mercoledì 8 ottobre 2014

The Irish Feeling /3


La mattina a Galway siamo stanchi per la serata precedente, ammazzata a suon di rock 'n' roll e birra irlandese, ma siamo subito ricaricati da un irish breakfast coi fiocchi preparato da un delizioso e familiare B&B. Siamo dunque pronti a partire, verso nuove mete lungo la strada irlandese.


Dunguaire Castle
Prima sosta: Dunguaire Castle. Gli irlandesi lo hanno chiamato “castello”, ma si tratta in realtà di una casa-torre costruita nel 1520, che prende il nome dal Re Guaire di Connacht. Il prefisso “Dun” lo troverete molto spesso nei nomi dei castelli o dei forti irlandesi, significa infatti proprio “forte/fortezza/castello” in lingua gaelica (basti pensare al leggendario Dún Aonghasa a Inishmor, Isole Aran). Dunguaire Castle è uno di quei posti da favola che sembrano essere usciti da un dipinto tardo-medievale. La sua posizione, su questa piccola sporgenza immersa nel golfo di Kinvara, dà quasi l’impressione che questa casa-torre spunti fuori non so come dall’acqua, con una sorta di mistica ascesa. La bandiera irlandese sventola alta nel cielo, e sentiamo dunque il bisogno di fare la nostra prima foto “simbolo” di questo viaggio, mettendo in bella vista la nostra bandiera irlandese: una sorta di segnale che “qui ci siamo stati”.
Decidiamo poi di prendere la strada panoramica, la stretta statale che passa proprio accanto alla costa che unisce le due contee di Galway e di Clare. La scelta si rivela quanto mai azzeccata: a sinistra il Burren, a destra l’oceano… Il Burren è letteralmente una “grande roccia” che si estende per la quasi totale superficie del Clare, un vasto tavolato di pietra che rende questo paesaggio unico al mondo. Lo rocce, specialmente quelle vicine alla riva, sono come grandi pavimenti liscissimi levigati dal vento e dagli schizzi d’acqua salata: uno spettacolo davvero raro.


Black Head
È proprio in questo contesto che improvvisamente sentiamo l’irrefrenabile bisogno di fermarsi per una sosta non preventivata e ammirare il paesaggio. È lì che finiamo a Black Head, un “capo”, una delle tante “punte” della costa irlandese. Fermiamo l’auto in una piazzola e improvvisamente ci scopriamo a correre verso l’oceano (in particolar modo uno di noi tre, che si è letteralmente scapicollato tra le rocce gridando come un forsennato). Ecco, questo è Irish Feeling, o quello che intendo io per vero spirito d’Irlanda. Trovarsi spontaneamente a fare qualcosa di strano, di impossibile, di sciocco, come correre tra enormi pietre levigate dal vento per arrivare in riva all’oceano, gridandogli contro qualsiasi cosa pur di trovare quella incommensurabile sensazione di libertà che puoi provare solo quando ti lasci andare senza freni tra le braccia di una natura selvaggia e incontaminata. Davvero, ragazzi, il bisogno di gridare contro l’oceano era qualcosa che non si poteva certo trattenere. In quel preciso istante, con il vento che mi sbatteva contro, con la fronte leggermente bagnata dagli schizzi dell’oceano, con alle spalle 300 km quadrati di pietra distesa verso di me… la parola “libertà” ha assunto una concezione diversa: più concreta, più vicina, più percettibile. Più libera.

A quel punto, dopo non so più quanto tempo che eravamo lì (perché il tempo si blocca per davvero in questi momenti), me ne esco con una frase: “Ragazzi, chi vuole andare a vedere le Cliffs of Moher?!?”. E via, dietrofront, verso la macchina. Perché la strada era ancora lunga e ricca di sorprese.



Arriviamo poco dopo alle Cliffs of Moher. E mio Dio, che spettacolo.

Cliffs of Moher
Le scogliere di Moher, che in gaelico si chiamano letteralmente “scogliere della rovina”, sono una delle bellezze naturali più incredibili che si possano vedere. Una fascia costiera rocciosa lunga circa 8 chilometri, con un’altezza sul mare che varia da 120 a 214 metri. Si tratta ovviamente di uno dei luoghi più visitati al mondo, e sicuramente il più visitato d’Irlanda, per cui è inevitabile ritrovarsi a contatto con i soliti turisti selfie-bimbominkia che rovinano l’atmosfera all’istante. Ciononostante, il bello delle Cliffs of Moher è che la loro potenza visiva, la loro splendida spettacolarità, le rendono impossibili da rovinare persino a contatto con turisti di ogni genere. Un luogo divenuto turistico che però non ha perso la propria autenticità. E questo anche grazie al fatto che si può uscire dal percorso più “gettonato” (quello protetto, quello più camminato dai turisti) per proseguire sui sentieri poco battuti (quelli “sconsigliati” ai turisti per motivi di sicurezza) e provare un’esperienza davvero fuori dal comune: a picco sulle scogliere, senza barriere protettive, solo tu, la roccia e l’oceano.

La sensazione è di assoluta libertà, esattamente come a Black Head. Ma stavolta ci sono altre emozioni che entrano in gioco. La prima è la contemplazione: è impossibile non contemplare tanta bellezza; l’oceano che sbatte forte contro le scogliere e contro il Breanan Mor (il “piccolo” scoglio alto 70 metri staccato dalle scogliere) e che entra dentro la grotta del gigante (un’enorme grotta formatasi praticamente sotto la O’Brien tower); il vento forte che ti picchia contro; il verde (tanto verde) dietro le tue spalle, che segna quasi un confine, da quanto è netto lo stacco tra i campi retrostanti e la scogliera a picco sull’oceano. La seconda sensazione è la paura: non che sia realmente pericoloso camminare lungo le scogliere rocciose (il sentiero è piccolo ma sicuro, basta avere un po’ di accortezza nel non sporgersi troppo), ma qui stiamo parlando di un tipo diverso di paura. Una paura ancestrale, irrazionale. Una paura che ti coglie quando ti sdrai lungo il ciglio della scogliera (impossibile avvicinarvisi in piedi, il vento rischia di buttarti giù) e mentre ti affacci con gli occhi a picco su 200 metri di roccia sull’oceano. Una paura bella, intensa, potente. Una paura estremamente piacevole. Una paura primordiale che è forse l’emozione più vicina alla meraviglia.

Perché la natura è potente in Irlanda. In Irlanda è la natura che regna sovrana, la natura che comanda tutto e tutti ed è regina indiscussa. Con una natura così potente e carica di forza non puoi fare altro che stare lì, fermo, a guardarla agire, in contemplazione e con timore. In effetti, esattamente come ti comporteresti dinanzi a un Dio.

La sera arriviamo a Limerick, stanchi dopo il lungo viaggio, ma soddisfatti per le cose che avevamo visto. Le avevamo aspettate a lungo, ed ora erano già nel passato, pronte a fare spazio a nuove mete. Perché l’Irlanda è così: quando credi di aver visto il massimo, riesce puntualmente a smentirti. Proprio il giorno dopo, sulle isole Aran, ne avremmo avuto la conferma.
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