venerdì 3 ottobre 2014

Sin City: A Movie To Kill For


Appena tornato dal cinema, dove ho visto il secondo capitolo di Sin City. Premetto che rimasi letteralmente estasiato dal primo film, tanto da considerarlo uno dei film più innovativi e più riusciti degli ultimi anni. Ora, dopo quasi 10 anni dal primo film, esce questo secondo capitolo, “Sin City: A Dame To Kill For”, ispirato all’omonima graphic novel di Frank Miller, con l’aggiunta di alcune storyline alternative al fumetto.

Fin dalle prime immagini, si capisce che l’impostazione è la medesima del film originale, e sarebbe un delitto il contrario: l’ambientazione, la grafica, quella sensazione di “fumetto animato” che respiravi durante il  primo Sin City era da panico, non andava cambiato nulla per nessun motivo. La violenza, l’azione, la crudeltà dei personaggi è rimasta intatta e Marv, proprio all’inizio del film, ce ne dà subito un ottimo esempio.

Eva Green nei panni
di Ava Lord
La storyline principale è ovviamente “Una donna per cui uccidere”, tratta dalla graphic novel di Frank Miller, che si colloca cronologicamente come un prequel dei fatti narrati nel primo film (fatta eccezione per le sequenze in cui Nancy è bambina e Hartigan la salva per la prima volta). Dwight McCarthy, con una faccia diversa, è un fotografo, pagato dalle moglie per scoprire i tradimenti dei loro mariti, che tenta in ogni modo di non “scatenare il mostro” latente in se stesso. Tutto sembra andare liscio, fino a quando non si ripresenta il suo grande amore di una vita, la bella Ava Lord. Il personaggio di Ava Lord, splendidamente interpretata da Eva Green, è quella femme fatale, malvagia e bellissima, falsa e sexy, angelo e diavolo al tempo stesso, che conduce Dwight ad innamorarsi fino al limite della pazzia. Gli eventi prendono una piega davvero pericolosa, ed è lì che Dwight, Marv, Manute e Ava si trovano nell’azione più squisitamente Milleriana di tutto il film.

Joseph Gordon-Levitt
interpreta Johnny
Le storyline alternative sono altrettanto interessanti, anche se per ragioni diverse. La prima trova un Joseph Gordon-Levitt in forma straordinaria, confermandosi così uno degli attori più validi del momento, nei panni di Johnny, un gambler fortunato e audace che sfida a carte l’uomo più potente di Sin City, il temibile Senatore Roark. Dopo averlo battuto, la storia diventa cruenta ed estrema, in un crescendo notevole di colpi di scena e di pura tensione adrenalinica.

L’altra storyline vede Nancy che tenta di tirare avanti con la sua vita dopo il suicidio di Hartigan. Il defunto poliziotto le appare in sogno e in molte sue allucinazioni, sottolineando dunque la chiara instabilità mentale di Nancy, che sprofonda sempre più nel dolore e nell’alcol. Decide finalmente, con l’aiuto di Marv, di uccidere il Senatore Roark per compiere così la sua vendetta.

Jessica Alba nei panni di Nancy, con il volto sfregiato
Quest’ultima storyline mi ha lasciato perplesso. Tralasciando il fatto che Jessica Alba (perdonatemi il commento quasi sessista, ma credo di stare per dire una cosa vera) era brava finché doveva fare la povera spogliarellista in pericolo, come nel primo film appunto, ma se si tratta di diventare una specie di The Bride vendicativa e spietata, non è proprio nelle sue corde. La cosa che più lascia perplessi in realtà è la presenza di Marv in questa storyline: ma non doveva essere già morto Marv a questo punto della storia?!? L’errore di continuità sembra grossolano e imperdonabile, specialmente per due come Frank Miller e Robert Rodriguez, per cui mi chiedo: visto che non può essergli sfuggito un simile pasticcio, allora lo hanno fatto di proposito di inserire questa discontinuità con la storia principale?

Le spiegazioni possono essere molte, e ce n’è una che mi intriga particolamente.

(Chi non ha visto il film, scorra, non legga il testo in rosso e prosegua alla fine del post, pericolo spoiler!)

!!!!INIZIO SPOILER!!!!

Tutta l’ultima parte del film, da quando Nancy si sfregia il viso e compie la sua vendetta, è un continuo susseguirsi di aspetti reali e immaginari prodotti dalla mente di Nancy. Marv, sempre considerato il “fratello grande e grosso” che la proteggeva dai pericoli, è in realtà solo immaginato da Nancy, come una sorta di proiezione che le dà la forza necessaria per portare avanti il suo piano di vendetta. Così come l’immagine di Hartigan riflessa allo specchio, che di fatto permette a Nancy di sparare al Senatore. Insomma, nella decadenza di quella “marcia città” che è Sin City, tutto viene “sporcato”, dall’innocenza iniziale di Nancy fino alla sua (quasi) follia. “This rotten town... It soils everybody.”

!!!!FINE SPOILER!!!!

Lasciando stare dunque quelle che altro non sono che “pippe mentali” (perché farsi domande sulla continuità nelle storyline di Sin City è davvero una pippa mentale inutile) non resta che godersi questo film, come ci eravamo goduti il primo. Non è certo all’altezza del film del 2005, che ovviamente portava con sé una carica di novità e di innovazione non indifferente, ma racchiude comunque l’essenza vera e propria di questo fumetto, di questa città marcia che corrompe ogni cosa, di quel mondo sporco e violento che Frank Miller ha creato per scagliarci dentro ogni tipo di crudeltà, di nefandezza, di violenza, di trauma che la sua mente concepisse. Alcune sequenze sono davvero epocali e di ottima fattura (come la sequenza iniziale, o quella dell’irruzione di Marv in casa, o quella della partita a carte finale tra Johnny ed il Senatore Roark) e i personaggi sono da cardiopalma, come al solito del resto, così splendidamente rappresentati e caratterizzati. Last but not least, le performance degli attori: Josh Brolin è perfetto nei panni di Dwight, Eva Green è da infarto nei panni di Ava Lord, Gordon-Levitt è in perfetta sintonia con il suo personaggio e Rosario Dawson…beh: è sempre Rosario Dawson in tacco 15.

Insomma, Sin City: A Dame To Kill For è un film che va visto, esattamente come il Sin City del 2005, anche se non ne ripete l’eccelso livello. Perché Sin City è un progetto cinematografico che finalmente, dopo anni di scarse innovazioni e soluzioni stilisticamente piatte e noiose, crea qualcosa di nuovo, di vivido, di unico. E lo fa senza scendere a compromessi, mantenendo intatta quella violenza di cui sia il fumetto, sia i film, sono pregni oltre ogni immaginazione.
UA-57431578-1