domenica 26 ottobre 2014

Don’t feed the troll: e se lo dice lui…


Tim Berners-Lee è un informatico britannico, uno degli inventori del World Wide Web. Dopo lo storico invio del primo tweet in assoluto della regina d’Inghilterra, l’inventore del www ha parlato del fenomeno – sicuramente qui in Rete conosciuto tristemente da molti – dei troll.

La reazione di Berners-Lee di fronte a questo triste fenomeno è stata esplicita:

Disgusto. Penso sia nell’umana natura, abbiamo sempre avuto un lato meraviglioso e un lato oscuro e il web è facilmente accessibile a coloro che vogliono sfruttare quest’ultimo. Avevo sperato in un web in grado di dare alla gente strumenti per rompere le barriere nazionali e per favorire un progresso della conoscenza, ma è assai sorprendente per me che persone cresciute in modo normale da un momento all’altro diventino molto polarizzate nelle loro opinioni, diventando portatrici di odio invece che di amore.

Come fare a dargli torto? Beh, non si può. A meno di non essere disonesti nel profondo. E, vi prego, non parlategli dei 300 Spartani del Pd, altrimenti il povero Berners-Lee rischia di cadere in depressione.

Il fenomeno dei troll, in realtà, rispecchia tristemente il vero volto della natura umana, capace di grandi cose ma anche di grandi schifezze. Il problema è che questi troll molto spesso non restano isolati imbecilli in cerca di rissa, ma che si organizzino in gruppi, spesso addirittura piccole associazioni, fino a grosse organizzazioni come quelle degli Spartani del Pd. Se il fenomeno isolato è seccante, ma tutto sommato marginale, quello organizzato è una vera piaga per l’umanità – e non sto esagerando. La Rete rappresenta oggi la chiave per la comunicazione del futuro. Rende possibili scambi di informazioni e di conoscenze con una rapidità inverosimile, e ha la potenzialità per divenire uno strumento di democrazia diretta che solo una decina di anni fa non ci saremmo neanche sognati.

L’obiettivo ultimo di questi troll, soprattutto quelli organizzati, non è tanto distruggere questo o quel partito, o screditare questa o quella tesi. È delegittimare in toto quello che viene detto o scritto su internet. Che si tratti del ragazzino che trolla in Rete a danno di sconosciuti, o  degli Spartani del Pd, o dei cosiddetti debunkers (di ‘sta minchia, ndr) che per screditare le loro cosiddette bufale vanno a trollare in siti di controinformazione, poco importa: sempre si cerca di screditare non tanto la notizia in sé, ma l’affidabilità di quanto affermato in Rete.

Il modo, la faciloneria, la cialtronaggine con cui questi personaggi stanno buttando nel cesso il mezzo di comunicazione del nuovo millennio è disarmante. Forse mirano a tornare all’età della pietra (intesa in senso informatico, si capisce) per poter far sì che le uniche informazioni che circolano e che vengono prese per vere, siano quelle che escono dai media tradizionali, i quali sono molto e troppo spesso controllati più o meno direttamente dal Sistema. Come affermava Noam Chomsky in un formidabile articolo, nei media tradizionali vai avanti solo se ti conformi al Sistema di potere. Cominciano a farti pensare come loro da molto lontano, addirittura dalle scuole e dalle università. Ti insegnano a stare dentro certi limiti, e non porre domande scomode. Il grande pregio di internet è invece proprio quello che tu puoi porre ogni domanda possibile, che sia anche la più scomoda del mondo, tu la puoi porre.

Questa è una libertà che prima non avevamo, e grazie a questo semplice fatto, piano piano, molte verità scomode stanno venendo a galla in Rete. Il fenomeno dei troll mira proprio ad annullare questo vantaggio. Il troll lavora a servizio del Sistema e (cosa ancora più triste) spesso lo fa gratis, tanto è assuefatto a questo marcio Sistema di potere. Annientare questo fenomeno è vitale per tutti quanti, perché ne va della nostra informazione e, di conseguenza, della nostra esperienza di vita.

La soluzione, anche secondo Berners-Lee, è ignorarli. Don’t feed the troll, si dice: lasciateli sparare cazzate a vuoto. Prima o poi si isoleranno da soli.

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