sabato 22 novembre 2014

Vilipendio!


Come forse avrete letto sui giornali e sui siti d’informazione, il povero Francesco Storace è appena stato condannato a sei mesi di reclusione per il reato di vilipendio al Capo dello Stato.

Ora, lungi da me l’intento di riabilitare un personaggio come Storace (che comunque resta meglio di troppi politicanti renzini della domenica), ma reputo che con questa condanna si raggiunga il livello del ridicolo. E che lo si superi ampiamente.

La critica, anche feroce, nei confronti delle istituzioni (politiche o religiose che siano) è senza ombra di dubbio il fondamento di una qualsiasi società democratica. La soppressione della critica e della discussione è già una fetta di libertà che viene sacrificata in nome di non si sa quale bene supremo, e costituisce intrinsecamente un danno alla democrazia stessa. Storace non disse niente di esagerato, non offese il Capo dello Stato. Espresse solo un giudizio, forte ma legittimo, per cui Napolitano non poteva “distribuire patenti etiche” a destra e manca, vuoi per la sua storia personale, vuoi per la carica super-partes che ricopre. Ora, la critica si può condividere o no, ma non si può certo condannare.

Eppure, le parole di Storace, così come le parole di molti altri (politici, giornalisti, blogger o semplici cittadini) sono potenzialmente a rischio di una condanna in questo senso. Perché? Perché l’art. 278 del Codice Penale, originario del Ventennio fascista, prevede che “Chiunque offende l'onore o il prestigio del Presidente della Repubblica, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.” Queste parole, a mio avviso, hanno un sapore prettamente assolutista e antidemocratico. Le democrazie si evolvono (o almeno dovrebbero) e si trovano spesso a tornare sui propri passi. Perché non potrebbe essere questo il caso del reato di vilipendio? Perché non abolirlo?

La presenza stessa, in un ordinamento civile e penale, del reato di vilipendio porta qualsiasi discussione, dialogo o critica in una direzione costretta e senza sbocchi, l’esatto contrario di quello che dovrebbe essere la libertà di parola. Non solo la libertà di parola e di espressione è un diritto inviolabile, ma persino la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha affermato (per il caso Handyside del 1976) che la libertà di parola comprende il diritto di “sconvolgere, turbare e offendere”. Figuriamoci criticare legittimamente un Capo dello Stato che, come dimostrano i fatti, può sbagliare. E anche parecchio.

Qui non stiamo parlando di un monarca assoluto nominato da Dio in persona, al contrario di quello che la scena politica degli ultimi anni, in particolare dal secondo mandato di Napolitano, sembra suggerire. Qui stiamo parlando di un uomo che dovrebbe rappresentare l’unità della nazione che, nel momento in cui viene meno al proprio mandato, non solo può essere criticato, ma deve essere accuratamente giudicato e, se necessario, cacciato.

Ci sono innumerevoli motivi per cui Napolitano dovrebbe essere messo in stato d’accusa, e sebbene questa possa essere una semplice opinione personale (anche se ne sono assolutamente convinto) e dunque potenzialmente passibile di essere smentita, non esiste nessun motivo, in cielo o in terra, per cui questa opinione possa essere considerata un “reato” ed un “oltraggio alla Nazione”. Proprio perché si ama il proprio paese, ci si dovrebbe preoccupare scrupolosamente del fatto che i nostri rappresentanti siano “degni” di tale mandato, e che lo svolgano con onestà e dedizione verso il bene del proprio popolo.

Curiosamente, il Codice Penale, peraltro, recita anche:
“Chiunque  commette  un  fatto  diretto a mutare la costituzione dello Stato   o   la   forma   del   Governo,   con  mezzi  non  consentiti dall'ordinamento   costituzionale dello  Stato,  è  punito  con  la reclusione non inferiore a dodici anni.”
Avete capito? Allora chi è che, grazie al suo comportamento accentratore e fazioso, sta spostando il baricentro della democrazia parlamentare verso una strana deriva presidenzialista? Chi è il primo che dovrebbe essere “punito con la reclusione non inferiore a dodici anni”?
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