lunedì 6 ottobre 2014

The Irish Feeling /1


Inizierà oggi sul blog una piccola rubrica suddivisa in 7 post in cui vi racconterò del mio viaggio in Irlanda. Erano almeno 10 anni che sognavo di fare questo viaggio: ho sempre provato enorme interesse e fascino per questa terra e finalmente era arrivato il momento di partire.

Cominciò tutto con uno splendido album, “Riportando tutto a casa” dei Modena City Ramblers. Le sonorità irlandesi e le parole raccontavano vera passione e vero amore verso una terra misteriosa, mistica, selvaggia e fiabesca al tempo stesso. Si dà il caso che negli stessi mesi in cui scoprivo quel disco, vidi per la prima volta il film “Braveheart”: quando lessi che le location erano quasi interamente situate in Irlanda, e non in Scozia, fu il colpo di grazia. Dovevo andare in quei luoghi.

Per un ragazzino di 15-16 anni era un problema. Primo fra tutti: il viaggio in Irlanda si deve fare in macchina, per poter raggiungere con facilità tutte le località della costa e per ottenere quella fiera e genuina sensazione del viaggio “on the road”. Ed ecco il primo – e più grande – problema: non si può noleggiare una macchina se non si sono compiuti almeno i 25 anni di età. E andarci a 18 anni con la tua macchina era un casino, dato che il viaggio stesso sarebbe durato più del tempo a disposizione.

Ma finalmente l’occasione si era presentata ed il nostro gruppo di tre amici hanno deciso che era giunto il momento di intraprendere questo viaggio. Volo RyanAir fino a Dublino, e poi auto a noleggio alla scoperta del Sud dell’Irlanda!

Ha'Penny Bridge, Dublino
Decidiamo di fermarci i primi 2 giorni a Dublino, capitale dell’Eire e maggiore città irlandese (seguono Belfast nell’Irlanda del Nord e Cork). Dublino è una città strana: ti rendi conto di essere in una capitale per molte ragioni (i musei, il Trinity College, il Parlamento, la quantità di gente per le strade nelle ore di punta) ma hai al tempo stesso la sensazione di essere in un piccolo paese. Per molti versi, in molti piccoli scorci, ti rammenta quasi Londra, o una qualsiasi città inglese, ma c’è qualcosa di tipicamente irlandese che la contraddistingue e la rende unica. È quello che mi piace chiamare (e se leggerete questo racconto di viaggio lo troverete spesso) “Irish Feeling”: quell’atmosfera, quelle sensazioni, quel mood tipicamente irlandese che ti sei sempre immaginato quando fantasticavi sull’Irlanda. A Dublino lo percepisci nelle differenze che scovi tra la capitale irlandese e una qualsiasi capitale europea. Ma ancora, per provare appieno l’Irish Feeling, occorre aspettare: ne troveremo molti esempi nelle tappe successive di questo viaggio.

Guinness Storehouse, Dublino

Cominciamo con uno dei simboli di Dublino, una delle birre più famose al mondo che immediatamente viene associata alla capitale irlandese: la Guinness. La Guinness è una parte fondamentale di Dublino e dell’essenza di questa città, sia culturalmente che fisicamente. Culturalmente perché il Dubliner si ritrova al pub dalla mattina alla sera, è il vero concetto di “public house”, e lo fa sempre con una pinta scura in mano. Fisicamente perché lo stabilimento Guinness a Dublino occupa una superficie davvero ampia della città: come ti avvicini alla zona di St. James’s Gate, subito inizi a gustare il profumo dell’aroma tostato che proviene dalla mitica fabbrica della birra. È un odore che ti segue per tutta la parte ovest di Dublino. Ti resta quasi nelle narici anche quando torni verso Ha’Penny Bridge. Per quanto mi riguarda, è l’odore più buono del mondo.

La Guinness di Dublino non ha niente a che vedere con quella che si beve in Italia. A dire il vero, già in altre città irlandesi, il tragitto di spostamento, seppure breve, fa perdere alla pinta di Guinness quel suo eccezionale sapore che la contraddistingue. Se vogliamo trovare un solo motivo per cui valga la pena di visitare il Guinness Storehouse è proprio questo: assaggiare la pinta di Guinness per eccellenza al Gravity Bar, mentre si ha una vista a 360 gradi di tutta Dublino. Quel gusto lo puoi provare solo lì, in tutto il mondo.

Christchurch e St. Patrick, le due cattedrali di Dublino
Vogliamo parlare invece delle due cattedrali? Christchurch (la cattedrale protestante) e St. Patrick (la cattedrale cattolica) rappresentano una tappa obbligata per qualsiasi viaggiatore in terra irlandese. Proprio a due passi dal Dublin Castle, si stagliano sullo sfondo cittadino due magnifiche cattedrali.


Temple Bar, Dublino
A due passi dalle cattedrali, troviamo quello che forse è il quartiere più famoso di tutta Dublino: il Temple Bar. A Temple Bar cominci a sentire quell’Irish Feeling di cui parlavamo prima: musica tradizionale dal vivo in ogni locale, pub strapieni (di turisti, certo, ma anche di moltissimi irlandesi) di gente che si riuniva ad ascoltare Trad Music, una tipica atmosfera da quartiere irlandese sempre in festa. Già, perché gli irlandesi sono così, non dimentichiamolo mai: se piove e fa freddo (cioè quasi sempre!) si va nei pub e si beve stout e whiskey per riscaldarsi; se invece splende il sole (o molto più verosimilmente il cielo è grigio ma senza pioggia) allora si va nei pub e si beve stout e whiskey per festeggiare. Che splendide persone!

Beef Stew e Guinness, O'Donoghue's pub
Un ultimo quartiere davvero degno di nota (e poi mi cheto perché se parlo così tanto di Dublino, poi ci sarebbe da scrivere un libro per il resto del viaggio!) è quello che circonda St. Stephen’s Green. St. Stephen’s Green, parco citato anche da Joyce nell’Ulysses (Stephen Dedalus “Crossing Stephen’s, that is my, Green”) è un bellissimo spazio verde situato nella zona dei musei e del Grand Canal Dock. Proprio lì vicino, potrete fermarvi per un beef stew e una Guinness nello storico pub O’Donoghue, dove i Dubliners mossero i primi passi suonando dal vivo per i clienti del locale.

Ma il nostro tempo a Dublino stava per finire. Il viaggio on the road per le strade d’Irlanda stava invece per iniziare, pieno di promesse e di mistero. La macchina che avevamo noleggiato ci aspettava all’aeroporto: me la immaginavo che scaldava già il motore, in vista dei chilometri che avrebbe dovuto percorrere di lì a poco. E mentre lei scaldava le gomme, io iniziavo lentamente ad aprire gli occhi ed il cuore, perché tra non molto avrei dovuto fare i conti con una bellezza che non immaginavo. Neanche nelle fantasticherie più inverosimili. Il viaggio in Irlanda – quello vero – stava per iniziare.
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