giovedì 9 ottobre 2014

The Irish Feeling /4


La mattina seguente ci svegliamo alle 7 per una ricca colazione e ci mettiamo in viaggio senza perdere un minuto. Direzione Doolin, piccola città portuale non molto lontana dalle Cliffs of Moher, dove avremmo preso il traghetto per addentrarci nelle insidiose acque dell’oceano che ci avrebbe portato alla maggiore delle isole Aran: Inishmor.

Le isole Aran sono un complesso di tre isole, in ordine di grandezza: Inishmor (42 km quadrati, 1200 abitanti), Inishmaan (9 km quadrati, 200 abitanti) e Inisheer (8 km quadrati, 260 abitanti). Gli abitanti delle isole sono principalmente dediti a forme particolarmente primitive e rurali di agricoltura e allevamento, con quei tipici campi separati da muretti a secco (paesaggio tipico di queste isole). Nonostante la natura conservativa e schiva degli abitanti (e si capisce, dato che le isole Aran restano uno degli ultimi esempi di lingua irlandese parlata) l’attività principale è il turismo. Perché le isole Aran sono una tappa obbligata – un’altra – per ogni viaggio in Irlanda che si rispetti. Anzi, dico di più: se mai tornerò in quella zona (Galway, il Clare, etc…) mi fermerò sulle Aran per almeno un paio di giorni, per girarle tutte quante in bicicletta. Ma stavolta prendo l’aereo dal Connemara airport, perché il viaggio in mare può diventare davvero movimentatone so qualcosa…!

Paesaggio tipico delle Isole Aran
Arriviamo a Kilronan, villaggio principale di Inishmor, e prendiamo bici a noleggio, panini, acqua e una barretta di cioccolata: siamo pronti a scoprire l’isola. Non appena la strada si restringe e ci allontaniamo da Kilronan, arriva subito fortissima la sensazione di essere finiti fuori dal mondo. Silenzi quasi assordanti, che ti lasciano percepire il rumore dell’Oceano che si scaglia contro le bianche spiagge irlandesi. Se non fosse stato un tipico tempo irlandese (freddo, vento, pioggia fine e insistente) credo che avrei provato a fare il bagno: non capita tutti i giorni di fare il bagno dell’oceano. Quei campi e quei prati, separati tra loro dai tipici muretti a secco, ti danno la sensazione di essere all’interno di un paesaggio dipinto, irreale, concepito solo dalla tua immaginazione.

Seven Churches
Dopo pochi chilometri ci fermiamo a Na Seacht dTeampaill (the Seven Churches). Si tratta di un complesso monastico sviluppatosi tra l’VIII e il XIII secolo d.c., rimasto ora un luogo di raro fascino, sperduto dal resto del mondo e carico di potenza mistica e visiva. Pare di essere finiti in una copertina di un album black metal, o roba simile. Un po’ come a Clonmacnoise, con la differenza che stavolta non avevamo musei o visitor centre vicini; non avevamo strutture, parcheggi o bagni pubblici lì accanto: eravamo semplicemente immersi in un luogo fuori dal mondo e fuori dalla storia, sperduti nell’Oceano Atlantico, con solo qualche mucca a tenere vivo il posto. Potevi percepire gli spiriti delle persone sepolte nel cimitero, sotto quelle imponenti croci celtiche, e mentre sussurravano avevano la voce dell’oceano che si agitava intorno a te. La magia esiste, davvero. In Irlanda puoi sentirla.

Il forte preistorico di Dún Aonghasa
Torniamo alle bici e pedaliamo verso la nostra prossima (e, ahimè, ultima) meta su Inishmor: Dún Aonghasa. Si tratta di uno dei molti forti preistorici costruiti sulle isole Aran. Dún Aonghasa fu costruito durante l’Età del Bronzo, deditcato al Dio pagano Aengus. Si compone di alcuni semicerchi concentrici costruiti a picco sulle scogliere dell’isola, ad un’altezza di 100 metri. Dobbiamo lasciare le bici e proseguire a piedi (si sale per circa 15 minuti prima di arrivare al forte) per poter infine entrare nei semicerchi che si affacciano sull’oceano. E, mio Dio, la vista è pazzesca. Se ci aggiungi il fatto che ci siamo capitati in una giornata in cui il tempo era ventoso e umido, questo rende la visuale delle scogliere, letteralmente picchiate dall’oceano con tutta la sua furia, davvero spettacolare. Quando ti affacci e guardi verso la nebbia all’orizzonte, con 100 metri di scogliere sotto di te e il vento che ti spinge all’indietro, ti senti un po’ come il Viandante di Friedrich. Hai quella sensazione al contempo di assoluta potenza e di completa impotenza. Ti senti potente perché ti senti tutt’uno con la natura, con il forte preistorico, con il vento che ti parla e con l’oceano che si muove, ti senti come il Dio Aengus che i pagani adoravano tanto da costruirgli quel forte in una posizione così dominante. Ma al tempo stesso ti senti impotente perché quella forza straordinaria che l’Irlanda ti stava scaricando addosso tutta d’un fiato ti fa sentire piccolo, minuscolo e insignificante come non ti eri mai sentito, e capisci che quel Dio lontano dei pagani aveva ancora mantenuto intatta tutta la sua potenza ed il suo splendore, grazie a quel luogo immortale costruito sulle scogliere di un oceano scuro e profondo.

Le scogliere di Inishmor
Credo che non dimenticherò mai il pranzo di quel giorno, seduti sul ciglio delle scogliere a mangiare un panino, mentre il vento ti picchia contro e le onde dell’oceano si spaccano come cristalli sulla roccia delle scogliere di Inishmor.

Torniamo a Kilronan con le bici e, dopo un movimentato viaggio di ritorno (da non fare mai più!), ci rimettiamo in macchina, direzione Killarney. Il giorno successivo ci aspettava il Ring of Kerry, che mi ero sempre immaginato come un giro in macchina nell’Irlanda più bella e autentica. Mi sbagliavo: sarebbe stato molto più bello di ogni mia immaginazione.


The Trio of Aran :D

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