giovedì 4 dicembre 2014

Il Partito Trasversale del Malaffare


La vicenda di Mafia Capitale rende ancor più evidente quello che per alcuni era già evidente in passato. Ossia che l’Italia non ha mai conosciuto una tradizione politica vera e propria, ma un continuo susseguirsi di loschi affari che hanno coinvolto elementi da destra e sinistra che una sola cosa avevano in comune: l’interesse privato e la reciproca ricattabilità.

Attenzione, qui non stiamo dicendo che “destra e sinistra sono la stessa cosa” o che “in politica rubano tutti”. Questa sarebbe un’affermazione generica, poco fondata e soprattutto qualunquista. Qui stiamo solo analizzando il fatto che dalle amministrazioni locali ai governi nazionali che si sono succeduti in questo paese, di fatto chi ha potuto prendere decisioni e avere peso politico è sempre stata una classe a-politica (perché né di destra né di sinistra) trasversalmente d’accordo su questioni economiche ed interessi reciproci di fondo, di politici corrotti alleati tra loro nel nome della ricattabilità.

Non puoi fare politica in questo sistema senza essere ricattabile. Chi afferma il contrario o è in malafede o non conosce affatto la politica degli ultimi 20 anni. Puoi fare politica, certo, ma non occuperai mai un ruolo decisionale, perché questo sistema si guarderà bene dal far entrare uno “svincolato”, un “onesto”, nel giochetto delle parti. E mentre nominalmente, ma solo nominalmente, destra e sinistra si fanno la guerra, esiste un “mondo di mezzo” (se vogliamo citare le parole di Carminati) in cui è un solo partito, il Partito Trasversale del Malaffare, a comandare davvero le sorti della politica di questo paese.

Le larghe intese in atto da aprile 2013 e tutt’ora vive e vegete, nonostante le promesse del pinocchietto di Rignano sull’Arno, non sono altro che un’espressione lampante di quello che era stato il “mondo di mezzo” esistente già in precedenza, molto in precedenza: il Partito Trasversale, quello che sta sotto, che non si fa vedere, che dunque governa davvero il paese, è stato costretto a venire allo scoperto grazie ad un corto circuito costituito da una forza parlamentare per la prima volta completamente assente da questo processo di ricattabilità.

E qui casca l’asino, purtroppo. Già, perché ben presto abbiamo scoperto che persino nel M5S esistono personaggi che sono voluti entrare in politica usando la spinta popolare di Beppe Grillo solo per poter partecipare a questo gioco d’interessi privati. La Gambaro, assieme a tutti gli altri “fuoriusciti” che sostengono di fatto il governo Renzi, fino ad Artini (“la frusta pe’i’su’culo”) sono andati ad ingrassare quella classe politica trasversale che mette tutti d’accordo nel nome della corruzione e del malaffare. Perché anche nel M5S sono entrati esseri umani e non alieni, molti di loro si sono rivelati particolarmente impressionabili dal life style di questa Casta, e probabilmente alquanto attratti dagli interessi di questo “mondo di mezzo”. Questo a causa di una scarsissima abilità di selezione di quella che in un partito si chiamerebbe “classe dirigente”. Come scrissi per il “caso Venturino” in Sicilia, è su questo che si gioca (e si giocherà) il futuro del MoVimento 5 Stelle. Ecco perché la mossa dei 5 “garanti” del “direttorio” è la prima  mossa saggia da un pezzo a questa parte. La democrazia diretta è una bella cosa, ma quando si tratta di una selezione seria, è preferibile valutare i meriti, piuttosto che i voti ricevuti tramite un sito web. Occorre conoscere personalmente questi soggetti e valutarne capacità e soprattutto lealtà e dedizione. E questo in troppi casi non è stato fatto.

O il M5S imparerà a scegliere in modo attento ed oculato i propri rappresentanti, o verrà risucchiato (solo in parte, ma tanto basta al Sistema corrotto) dai meccanismi della Casta trasversale. Ed il Partito Trasversale, i mascalzoni della larghe intese, sarà l'unico a trarvi profitto.
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