sabato 11 ottobre 2014

The Irish Feeling /6


Inizia (purtroppo) la parte conclusiva del nostro viaggio irlandese, alla scoperta delle contee di Cork e Kilkenny.

Blarney Castle, contea di Cork
Poco prima di fermarsi a Cork, facciamo una visita al Blarney Castle. Wow. Il parco è incredibile, sembra per un attimo di non essere più in Irlanda ed essere finiti in quegli immensi giardini che si trovano spesso in Germania o in Austria. Per chi è stato a Vienna, mi ha dato l’impressione di una sorta di Schönbrunn o di Belvedere, ma molto più grande e molto più verde. Con al centro il bellissimo castello, cose da perderci la testa.

Sul castello ovviamente si può salire, essendo il Blarney Castle uno dei punti maggiormente visitati d’Irlanda, anche grazie alla piccola leggenda che porta con sé: si dice che chiunque baci la famosa “Blarney Stone”, la pietra situata sull’ultimo livello della torre, riceverà il dono dell’eloquenza. Dopo aver visto le condizioni precarie con cui, sdraiati, ci saremmo dovuto reggere per baciare la pietra, abbiamo pensato “Vorrà dire che l’eloquenza la riceveremo con l’esperienza”. Il tutto proprio mentre un inglese che avevamo accanto esclamava “No way in hell”.

Arriviamo infine a Cork che, pur essendo la terza città d’Irlanda, devo dire la verità: un po’ mi ha deluso. Complice magari il fatto che la pioggia ed il vento presi in bicicletta sulle isole Aran qualche giorno prima stessero facendosi sentire proprio a Cork (la sera se non avevo 38 poco ci mancava!) ma sta di fatto che Cork mi è sembrata poco irlandese e molto, ma molto poco viva. Non è possibile, nella terza città irlandese (seconda, se escludiamo Belfast) che le cucine dei ristoranti e dei pub chiudano alle 8. Lo capisco per il villaggio di 3 case (in cui la cucina stava aperta anche fino alle 9!) ma non certo in una città come Cork. Non a caso, la sera fuori non si respirava certo quell’atmosfera festosa e divertente tipica di questo paese.

Ad ogni modo, la città è bella e vale senz’altro una visita. Fermarsi per la notte, così così.

Rock of Cashel
La mattina dopo, si riparte! Prima di arrivare a Kilkenny, facciamo una sosta intorno all’ora di pranzo a Cashel, nel Tipperary, per ammirare la magnifica Rock of Cashel, la rocca di San Patrizio. La Rock of Cashel è imponente, è dominante, è assolutamente perfetta. Dalla sua posizione leggermente rialzata si staglia come una visione di un tempo lontano, come se tu la vedessi ma in realtà ti apparisse come un miraggio proveniente dal passato. Dal cimitero circostante la rocca, disseminato di croci celtiche, si ammira un paesaggio panoramico davvero stupefacente della bella campagna verde e pianeggiante del Tipperary. La rocca è imponente anche vista da vicino, anche vista dal suo interno. Il tetto, ormai inesistente, è costituito dal cielo d’Irlanda, che sempre veglia su di essa. Nella mia terra, la Toscana, qualcuno potrebbe aver visto l’abbazia di San Galgano. L’impressione che ti dà la Rock of Cashel è proprio quella, con la differenza che San Galgano si incastona alla perfezione con il paesaggio dell'alta Maremma, mentre San Patrizio domina nella maniera più assoluta i verdi prati intorno a Cashel. Accanto alle croci celtiche, al bastione, alla possente facciata della rocca, provi di nuovo quella sensazione bellissima, confusa tra viva emozione, innocente commozione e inspiegabile eccitazione che, oramai lo avrete capito, mi piace chiamare Irish Feeling.

Rock of Cashel, Tipperary, Irlanda - Abbazia di San Galgano, Toscana, Italia

E proprio restando in tema di Irish Feeling, credo che la tappa conclusiva del nostro viaggio rappresenti splendidamente un degno finale per questo road trip irlandese: Kilkenny.

Kilkenny è un gioiellino. Una delle città più autenticamente irlandesi che abbiamo avuto la fortuna di visitare. È concentrata tutta in poco spazio, e tutto lungo il fiume Nore. Dal castello alle tante (e bellissime) cattedrali, è un susseguirsi di scorci mozzafiato, di vicoli in pietra, di pub dalle insegne tipiche e colorate.

Il fiume Nore con il Kilkenny Castle sullo sfondo
Una curiosità: proprio di lì a poco ci sarebbe stata la finale di Hurling (lo sport tipico irlandese, simile a calcio e rugby, ma la palla viene colpita con una mazza) e neanche a farlo apposta lo scontro sarebbe stato tra le vicine Kilkenny e Tipperary, da sempre rivali. Di conseguenza, Kilkenny era letteralmente tappezzata dai colori della contea, il giallo e il nero, con la scritta Go Cats! ovunque in città: un vero tripudio di colore e appartenenza al territorio. Perfino sul palazzo del Comune. Per un attimo (perdonatemi questo pensiero squisitamente campanilista!) ho pensato a Palazzo Vecchio tappezzato di viola, per sostenere la Fiorentina, e ho sorriso con gusto.

Una sosta ovvia e obbligata per chiunque voglia visitare Kilkenny è la visita alla fabbrica della birra di St. Francis Abbey. E no, non è la birra Kilkenny che troviamo sempre negli Irish pub a casa nostra. È la Smithwick’s la birra autentica di Kilkenny, nonché la birra più antica d’Irlanda, prodotta dal 1710. La Kilkenny altro non è che la birra d’esportazione, che presenta molte differenze con la Smithwick’s. Se chiedete, a Kilkenny, cos’è la birra Kilkenny, vi risponderanno che un giorno Guinness e Smithwick’s si sono unite e hanno avuto un figlio di nome Kilkenny, destinandolo unicamente all’esportazione.

A St. Francis Abbey vale senz’altro la pena di perdere un’oretta per fare il giro del birrificio, guidato molto spesso da membri stessi della famiglia Smithwick, che si chiude in bellezza con una buona pinta rosso rubino di una ale irlandese di altissima qualità. A Kilkenny la Smithwick’s è un’istituzione, chiedetela nei pub e ve la serviranno con orgoglio. A proposito, non pronunciatelo “correttamente”: nel tempo, dopo numerose influenze dialettali, il nome si pronuncia quasi “Smethick’s”, con la “i” che quasi suona come una “e” e con la “w” che diventa muta.

Dopo aver passeggiato per questa piccola città così autentica e così familiare, tra le sue chiese, il suo Castello e lungo le vie del centro, ci fermiamo per cena al Kyteler’s Inn, che nel 1300 fu la casa di Alice Kyteler, una donna accusata di stregoneria dopo che 4 dei suoi ex mariti morirono in circostanze sospette. La donna riuscì a fuggire in Inghilterra, la sorella (anche lei condannata) sparì nel nulla e la damigella (unica condannata ad essere poi giustiziata) fu bruciata sul rogo proprio davanti al palazzo del Comune. Che storia! Oggi la casa di Alice Kyteler è questo affascinante pub, che conserva al piano terra le vere cantine originali della “casa stregata”. Al piano di sopra, ricostruito in tempi recenti seguendo lo stile della vecchia casa, ogni sera potrete assistere a musica tradizionale irlandese e tipico irish story-telling. Una cena favolosa, insomma, al Kyteler’s Inn: tanto per farci prendere male l’ultima cena irlandese del nostro stupefacente viaggio.

Kilkenny Castle
Era ormai l’ora di tirare le somme del nostro road trip irlandese, che stava praticamente giungendo al termine, raccogliere i pezzi di quello che avevamo visto e, citando i Modena City Ramblers, riportare tutto a casa.
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