giovedì 19 marzo 2015

Tale padre tale figlio


Questo post racchiude molti degli interventi e dei commenti che ha fatto su questo blog uno dei lettori più fedeli e preziosi: mio padre. La grande affinità di pensiero che ci unisce, il sincero affetto e l’infinita stima che provo per lui – come persona prima di tutto e come padre – mi portano a rendere giustizia ai suoi commenti che ho più apprezzato, raccolti insieme e pubblicati in questo post per la Festa del Papà. Grazie babbo: di essere il mio critico e fedele lettore in questa avventura chiamata Peggio Palaia e soprattutto di essere quello che sei, di come mi hai influenzato positivamente in tutta la mia vita, dei tuoi insegnamenti e di tutto quanto. Sei un grande.

Seguono tutti i commenti che ho pensato essere più validi e significativi con il riferimento al post a cui si riferivano.

Vincenzo De Luca e la sua vittoria alle primarie in Campania
Questo episodio, nella sua solare evidenza e assenza di infingimenti, se da un lato può lasciare esterrefatti, dall'altro ha il merito di fornire una lezione oltremodo istruttiva. Abbiamo qui un degno campione della classe politica italiana, e quindi condannato, indagato, ecc. ecc., che il partito di appartenenza (quello del rottamatore Renzi) non solo non espelle e non denuncia alla magistratura, ma al contrario difende, salva e rilancia promuovendolo alla candidatura di governatore della Campania. Ora, i partiti nostrani della Casta, lo sappiamo, possono fare oramai letteralmente tutto ciò che vogliono, ma se lo fanno in modo così spudorato, senza il minimo timore di essere svergognati, ma anzi con la fondata aspettativa di risultare premiati ... cosa ci insegna tutto questo? Il popolo piddino non si è scandalizzato, non si è ribellato, non ha cacciato quel filibustiere e, con lui, anche il partito che lo sostiene, tutt'altro, ha ratificato, ha promosso, si è reso a sua volta corresponsabile di tale scelta. Ora, delle due l'una, a voi la scelta, simpatizzanti piddini: o il vostro livello morale è al pari degli squallidi personaggi che voi consapevolmente eleggete, oppure il vostro livello intellettivo è altrettanto prossimo allo zero (irrimediabilmente PiDioti, appunto).

Renzi e il TFR in busta paga
Renzi è un imbroglione spudorato. La fantasia truffaldina di questo lestofante non conosce pause. Quest'ultimo esempio, di offrire a certe categorie di lavoratori la possibilità di ricevere mensilmente il loro TFR ma alle condizioni capestro decise da questo abile ingannatore, rappresenta una vera e propria ulteriore trappola tesa verso coloro che già versano in condizioni seriamente precarie e che dunque sono più facilmente ricattabili. Al peggio non c'è mai fine, dice il proverbio, e Renzi, nella pur ingloriosa galleria dei capi di governo fin qui succedutisi, ne è la conferma più vergognosa.

Abolire i Senatori a vita
La cifra scandalosa che essi percepiscono ogni mese per non fare niente corrisponde a ciò che guadagna un comune mortale dopo ben un anno di quotidiano lavoro. Le loro mani, che arraffano mese dopo mese tutti quei soldi, sono luride di immoralità. Consiste in questo il loro altissimo merito? Essi sanno perfettamente di essere dei parassiti, delle sanguisughe, anche se cercano vigliaccamente di soffocare la coscienza e la verità. Anche questo è il lascito e il fardello che ci ha rifilato quell’illustre rappresentante del popolo italiano che, da “servitore della Repubblica”, si è ritirato invece con un codazzo di servitori a vita talmente nutrito da far invidia ad un principe.


Il rischio di tirare troppo la corda all'interno del PD, la presenza radicalmente critica del Movimento 5 Stelle e il timore di appiattirsi sulla richiesta di Berlusconi hanno dissuaso Renzi dal sostenere una candidatura come Amato, personalità oltretutto caratterialmente da prima scena. L'aver giocato la carta di Mattarella ha consentito a Renzi una doppia vittoria (con rischio): gli ha consentito di ostentare e vincere una facile prova di forza sul suo benefattore Berlusconi, da un lato, e, dall'altro lato e soprattutto, di conquistarsi la minoranza piddina e di compattare tutto il suo partito sotto la sua figura indiscussa di novello duce vincente. Il rischio per lui (per noi la speranza) potrà venire non tanto dal risentimento e dalla volontà di rivincita che sicuramente alberga in chi lo vede un figlioccio ingrato (leggi Berlusconi), quanto invece dall'auspicabile capacità di conquistarsi un inedito spazio da protagonista e dall'altrettanto auspicabile coraggio di agire con fermezza coerentemente al mandato di garante imparziale delle regole, di strenuo difensore della legalità e della Costituzione. Questo è il nostro augurio, Presidente. Non deluda le necessità e le attese del nostro paese. Non abdichi al Suo ruolo e non ceda alle pressioni dei soliti tristemente noti. La fedeltà al dettato costituzionale Le farà onore. Grazie e buon lavoro!

Il Paese ci sta ricascando, la storia si sta ripetendo, la tragedia incombe in veste di farsa. Renzi è, come ben dici, un "parolaio", un "bugiardo seriale", un "piccolo dittatore" che ha già dato prova di "usurpare il potere", insomma un inverato Berlusconi-2 ben più pericoloso del suo abbozzo ispiratore in quanto a finalità e modalità di esecuzione. Dietro la cortina fumogena delle sue sparate demagogiche si cela infatti lo spregevole intento di svuotare le nostre istituzioni della sostanza democratica che la Costituzione antifascista aveva voluto conferire loro. Renzi rappresenta la carta più efficace che il sistema corrotto della Casta ha giocato nel momento in cui essa si è resa conto che si stava profilando concretamente il pericolo di essere spazzata via. E' così accaduto che attorno al suo nome si siano via via tacitamente e lestamente accordati tutti gli esponenti della vecchia politica al di là della casacca partitica. E in men che non si dica, senza andare tanto per il sottile in fatto di rispetto delle regole, questa figura, fino a ieri minoritaria e persino osteggiata da questi suoi colleghi nonché dalla carta stampata, si è vista consegnare a furor di Casta lo scettro del comando dal garante delle regole e dalla Costituzione, pardon!, dal direttore d'orchestra Giorgio Napolitano.

Napolitano è riuscito a superare ogni immaginazione. E' inaudito! Di fronte all'ennesimo spettacolo di marciume offerto da questa putrida casta politica, chi l'avrebbe immaginato che questo sia pure Garante della Casta si sarebbe spinto ben oltre ogni limite della spudoratezza additando come eversore antipolitico chi semplicemente combatte legalmente e coraggiosamente contro questa classe politica così vergognosamente corrotta? Con quelle parole incredibili egli si è scagliato contro chi ancora vuol tentare di sanare un sistema politico degenerato che ci ha portato alla rovina. Di fronte all'ennesimo scandalo, la sua preoccupazione è stata quella di infamare quei giovani ancora moralmente integri che vogliono portare pulizia e dignità. Ma egli ha forse fatto parte del partito fondato da Gramsci e guidato infine da Berlinguer? Cosa penserebbero costoro e tutte le persone meno note che hanno sacrificato la vita per migliorare questo paese? Ma su quale Costituzione ha giurato costui?

Se l'Italia fosse stata un paese complessivamente serio e civile, composto da persone per la maggior parte corrette e rispettose della legalità, il Movimento 5 Stelle non sarebbe mai nato. Balza quindi agli occhi come una leggerezza incredibile e paradossale il fatto di non aver saputo individuare le corrette modalità di selezione dei propri futuri esponenti e di aver imperdonabilmente tralasciato di dotarsi di misure dissuasive tali da respingere prevedibilissimi voltagabbana. L'aver mancato in questa fondamentale e preliminare questione ha aperto una falla esiziale da cui sono usciti tanti perfetti "italiani". Questi biechi personaggi, cedendo alla loro lurida tentazione, passano armi e bagagli ad ingrossare le file del sistema avversario e a combattere quello stesso movimento di cui si erano finti paladini. Questi moderni "giuda" sono il "cavallo di Troia" che il Sistema abilmente piazza nelle file del movimento per sfiancarlo e sbaragliarlo. E' davvero impressionante l'ingenuità di chi non ha saputo prevenire il verificarsi di questi esiti assolutamente prevedibili e non ha pensato, prima di scendere in battaglia, di approntarsi di un armamentario adeguato a prova di nemico. E' paradossale e disarmante: si critica il Sistema corrotto e corrompente, e non si pensa a come difendersi dalla sua inevitabile azione corrompente? Il Sistema vince nella misura in cui riesce a corrompere. Come si può dunque pensare di batterlo senza innanzi tutto forgiarsi uno scudo a prova di corruzione?

Nel momento in cui una persona viene eletta Presidente della Repubblica riceve ipso facto il dono divino della infallibilità? qualsiasi suo atto diventa sacralmente incriticabile e indubitabile? l'onore cessa di essere faticosamente meritato con il quotidiano esempio o viene acquisito come per incanto e per sempre? con cotale elezione fa ancora parte del mondo dei comuni mortali o se ne ritrae con disdegno per accedere alla Casta degli Intoccabili? Insomma, stiamo parlando del Presidente di una Repubblica Democratica del XXI secolo o del Faraone di origine divina di una società schiavista?

Quando il sistema non aveva nessuna critica Santoro recitava la parte redditizia del finto-critico, quando da qualche anno il sistema si ritrova ad avere una vera critica Santoro ripiega sulla parte deboluccia del finto-democratico. E' l'evoluzione di chi vuol continuare ad assolvere la funzione dissimulata, e quindi più incisivamente reale, di difensore di un sistema che sa essere generoso verso chi lo appoggia.

E' questo ciò a cui mira Renzi. Costruire Il Partito Unico della Nazione, un partito a vocazione totalitaria, che "rappresenti" tutte le classi sociali e sia votato da tutti, un partito che occupi tutta la scena, che annienti tutto ciò che lo infastidisce, che semplifichi la vita politica fino ad annullarla, un partito che esso stesso d'altronde sarebbe ridondante, perché al suo interno sarebbe certo insopportabile oltreché contraddittorio ammettere istanze di libertà, di pluralismo e di critica, un partito dunque solo apparente, in realtà Il Partito del Capo, con tutti gli altri esponenti, nonché parlamentari, ad assolvere la funzione di cortigiani, di vallette, di servi ossequiosi.

Condivido pienamente la visione - che giudico non pessimistica ma purtroppo realistica - sulla corruzione di larga parte della popolazione italiana. E mi riferisco non semplicemente alla corruzione che è passibile di sanzione giuridica, perché questa, di per sé, sarebbe assolutamente risolvibile. Mi riferisco, invece, all'altra, enormemente più estesa e più grave, che sta sotto a quella che è soltanto la punta dell'iceberg: la corruzione morale, la degenerazione dell'etica delle persone. Questa corruzione dei governati è il risultato e, al tempo stesso, la causa della corruzione dei governanti. E questi, pertanto, la preservano e la diffondono scientemente perché sanno bene che soltanto un individuo corrotto può consapevolmente eleggere un politico corrotto. Ma i governanti sanno bene anche che non tutto si può ottenere tramite la corruzione economica e i mille bassi favori. Ecco dunque che, oltre al voto consapevole del correo, è necessario assicurarsi anche quello della vittima del sistema di malgoverno, ossia il voto carpito dell'ignorante. E qui diventa decisiva la disinformazione, sia quella plateale e smaccata, sia quella subdola e insidiosa. L'obiettivo è: produrre ignoranza, diffondere confusione, cementificare pregiudizi, inebetire le menti, sedare le volontà, passivizzare gli individui.

L'unico modo per rendere onore e per meritare quanti in passato si sacrificarono per migliorare la nostra società è di compiere il proprio dovere, è di comportarsi da cittadini degni di essere membri di un consesso civile. Partecipare stancamente alle celebrazioni (spesso promosse per fini vigliaccamente strumentali da personaggi inqualificabili) per poi, un minuto dopo, continuare a ricercare il proprio gretto interesse a scapito della collettività, equivale non solo a oltraggiare la memoria di chi ci ha preceduto, ma anche ad aggravare, con la ripugnante macchia della ipocrita incoerenza, la propria fedina morale di persona ingrata, egoista e parassita.

Dopo vent'anni di "guerre" combattute con armi giocattolo, dopo anni di schermaglie sempre più all'acqua di rose, dopo confronti verbali sempre più malamente recitati e penosamente inscenati davanti a platee o inebetite e di una credulità disarmante o consapevolmente conniventi, il via via più convinto (perché reciprocamente profittevole) andare a braccetto da parte delle due bande sempre meno rivali e sempre più sodali è infine approdato all'accordo agognato e sigillato: il patto d'acciaio stipulato in gran segreto (com'è nelle migliori repubbliche democratiche) tra il delinquente Berlusconi, espulso da un  parlamento per giunta illegittimo e incostituzionale, e l'extraparlamentare Renzi, che ha imposto di farsi consegnare lo scettro del potere dal fulgido garante della Costituzione qual è Giorgio Napolitano. L'obiettivo cui mira questo patto consiste nell'instaurare e nel blindare una dittatura bipartitica senza scampo. Una dittatura cioè ferrea e dai contenuti chiari, come può essere una di tipo monopartitico tradizionale, ma che tuttavia ha il vantaggio decisivo di rilucere ingannevoli parvenze democratiche grazie alla bipartiticità, connotato, questo, molto raffinato e moderno. Una dittatura fondata su una legge elettorale liberticida quale non si era ancora mai vista, edulcorata e inoculata da una "informazione" che liberamente sceglie di essere di regime, sostenuta dal potere economico dominante e da una ristretta cerchia di privilegiati al vertice e, via via a scendere, da fasce sempre più larghe di popolazione che - pur di non perdere gli innumerevoli e multiformi doni che il sistema corrotto e corrompente ha generosamente e irresponsabilmente elargito a piene mani tanto da distruggere le casse del paese e la vita delle future generazioni - preferisce lordare la propria coscienza quando, nel momento fatidico del voto e nel confortevole segreto della cabina elettorale, non manca di ricambiare mafiosamente il proprio debito di riconoscenza e di corriva fedeltà infischiandosene di tutto e di tutti.

Sono ladri di voti. Durante la campagna elettorale esibiscono tanti specchietti per allodole; gli elettori, dotati di sopraffina intelligenza critica, ci cascano in massa; e questi campioni della menzogna possono così continuare a fare i loro porci (mi scusino gli incolpevoli suini) comodi. Invito alla riflessione: ma se per farsi eleggere bisogna raccontare balle, non è tragico? e se i governanti, per continuare a essere tali, devono ricorrere sistematicamente alla menzogna, non è forse tragicamente istruttivo? e questa sarebbe la democrazia storicamente più avanzata della società umana?

Nei momenti di maggiore criticità il sistema dominante si rivela qual è. Quando la denuncia della verità trova i suoi alfieri, i putridi beneficiari del sistema avvertono, tra l'incredulità e lo smarrimento, il rischio terribile di una possibile fine dei giochi. Non è dunque un caso che da un anno e mezzo a questa parte (dapprima il balenarsi del pericolo e poi l'effettivo concretarsi di una massiccia forza alternativa) le soldataglie allegramente contendenti abbiano deciso di non spararsi più addosso (sia pure a salve) e di compattarsi saldamente e fraternamente contro il minaccioso comune avversario. E in questa guerra vera non esitano a ricorrere a tutto l'armamentario di cui sono capaci: ipocrisia, bassezza, prepotenza, menzogna, diffamazione, tracotanza, spudoratezza, disonestà, violenza. Se tutte queste "qualità" (che sono prerogative esclusive della creatura che qualcuno, nella sua divina saggezza, ha posto - sommo dei misteri - al vertice del creato) riescono a combinarsi pure all'inettitudine e all'incapacità avremo come risultato sublime una nullità massimamente ripugnante.

Se un politico può permettersi in modo così abituale e spudorato di mentire, è perché sa di non subirne conseguenze negative, anzi tutt'altro. Le ragioni e le condizioni di un simile comportamento sono tre: il rappresentare non l'eccezione ma la regola, ossia l'essere affiancato da una intera classe politica che agisce nello stesso modo; la certezza di avere nella "pubblica dis-informazione" il sodale megafono delle proprie menzogne; la consapevolezza del misero livello di integrità morale di tanta, tantissima parte dell'elettorato italiano.

E' un consapevole doppiogiochista, un "cavallo di Troia" mosso verso l'elettorato. Che pena e che miseria prestarsi a fare il ladro di polli, pardon il ladro di voti dei polli! Al PD e al sistema i polli servono eccome!, sono utili, vanno prodotti in quantità industriali, e per ogni mille, diecimila di questi bei polli occorre un bravo allevatore che li ingrassi e li attiri con fare benevolo e rassicurante senza destare sospetti.

Inaudito: un extraparlamentare che pretende di sostituirsi al capo di governo e che il presidente della repubblica (delle banane) accontenta senza eccepire concedendogli ciò che vuole! Sarà questa la Costituzione della Terza Repubblica?



Bene ha fatto il M5S a chiedere l'impeachment. Di argomenti a favore ce ne sono a iosa. Adesso, grazie al M5S, si è aggiunto finalmente ciò che mancava: il coraggio e la volontà politica di denunciare pubblicamente la verità e di infrangere l'asfissiante cortina di ossequiosi inchini alla Casta degli Incriticabili. L'infant terrible ha stracciato i vestiti dell'Imperatore!

Come altri cruciali in passato, l'episodio di ieri ha fornito la prova circa l'effettiva natura del sistema attuale. Nei momenti di criticità, in cui il potere politico non riesce, con le parvenze democratiche, a far passare certe misure rispondenti agli interessi del potere economico, allora non esita ad abbandonare le buone maniere e a praticare allo scoperto il gioco duro, dimostrando così in modo incontrovertibile la verità scoperta e denunciata da un gigante del pensiero che nessuno vuole più nominare: nelle società classiste il potere politico è in realtà un semplice strumento funzionale nelle mani del vero manovratore che è il potere economico.

Napolitano stavolta si è voluto straguadagnare il titolo di peggiore presidente della repubblica italiano. Ha fatto due affermazioni incredibilmente vergognose perché contraddicono frontalmente il senso della sentenza della Corte Costituzionale, dimostrando ancora una volta che il suo operato va nettamente contro la Costituzione. Se la legge elettorale è incostituzionale, è chiaro che il parlamento che ne deriva è ovviamente incostituzionale. Ma Napolitano cosa si affretta a dire? Che il parlamento è ... legittimo! E perché gli preme tanto sottolineare questa falsità? Perché solo da un parlamento legittimo può, guarda caso, essere eletto un presidente legittimo! Seconda affermazione inaudita. La Corte Costituzionale, oltre a bocciare il porcellum perché con le liste bloccate impedisce la libertà di voto, lo boccia anche perché, con il premio di maggioranza, nega il voto eguale quale solo può scaturire da un sistema puramente proporzionale. Ebbene, cosa preme di affermare con protervia al Presidente Garante della Casta? Ma è ovvio: che il sistema proporzionale va superato! Domanda: a parte l'Italia, esiste al mondo un altro paese con un parlamento incostituzionale che, non solo non si dimette, ma addirittura vuole riformare ad hoc la costituzione, un paese il cui presidente, lungi dal garantire la costituzione come è nei suoi obblighi, la viola spudoratamente a più riprese e se ne infischia bellamente delle sentenze della corte costituzionale? 

Ma che razza di "uomo di governo" è Letta? Afferma che non si può più aumentare tagli e tasse perché sennò ... Grillo va al 51 %!?! Dunque, tagli e tasse non sono un'operazione economica sbagliata in sé, ma sono sbagliati solo in quanto controproducenti dal punto di vista propagandistico-elettorale per l'attuale casta politica vista la massiccia e minacciosa presenza del Movimento 5 Stelle! Quindi, logica vuole che se Grillo non ci fosse, la politica antisociale del taglia e tassa la si potrebbe tranquillamente operare alla luce del sole e la Casta dormirebbe sogni sereni. Ma la verità è che, e qui sta la seconda osservazione, Letta e compari, non solo sono dei perfetti incompetenti come uomini di governo, ma sono oltretutto dei politici indegni perché spudoratamente menzogneri, dal momento che la politica antisociale la percorrono ugualmente nei fatti ma la negano bellamente nelle parole.

Proprio così: sull' "accuratezza della selezione dei candidati si giocherà il futuro del M5S". Il compito è talmente arduo da mettere paura, vista la oserei dire genetica propensione dell'italiano a fare il voltagabbana. Se non si dà la massima attenzione per far sì che a rappresentare i cittadini e il MoVimento siano giovani assolutamente onesti, integerrimi, oltreché di grandi capacità e preparazione, la speranza di poter cambiare rotta al paese si tramuterà presto in una cocente delusione. 

La verità è sempre stata rivoluzionaria. I potenti non tollerano che vengano smascherate le menzogne che occultano o edulcorano il lordume in cui essi sguazzano. Quando l'indagine critica giunge al nocciolo e svela l'indicibile, il potere getta l'ipocrita maschera democratica, tira fuori gli artigli, rivelando così ciò che esso è realmente: sfruttamento, dominio, sopraffazione.

La dittatura è la forma di governo più efficace ad assicurare una "maggioranza stabile" e una "governabilità duratura". Questo è il loro desiderio, al di là di meschini infingimenti: una bella dittatura pluripartitica, ossia castale, le cui sudicie manovre non siano più disturbate da indesiderate e insopportabili opposizioni. Un partito unico al potere sarebbe troppo riconoscibile come dittatura. Da provetti ipocriti, molto meglio allora optare per un inciucio perenne (dei peggiori), una "democratica" santa alleanza di bande a delinquere (falsamente contendenti) e il gioco è fatto (ossia la sostanza e l'apparenza sono assicurate): una solidissima dittatura non ideologica (troppo onore sarebbe! e poi...ora siamo moderni ed emancipati da simili anticaglie novecentesche!), bensì un sordido sodalizio d'affari pattuito tra clan di politicanti maneggioni. Questa è la moderna democrazia, agile e adulta, nella versione italica. 

Il PD è ciò che era la DC una volta. Un partito interclassista, di centro, assolutamente conservatore. Un partito che ha scelto di mantenere uno status quo esistente ormai da tanti, troppi anni, e non gliene importa niente se questo status quo è la causa della condizione rovinosa in cui si trova il paese. E' questo status quo che il PD da oltre vent'anni ha scelto come proprio bacino elettorale. Un corpo elettorale composto da piccoli e medi evasori, parassiti, assistiti, garantiti, privilegiati, ceto medio benestante, sostanzialmente soddisfatto, sicuramente egoista. Un corpo elettorale variegato, ma unificato da un denominatore comune: tutta gente che ha dato poco e ricevuto tanto, che apporta poco e sottrae parecchio. In Italia è una popolazione immensa, certamente e di gran lunga maggioritaria, che è stata via via prodotta generosamente in decenni di malgoverno proprio per riceverne in cambio il voto di consenso, ossia di scambio, in perfetta logica mafiosa. Questo patto criminale tra una classe politica corrotta e corrompente e un elettorato corrotto e corruttibile ha prodotto l'inamovibilità della casta politica e la degenerazione e l'atrofia morale della maggioranza del popolo italiano. Questo enorme serbatoio, brulicante e putrido, è l'arbitro delle vittorie elettorali. E il PD, che ha la vocazione maggioritaria, lo accarezza, lo difende, lo preserva come un tesoro prezioso. E chi se ne frega se questo tesoro di natura malavitosa ha dissanguato il paese, lo conduce al fallimento e schiaccia come un macigno la vita e la speranza delle forze sane, pulite e meritevoli di oggi e delle generazioni future.

E' un bel manifesto! Senza la "D" scompare "Dio", ma resta l' "io". L' "io" può sussistere da solo, anche senza la "D". Quando un giorno l' "io" scomparirà, nel mondo non vi sarà più traccia di "Dio". Al di là del gioco di parole, rimane la sostanza: l'origine di Dio è nella mente dell'uomo. L'uomo è la sostanza, Dio una delle creature della sua mente. Il suo status ontologico non è fisico-materiale. Dio esiste unicamente se e quando l'uomo lo pensa, è solo in quanto pensato. Non esiste dunque realmente, perché è soltanto un prodotto della mente. Non ha un'esistenza propria, perché non esiste indipendentemente dalla mente che lo pensa. Senza l'uomo Dio non esiste.

martedì 3 marzo 2015

Vincenzo De Luca e l’infinita maturità del popolo piddino


La vittoria alle primarie per l’elezione del candidato Pd alle regionali in Campania da parte del pluri-indagato Vincenzo De Luca rende evidente quanto il Pd di oggi sia divenuto un po’ come Forza Italia di ieri. Anzi, molto peggio.

Vincenzo De Luca, nella sua gloriosa carriera, è stato sindaco di Salerno per la bellezza di 22 anni. Venne eletto sindaco, per intendersi, appena dopo che il comune di Salerno (di cui copriva la carica di vice-sindaco) venne sciolto per Mafia a seguito di Tangentopoli.

Durante tutti questi anni, De Luca ha trovato persino il tempo di fare molte altre cose. Come se amministrare Salerno non fosse già un compito abbastanza impegnativo. Tra le altre cose, ad esempio, ha collezionato numerosi doppi incarichi: deputato alla Camera tra il 2001 ed il 2008 (il decimo deputato più assenteista delle due legislature!), Vice Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del governo Letta, etc.

Non sono mancate anche le condanne e gli avvisi di garanzia. Da questo punto di vista, De Luca si è sempre impegnato molto. Scandalo Crescent, reato di sversamento illegale di rifiuti (prescritto, ma i rifiuti intanto causarono un enorme incendio a Ostaglio nel 2001), scandalo “Stipendi d’oro” al comune di Salerno, vari processi per truffa, truffa aggravata, falso, corruzione, concussione e associazione a delinquere, nonché condanna per diffamazione aggravata nei confronti del giornalista Marco Travaglio.

Per non parlare di quella volta in cui voleva denunciare Padre Alex Zanotelli per procurato allarme. Padre Alex stava solo facendo una campagna d’informazione sui problemi causati dall’inquinamento.

Curiosa fu anche la questione legata al suo appoggio alla candidatura di sindaco di Pompei (dico: sarà importante la carica di sindaco di Pompei?!?) in favore di Lo Sapio, dirigente piddino campano condannato in primo grado per abuso d’ufficio.

E allora l’imbarazzo e il voltastomaco che provo ogni volta che inciampo nel canale Youtube di questo sinistro personaggio? Provare per credere.

Insomma, scene come queste, fino a non troppi anni fa, erano una quasi totale esclusiva di Forza Italia. Non che queste cose non succedessero a “sinistra”, per carità: ma sicuramente questo era un genere di personaggio che ti saresti aspettato più dall’area dei replicanti berlusconiani che da altrove. Come sottolineavo già su questo blog ai tempi dell’appoggio dello stesso De Luca nei confronti del candidato sindaco condannato di Pompei, ormai non ci sono più differenze. Destra e sinistra sono solo due terminologie arcaiche e sbiadite in questo paese. Quando si tratta di soldi, di interessi e di poltrone, sono tutti assolutamente uguali. Specialmente tra Pd e Forza Italia. E specialmente da quando a capo del Pd (e, ahimè, del governo) è salito un certo Matteo Renzi.

Matteo Renzi, di cui De Luca (il nuovo che avanza!) è (ovvio!) convinto sostenitore, si è già spinto fino a punti a cui Berlusconi non era mai arrivato, neanche in 20 anni. La distruzione delle istituzioni democratiche (Senato di cartapesta, legge elettorale liberticida, etc.), le truffe nei confronti dei lavoratori (il bonus fasullo degli 80 euro ritagliato da altre tasse e imposte saggiamente aumentate, il TFR in busta paga tassato il doppio, etc.), senza contare la spavalda e irreprensibile capacità di sparare balle colossali in diretta tv: tutte queste caratteristiche e molte altre rendono Renzi (e di conseguenza il Pd e il proprio elettorato) degni figli del berlusconismo.

È proprio con il suo elettorato, infatti, che il Pd di Renzi sta massacrando questo Paese. È il suo elettorato che legittima ogni singola porcata commessa da questo governo. Con De Luca, condannato e incompatibile alla carica di sindaco dunque “promosso” a candidato governatore, ne avremo un più che lampante esempio. Un esempio chiarissimo di quanto sia immaturo e caprone il popolo piddino.

Se il popolo piddino rifiutasse una classe politica fatta di avanzi di galera, come quella rappresentata degnamente da Vincenzo De Luca e la sua cricca, ci troveremmo davanti ad un elettorato “normale”. Al contrario, vedrete quanti piddini andranno a votare per Vincenzo De Luca in Campania. E non ditemi che sono tutti collusi con la Mafia. Certo, il voto di scambio è di fondamentale importanza, anche in questo caso. Ma il dramma di fondo è la totale immaturità dell’elettorato piddino. Che andrà, ancora una volta, a votare per il peggiore, solo perché imposto dalla dirigenza corrotta di un partito ignobile.

E allora, per quanto mi riguarda, continuerò a non chiamarli mai più “piddini”, come ho fin troppo gentilmente fatto per tutto questo post, ma più semplicemente e in modo più pertinente, “Pdioti”.

domenica 1 marzo 2015

TFR in busta paga da Marzo: attenzione alla fregatura renziana


Da Marzo, con 3 mesi di ritardo rispetto a quanto “sbandierato” da Matteo Renzi, alcune fasce di lavoratori dipendenti potranno scegliere di ricevere il TFR in busta paga, sotto forma di un “bonus mensile” che potrebbe partire dai 70 euro mensili nei casi di redditi particolarmente bassi.

La fregatura, ovviamente, è dietro l’angolo. Come nella più tipica tradizione renziana, è puro spot, pura propaganda, semplicemente aria fritta. Come con gli 80 euro: quelli te li hanno già ripresi da altre parti (controllate la vostra busta paga di dicembre e confrontatela con quella dell’anno precedente), mentre nel caso del TFR la questione è molto più pericolosa. Più subdola.

Tanto per cominciare: non dimentichiamoci che il TFR, per dirla in modo sbrigativo, sono soldi nostri. Non è nessun regalo, nessun bonus, nessun aumento, nessuna concessione che il governo ci sta facendo. È solo prendere i nostri soldi (soldi che ci spettano) e darceli oggi anziché domani. Un giochetto di prestigio neanche troppo ben congegnato. E mentre ad una prima impressione potrebbe fare “gola” avere questi soldi subito, mese dopo mese, anziché tutti in liquidazione, basta rifletterci un momento per capire quanto sia stupido: la liquidazione è fondamentale; perché sono soldi che ti spettano nel momento in cui potresti essere rimasto senza un lavoro, oppure perché dal giorno dopo sarai in pensione, e non saprai a quanto ammonterà (e se ammonterà a qualcosa) quella misera pensione che ti spetta.

Avere i soldi “subito” è una coperta corta. Pensateci bene se dovrete scegliere, a Marzo, cosa fare col vostro TFR.

Ma l’aspetto più grave di tutta la faccenda sta nel fatto che questo “trucchetto di prestigio” del governo Renzi è pericolosamente rischioso per le nostre finanze.

Questi soldi verranno tassati maggiormente. Anziché essere sottoposti ad una tassazione privilegiata come trattamento di fine rapporto, scattano l’aliquota ordinaria Irpef e le addizioni locali. La tassazione salirà, in poche parole, dal 23/25% (a seconda del proprio reddito) fino a punte comprese tra il 27% ed il 38%.

Occorre inoltre stare molto attenti a questa decisione, anche perché potrebbe intaccare la propria fascia Isee: sale il reddito, sale la fascia. Dunque si rischia di perdere diritto a varie agevolazione come detrazioni fiscali e assegni familiari.

Senza contare che questo “aumento” dovuto al TFR in busta paga, andando ad ingrossare il reddito a fine anno, potrebbe incidere o addirittura annullare completamente il “famigerato” bonus renziano degli 80 euro! E poi come farà la Picierno a fare la spesa per due settimane?!?

Insomma, chi avrà la possibilità di fare questa scelta, ci pensi molto bene.

Senza contare che qui stiamo toccando un punto davvero basso, almeno dal punto di vista strettamente politico. Intendo dire che qui, anziché cercare davvero di aiutare i lavoratori in difficoltà con mezzi incisivi e sostanziali (parlo di stipendio minimo garantito, agevolazioni fiscali, reddito di cittadinanza, etc.) si ricorre semplicemente a sbattervi i vostri soldi in faccia mese dopo mese, ma sempre di soldi vostri si tratta. Nessuno vi sta regalando niente. E l’idea stessa di un pinocchietto capo del governo che “fa l’eroe” per “dare sostegno ai lavoratori dipendenti”, “rilanciando i consumi”, ma che in realtà altro non sta facendo che darvi i soldi che già vi spettano, è un’idea che mi procura il voltastomaco.

Come ha perfettamente sintetizzato Marco Travaglio: “Ma come? Vi do i vostri soldi, ve li tasso di più, e voi, neanche mi ringraziate?!?

sabato 14 febbraio 2015

Il mercato delle vacche


L’audio della conversazione avvenuta tra il deputato di Scelta Civica Mariano Rabino e la ex-5 Stelle Mara Mucci, pubblicato sul blog di Beppe Grillo, ha scatenato reazioni minacciose e scandalizzate nello scenario dei partiti italioti.

Rabino, ex-consigliere provinciale e in seguito regionale del Pd, ora passato al partito di Monti (Rabino è quello che stava a Roma “per la gnocca e per il tempo”), illustrava candidamente alla Mucci i vantaggi costituiti da una convergenza di alcuni ex-5 Stelle nel gruppo di Scelta Civica. “Se vi aggiungete al nostro gruppo vuol dire 50mila euro al mese, 7-8 assunzioni...” oppure anche “Tu dai, noi prendiamo, noi diamo, voi prendete. Ragionate…”: insomma, un’offerta che non si può rifiutare. (cit.)

Mara Mucci, una volta fuoriuscita dal MoVimento 5 Stelle, fa parte di quel gruppo che si chiama “Alternativa Libera”. Libera da cosa, ancora, non è dato sapere. Il capogruppo è l’ex-5 Stelle Walter Rizzetto, mentre Massimo Artini (la frusta pe'i su'culo) ne è il responsabile. Questo rende piuttosto chiare le intenzioni dei cosiddetti “dissidenti”, che già dal giorno dopo il loro ingresso in Parlamento hanno cominciato a blaterare di “dubbi”, di “mancanza di democrazia interna”, di “ordini dall’alto”. Ben presto, infatti, hanno tutti cambiato casacca, mantenendo abusivamente un posto in Parlamento a dispetto dell’elettorato, o addirittura, come in questo caso, fondando un nuovo gruppo, entrato così “magicamente” in Parlamento senza che nessuno lo avesse mai votato.

Per quale motivo la creazione di un nuovo gruppo è grave? Ci sono molte ragioni. Ad esempio, ora che i cosiddetti “dissidenti” hanno il loro gruppo nuovo e impacchettato, non solo cercheranno di salvaguardare il proprio posto e guadagnare anche visibilità, ma avranno tutto l’interesse a mantenere in vita il presente governo Renzi, mai votato da nessuno: se domani il governo Renzi cadesse, e se Mattarella sciogliesse le camere, facendo dunque tornare il paese alle urne, quanti voti racimolerebbe Alternativa Libera? E, di conseguenza, addio posto in Parlamento, addio stipendio, addio privilegi, addio tutto quanto. Li vorrei vedere, questi fenomeni di Alternativa Libera, al momento di votare a favore o contro un’eventuale sfiducia del governo. Credo anzi che farebbero tutto il possibile per tenersi il posto, anche a costo di votare la fiducia a Renzi.

Ma tornando al discorso da cui eravamo partiti, ci sono due cose che mi colpiscono della conversazione “rubata” tra Rabino e la Mucci.

La prima è la conferma di come funzioni, all’interno di un partito, la strategia politica. Essa non è mai spinta dall’impulso di fare del bene per il proprio paese, cosa semplicemente normale, essendo la politica stessa un servizio verso i cittadini, ma viene piuttosto vista come un investimento economico. Ad esempio, per candidarsi nel Pd si paga fino anche a 30.000 euro, come rivelò pure Civati in un’occasione. Si cercano di formare gruppi sempre più corposi per avere accesso a maggiori privilegi economici. E ancora molte altre “tattiche” difficilmente definibili “politiche”.

È tutto un mercato delle vacche: Scelta Civica perde parlamentari, cerca dunque di ricostituire un gruppo più folto andando a “pescare” tra i fuoriusciti di altri gruppi parlamentari, adescandoli con allettanti proposte economiche come dei vili mercanti da due soldi. La cosa divertente (si fa per dire!) è che tutti questi gruppi vengono scissi, sciolti e ricostituiti senza tenere conto minimamente del risultato elettorale, della volontà di chi ti ha votato: una volta presi i voti, una volta entrati in Parlamento, ci si sente liberi di avere una certa autonomia. E i tuoi datori di lavoro, cioè i tuoi elettori, non hanno – purtroppo – nessuno strumento per impedirti di diventare un altro Scilipoti. Ecco perché una discussione seria e importante sull’introduzione del vincolo di mandato e di strumenti di democrazia diretta come il recall è, secondo me, imprescindibile.

La seconda cosa che colpisce in questa vicenda è la reazione dei due diretti interessati. Dicono che “non stavano facendo niente di male”, che “sono fondi che utilizza anche il M5S”, e altre giustificazioni di vario tipo. Tra parentesi: certo che le utilizza anche il M5S, ma si dà il caso che i 5 Stelle abbiano preso il 25% alle elezioni; Alternativa Libera quanti voti ha preso? Chiusa parentesi.

Se davvero non stavano facendo niente di male, come mai tanto putiferio per la pubblicazione di questo audio? La coda di paglia di questi due sinistri personaggi quasi mi diverte. Uno minaccia querela, l’altra ritira fuori la manfrina dei soldi che Grillo fa con il blog (ma basta!) e ricorda che Grillo si permette addirittura di avere una casa in Svizzera (sticazzi!): se quello che stavate facendo è tanto “normale”, spiegatelo agli italiani. Se invece quello che state facendo è puro e semplice “mercato delle vacche”, allora si capisce molto bene il perché di questa violenta reazione.

Tutto questo è figlio di due problemi molto gravi a cui occorre porre rimedio se vogliamo dare alla nostra democrazia un aspetto più… “democratico”, appunto.
  1. Il vincolo di mandato, già accennato prima: poter cambiare casacca e addirittura fondare un nuovo gruppo parlamentare una volta presi dei voti che ti obbligano a seguire certe regole e certe direttive (non da parte di un capo politico, ma da parte degli elettori) non è ammissibile. E in una classe politica in cui il fenomeno del “mercato delle vacche” si presenta così spesso, in una classe politica fatta da corrotti e da voltagabbana, il vincolo di mandato non è solo auspicabile: è irrinunciabile.
  2. Infine, per concludere: fuori i soldi dalla politica. La politica deve vivere con lo stretto necessario, non deve godere di immorali privilegi. La politica è un servizio alla propria nazione, non un investimento. Nel momento in cui entrare in politica può essere considerato come un investimento economico, dobbiamo capire che tutto ciò è assolutamente controproducente: paghiamo fior di quattrini per gente che invece di rappresentare i nostri interessi ragiona come un imprenditore dalla discutibile moralità.
Tanti danni causati dalla mancata risoluzione di queste due problematiche si vedono facilmente. Non solo con episodi come quello dell’indecente conversazione tra Rabino e la Mucci, quello è solo un piccolo indizio. Per vedere i danni di questo modo scellerato ed immorale di fare politica, basta guardarsi intorno.

giovedì 12 febbraio 2015

Abolire i Senatori a vita? Perché no!


I Senatori a vita sono regolati dall’articolo 59 della Costituzione.
“È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica. 
Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.”
In ogni momento di crisi e difficoltà, sia dal punto di vista politico che dal punto di vista economico, è opportuno chiedersi quanto queste figure siano non solo rilevanti ma anche indispensabili nei meccanismi parlamentari.

Una prima osservazione: queste figure sono necessarie? Su questo si potrebbe discutere. Ex-Presidenti della Repubblica, tra cui il Presidente Incostituzionale Napolitano, unico con nove anni di mandato nella storia repubblicana, che difficilmente, vista l’età particolarmente avanzata (Ciampi del 1920 e Napolitano del 1925) potranno dare un sostanziale contributo alla vita politica del Paese. E non è una questione di simpatia politica di chi scrive nei confronti delle specifiche personalità, si tratta solo di un dato oggettivo: veramente a novant’anni (suonati) si può contribuire politicamente al bene della tua nazione?

Non a caso, la percentuale di presenza dei due Senatori a vita di diritto che abbiamo (Ciampi e Napolitano, appunto) è un tondo 0.00%. Zero.

Un’altra considerazione da fare è domandarsi in quali altri paesi è presente un’istituzione simile. Troviamo l’equivalente dei Senatori a vita italiani in pochissimi casi nel mondo, nessuno dei quali in paesi particolarmente rinomati per princìpi democratici. Vediamo quali:
  • Paraguay: sono Senatori a vita tutti gli ex-Presidenti della Repubblica eletti democraticamente, fatta eccezione per coloro che siano stati destituiti per impeachment;
  • Congo: sono Senatori a vita tutti gli ex-Presidenti della Repubblica regolarmente eletti;
  • Ruanda: sono Senatori a vita tutti gli ex-Presidenti della Repubblica che avanzino tale richiesta presso la Corte Suprema;
  • Burundi: sono Senatori a vitta tutti gli ex-Presidenti della Repubblica.
Questi sono gli unici paesi al mondo dove gli ex-Presidenti della Repubblica diventano di diritto Senatori a vita: l’Italia è in compagnia di Paraguay, Congo, Ruanda e Burundi. Perché le democrazie avanzate, in genere, non riconoscono questo principio? Ho una mia teoria al riguardo. È buona regola, in ogni democrazia compiuta, mantenere alto il principio di ricambio all’interno della classe politica. Un’istituzione che preveda un incarico “a vita” è dunque vista in modo strano, incompatibile con il principio di rinnovamento generazionale e ricambio politico. Che invece tali concetti non vengano mai discussi in Italia, rende molto più ovvio il fatto che l’istituzione dei Senatori a vita non sia mai stata messa in discussione. Napolitano è un degno esempio di quanto questo concetto - il ricambio generazionale in politica - venga svilito e ignorato nel nostro paese: entrato in Parlamento dal 1953, non è mai riuscito a trovare la porta d’uscita. 62 anni in Parlamento: questo è un tempo che farebbe impallidire qualsiasi democrazia parlamentare avanzata. In moltissimi altri paesi democratici, dopo che hai servito la tua patria in politica per un numero congruo di anni, torni alla tua vita e lasci il posto ad altri. In Italia, invece, siamo in leggerissima controtendenza. (cit.)

Se invece volessimo cercare esempi all’estero di Senatori a vita nominati (cioè mai eletti e non ex-Presidenti), concentrandosi dunque sul secondo comma dell’articolo 59 della nostra Costituzione, dobbiamo scomodare addirittura una Monarchia: il Regno Unito. Infatti, l’unico caso al mondo di Senatori a vita nominati è quello dei membri della House Of Lords, la Camera Alta del Parlamento inglese. Non esiste dunque, in nessuna Repubblica parlamentare, un’istituzione simile a quella descritta dal secondo punto dell’articolo 59. Nessuna.

Senza considerare che, nel nostro caso, ci troviamo davanti quattro Senatori a vita nominati (tutti quanti scelti da Napolitano) con percentuali di presenza davvero risibili:
  • Elena Cattaneo: 16.92%
  • Mario Monti: 14.68%
  • Carlo Rubbia: 11.72%
  • Renzo Piano: 0.12%
Ora, qualcuno potrebbe cortesemente spiegarci quanto obiettivamente incidano questi quattro personaggi alla vita politica del Paese? Qualcuno forse pensa che siano determinanti? O che, con la loro carica di Senatore a vita, stiano dando un grande contributo al Paese?

Inoltre, occorre precisare che tra questi, solo Piano e Rubbia (e ovviamente il compianto Abbado) potrebbero rientrare nella categoria di “altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”. Ma gli altri due? Mario Monti, non ne parliamo neanche. La Cattaneo allora? Con le sue balle sulla sperimentazione animale? Lei che, essendo la più giovane Senatrice a vita nella storia della Repubblica, 53 anni, ci costerà da sola milioni di euro chissà per quanti anni ancora?

Perché non c’è da dimenticare anche il lato economico della questione. In un Paese con una delle classi politiche più pagate al mondo che chiede continuamente sacrifici ai propri cittadini, come si può permettere che all’incirca un milione di euro l’anno venga speso in questo modo? Per delle presenze in Senato del 10/15%? È giusto forse? È morale? È onorevole?

Quando a Rubbia e alla Cattaneo i giornalisti de La Gabbia lo domandarono, fuggirono in silenzio.

Perché alla fine il nocciolo della questione torna alle parole di uno dei nostri padri costituenti, Umberto Terracini, che sin dall’inizio si disse contrario a tale istituzione. Terracini sosteneva che queste persone, seppure validissime e autorevoli, rifuggivano dalla vita politica, scegliendo liberamente di non candidarsi. Era pertanto un errore spingerli dentro la politica. Terracini sosteneva inoltre che il Senato "è stato concepito come un organismo che deve essere sottoposto anch’esso a un rinnovamento periodico e non si possono prevedere eccezioni a questa norma". Dovremmo anzi lasciare che personaggi che hanno avuto, durante la loro carriera, “altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”, possano continuare a contribuire al bene del Paese nei loro rispettivi campi di competenza. Perché nominarli Senatori a vita, specialmente se non sono né interessati né hanno il tempo di dedicarsi alla vita politica del Paese? Specialmente considerando che poi li paghiamo fior di quattrini?

Per concludere, solo un’ultima riflessione. Se costoro non hanno mai mostrato interesse nel candidarsi in politica, allora perché nominarli come in una monarchia di vecchio stampo? Ma soprattutto, se parliamo di personaggi autorevoli, saggi, illuminati e giusti, è molto semplice: che si candidino! Se davvero sono così validi, che si candidino e che vengano regolarmente eletti.

lunedì 9 febbraio 2015

Basing Street: una Abbey Road in salsa Notting Hill


Tutti conosco i leggendari Abbey Road Studios, lo studio di registrazione più famoso al mondo, in cui i Beatles hanno registrato circa il 90% dei loro album, incluso il loro capolavoro che rende proprio omaggio al nome di questi studios, in cui l’immagine dei quattro di Liverpool che attraversano le strisce fu immortalata e resa quasi sacra negli anni successivi. Sono pronto a scommettere che quasi tutti i turisti che si sono recati a Londra si siano recati nel quartiere di St. John’s Wood, una graziosa zona residenziale londinese, per fare loro stessi la foto più famosa che ritrae lo storico gruppo britannico.



Non furono solo i Beatles a registrare qui, va ricordato infatti, oltre alle varie colonne sonore di film cult (Star Wars, Il Signore Degli Anelli, Braveheart, Eyes Wide Shut e molti altri), anche l’incredibile lavoro dei Pink Floyd: quasi tutti gli album più validi e famosi di Waters e compagni furono registrati qui, compresi Wish You Were Here e l’intramontabile Dark Side Of The Moon.



Insomma, di illustri personaggi e di grande musica Abbey Road ne ha visti in grandi quantità e credo che giustamente si tratti dello studio di registrazione più famoso al mondo. Numerosi “pellegrinaggi musicali” passano spesso di qui. Tuttavia, basterebbe un breve viaggio di circa 20 minuti per arrivare in un luogo forse altrettanto speciale e meno blasonato di Abbey Road. Vi basterà tornare alla stazione della metropolitana (the Tube, come la chiamano i londinesi) di St. John’s Wood, prendere la Jubilee per una fermata e cambiare a Baker Street (dove dovete assolutamente fermarvi per una visita a due dei negozi di souvenir musicali più belli di Londra!) per salire su un treno della Hammersmith & Central che vi porterà fino a Ladbroke Grove. Dopo una piacevole e caratteristica passeggiata nella zona residenziale di Notting Hill, un quartiere popolare fino a non molto tempo fa, troverete i Sarm West Studios, conosciuti in passato come Basing Street Studios, che prendevano il nome proprio dalla strada dove si trovavano.

Vi troverete davanti a qualcosa che ha più o meno il valore di un tempio per la musica degli anni Settanta. Solo per citare alcuni lavori che furono realizzati qui, possiamo ricordare l’album News Of The World dei Queen, che qui registrarono la super-hit We Are The Champions. Quante volte l’abbiamo cantata a squarciagola. Pensare che è nata qui, proprio davanti ai nostri occhi, in questo anonimo palazzo londinese, forse proprio poche ore prima che Brian May, Freddie Mercury e compagni registrassero quel “stomp, stomp, clap” che rese celebre We Will Rock You, è davvero qualcosa che rende inevitabile questa visita a chiunque voglia rendere omaggio ai luoghi chiave del Rock.



Tra quelle mura, in cui lavorarono contemporaneamente anche i Rolling Stones e Bob Marley (il quale per un anno visse al piano di sopra degli Studios!), troviamo l’eco di un altro grande classico che fu “plasmato” nello stesso mixer di We Are The Champions nel 1977: nel 1978, i Dire Straits, lo storico gruppo capitanato da Mark Knopfler, registrarono qui il loro più grande successo, vale a dire Sultans Of Swing.



Davvero, se mette i brividi pensare al geniale solo di chitarra sui cui milioni di chitarristi si sono finiti le dita, mette ancora più i brividi pensare che nelle stesse stanze vennero registrati altri brani che hanno fatto la storia della musica. Specialmente se torniamo con la mente al 1970.

Nel 1970 due gruppi si trovarono a registrare in contemporanea a Basing Street: i Jethro Tull ed i Led Zeppelin. I primi stavano registrando quello che sarebbe poi diventato uno dei loro più grandi capolavori, Aqualung.



I Led Zeppelin invece stavano registrando l’album che ne ha sancito la grandezza in modo definitivo, quell’album che è pietra miliare e capolavoro indiscusso, uno dei migliori album nella storia del Rock: Led Zeppelin IV, con i grandi classici Black Dog, Rock And Roll, ma soprattutto Stairway To Heaven.



Se vi siete mai chiesti da dove venisse quel dolce sound dell’arpeggio di Stairway To Heaven, o il suo micidiale assolo di chitarra elettrica, beh… la risposta non è “dal Paradiso”, ma da Basing Street a Notting Hill, Londra. In un edificio tanto banale quanto ordinario, che quasi si mimetizza tra i tanti mattoncini colorati dei quartieri di Londra. Un luogo pressoché sacro che ha visto nascere alcuni tra i più grandi capolavori del Rock.

È un luogo che, in modo lampante ed estremamente intuitivo, ci rende partecipi di uno dei maggiori eventi musicali di sempre: sto parlando dell’incredibile concentrazione di grandi e rivoluzionari musicisti che ha avuto luogo nella Londra degli anni Sessanta e Settanta. Un’inspiegabile forza invisibile che ha fatto sì che i più grandi gruppi musicali dell’epoca si trovassero tutti insieme, non si sa come, a scrivere la storia della musica nella stessa città. Una città che al Rock ha dato tanto e che, senza questo suo contributo, difficilmente avrebbe portato alla stessa grande musica che oggi amiamo tutti.

martedì 3 febbraio 2015

Buon lavoro Presidente!


Sergio Mattarella. La prima considerazione, la più ovvia: poteva andare peggio. Molto peggio. La possibilità concreta che il Partito Unico del Nazareno potesse eleggere un Giuliano Amato era raccapricciante. Credo che solo Amato avrebbe potuto essere un Presidente della Repubblica peggiore di quanto fosse stato Napolitano – e qui ho detto tutto, essendo stato Napolitano di gran lunga il peggiore nella nostra storia.

Certo, non cambierà molto. Come ha sottolineato perfettamente il deputato Riccardo Nuti (M5S):
“Quindi il Parlamento del Paese più corrotto d'Europa, con partiti fondati da mafiosi, con corrotti e corruttori e ladri vari ha eletto con ampia maggioranza dei voti un Presidente della Repubblica meraviglioso. Giusto?”
Giustissimo. Non possiamo permetterci di pensare che i partiti della rovina di questo paese si siano messi d’accordo per votare un Presidente che sarà poi contrario alle scellerate politiche intraprese. È da ingenui e da sciocchi. E poi è un democristiano, se ancora qualcuno avesse qualche dubbio sulla natura politica di Renzi.

Tuttavia, come ho già detto, Mattarella non è una scelta pessima e ci poteva decisamente andare peggio. Cosa fare dunque? Beh, è semplice: aspettarlo al varco. Lo vedremo, molto presto, non in via teorica, ma all’atto pratico. All’atto di quelle firme che Napolitano, senza batter ciglio, apportava ad alcune delle leggi più ignobili che questo paese ha mai avuto.

Per esempio, sarà estremamente interessante vedere cosa succederà con l’Italicum. La legge elettorale liberticida di Renzi e Berlusconi è, sulla carta, incostituzionale come se non più del Porcellum. Il premio di maggioranza assolutamente eccessivo, presente nel Porcellum e riproposto con decisione nell’Italicum, è stato uno dei motivi che hanno portato la Corte a bocciare la legge elettorale firmata Calderoli & Co; allo stesso modo, l’abolizione delle preferenze, caratteristica del Porcellum così come nella quasi totalità dei casi nell’Italicum, fu una motivazione sufficiente per rispedire al mittente la legge-porcata. La Consulta suggerì inoltre di utilizzare una legge elettorale squisitamente proporzionale per permettere al Parlamento di mantenere la propria legittimità. Se le camere fossero state sciolte da Napolitano, il giorno in cui la Consulta spazzò via il Porcellum, sarebbe con un proporzionale puro che saremmo andati a votare. E, nota bene, il proporzionale puro è l’unico sistema elettorale suggerito dalla Costituzione: “Il voto è eguale”, cioè il mio e il tuo voto valgono 1, non è che il tuo vale di più per qualche strampalato premio di maggioranza.

Chi c’era nella Consulta, che con il proprio voto contribuì alla cancellazione del Porcellum? Proprio Sergio Mattarella. Per cui, se Mattarella dovesse firmare senza batter ciglio l’Italicum di Renzi & B. contenente gli stessi criteri che lo hanno portato a dichiararlo incostituzionale, ci troveremmo davanti ad un paradosso di proporzioni ciclopiche.

Quella sarà la prima e la più clamorosa occasione che avrà Mattarella per dare una dimostrazione forte. Dovrà dimostrare di aver conservato i princìpi costituzionali che lo portarono (giustamente!) a bocciare il Porcellum. In pratica, dovrà dimostrare subito di che pasta è fatto: Presidente della Casta come Napolitano, o Presidente di tutti i cittadini e garante della Costituzione?

E allora buon lavoro, Presidente Mattarella.

sabato 17 gennaio 2015

Papa Francesco e i suoi pugni


Premetto che Papa Francesco non mi dispiace. E lo dico da agnostico e anticlericale. Ma i suoi commenti dopo l’attacco a Charlie Hebdo mi lasciano perplesso. Bergoglio dice:
“Uccidere in nome di Dio è un’aberrazione.”
Molto bene, ma allora sono ancora in attesa di due paroline di questo Papa a proposito di guerre sante, inquisizione e gli stermini perpetrati dalla Chiesa nel corso dei secoli. A quanto mi risulta, mai una parola di vero cambiamento e sincero “pentimento” è arrivata da un qualche esponente di rilievo dell’istituzione cattolica. E questo è uno scandalo davvero indecoroso a cui nessun Papa, nemmeno il tanto “nuovo” e “moderno” Bergoglio, ha posto rimedio.
“Non si può provocare, non si può insultare la fede degli altri, non si può deridere la religione. E la libertà di espressione ha il limite di non offendere nessuno.”
Stiamo molto calmi. Prendiamo un bel respiro e rileggiamo cosa ha detto Papa Francesco. A parte il fatto che qualsiasi fede religiosa di fatto dichiara di essere l’unica fede “vera”, dunque dando di “fede falsa” a qualsiasi altro orientamento religioso (è nella natura stessa della religione autoproclamarsi unici detentori della verità contro gli “infedeli”), ma davvero dobbiamo credere che “la libertà di espressione” ha limiti così precisi?

Nel momento in cui la libertà di espressione ha il limite di non poter deridere o ostacolare questa o quella religione, si ha un atto di fondamentalismo religioso. E lo stesso discorso, in senso più ampio, è applicabile a qualsiasi argomento, non solo alla religione. Ma, mentre nel campo della satira politica la questione assume determinate proporzioni, nel campo della satira contro soggetti religiosi si entra in un campo pericoloso. Già, perché le parole del Papa sembrano suggerire che chi prende di mira, tramite la satira, una qualsiasi religione, e oltrepassa quel “limite”, è giusto, per i religiosi, incazzarsi e reagire. Anche con la violenza.

E infatti, da velato che era questo indecente messaggio, eccolo che arriva:
“Se il dottor Gasbarri, l’organizzatore dei viaggi papali, che è mio amico, dice una parolaccia contro la mia mamma è normale che si aspetti un pugno. Non si può provocare, non si può prendere in giro la religione di un altro. Non va bene.”
Come sarebbe “è normale che si aspetti un pugno”? Questa è, a mio avviso, un’affermazione molto grave. Giustifica di fatto una reazione violenta ad un determinato “insulto” verso la propria religione. E chi è che stabilisce dove finisce la critica e dove inizia l’insulto? Beh, se a farlo sono persone religiose (dunque molto, troppo spesso, persone fanatiche) dovremmo aspettarci molti “pugni”. Se poi i pugni si trasformano in proiettili e bombe, allora capiamo quanto sono potenzialmente pericolose le parole di Bergoglio.

Ma questa affermazione non dovrebbe far saltare sulla sedia solo un ateo o un agnostico, ma tutti coloro che hanno a cuore la pace mondiale e la pacifica convivenza tra culture diverse. Persino gli stessi cattolici dovrebbero sentirsi in qualche modo “traditi” e “delusi” dalle parole del Papa. Non è forse nel “loro” Vangelo che sta scritto di porgere l’altra guancia?

Ho letto il Vangelo, lo giuro. E Gesù non dice mai la parola “pugno”, davvero.

venerdì 16 gennaio 2015

AAA Clone di Napolitano cercasi


Sembrano già nel panico: i Renzi, i Berlusconi, le Boldrini, i Grasso, insomma, tutte quante le sinistre facce di questa inaccettabile classe politica dirigente. Il Re ha abdicato, più per motivi di età e di vecchiaia che per motivi politici. E sicuramente non motivi costituzionali, dato che, come Napolitano stesso ha finalmente ammesso durante il suo ultimo discorso di Capodanno, la sua rielezione è stata incostituzionale, una vera e propria “eccezione” alla Costituzione. Dunque non sembra che il fatto di essere al di fuori del tracciato costituzionale costituisse un problema per Re Giorgio.

Napolitano, se proprio volessimo guardarlo dal punto di vista della Casta e facendo un incredibile sforzo per guardarlo con gli occhi di un Renzi o di un Berlusconi qualunque, è stato un eroe: nonostante l’età e la chiara impossibilità di addossarsi certe responsabilità, ha coraggiosamente risposto alla chiamata disperata e unanime di questa Casta, nel momento di più dura crisi, ossia il periodo post-elettorale del 2013. Per la prima volta in decenni di storia repubblicana, la Casta si è sentita minacciata, si è sentita tanto in pericolo, tanto vicina alla propria capitolazione, che ha richiamato un Presidente ineleggibile per poter tutelare i propri interessi, arroccandosi nelle larghe intese garantite da un Parlamento falsato a causa di una legge elettorale incostituzionale e da una specie di monarca assoluto che avallasse un progetto di “distruzione democratica” delle nostre istituzioni. Prima di tutte, la Costituzione stessa. Non è difficile immaginarsi il perché questa classe politica si lasci andare a riconoscimenti “a piena lingua” nel rendere omaggio al peggior Presidente uscente nella storia del nostro Paese: per loro è stato un vero eroe nazionale e, di conseguenza, per noi tutti è stata una rovina.

Se da una parte Napolitano è stato costretto ad abdicare a causa dell’età e della sempre più insostenibile situazione di “eccezionalità” costituzionale, dall’altra si vede comunque mantenere intatto tutto quello per cui ha duramente lavorato: una classe politica trasversale, guidata da personaggi di dubbia onestà, che persegue unicamente gli interessi propri e dei poteri forti (anche quelli occulti, dalla massoneria alla mafia), unita da un patto illegale (perché non pubblico e non votato, il cosiddetto Patto del Nazareno) che ne determina l’agenda politica volta alla distruzione dall’interno delle istituzioni democratiche. Un’agenda “squisitamente” piduista con cui Renzi sta sfasciando questo Paese. Napolitano può quindi dirsi “pienamente soddisfatto” della situazione in cui si trova costretto ad abdicare.

Tuttavia, la Casta sa perfettamente che per poter continuare in questa indegna direzione avrà bisogno di un Presidente che ne avalli amorevolmente ogni indecente proposta. E qui purtroppo casca l’asino (per noi!) dato che i principali esponenti di questo governo sanno bene di avere numeri a sufficienza per eleggere un clone di Napolitano.

Già, perché si dà il caso che ci troviamo ancora tra le mani un Parlamento illegittimo. C’è un virus in questo Parlamento, e questo virus si chiama “premio di maggioranza”. È un Parlamento viziato da un premio di maggioranza dichiarato incostituzionale, che si troverà nuovamente a dover eleggere il cosiddetto “garante della Costituzione”. Questa violazione è talmente evidente che risulta inutile commentarla ulteriormente. Ma questa violazione c’è, purtroppo, ed ha effetti devastanti all’atto pratico: è solo grazie a questa macroscopica irregolarità che i partiti di Sistema potranno, molto presto, votarsi il Presidente che più gli garantirà illimitato potere e autonomia decisionale; è solo grazie a questa macroscopica irregolarità che i partiti di Sistema potranno scegliersi qualsiasi rappresentante di qualsiasi istituzione, potranno far passare leggi incostituzionali come se niente fosse, potranno cambiare la Costituzione stessa in un qualcosa che farebbe rivoltare nella tomba i nostri Padri Costituenti.

L’incostituzionalità eleggerà, in definitiva, il tutore della costituzionalità. E a meno che Renzi non apra ai 5 Stelle, anziché al suo maestro e sodale Silvio, sarà molto facile per il Partito Trasversale del Malaffare eleggere un Presidente che sarà, se possibile, ancora più indegno di Napolitano.

Re Giorgio ha abdicato. Ma adesso viene il bello. O il brutto. Insomma, speriamo bene.


Come dovrà essere il nuovo Presidente? Piccolo promemoria di ciò che un Presidente della Repubblica deve rappresentare.
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