mercoledì 7 gennaio 2015

Lucille: la parabola del Rock and Roll


“Wop bop a ba loo bop a lop bam boom!”
In questo modo, nel lontano 1955, faceva il suo violento ingresso nella storia della musica il grande Richard Wayne Penniman, meglio conosciuto come Little Richard.

Little Richard viene spesso chiamato “The Original King of Rock and Roll”, a sottolineare l’indubbio contrasto con “The King”, ossia Elvis Presley. E in un certo senso è giusto: Tutti Frutti, il primo grande successo di Penniman, fu pubblicato nel 1955, mentre il primo album pubblicato da Elvis uscì nel 1957, solo due anni dopo, e indovinate cosa conteneva: proprio Tutti Frutti, reinterpretata memorabilmente con il proprio stile.

Ma non è questo l’unico aspetto che ci porta a considerare Little Richard “The Original King of Rock and Roll”, non è certo una misera questione cronologica. Il “Re nero” (perché Penniman era nero e gay nell’America degli anni Cinquanta, è bene non dimenticarselo!) aveva dalla sua la grande e inconfondibile voce black, una voce che – udite, udite – addirittura “Sua Altezza Reale” Lemmy Kilmister dei Motörhead definisce “The best Rock and Roll singer ever. Mica noccioline, insomma. È da sottolineare che Sam Phillips, il produttore di Elvis Presley, disse un giorno, pochi mesi prima di venire a conoscenza di The King“Se trovassi un bianco che canta con l'anima di un nero diventerei miliardario”. Lo trovò, poco tempo dopo, e divenne davvero miliardario.

Proprio per via di questa grande caratteristica di Little Richard, voglio concentrarmi oggi su uno dei suoi successi che più ne esalta la voce: Lucille.



Lucille venne pubblicata nel 1957. Rappresenta un approccio più spregiudicato verso il Rock and Roll, con un ritmo regolare e incalzante che picchia in testa come pochi, mentre il primo acuto di Little Richard ha sicuramente fatto balzare sulla sedia migliaia – se non milioni – di ascoltatori. “Lucille, you won't do your Sisters' will?”: è con questo nonsense che inizia il nostro grande classico del Rock and Roll, che però affonda le sue radici nella musica Blues, la musica “nera” per eccellenza. Il brano fu scritto infatti a quattro mani tra Penniman ed il bluesman Albert Collins. I versi “I woke up this morning, Lucille was not in sight” e “Lucille, please come back where you belong – I've been good to you baby – Please don't leave me alone” sembrano usciti piuttosto da qualche blues lento e malinconico, come lo slow blues in 12 battute Three O’ Clock Blues, ma inseriti stavolta in questo infernale Rock and Roll dai ritmi (per l’epoca) davvero frenetici. Ma, d’altra parte, si sa: come ci insegna una grande canzone del bluesman Muddy Waters “The Blues had a baby, and they named it Rock and Roll”, il Blues ebbe un figlio e lo chiamarono Rock and Roll.



Lucille è anche tra le protagoniste di un fortunato incontro tra due grandi della storia della musica. Infatti, nei primi anni Sessanta, si dà il caso che un ragazzino nella road crew degli Upsetters (la band capitanata da Little Richard) si portasse sempre dietro, all’interno di un misero sacco di patate, la sua chitarra elettrica. Questo ragazzino, un certo Jimi Hendrix, si trovò presto a suonare sporadicamente assieme agli Upsetters, collaborazione che divenne poi più regolare intorno al 1964/1965, per finire poi separando Little Richard ed il giovane Hendrix per due strade molto diverse, essendo due grandi personalità difficili da conciliare in uno spazio ristretto. Tuttavia, si fece in tempo a registrare alcune canzoni degli Upsetters con Hendrix alla chitarra, perlopiù versioni strumentali. Tra di esse, ovviamente, c’era anche la nostra Lucille.



Non avrebbe molto senso perdersi a ricordare tutte le innumerevoli e spesso validissime cover di Lucille che vennero realizzate da molti artisti, dagli Status Quo ai Deep Purple, ma vorrei ricordarne una in particolare. Già nei primi anni Sessanta, Lucille veniva spesso eseguita dai Beatles, assieme ad altri grandi classici del Rock and Roll che i quattro di Liverpool sicuramente si divoravano all’epoca come ad esempio Roll Over Beethoven di Chuck Berry. Paul McCartney amava talmente riproporre questo pezzo che continuò ad eseguirlo live per molto tempo. Addirittura venne inserito in un album di cover realizzato espressamente e, almeno in un primo momento, esclusivamente per il mercato russo: Снова в СССР (letteralmente, Back In The USSR).



La versione di Lucille contenuta in Снова в СССР vale sicuramente un ascolto (anzi molti di più!), ma il fatto interessante è che in questo album il tastierista si chiamava Mickey Gallagher. Si tratta di uno dei più famosi tastieristi hammond nella scena Rock and Roll, che si è portato dietro, un po’ ovunque, le sue radici Rock and Roll vecchia scuola. Non è un caso, infatti, che Gallagher fosse entrato nella storica band punk britannica The Clash proprio in un momento particolare dell’evoluzione del gruppo. È il 1979: i The Clash, poco prima di pubblicare il micidiale tandem costituito da London Calling del 1979 e Sandinista! del 1980, con alle tastiere proprio Gallagher, pubblicano nella prima metà del 1979 un EP chiamato The Cost Of Living, che risente molto delle influenze della musica Rock and Roll americana delle origini, costituendo di fatto una sorta di “chiave di volta” nella carriera dei The Clash: dall’approccio più grezzo e punk delle origini, alle venature più groovy e funky dei dischi successivi, riconducibili spesso al Rock and Roll degli anni Cinquanta. Proprio all’interno dell’EP in questione, Gallagher si portò dietro qualche traccia di Old School Rock and Roll: oltre al sound decisamente american-oriented e al pezzo Gates Of The West, in cui si cita proprio Penniman nel testo (“Little Richard's in the kitchen playing spoons and plates – He's telling the waitress he's great”), il “pezzo forte” del disco è proprio una grandissima rivisitazione di un classico del Rock and Roll, ossia I Fought The Law. Da quel momento, I Fought The Law entrò istantaneamente nella lista dei grandi capolavori della band britannica, tanto che – ci scommetto – a tanti è capitato di venire a conoscenza di questo pezzo grazie alla versione dei The Clash, piuttosto che alla versione originale di Sonny Curtis incisa per la prima volta dai The Crickets di Buddy Holly.



Difficilmente ha qualcosa a che vedere, la Lucille di Little Richard, con l’altra grande Lucille della storia della musica: sto parlando ovviamente della leggendaria chitarra Gibson di B.B. King, chiamata proprio Lucille. Ciononostante, pare che questo semplice nome di donna abbia sempre ispirato molti dei più grandi musicisti del mondo, dal Rock and Roll al Blues, in modo quasi indipendente e assolutamente irrazionale.



Viene quantomeno il pensiero che tutte queste curiosità, questi imprevedibili collegamenti, siano in realtà parte di un disegno molto più ampio. Quello che mi piace di Lucille e della sua storia è proprio questo: Lucille è una delle tante prove che ci dicono come il lavoro di qualche musicista negli anni Cinquanta abbia generato qualcosa che ha poi avuto ripercussioni eclatanti nei decenni successivi. E senza neanche che i protagonisti (Little Richard, Elvis Presley, Chuck Berry, Buddy Holly, Jerry Lee Lewis e tanti altri) si rendessero veramente conto di quanto fosse importante ed irripetibile quello che stavano riuscendo a combinare in quei pochi anni. A pensarci bene, quel “Wop bop a ba loo bop a lop bam boom!” che nel 1955 ha spaccato i grammofoni di mezzo mondo altro non fu che una sorta di Big Bang, che ha poi dato vita, in un processo instancabile ed estensivo, a generazioni intere di musicisti, ognuno dando linfa vitale a quel miracolo, sempreverde e forse anche immortale, chiamato Rock and Roll.




Lucille, you won't do your Sisters' will?
Lucille, you won't do your Sisters' will?
She ran out and maried
But I Love her still

Lucille, please come back where you belong
Lucille, please come back where you belong
I've been good to you baby
Please don't leave me alone

Well, I woke up this morning, Lucille was not in sight
I asked my friends about her but no, all their lips were tight

Lucille, please come back where you belong
I've been good to you baby
Please don't leave me alone

Well, I woke up this morning, Lucille was not in sight
I asked my friends about her but no, all their lips were tight
Lucille, please come back where you belong
I've been good to you baby
Please don't leave me alone

Lucille, baby satisfy my heart
Lucille, baby satisfy my heart
I'll living with you baby

And give you such a wonderful start
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