martedì 23 dicembre 2014

L’importanza di un nuovo Presidente


Ormai sembra che il (secondo e ai limiti della costituzionalità) mandato del Presidente Napolitano giunga al termine. Napolitano ha infatti portato a compimento un progetto che tutti, da destra a sinistra, avevano a cuore: non dare l’incarico di governo nel 2013 all’unica forza politica uscita vincente dalle elezioni e svoltare verso una forma più autoritaria e “arroccata” di “dittatura governativa”, in cui tutte le forze politiche pro-sistema concorrono ad uno scopo comune. Napolitano, tra i suoi due mandati e in soli 3 anni, ha nominato la bellezza di 3 primi ministri non votati alle urne, due dei quali neanche parlamentari (Monti e Renzi): in questa insana successione, difficilmente inquadrabile nei confini della “democrazia parlamentare” e nel concetto costituzionale di “sovranità popolare”, si è svolto un rapido e inesorabile processo di allontanamento del potere decisionale dalle urne in favore di una sottospecie di monarchia, in cui un Presidente della Repubblica si può alzare una mattina e nominare un nuovo governo, dettargli l’agenda delle riforme, guidare direttamente la politica di un paese. Il governo, tramite decretazione d’urgenza e colpi di fiducia, manda avanti il programma del Presidente senza alcun accenno di dibattito parlamentare, tagliando fuori (anche violentemente tramite pratiche illegali quali la cosiddetta “ghigliottina”, non prevista nei regolamenti della Camera dei Deputati) ogni tipo di opposizione, blanda o dura che sia.

Questo paese che siamo diventati non mi piace neanche un po’. E non mi piaceva neanche prima di questi ultimi tre anni, intendiamoci. Ma quello che è riuscito a fare Napolitano, e che sta compiendo adesso il suo burattino Matteo Renzi (indegno rappresentante di questa Casta immorale) è qualcosa che neanche nel peggior berlusconismo saremmo mai arrivati a concepire. In 3 anni, quest’uomo è riuscito, tramite i suoi governi-farlocco Monti, Letta e soprattutto Renzi, a portare a termine un processo di anti-democratizzazione che Berlusconi non avrebbe mai neanche osato auspicare.

Mentre il mandato di Napolitano volge al termine, dato che la sua perversa macchina instaurata a colpi degni di un regime adesso cammina da sola, ora più che mai è importante una vera svolta. L’importanza di un nuovo Presidente è, se vogliamo, l’importanza di essere onesti. Quello di cui non abbiamo bisogno adesso è proprio un Presidente che accetti il testimone infangato che gli lascerà Napolitano, ma che anzi rifiuti ogni idea di continuità con la presidenza, lunga quasi nove anni, di Re Giorgio. Proprio perché abbiamo avuto il peggior Presidente nella storia della Repubblica, occorre adesso una figura quanto più diametralmente opposta a Napolitano.

Il nuovo Presidente dovrà essere esterno ai partiti di oggi e degli ultimi 20 anni. Proprio perché ne abbiamo avuto uno che si trova nella stanze del potere da 61 anni.

Il nuovo Presidente dovrà essere onesto e cristallino nelle sue parole e nelle sue azioni. Proprio perché ogni monito di Napolitano è sempre stato rivolto agli unici (tra opposizioni parlamentari, extra-parlamentari, magistrati e stampa libera) a non essere allineati al sistema e collusi con un potere marcio.

Il nuovo Presidente dovrà rispedire al mittente ogni legge o decreto non rispondente ai canoni di costituzionalità. Proprio perché Napolitano ha firmato di tutto, ma proprio di tutto, comprese leggi incostituzionali quali il Lodo Alfano.

Il nuovo Presidente dovrà battere i pugni sul tavolo, per impedire ai governi di andare avanti a decreti d’urgenza (tutti formalmente incostituzionali, come quelli presentati dai governi Letta e Renzi) e di ricorrere costantemente alla fiducia, perché senza la discussione parlamentare è la dittatura.

Il nuovo Presidente dovrà, in definitiva, essere un punto di riferimento di onestà e moralità per tutti i concittadini. Perché i moniti si fanno, eccome, ma contro i disonesti, contro i ladri, contro i corrotti, contro i mafiosi, contro i violenti, contro tutto il marcio che c’è nel paese. E se il marcio è all’interno del Parlamento, è doppiamente meritevole di condanna. Tutti i cittadini onesti devono potersi riconoscere nel Presidente di tutti gli italiani, altrimenti è la deriva morale e – di conseguenza – politica.
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