martedì 21 ottobre 2014

I Pink Floyd, "The Endless River" e il tifo da stadio


Mi è capitato di leggere sul blog di Valerio Cesari, speaker di Radio Libera Tutti e Radio Rock, un articolo sul nuovo album dei Pink Floyd, in uscita a Novembre, “The Endless River”. L’articolo mi ha lasciato sinceramente stupito, spontaneamente allibito e vagamente nauseato.

Facciamo una premessa: amo i Pink Floyd. Li ho sempre amati. Tutti gli album, dal primo all’ultimo, anche se in forma e in modo diverso. Ma la costante che tutti gli album dei Pink Floyd, da The Piper at the Gates of Dawn a The Division Bell, hanno in comune è una particolare caratteristica: mi hanno tutti rapito e fatto viaggiare con loro tramite le loro sonorità, mi hanno tutti preso per mano e condotto a meandri nascosti della mia anima. Questo è l’effetto che ogni singolo album dei Pink Floyd mi ha sempre procurato. Una droga allucinogena è meno efficace di un album dei Pink Floyd.

L’articolo di Cesari, che ogni tanto leggo sul suo blog, afferma che The Endless River, il disco che i Pink Floyd stanno per pubblicare dopo 20 anni di assenza di inediti, sarà una “truffa” ai danni dei fan.

“Pink Floyd sono la più grande band mai esistita sul pianeta terra: prendiamolo e mettiamolo da parte. E diamo anche per scontato che molti di coloro che ne parlano o si prostrano di fronte alla loro arte lo facciano per “pro forma” anziché consapevolmente: buona parte di questi compreranno il ‘nuovo’ The Endless River giudicandolo sin da ora – e senza alcun elemento a loro supporto – se non il disco del decennio, almeno il migliore del 2014.”

Sicuramente ci sarà una nicchia di fan che comprerà l’album e lo giudicherà a priori come un capolavoro. E magari, anzi probabilmente, non sarà un capolavoro. Di qui a giudicarlo ugualmente a priori come una “truffa” mi pare però eccessivo.

“Certamente, ‘non’ un disco dei Pink Floyd: che avevano smesso di essere tali almeno dai tempi di The Final Cut (1983), a tutti gli effetti il primo disco solista di Roger Waters. Da lì in poi solo una lunga e sofferta battaglia legale autorizzerà Gilmour, Mason e Wright (scomparso nel 2008) ad utilizzare il moniker della band, realizzando due album (A Momentary Lapse Of Reason e The Division Bell) che fatta eccezione per qualche perla davvero rara hanno messo a dura prova la noia e la pazienza anche dei più ortodossi: a maggior ragione la mia.”

Cominciamo a non essere d’accordo. I Pink Floyd di A Momentary Lapse of Reason e The Divison Bell non solo sono i Pink Floyd, ma tornano ad esserlo dopo che Roger Waters aveva ridotto gli altri membri della band come dei semplici turnisti di stesso. Non fraintendetemi: Roger Waters è un dio, è una delle vere anime dei Pink Floyd. Ma non è la sola anima dei Pink Floyd. E soprattutto, con rispetto parlando, non è un uomo, ma un ego che cammina su due gambe. La presenza di un simile soggetto in un gruppo finisce sempre per distruggere gli altri. Basti pensare a Ritchie Blackmore, ex Deep Purple e Rainbow: uno dei miei idoli indiscussi, senza ombra di dubbio; ma primadonna incontenibile (chi cazzo ti devi credere di essere per cacciare Ronnie James Dio dalla tua band?!?).

Insomma, a mio avviso, persino The Division Bell è un buon disco. Si tratta comunque di buona musica, che mi ha provocato ancora una volta quell’effetto “allucinogeno” di cui parlavamo prima – altro che mettere a dura prova la mia pazienza. What Do You Want From Me, Poles Apart, Take It Back, Coming Back To Life, Keep Talking, ma soprattutto High Hopes: vere perle che hanno il sapore vero e autentico dei Pink Floyd, attualizzandolo alle sonorità più moderne. A volte mi scopro a pensare che lo stesso album, se fosse uscito negli anni Settanta con qualche contributo di Waters qua e là, sarebbe considerato oggi un capolavoro. Ma si sa: è sempre più raro trovare qualcuno che ascolti un album scevro da pregiudizi, soprattutto negli ultimi anni.

“Purtroppo anche i Pink Floyd – anzi, quelli che noi “siamo costretti a chiamare tali” – sembrano aver contratto la stessa malattia (o sindrome) dell’eterno ritorno che ha colto prima di loro tanti illustri colleghi: pensiamo allo scempio compiuto in queste settimane dai restanti membri dei Queen, che continuano a rovistare con un certo froutterismo nel cassonetto dei brani cestinati o già proposti dal povero Freddie Mercury, che mai avrebbe voluto finire così.”

Calma. I Queen senza Freddie Mercury sono un’altra cosa. Per un semplice motivo. Nonostante il livello altissimo degli altri membri della band, Mercury era un alieno. Una vera leggenda. Probabilmente il miglior vocalist che il Rock abbia mai conosciuto. Un’eredità simile non la si può lasciare a nessuno. Ergo, i Queen di oggi dovrebbero essere considerati “quelli che noi siamo costretti a chiamare tali”, ma lo stesso discorso non vale assolutamente per i Pink Floyd. Vogliamo immaginarci i Pink Floyd senza Waters? Ascoltiamoci The Division Bell e li riconosceremo comunque. Voglio osare di più: provate ad immaginare Shine On You Crazy Diamond senza l’assolo introduttivo di David Gilmour. Chi è il pezzo più importante del gruppo adesso?

“E viene da chiedersi se per la felicità dei fan alle volte non sarebbe meglio intraprendere strade più che alternative quasi obbligate dal senso della decenza, molto spesso latitante: quanto sollievo proveremmo oggigiorno se i Guns N’ Roses, i Deep Purple, i Queen, i Pink Floyd, i Sepultura, gli Alice In Chains, i Led Zeppelin, gli Who – e chi più ne ha più ne metta – avessero smesso di chiamarsi “così”, col loro legittimo nome, già dall’epoca in cui tutto questo non sarebbe suonato così maledettamente sbagliato?”

È su questo paragrafo conclusivo che ho provato un vero brivido di terrore. I Guns N’ Roses farebbero bene a cambiare nome, ok, dato che non sono altro che un capriccio di quella fava di Axl Rose. I Queen magari potrebbero evitare di pubblicare album a nome dei Queen, come hanno fatto proprio ultimamente, ma perché non dovrebbero riproporre vecchi successi con altri frontmen, almeno in versione live? Ma su tutti gli altri, di cosa stiamo parlando?

Onestamente non ci ho visto più quando ha tirato in ballo i Led Zeppelin. Chi non ama i Led Zeppelin lo considero il nemico (si fa per dire!) e chi mi conosce personalmente lo sa. Sui Led Zeppelin non si transige. Sta di fatto però che buttare i Led Zeppelin in questo disordinato, frettoloso e distratto calderone non sta né in cielo né in terra. Dopo la morte di Bonzo Bonham nel 1980, gli altri tre si sono dedicati a progetti solisti, per di più restando lontani dalle grandi scene, suonando spesso per un pubblico affezionato o di nicchia. Solo per il concerto del 2007 alla O2 Arena di Londra hanno suonato di nuovo insieme, peraltro con il figlio del batterista, dimostrando inoltre di avere ancora la stoffa per suonare la loro musica. Anzi: in quell’occasione i Led Zeppelin dimostrarono quanto avrebbero potuto marciare sui fasti del passato se solo avessero voluto continuare, avendone pienamente i mezzi. È un aspetto che fa onore ancora di più alla scelta dei tre di non andare avanti con i Led Zeppelin dopo la morte di Bonzo. E adesso, deve arrivare Valerio Cesari a metterli nello stesso calderone di Axl Rose? Fatemi il piacere!

Io so solo che mi ascolterò The Endless River, e me lo ascolterò con grande curiosità e attenzione. E solo dopo non uno, non due, ma molti altri ascolti, potrò dare un giudizio. Perché questa storia di dare giudizi a priori su un album che ancora non è manco uscito deve finire. Abbiamo già il tifo da stadio nella politica, evitiamo di trasferire la stessa cosa anche nella musica.
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