società dove non esiste l’onestà, non è una società, ma una banda di ladroni. La lettura quotidiana delle notizie ci dimostra quanto sia capillarmente diffusa la mancanza del senso dello Stato, che è il prevalere degli interessi comuni sugli interessi particolari. Oggi l’Italia è agli ultimi posti nelle classifiche sulla diffusione della corruzione: non ci salviamo se non affrontiamo questo tema. […]Bisogna riportare la situazione nel nostro Paese al punto in cui il rispetto delle leggi, la dedizione al bene comune, la correttezza nei comportamenti pubblici sia la normalità.”

Questo è davvero, a mio avviso, uno dei problemi principali che affligge il nostro paese, impedendo di fatto un vero cambiamento nella vita – politica e non – di questa nostra Repubblica. E mentre oggi si vanno consumando vuote e costose parate militari, degnamente capeggiate da quel dubbio personaggio che è il nostro Presidente della Repubblica Napolitano, inutili e grotteschi giri di parole su questa grande ricorrenza scorreranno in tutte le tv. Uno spettacolo raccapricciante che, unito alla dura realtà di trovarsi in un paese fondamentalmente disonesto, non potrà certo farci sentire fieri di essere italiani. Anzi, nel Paese della disonestà “come norma”, in cui atti di semplice onestà e senso civico vengono visti come atti eroici (ma spesso, purtroppo, come atti da fessi), in questa vera “banda di ladroni” che è la nostra Repubblica, c’è ben poco da andare fieri di quello che siamo diventati al nostro sessantottesimo anno di età.

Ma se la mancanza d’onestà è un problema – e lo è, dato che ancora siamo un paese che elegge rappresentanti indagati o condannati, e che si appresta a fare una riforma della giustizia con le mani di Matteo Renzi (condannato in primo grado per danno erariale) e quelle degli uomini che hanno firmato il Lodo Alfano, la mancanza di una corretta informazione è il secondo grande problema del nostro paese. Senza una corretta informazione, non può esserci democrazia. E un paese che non conosce democrazia è un paese finito, senza speranza, senza futuro. Se siamo al 68° posto nel mondo per libertà d’informazione, classificati nel 2014 come paese semi-libero dall’organizzazione Freedom House, dobbiamo farci seriamente delle domande a proposito del nostro sistema d’informazione. Da chi è controllato? È affidabile? Perché?

Non sono in cerca di alibi o di false speranza, ci mancherebbe, ma ogni volta che giudico così negativo il futuro di questo paese non posso fare a meno di chiedermi cosa succederebbe se l’informazione non fosse in mano ai partiti politici, succubi dei poteri economici finanziari. E per quanto sia ovvio che l’Italia sia un paese che non può essere esente dalla definizione “banda di ladroni” perfettamente assegnataci da Zagrebelsky, confido sempre nel fatto che con un’informazione libera (dunque degna di essere definita tale) ci accorgeremmo che la maggioranza degli italiani non è una massa di beceri, ignoranti, furbini del quartiere, ladri, evasori e disonesti in genere, ma semplicemente un popolo che non è mai stato messo in condizione dai media e dai mezzi d’informazione di essere coscientemente informato e pronto a decidere del proprio futuro.

È con questa speranza, dunque, che voglio celebrare questa importante ricorrenza odierna: un’informazione libera, dai partiti e dai poteri finanziari, che possa far risvegliare l’onestà che si cela in ogni italiano per bene. È in questi italiani per bene che confido. Ed è grazie a loro che, almeno un pochino, mi sento fiero di essere italiano.




domenica 1 giugno 2014

L'asse M5S/Ukip e la disinformazione di regime


Come cresce questo dibattito sulla possibile alleanza tra il MoVimento 5 Stelle e l’Ukip di Nigel Farage, sento crescere anche il bisogno di mettere un po’ in ordine le frastagliate e confuse informazioni che stanno girando sui giornali e sulla Rete.

Prima di tutto: il termine stesso “alleanza”, utilizzato svariate volte in modo incredibilmente trasversale da tutti i mezzi d’informazione, è un termine inesatto, sbagliato. Ci si “allea” con un altro partito se si concorre assieme alla formazione di un governo, o di una formazione elettorale unica, o addirittura nel caso di una vera e propria fusione di due o più forze politiche. In questo caso, non si tratta di nessuna alleanza: si parla di entrare a far parte di un gruppo parlamentare europeo. Con meno di 25 europarlamentari, una qualsiasi forza politica in Europa non ha voce (niente commissioni, nessuna influenza, etc.) e, come ha perfettamente esposto Enrico Mentana, è un po’ come l’arbitro di una partita di tennis, che si limita a guardare una pallina andare in qua e in là, senza però poter intervenire. Non solo questa non è un’alleanza, in quanto permette comunque ai 5 Stelle di non rinnegare i vari punti programmatici che (ovviamente) non collimano con quelli dell’Ukip, ma se questa fosse veramente un’alleanza, allora sarebbe un serio problema! Mi spiego: il M5S, per sua stessa natura, è un movimento che difficilmente potrà trovare un “gemello” in un altro paese europeo, data la sua specificità nella situazione politica italiana. In Inghilterra (tanto per rimanere nella patria di Nigel Farage) non sarebbe mai potuto nascere un M5S, e lo sapete perché? Perché si dà il caso che in Inghilterra la classe politica sia ben diversa da quella infima cloaca che è stato il partitismo italiano degli ultimi decenni, guidato non dal buonsenso ma dall’interesse privato, non dall’onestà ma dalla furbizia, non dalla politica ma dall’antipolitica (quella vera!). In Inghilterra non sorgerà mai un movimento che dica “L’onestà tornerà di moda”, perché l’onestà è già la norma. È solo in Italia che un atto onesto è visto come un atto rivoluzionario. È un’anomalia tutta nostra.

Un altro fatto che dovrebbe far riflettere è costituito dalla mole d’informazioni che i media italiani stanno muovendo sulla figura di Nigel Farage. Non ne hanno parlato mai finora, pur essendo Farage un outsider di successo nella scena politica inglese, e ne cominciano a parlare (molto casualmente e, guarda un po’, molto male) solo adesso che ha contattato Beppe Grillo nel periodo post elezioni europee. La corsa mediatica finalizzata a far passare Nigel Farage come un Joseph Goebbels dei giorni nostri dovrebbe da sola farci capire come stanno le cose. Perfino bravi giornalisti come Marco Travaglio stanno inverosimilmente cannando l’analisi di questo personaggio.

Farage ha una formazione politica di destra. E fin qui, non ci piove. Alcune “uscite” (chiamiamole così) dei suoi collaboratori non sono affatto condivisibili. Il fatto però che molti di questi sia più opportuno chiamarli ex-collaboratori, dovrebbe dirci qualcosa. Gli è stato chiesto di rendere conto di David Silverster e delle sue posizioni anti-gay, ad esempio: Farage rispose che si trattava di mentalità “di altri tempi” e che, per stare nel suo partito, queste persone dovevano accettare il fatto che il mondo era andato avanti. Non dimentichiamoci che Farage è lo stesso che ha contribuito a cacciare dal Parlamento europeo Borghezio per i suoi commenti razzisti nei confronti dell’allora ministro Kyenge. E non dimentichiamoci neanche che le presunte posizioni razziste di Farage non sono altro che la semplice esigenza di un maggior controllo sulla quantità e soprattutto la qualità dell’immigrazione (Farage non sogna certo un’Europa a porte chiuse).

Ma non voglio dilungarmi a parlare delle posizioni politiche chiaramente di destra di Nigel Farage, e non voglio farlo per un semplice motivo: andremmo fuori tema in questo dibattito, come stanno andando fuori tema tutti (dico: tutti) i media nazionali. Il MoVimento 5 Stelle infatti, a quanto mi risulta, non si deve sposare con Nigel Farage. Deve semplicemente entrare in un gruppo parlamentare che gli possa permettere maggiore flessibilità (per non snaturare le proprie proposte) e più conveniente dal punto di vista strategico.

Dal primo di questi due aspetti, l’Ukip è una scelta forzata: il gruppo EFD (Europe of Freedom and Democracy, a cui appartiene l’Ukip) è l’unico gruppo parlamentare in Europa che permette alle singole forze nazionali di votare liberamente, a seconda del tema trattato. Cosa che nessuno, neanche i tanto democratici Verdi, permette. Questo è fondamentale per il M5S: snaturare o anche solo annacquare le proprie proposte equivale a perdere credibilità, e perdere credibilità, quando la credibilità e la coerenza sono le sole cose grazie a cui sei il secondo partito in Italia, significa perdere non uno, non tre, ma sei milioni di consensi. Senza contare che arretrare sui punti programmatici proposti equivale (e questo è l’aspetto principale) ad una sconfitta politica. Non mi risulta che i Verdi, al contrario di Farage, abbiano mai preso posizioni rilevanti per opporsi all’Europa delle banche e degli eurocrati. Il M5S, se entrasse nel gruppo dei Verdi europei, rinnegherebbe immediatamente tutte le promesse di una “nuova visione” dell’Europa, tutti i propositi per un’Europa dei popoli anziché un’Europa delle banche. Al contrario, se si dovesse votare sul nucleare (Nigel Farage è un nuclearista), sarebbe libero di scegliere, votando contrariamente all’Ukip. Perché, non dimentichiamocelo, la bandiera fondamentale di Nigel Farage è una ed una soltanto: ogni Paese è sovrano e pertanto deve potersi governare da solo.

Il secondo aspetto, ossia la convenienza strategica nell’asse Ukip/M5S, è estremamente rilevante. Nigel Farage rappresenta oggi il leader più votato dagli inglesi. Per inciso: o gli inglesi si sono bevuti il cervello e trasformati in un popolo di nazisti, come viene dipinto dai media italiani Farage, oppure i giornalisti italiani non ce la raccontano giusta. Che dite? Ma andiamo avanti. Farage, pur non potendo contare su neanche un uomo seduto nel Parlamento inglese, rappresenta oggi il primo partito nazionale, che per la prima volta non è né un partito conservatore, né un partito laburista. Farage ha raggiunto un risultato storico di proporzioni inimmaginabili e – segnatevelo sull’agendasarà Primo Ministro in Gran Bretagna, un giorno. Sarà divertente allora, quando per forza di cose i rapporti tra il governo italiano e quello inglese saranno inevitabili, vedere come la stampa italica cambierà magicamente opinione, smettendola di dipingere Farage come un novello Hitler.

Vogliamo parlare di rilevanza politica a livello internazionale? Immaginate il M5S nello stesso gruppo parlamentare europeo del primo ministro britannico. E poi ditemi cosa ve ne pare. Questo non è un semplice taxi, è una grande opportunità. Significa portare in Europa le idee del MoVimento senza che esse vengano filtrate dall’informazione di regime italica. Significa avere peso (molto peso) nei processi decisionali nazionali ed europei. Tutto senza snaturare il MoVimento e le proprie idee.

D’altra parte, le alternative quali sono? La LePen, mi sembra ovvio, è inaccettabile. Alcune sue idee, realmente pericolose e razziste contrariamente a quelle di Farage, sono completamente inconciliabili col M5S. E i Verdi, invece? Beh: è difficile allearsi con chi ti ha offeso fino al giorno prima. Anzi, mi correggo: con chi continua ad offenderti, offendendo la tua intelligenza. Infatti, i Verdi ora sembrano riaprire la porta ai 5 Stelle, ma ad una condizione: sbarazzatevi di Grillo. Se il M5S si sbarazzasse di Grillo in questo preciso momento storico, sarebbe un “rompete le righe”. Il gruppo parlamentare si scioglierebbe e il sogno che ha tenuto insieme milioni di persone si sbriciolerebbe. Ma l’elettorato 5 Stelle verrebbe assorbito proprio da quelle forze politiche a cui i Verdi strizzano l’occhio. Questa si chiama disonestà, questo è offendere l’intelligenza delle persone. I Verdi non vogliono i 5 Stelle, ma i loro elettori. In più, come ho detto prima, entrare nei Verdi europei equivarrebbe a rinnegare qualsiasi intenzione di riformare questa Europa, dato che i democratici Verdi non permettono ai singoli gruppi nazionali di votare liberamente.

E se qualcuno, piddini in particolare, vi dice “Vi alleate con uno di destra!” voi cosa rispondete? Beh, difficile prendere sul serio una simile critica da un simile pulpito: la cosiddetta “sinistra” italiana si è alleata (ben due volte) con Silvio Berlusconi, pur di mantenere intatti i propri privilegi. Prima sostenendo il governo Monti, poi Letta. Mentre Renzi ora conta sull’appoggio di Berlusconi, condannato e ai servizi sociali, per le riforme istituzionali, tenendosi nel proprio governo pure il “Nuovo” Centro Destra di Angelino Alfano. Direi che in fatto di “alleanze”, i Pdioti non possono dare consigli a nessuno: non solo sono alleati con la destra, ma con la peggior destra d'Europa.

Concludo lasciando a chi ancora non conoscesse Nigel Farage dei video, quasi tutti sottotitolati in italiano, in cui il leader dell’Ukip esprime concetti e proteste che molto facilmente incontrano gli ideali del MoVimento 5 Stelle. Queste informazioni, inoltre, dimostrano quanto sia disonesta, bugiarda e dannosa la stampa italiana, che solo ora si sta occupando di quest’uomo, con un unico scopo, l’unico scopo che ha avuto da più di un anno a questa parte: infangare in ogni modo il MoVimento 5 Stelle. È essenziale che tutti si informino e capiscano bene come stanno le cose con questa storia dell’asse Ukip/M5S, perché la disinformazione – purtroppo – sta lavorando a pieno regime.












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