giovedì 11 dicembre 2014

Patologia eversiva


Napolitano si rivela sempre di più per quello che è, e chi lo conosceva un minimo anche prima del suo regn…ops, pardon, della sua elezione (o ri-elezione ai limiti della Costituzione, se vi pare) non può certo esserne stupito.

Stiamo parlando di un signore che è in politica dal 1953 (61, ripeto, sessantuno anni fa) e una volta entrato, curiosamente, non è più riuscito a trovare la porta per uscire. Stiamo parlando di un signore talmente radicato nel Sistema di potere e nei meccanismi di questa classe politica mossa dalla corruzione, che adesso non può non esserne considerato un (in)degno rappresentante.

Ma come si fa? Porca miseria, dico io, come si fa a starsene in silenzio giorni (giorni!!!) dopo quello che è successo a Roma (Mafia Capitale in un paese civile avrebbe non solo causato le dimissioni dei rappresentanti politici, ma sarebbe stato giudicato come uno scandalo macroscopico e infamante) e poi fare un’uscita di questo genere, liquidando la storia di Mafia Capitale in due misere paroline ed individuando nella “antipolitica degenerata a patologia eversiva” il vero problema dell’Italia?

“Antipolitica è la più grave delle patologie” secondo Napolitano. Più della Mafia. Più della corruzione. Più di una classe politica in cui entrano condannati e delinquenti che si apprestano a riscrivere una delle Costituzioni meglio strutturate al mondo. Più dello svilimento della questione morale in politica. Più delle ondate di suicidi che imperversano quotidianamente nel Paese. Più delle menzogne dei media. Più della criminalità organizzata che pervade ogni processo, ogni istituzione, ogni cosa. Questo è il pensiero del Presidente della Repubblica, il garante della corruz…ops, pardon: della Costituzione.

La realtà è che la cosiddetta “antipolitica” altro non è che una vuota parola che perde ogni significato quando pecoroni di stampa e criminali della politica la usano in questo modo. Il sentimento non è quello di “antipolitica”, ma forse di “antipolitici”, contro questi politici. Magari sostituendo la classe dirigente in cui chi è onesto non va avanti e chi è colluso riscrive le leggi con una in cui l’onestà è il valore e la ricattabilità non esiste. Forse, la cosiddetta “antipolitica” è quella che chiede leggi contro la corruzione, norme di trasparenza e principi democratici che questo governo, come e più dei precedenti, non mette in atto, anzi: distrugge quel poco di buono che era rimasto nelle istituzioni democratiche.

Non si tratta di “antipolitica”, amici miei, né di “altrapolitica” (espressione creata da Flores D’Arcais, interessante ma solo in parte corretta), ma semplicemente di “politica”, nel vero senso di questa parola. La spinta che proviene dai quei “gruppi politici o movimenti poco propensi a comportamenti pienamente pacifici”, per dirla con le parole di Napolitano, è la spinta che riavvicina chi è giovane ed esterno dai giochi corrotti del potere alla politica. E la violenza, l’intimidazione fisica, il divieto di discussione parlamentare non sono aspetti che appartengono alla cosiddetta “antipolitica”, ma agli esponenti dei partiti di governo (ci sono nomi e cognomi) che hanno infangato il buon nome della politica stessa, trasformandola in qualcosa che puzza molto più del letame.

Le parole di Napolitano non vanno solo rispedite al mittente, ma sono anche affermazioni indegne per un Presidente della Repubblica.
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