martedì 22 luglio 2014

Uno schiaffo alla Resistenza: il “rosso” Pd livornese


Divertente notizia (divertente, si fa per dire) dalla neo-pentastellata Livorno, in occasione del 70esimo anniversario della Liberazione della città. La città che vide la nascita del Partito Comunista d’Italia nel 1921, ha ospitato proprio adesso un significativo teatrino: il Partito Democratico, sedicente e presupposto “erede” dei principi ispiratori della sinistra, ha disertato l’anniversario della Liberazione. Un applauso, prego.

Per quanto sia vergognoso tutto ciò – l’antifascismo e la memoria della Resistenza sono valori trasversali, figuriamoci per chi “dice” di essere di sinistra – altrettanto vergognose (e puerili) sono le scuse presentate dai dirigenti piddini livornesi “beccati” dopo aver disertato l’importante commemorazione: “Si è trattato di un increscioso disguido organizzativo: questo ovviamente non sminuisce l’errore commesso. Di questo spiacevole episodio me ne scuso a nome del gruppo, sperando che questo serva non a giustificare la nostra assenza ma a non far nascere una polemica politica.” Queste le parole del candidato sindaco Ruggeri, sconfitto al ballottaggio da Nogarin del M5S. Il presidente provinciale dell’Anpi ci è andato giù pesante sul Pd: “Non ci sono giustificazioni di nessun tipo che possono sminuire la gravità politica di questo fatto.”

Nella quasi totale assenza della notizia sulle principali pagine di cronaca, occorre a mio avviso fare alcune riflessioni e precise valutazioni riguardo a questo increscioso errore.

Primo: pur prendendo per buona la scusa (perché, come vedremo più avanti, solo di una puerile scusa si è trattato) del Pd livornese, e cioè un fantomatico “disguido organizzativo”, vi pare possibile che la forza politica che ha governato la città di Livorno per molti anni, una forza politica ben presente e radicata nel territorio livornese, possa fare un simile scivolone? Un vero e proprio schiaffo alla Resistenza, di cui i giornali dovrebbero parlare. Non ti dico tanto, ma almeno un pochino.

Secondo: sbaglio, oppure il Pd, fintanto che prendeva i voti di una certa parte politica, non è mai mancato ad un simile appuntamento? Un’ulteriore schiaffo al valore della Resistenza consiste infatti nell’aggravante di aver voluto organizzare questa misera ripicca nei confronti di una certa categoria che ha smesso (con lo scorso ballottaggio) di dargli il voto, proprio in occasione di una simile ricorrenza. Che alti valori, questa sinistra! Finché mi dai il voto bene, poi chissenefrega della Liberazione.

Terzo: è stata un’ulteriore conferma dell’ipocrisia dilagante della sinistra italica. Va dove ci sono le telecamere, dove c’è un tornaconto. I valori, la Memoria, la Resistenza, l’antifascismo, non sono altro che semplici pretesti per “farsi belli”, per mostrarsi in pubblico, per mettere la propria “bandierina” su un certo evento. Vi ricordate la Boldrini (quella stessa fascista che applicò per la prima volta la cosiddetta tagliola alla Camera dei Deputati, regalando soldi pubblici alle banche) che a Marzabotto, il 25 Aprile, strumentalizzò la festa della Liberazione per sferrare un attacco politico al MoVimento 5 Stelle? “Non c’è trucco, non c’è inganno” sembrano dire: “Non vedete quanto siamo antifascisti? Non vedete che i fascisti sono gli altri?E poi mettono la tagliola all’informazione, ghigliottinano l’opposizione parlamentare, trasformano le istituzioni democratiche in chiave autoritaria con le riforme renziane.

Quarta ed ultima valutazione, stavolta non sul Pd e la sua insostenibile ipocrisia, ma sul cambiamento che è in atto a Livorno: se la “rossa” Livorno ha deciso di affidarsi ad un partito diverso, che si dice “né di destra né di sinistra”, rifiutando clamorosamente il Pd in una delle sue più ferme roccaforti (non dimentichiamoci che addirittura il direttore del  Vernacolierechi più livornese di lui?ha dichiarato pubblicamente il suo voto per i 5 Stelle) questo cosa significa? Significa, ancora una volta, che votare Pd equivale a votare per pericolosi pseudodemocristiani ladri della democrazia, mentre chi davvero auspica in un sano – e onesto – cambiamento, sa bene a chi dare il proprio voto. Molti livornesi lo sapevano, dove stanno di casa i valori della Resistenza. Quando ci arriverà anche il resto del paese?
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