giovedì 6 novembre 2014

Vittima Degli Eventi: finalmente!


Dopo una lunga attesa, è finalmente arrivato: Vittima Degli Eventi, il più atteso fan-movie su Dylan Dog di sempre, è stato rilasciato su Youtube tramite il canale di The Jackal.

Per chi non avesse seguito la faccenda, facciamo un breve riassunto: il film, in realtà un mediometraggio (45 minuti), è totalmente un fan-movie pensato alla distribuzione gratuita in Rete, senza fini di lucro. Per scelta degli autori, per la mancanza di titolarità del personaggio di Dylan Dog (su cui la Bonelli Editore ha semplicemente “chiuso un occhio” per facilitare il progresso del film) e soprattutto per il modo in cui è nato: dalla Rete, mezzo tramite il quale gli autori (Luca Vecchi per soggetto e sceneggiatura e Claudio Di Biagio per la regia) hanno ottenuto i fondi con il crowdfunding. In poche parole, come testimonia l’interminabile elenco dei “co-produttori” nei credits al termine del film, il film è stato finanziato dai fan, tramite donazioni volontarie. Non si può ovviamente non citare l’encomiabile volontà di molti attori (anche famosi, come Milena Vukotic) che per dare vita al progetto hanno lavorato gratis.

Ovviamente questo, come sottolineava giustamente Di Biagio, non è un modello sostenibile, non aver potuto pagare le persone è gravissimo ma l’abbiamo fatto perché era l’unica maniera per poter fare emergere noi e tutti quelli che hanno lavorato con noi”. Non è questo il modo di fare cinema o di fare televisione, è chiaro che se il progetto Dylan Dog volesse approdare al “livello successivo” qualcuno dovrebbe metterci i soldi per la produzione (Rai? Pronto? Ci sei?!?)

Ma passiamo ora al film. Vittima Degli Eventi è la più lodevole ed esplicita dimostrazione che persino in questo paese è possibile, con la passione e la competenza, ottenere un prodotto di pregevole fattura. Ovviamente non stiamo parlando di un capolavoro, sgombriamo subito il campo da questo equivoco. Ma non stiamo parlando neppure di quella cloaca di Dylan hollywoodiano che niente ha a che vedere con il mitico personaggio ideato da Tiziano Sclavi. Diciamo solo che finalmente uno dei fumetti più letti e più amati dagli italiani ha avuto una trasposizione (quasi) cinematografica degna di questo nome.

Il film è genuino, autentico. Si respira l’aria inconfondibile della carta e delle atmosfere di cui gli albi dell’indagatore dell’incubo sono fatti. Pagine fatte di sogni e di incubi, di insicurezze e verità, di mostri umani e uomini mostruosi. Il pregio indiscusso di questo film è proprio questo: aver colto finalmente quell’atmosfera presente nel fumetto e averla riportata sullo schermo in modo quasi impeccabile.

La storia, lenta e onirica, potrebbe tranquillamente essere stata letta sulle pagine del fumetto. Le piccole libertà che gli autori si sono presi non vanno assolutamente fuori dagli schemi del personaggio di Dylan e delle sue storie. Roma è una più che degna sostituta di Londra. Città quasi mistica, suggestiva e imperscrutabile, che incornicia alla perfezione la vicenda narrata, pienamente dylaniana. Inizialmente pensavo che Roma fosse un grosso limite imposto dal budget, una scelta di ripiego obbligata e costretta. In realtà, se questo progetto dovesse proseguire, sarei ben felice di vedere trasposta la saga dell’indagatore dell’incubo nella capitale. La sequenza iniziale di Castel Sant’Angelo è da togliere il fiato.

La regia e la fotografia, a mio avviso, sono dei giganteschi punti di forza di questo film. A momenti, la fotografia dà l’impressione di poter tranquillamente competere (e spesso battere) certe concorrenze con molti più “zeri” di budget. Un ottimo lavoro anche con le musiche (il tema principale vi rimarrà in testa per giorni!) e persino con gli attori: da quelli più conosciuti, assolutamente perfetti (soprattutto la Vukotic) a quelli emergenti, con performance più che degne di nota.

Unico tasto dolente, ahimè, proprio Dylan Dog. Valerio Di Benedetto, nei panni dell’indagatore dell’incubo, purtroppo non rende. E non sto dicendo che sia un cattivo attore. Anzi, credo che possa sicuramente avere un futuro, magari non agli Oscar, ma certamente in qualche importante produzione. Ma Dylan così proprio non rende. Il punto è che Dylan Dog, a mio avviso, è uno dei personaggi più difficili da interpretare in assoluto. In tutta la letteratura, la televisione, il cinema, i fumetti: in assoluto uno dei più difficili. Dylan è profondo e riflessivo ma se tocchi certi tasti diventa infantile e istintivo. È un personaggio di uno spessore enorme ma il cui tratto inconfondibile è la sua disarmante semplicità. È un uomo in grado di fronteggiare incubi, mostri e spiriti malvagi, ma che ha paura di prendere un aereo. E il rischio di portare sullo schermo questo personaggio è che diventi piatto. E purtroppo è esattamente quello che succede: è un Dylan piatto, statico, che sembra quasi recitare le battute con il tasto play, anziché sentirle veramente sue. E ripeto: non è tanto un problema dell’attore, ma del personaggio in sé. Occorrono doti inimmaginabili, a mio avviso, per poter interpretare Dylan Dog come si deve e queste doti, mi dispiace, ma Di Benedetto non le ha.

Senza dilungarmi su quello che credo sia l’unico vero difetto del film, vorrei concludere decantandone nuovamente i grandi pregi. Dylan è finalmente arrivato sullo schermo, e tutti i fan dello storico fumetto possono gioire del grande risultato ottenuto. Possono toccare con mano le emozioni del fumetto, possono vedere Madame Trelkovski e Hamlin in carne ed ossa. Possono trovare ancora quella morale, tipica del fumetto, in cui non esistono mostri ed eroi, ma mostri con cuore ed un volto umano assieme ad eroi atipici e confusi. Una morale in cui non esiste il bianco ed il nero, colori tipici del fumetto, ma una coltre più o meno uniforme di grigio che pervade ogni cosa.

E vorrei concludere infine con un augurio: spero di vedere presto Di Biagio e Vecchi di nuovo all’opera con il loro Dylan Dog. Spero che arrivi, una buona volta in questo dannato paese, mamma Rai o chi per essa a investire su un progetto che finalmente è degno di nota, perché realizzato con competenza e passione e perché rende giustizia ad uno dei personaggi più amati del fumetto nostrano. Mi piace pensare che Vittima Degli Eventi sia come il pilota per una serie sull’indagatore dell’incubo che possa far salire la media (non certo alta) delle serie italiane. E lo spero per un buon motivo: questa sarebbe la dimostrazione che, almeno una volta ogni tanto, il merito, la dedizione, la passione e la competenza siano davvero dei valori e che davvero portino a qualcosa. Perché nonostante il budget basso e gli attori “a gratis”, la passione e la competenza di queste persone hanno fatto di Vittima Degli Eventi un gran bel film.

Link al sito per vedere il film completo: http://www.vittimadeglieventi.com/


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