giovedì 1 gennaio 2015

La rielezione di Napolitano fu incostituzionale: parola di Presidente


Armato di un doppio espresso, fondamentale per non rimanere addormentato alle parole del Presidente Napolitano, mi appresto ad ascoltare i 20 minuti del discorso di Fine Anno del Presidente della Repubblica. Come nel più classico dei suoi nove (nove!!! Già qui la totale innaturalezza del suo doppio mandato è innegabile) discorsi, si è trattato infatti di una sorta di Greatest Hits di tutte le forme retoriche, vuote, insignificanti e di sola formalità senza alcuna sostanza che il nostro caro Presidente sembra amare così tanto. Ogni volta che sento parlare Napolitano, mi sembra quasi che peschi da un ipotetico mazzo di frasi fatte, perlopiù a caso, riempiendosi la bocca di qualcosa che se non è aria fritta, beh, poco ci manca. Questo quando si esprime per banali e pseudopatriottici luoghi comuni; poi ci sono le volte in cui quello che dice è realmente indegno ed eversivo che quasi stento a crederci.

Da quello che, salvo sorprese, dovrebbe essere l’ultimo discorso di Fine Anno di Napolitano da Capo dello Stato possiamo tranquillamente cestinare tutta l’aria fritta, dunque, per concentrarsi su quello che ha detto veramente. E, come ho appena asserito, il resto è indegno.

Si parla di Europa. Napolitano afferma che l’Italia sollecita “un cambiamento nelle politiche dell’Unione che accordi la priorità ad un rilancio solidale delle nostre economie”. Davvero? Le stangate di Renzi sui lavoratori, la sempre maggiore tassazione, l’aumento generale dei prezzi, la disoccupazione giovanile che mentre stiamo parlando cresce a dismisura: tutte azioni perfettamente concordanti con quella strana macchina che è diventata l’Unione Europea. Mi piacerebbe capire in che modo queste misure, antipopolari e antieconomiche, costituirebbero un “rilancio solidale” per il nostro paese. Se c’è una cosa, una sola, che renderebbe l’Europa non una Troika ma una vera comunità di stati sovrani, quella è la ridiscussione totale dei meccanismi che hanno spinto l’Europa ad essere un’unione finanziaria anziché economica, di governi anziché di popoli, federazione politica anziché comunità sociale. Ovviamente, non è d’accordo il Presidente Napolitano, che non perde occasione, durante quello che dovrebbe essere il “discorso a tutti gli italiani”, a tirare la frecciata al M5S e ai suoi milioni di elettori: “Non c’è nulla di più velleitario e pericoloso di certi appelli al ritorno alle monete nazionali attraverso la disintegrazione dell’Euro e di ogni comune politica anticrisi.” A parte il fatto che di politiche “anticrisi” a Renzi e all’Europa non ne ho visti fare neanche mezze, ma la cosa più grave è un’altra: come si permette Napolitano, che certo non è un esperto, di affermare che sia “pericoloso” (addirittura!) tornare alla Lira? Ci sono i più grandi economisti di tutto il mondo, premi Nobel ed esperti del settore che affermano la possibilità, tutt’altro che distruttiva, per l’Italia e i cosiddetti “PIGS” di tornare alle proprie monete nazionali o, a limite, alla creazione di una moneta unica “a due velocità”. Obiettivamente, chi è Napolitano per fare una simile affermazione in modo del tutto gratuito e senza riportare alcun obiettivo e imparziale parere autorevole, se non il suo?

Si parla, chiaramente, anche di Mafia Capitale. Quello che dice, come lo dice, è interessante: “Una corruzione capace di insinuarsi in ogni piega della realtà sociale e istituzionale, trovando sodali e complici in alto”; fin qui niente di strano, ma sentite poi cosa dice (neanche troppo velatamente) Napolitano: “Dobbiamo bonificare il sottosuolo marcio e corrosivo della nostra società, e dobbiamo farlo insieme, società civile, Stato, forze politiche senza eccezione alcuna.” Mi permetto di dissentire, Presidente: le eccezioni non solo ci sono, ma è doveroso farle! I tentacoli della corruzione e di Mafia Capitale sono entrati e hanno stretto alleanze con persone, nomi e cognomi, appartenenti solo a determinate forze politiche. Dire che, “senza eccezione alcuna”, le forze politiche devono “bonificarsi” è quanto di più falso si possa affermare oggi in Italia. Come mi disse un bravo magistrato che ho avuto il piacere di conoscere, “i buoni sono buoni e i cattivi sono cattivi, quando si parla di mafia: il punto di confine è delineato molto bene e in modo decisamente marcato”. Ora, che quello che dovrebbe essere il “mio” Presidente non abbia il coraggio (e neanche la volontà) di puntare il dito contro i disonesti ed i corrotti, beh: questo mi fa davvero incazzare. Specialmente se lo fa mentre parla dell’importanza dei “valori morali”.

Poi Napolitano fa riferimento al discorso del suo primo insediamento, e afferma che le forze politiche in questi anni si sono confrontate nelle assemblee elettive, hanno intavolato un maturo confronto per il bene del paese. Interessante, specie nel Parlamento in cui ormai si vota per parere positivo o negativo del governo senza neanche, non ti dico discuterle, ma senza neanche leggere le leggi che vengono approvate! Si vota senza sapere cosa si vota, solo perché il governo vuole che si voti un certo decreto. Si pone la fiducia (pratica largamente e abusivamente utilizzata) anziché discutere le leggi in Parlamento, tagliando fuori ogni tipo di opposizione in un processo che uccide la democrazia parlamentare. Si legifera per decretazione d’urgenza in modo assolutamente incostituzionale, senza che il “garante” della Carta dica alcunché – anzi, elogia  pure gli artefici di questa morte della democrazia parlamentare.

Non poteva certo mancare la frecciata alla cosiddetta “antipolitica”, che poi antipolitica non è, come ho già scritto su questo blog (qui e qui): “Si può cedere alla sfiducia nella politica, bollandola in modo indiscriminato come un’inadeguata, inetta, degenerata in particolarismi di potere e di privilegi. Non può, non deve essere questo l’atteggiamento diffuso nella nostra comunità nazionale.” Caro Presidente, la Sua cosiddetta “antipolitica” (gli eversori, per dirla con le Sue parole) non prova questa sfiducia nella politica, bensì nei politici, nella classe politica dirigente che Lei degnamente rappresenta. Se la classe politica è “inadeguata, inetta, degenerata in particolarismi di potere e di privilegi”, non solo la società civile deve sfiduciarla, ma attorno ad una figura come quella del Presidente della Repubblica si dovrebbero radunare tutti i cittadini onesti che si sentono sbeffeggiati e traditi da una Casta degenerata. E questa, forse, è la più grande delle colpe di Napolitano: essere stato il Presidente della Casta, piuttosto che il Presidente dei cittadini onesti e dei lavoratori.

Chiudiamo con una “chicca”: molte volte sono stato bollato quando ho affermato che la rielezione di Napolitano nel 2013 fu incostituzionale. Appartengo alla scuola di pensiero che vede nella Costituzione un chiaro limite a 7 anni di mandato (non 8, non 9, non 10, non 14) nonché un chiaro concetto di inutilità della rielezione di questa figura istituzionale. Si tratta infatti di una figura che sta al di sopra delle parti, al di sopra delle fazioni politiche, che rappresenta l’unità nazionale e garantisce il rispetto della Costituzione stessa; una rielezione è di fatto una pubblica ammissione che si vuole che quella determinata persona (in questo caso Napolitano) venga rieletta: si vota dunque quella determinata persona, con le sue idee ed il suo programma politico, non una figura istituzionale imparziale e scevra da indirizzi politici specifici, proprio perché la sua è una figura di garanzia, che non deve dunque interferire con l’attività democratica del Parlamento: invece la rielezione di Napolitano ha decisamente svolto un ruolo chiave nella direzione in cui il Parlamento è andato negli ultimi due anni.

Ma da oggi credo che nessuno potrà più criticare la mia idea a riguardo, visto che Napolitano stesso ha ammesso nel suo discorso che la sua rielezione non rientrava nei limiti della Costituzione:
“Penso che questi semplici chiarimenti possano costituire una buona premessa perché Parlamento e forze politiche si preparino serenamente alla prova dell'elezione del nuovo Capo dello Stato. Sarà quella una prova di maturità e responsabilità nell'interesse del paese, anche in quanto è destinata a chiudere la parentesi di un'eccezionalità costituzionale. Personalmente resto convinto che la disponibilità richiestami e offerta nell'aprile 2013, in un momento di grave sbandamento e difficoltà post-elettorale, sia risultata un passaggio determinante per dare un governo all'Italia, rendere possibile l'avvio della nuova legislatura e favorire un confronto più costruttivo tra opposti schieramenti politici. Ma è positivo che ora si torni, per un aspetto così rilevante, alla normalità costituzionale, ovvero alla regolarità dei tempi di vita delle istituzioni, compresa la Presidenza della Repubblica.”
Con queste parole, Napolitano ha detto chiaramente quello che ho sempre affermato. E cioè che la sua rielezione è stata una forzatura incostituzionale (“eccezionalità costituzionale”) e che ha portato a formare un governo, anzi due, con obiettivi ben precisi assegnati dal Capo dello Stato, cosa che la Costituzione non prevede nella maniera più assoluta (“dare un governo all'Italia, rendere possibile l'avvio della nuova legislatura”). Il ritorno ad una “normalità costituzionale” di cui parla Napolitano è, finalmente, la prova conclamata di quello che è stato il passaggio nella sua rielezione: un colpo di Stato, né più né meno, una spregiudicata ed arbitraria violazione della Costituzione in favore di un progetto di governo mai votato dagli italiani e che sta, neanche troppo lentamente e di sicuro gravemente e irrimediabilmente, distruggendo ogni istituzione democratica del nostro Paese.
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