domenica 19 ottobre 2014

Bravo Marco. E ora vattene da Servizio Pubblico


Quello che è successo l’altra sera a Servizio Pubblico è stato qualcosa che era nell’aria già da tempo. Non serviva altro che la scintilla, la causa scatenante per far scattare Marco Travaglio su quella sedia e lasciare lo studio.

Marco Travaglio è senza ombra di dubbio il miglior giornalista che abbiamo in Italia. Perché è realmente indipendente, perché scrive le cose come stanno – o almeno scrive analisi più o meno condivisibili, ma sicuramente sempre fondate. Anche alcuni editoriali che non mi trovavano per niente d’accordo (l’ultimo, ad esempio, è stato “Il Grillotalpa”, in cui cannava completamente l’analisi politica dell’alleanza M5S-Ukip) partono comunque da dati di fatto, da analisi fondate e oggettivamente obiettive. Non certo conclusioni viziate da questa o quella influenza politica. Ormai questo tipo di giornalista è una razza rara in questo dannato paese.

Difficile dunque leggere in modo chiaro questa collaborazione che (a stento) va avanti tra il più brillante giornalista italiano e quella specie di lacchè governativo che è diventato con gli anni Michele Santoro. Qualche tempo fa avevo scritto a proposito della sua irrefrenabile caduta: da giornalista libero e pungente a manipolatore della realtà ad uso e consumo di questa indecente classe politica. E non sto esagerando: prendere un attivista ed ex-candidato Pd di Piombino e spacciarlo come un “qualsiasi” operaio della Lucchini è manipolare la realtà; prendere quei pochissimi “angeli del fango” di Genova che hanno contestato Grillo e presentarli come se la totalità dei giovani di Genova avessero agito come loro, titolando la puntata “Beppe, ma che combini?”, anche questo è manipolare la realtà.

Marco Travaglio ha giustamente scritto, nel suo editoriale di risposta alla vicenda di Servizio Pubblico:

“Mi scuso, con la Democrazia tutta, per aver colto la differenza tra l’insulto e la critica, tra il lasciar parlare e il lasciar mentire.”

È esattamente questo il punto. Il compito di un conduttore televisivo serio, in un serio programma di approfondimento, non è lasciare parlare indistintamente tutti quanti. Altrimenti potremmo benissimo invitare a parlare Totò Riina e lasciare che inveisca contro questo o quello, lasciando esattamente lo stesso spazio a lui, mentre promulga falsità e insulti, e a un magistrato antimafia. Non si può trattare allo stesso modo chi mente spudoratamente e chi dice la verità. E soprattutto non si può manipolare la realtà, pratica molto in voga a Servizio Pubblico.

Marco Travaglio ha tenuto incollati al televisore milioni di persone ogni settimana, tutti sintonizzati su Servizio Pubblico, solo per sentir parlare lui. Non a caso, un tempo, l’editoriale di Travaglio usciva subito dopo quello di Santoro (sempre che si possa chiamare “editoriale” un’incredibile sequela di cazzate che il nostro Michelone nazionale s’inventa ogni settimana). Quando la regia si è accorta che l’audience calava subito dopo Travaglio, hanno deciso di metterlo in mezzo, così dove capita, giusto per evitare che i telespettatori si stufassero così in fretta di guardare Servizietto Pubblico.

Ma adesso basta. Travaglio dovrebbe prendere le sue cose e andarsene da quella cloaca massima che è diventato questo programma di bassa lega. Dovrebbe abbandonare Servizio Pubblico e lasciare Santoro e Vauro a gingillarsi con i loro sciocchi editoriali e le loro finte vignette satiriche. Dovrebbe far sì che Santoro possa mangiarsi le mani fino ai gomiti per aver fatto scappare l’unico elemento che teneva in vita il suo programma da due soldi.

E se Travaglio dovesse continuare a partecipare a questo programma, contribuendo con i suoi sempre brillanti editoriali, allora consiglio a tutti quanti la visione su Youtube, il giorno dopo. Ci sono decine di Youtubers che offrono l’editoriale di Travaglio da solo, tagliando via tutta quella immane spazzatura che ci sta intorno. Apritevi un computer e smettete di guardare quella robaccia di Servizio Pubblico.
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