martedì 25 novembre 2014

Coltivatori d’astensionismo


I dati relativi alle recenti elezioni regionali non fanno altro che convincermi di qualcosa che già sapevo ben prima delle elezioni, perfino quelle cruciali elezioni politiche del 2013. E per dati relativi alle elezioni regionali non intendo certo quelli relativi alla vittoria di Renzi (perché in uno Stato democratico chi vince le elezioni essendo votato da un elettore su cinque non è realmente legittimato a governare) né quelli relativi al flop del M5S (perché aumentare il numero assoluto dei propri voti non è un flop). Ma neanche la sconfitta del Pd di Renzi, perché – ahimè – si governa con le percentuali di chi è andato alle urne a votare, e dunque Renzi ha stravinto. E neanche alla storia che il M5S debba ritenersi soddisfatto dell’esito delle elezioni, perché se il 60% degli italiani sta a casa invece di andare a votarti, e quelli che votano sono talmente masochistici da votare di nuovo Pd, allora significa che non hai fatto una campagna elettorale fruttuosa, ma neanche sufficiente. In un certo senso credo abbia ragione Pizzarotti: “Non abbiamo intercettato il non-voto”.

Tuttavia, l’idea che il non-voto potesse essere intercettato completamente, e che buona parte poteva essere intercettato dai 5 Stelle, non è un’analisi corretta. Chi non ha votato, sapendo benissimo di contribuire direttamente alla vittoria del più forte (il piccolo grande dittatore Renzi), difficilmente potrà mai votare 5 Stelle. Perché piuttosto di far vincere questo insipido e bimbominkia-style cancro della democrazia, una persona ragionevole vota per chi almeno potrebbe contrastarlo, con chi potrebbe dargli del filo da torcere, pur sapendo che sta votando il “meno peggio”. In fondo, la sinistra è abituata a votare il meno peggio, lo ha fatto per decenni.

Ma allora perché non votare i 5 Stelle? E qui entra in gioco l’informazione. L’informazione distorta e di regime ha demonizzato in ogni modo le posizioni del M5S, dipingendolo come una Lega Nord 2.0 o come un Front National all’italiana. La conferma che si tratti di puttanate spaziali è semplicemente il fatto che la Lega Nord di Salvini, al contrario, è salita molto (sempre a livello di percentuale) e che Salvini creerà un nuovo partito, una sorta di Front National à la Le Pen, per poter guidare la destra in Italia, e che mai e poi mai il M5S ne condividerà le ideologie e mai e poi mai ne sarà alleato.

Ma se da una parte il M5S ha le sue colpe (non puoi non andare in Tv mentre le Tv ti spalano merda addosso, che questo sia deleterio per il MoVimento è lapalissiano) e la sua campagna elettorale dovrebbe sforzarsi maggiormente nel canalizzare i voti degli astensionisti, il grande artefice di questa disfatta della democrazia (perché di questo si tratta, quando l’astensionismo raggiunge questi livelli) è proprio la classe politica dirigente italica, degnamente rappresentata da Matteo Renzi.

Questa è una classe politica strana: negli altri paesi, l’astensione è vista con paura, con timore, con sdegno, con preoccupazione. Al contrario, il Renzismo di oggi fa una campagna (politica, prima ancora che elettorale) che mira proprio al non-voto. Non si ciba di voti e di elettori, ma si nutre di astensionismo e di disillusi della politica. Vive di menefreghismo e qualunquismo. È una classe politica che vuole, più di ogni altra cosa, che la gente stia a casa, il giorno delle elezioni.

Il motivo? Prima di tutto, l’astensionismo premia il partito più forte. E al momento, i più forti sono loro. Inoltre, l’astensionismo aumenta il valore del voto di scambio e della corruzione: se esiste un voto di scambio (che ha smesso da un pezzo di essere solo di stampo mafioso, non a caso il Pd che si finanzia con le cene da 1000 euro con gli imprenditori ne è un validissimo esempio) è estremamente più efficace se a votare ci va poca gente. Più “gli onesti” e “chi non ha nessuno da ringraziare” vanno a votare, meno il voto di scambio ha valore percentuale.

Non a caso, il grande vincitore di queste elezioni è un tizio che ha perso circa 700.000 voti, che governa senza essere mai stato votato da nessuno, se non dal Gabibbo, e che fa di tutto per disilludere il cittadino medio dalla politica. E a non vincere queste elezioni è stato un movimento giovane e pulito che ha guadagnato oltre un centinaio di migliaia di voti rispetto all’ultima chiamata alle urne.

È questa la logica e il fine ultimo di questa classe politica: rovesciare i valori che stanno alla base di una qualsiasi democrazia rappresentativa. Rendere la politica qualcosa riservato a pochi privilegiati e restare in quattro gatti a votarsi a vicenda.

Se l’astensionismo cala, allora Renzi ha paura. Purtroppo, al momento, Renzi non ha nulla da temere: un italiano su cinque lo vota, ma nello stesso momento ce ne sono altri tre che stanno a casa a renderlo davvero forte.
UA-57431578-1