venerdì 24 ottobre 2014

Orgoglio della Nazione


Orgoglio della Nazione è il nome del film immaginario che Quentin Tarantino ha inserito in Inglourious Basterds: si tratterebbe del film realizzato dal ministro della propaganda nazista Goebbels e atto a promuovere lo sterminio di centinaia di alleati da parte di un giovane cecchino, che nel film interpreta se stesso. È questa l’immagine che il cosiddetto “Partito della Nazione”, concepito dalla mente (perversa) di Matteo Renzi, ha suscitato nei miei pensieri, in modo assolutamente spontaneo.

L’idea di “Partito della Nazione”, in realtà, non è molto lontana dalla situazione attuale. Dopo anni di inciucio sottobanco, i due maggiori partiti politici italiani della Seconda Repubblica sono usciti allo scoperto mano nella mano, palesando di fatto quel matrimonio occulto che ha legato ogni loro interesse e ogni loro privilegio negli ultimi 20 anni. La causa scatenante è stata ovviamente il risultato sorprendente delle politiche del 2013, con il MoVimento 5 Stelle unico vincitore delle elezioni. I due partiti perdenti, arrivati rispettivamente secondo e terzo, si sono così messi insieme alla luce del sole per scavalcare l’unica forza politica realmente legittimata a governare. (NB: venendo meno l'appoggio di Sel al Pd, il Pd non aveva alcun diritto al premio di maggioranza, dato che come partito non arrivava che secondo alle elezioni.) È stato precisamente il giorno dell’elezione di Giorgio Napolitano (la sua seconda, incostituzionale, elezione a Capo della Stato) a segnare il debutto ufficiale del “Partito della Nazione” nello scenario politico italiano. Un partito già esistente, ma solo a livello occulto, nella mente dei personaggi che hanno tenuto in catene questo paese.

In questo senso, l’idea di Renzi non è certo niente di orignale: purtroppo, i partiti che lui vedrebbe convogliare nel “Partito della Nazione” sono gli stessi che stanno a sostenere le “larghe intese”. E meno male che Renzi era il “rottamatore” del “Mai più larghe intese!”. Ci credo: lui gli cambia nome alle larghe intese.

E il nome che Matteo Renzi affibbia alle larghe intese è ancora peggio, è molto più preoccupante. L’idea stessa di un “Partito della Nazione” è aberrante, puzza di fascismo e di totalitarismo. È un'idea malsana in cui si pensa di uniformare ogni cittadino, non in un eguaglianza di diritti, ma in un egualitarismo di pensiero. L’esistenza di un “Partito della Nazione” è l’essenza stessa del concetto di “pensiero unico”, inculcato a forza a tutti i cittadini, tramite scuole, università, televisioni, mezzi d’informazione e (se necessario) repressione. L’immagine di un “Partito della Nazione” è quella di un paese che azzera ogni valore, ogni differenza, ogni diritto e ogni libertà d’opinione.

Ma i nostri cari “amici” della “sinistra” sono sempre stati così. Pensateci bene. Prima fanno il Partito “Democratico”: il nome “democratico” già presuppone che gli altri partiti non lo siano, vuole tendere a farti credere che esista un’unica via per la democrazia, ed è votare i “democratici” salvatori della patria; questo poteva funzionare quando dall’altra parte c’era lo spauracchio berlusconiano (ancora alleato sottobanco, solo nominalmente avversario) ma quando questo è scomparso, allora serviva un nuovo nemico. E il nuovo nemico è arrivato, e tutti i mezzi d’informazione hanno avviato una campagna diffamatoria senza precedenti nella storia dell’Italia unita: fascisti inconsapevoli, razzisti, xenofobi, nazisti, grullini, manovrati, telecomandati, servi, leccaculo, e chi più ne ha più ne metta. L’altro fronte allora, quello detenuto dalla Casta propriamente detta, si arrocca nelle larghe intese: quale migliore occasione di affibbiarsi un altro nome così universale e trasversale possibile? “Partito della Nazione”, ossia l’unico partito che possa rappresentare la totalità dei cittadini.

L’idea stessa che questo “Partito Unico” possa esistere è un qualcosa che ha ben poco a che vedere con il concetto di “democrazia”. Già, perché se le “larghe intese” erano un’aberrazione politica e un delitto contro la democrazia rappresentativa, allora un “Partito Unico” vero e proprio ci ricorda tempi bui, tempi in cui non era possibile scegliere, non solo alle urne quale partito votare, ma nella propria testa in quali convinzioni credere.

È questo che vuole Renzi, autoproclamatosi “rottamatore” del “vecchio” e del “marcio” e in realtà salvatore di quella infame Casta che ci governa: un pensiero unico, di cittadini allineati come piccoli soldatini, che smetta di ragionare con la propria testa, adottando il suo pensiero politico come l’unico pensiero umanamente possibile.

Buona dittatura a tutti.
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