venerdì 21 novembre 2014

Dio ci salvi dalla Regina!


God Save The Queen, cantavano i Sex Pistols in quello che forse è il più celebre pezzo punk rock di tutti i tempi. Pensando invece alle sorti della nostra povera Italia, e alla possibilità che una donna “formato Boldrini” o addirittura Laura Boldrini in persona possa diventare futuro Presidente della Repubblica, verrebbe da cantare “God Save Us From The Queen”!

Non sono maschilista, e chi mi legge da un po’ lo sa. Non è contro l’idea di un Presidente donna che mi scaglio con tutte le mie forze, ma contro l’idea di un personaggio come Laura Boldrini a rappresentare l’unità nazionale.

Mi fa rabbrividire, prima di tutto, l’idea stessa di un Paese che usa come criterio di scelta il sesso. In nessun altro paese si sente parlare di “quote rosa” o abomini simili. Nei paesi civili si valuta semplicemente il merito, a prescindere dal sesso di quella determinata persona. Perché se si deve scegliere per forza una donna, ma la donna in questione è la Santanché, vi prego: datemi una persona onesta e competente! Chi se ne frega se è uomo o donna, mi basta la competenza, mi basta l’onestà. Questi sono parametri che raramente in Italia vengono usati come criteri di scelta e, inutile dirlo, non hanno niente a che vedere col sesso.

Mi fa rabbrividire, anche più di tutto questo, l’idea che un personaggio come Laura Boldrini possa ricoprire un simile ruolo. Non è capace di rappresentare la totalità della Camera dei Deputati, figuriamoci l’unità nazionale! La sua totale inadeguatezza istituzionale e la sua goffa indole antidemocratica sono elementi sufficienti a chiedere un impeachment nel ruolo che attualmente ricopre, e rappresentano caratteristiche innegabilmente contrastanti con quelle che dovrebbe avere un Presidente della Repubblica.

Stiamo parlando di una persona fondamentalmente ipocrita e disgustosamente perbenista che confonde la lotta al razzismo con un’integrazione forzata che è forse ancora più razzista degli insulti di Borghezio. Stiamo parlando di qualcuno che confonde il rispetto delle istituzioni con la scellerata logica dei politici che credono di poter occupare abusivamente le istituzioni democratiche per interessi privatistici e personali. Confonde il comune senso civico con sciocchi e vacui moralismi da quattro soldi, la cosa più ipocrita e nauseante che si possa concepire. Confonde legittime critiche (giuste o sbagliate, ma sempre legittime) che le vengono mosse con il “maschilismo”. Confonde il femminismo (quello vero) con quella specie di perbenismo rosa ambulante in cui le donne vengono rese ancora più “oggetto” (perché prive di una vera natura umana e individuale) di come le rendono i maschilisti (quelli veri).

Laura Boldrini, non dimentichiamocelo mai, è stata l’infausta autrice di una delle pagine più buie della nostra democrazia parlamentare, il giorno in cui ha applicato una regola inesistente nel regolamento della Camera dei Deputati, utilizzando la cosiddetta “tagliola” o “ghigliottina”: una pratica barbara e fascistoide con cui si vuole tagliare la discussione parlamentare, facendo passare a forza un decreto (scellerato e criminale) di un governo.

E tanto per non farsi mancare nulla, ricordiamoci che questa femministaiola militante da quattro soldi che vorrebbe rappresentare l’unità nazionale, si è permessa, in diretta tv nazionale, di etichettare milioni di onesti (e incensurati) cittadini come “potenziali stupratori” (compreso il sottoscritto, a quanto pare) solo per avere la “colpa” di leggere un determinato blog.

Il linguaggio di Laura Boldrini, in arte Lady Guillotin, è in realtà quello della peggior dittatura, quella che vuole il controllo dell’informazione, del web, quello che mira a destabilizzare e sabotare il normale svolgimento delle attività parlamentari, quello che preferisce vendere la propria insostenibile ipocrisia piuttosto che fare posto a persone oneste e trasparenti che, molto meglio di lei, interpreterebbero la carica di Capo dello Stato.

Con Napolitano siamo caduti in basso, molto in basso. Vediamo di non cominciare a scavare.

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