giovedì 12 febbraio 2015

Abolire i Senatori a vita? Perché no!


I Senatori a vita sono regolati dall’articolo 59 della Costituzione.
“È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica. 
Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.”
In ogni momento di crisi e difficoltà, sia dal punto di vista politico che dal punto di vista economico, è opportuno chiedersi quanto queste figure siano non solo rilevanti ma anche indispensabili nei meccanismi parlamentari.

Una prima osservazione: queste figure sono necessarie? Su questo si potrebbe discutere. Ex-Presidenti della Repubblica, tra cui il Presidente Incostituzionale Napolitano, unico con nove anni di mandato nella storia repubblicana, che difficilmente, vista l’età particolarmente avanzata (Ciampi del 1920 e Napolitano del 1925) potranno dare un sostanziale contributo alla vita politica del Paese. E non è una questione di simpatia politica di chi scrive nei confronti delle specifiche personalità, si tratta solo di un dato oggettivo: veramente a novant’anni (suonati) si può contribuire politicamente al bene della tua nazione?

Non a caso, la percentuale di presenza dei due Senatori a vita di diritto che abbiamo (Ciampi e Napolitano, appunto) è un tondo 0.00%. Zero.

Un’altra considerazione da fare è domandarsi in quali altri paesi è presente un’istituzione simile. Troviamo l’equivalente dei Senatori a vita italiani in pochissimi casi nel mondo, nessuno dei quali in paesi particolarmente rinomati per princìpi democratici. Vediamo quali:
  • Paraguay: sono Senatori a vita tutti gli ex-Presidenti della Repubblica eletti democraticamente, fatta eccezione per coloro che siano stati destituiti per impeachment;
  • Congo: sono Senatori a vita tutti gli ex-Presidenti della Repubblica regolarmente eletti;
  • Ruanda: sono Senatori a vita tutti gli ex-Presidenti della Repubblica che avanzino tale richiesta presso la Corte Suprema;
  • Burundi: sono Senatori a vitta tutti gli ex-Presidenti della Repubblica.
Questi sono gli unici paesi al mondo dove gli ex-Presidenti della Repubblica diventano di diritto Senatori a vita: l’Italia è in compagnia di Paraguay, Congo, Ruanda e Burundi. Perché le democrazie avanzate, in genere, non riconoscono questo principio? Ho una mia teoria al riguardo. È buona regola, in ogni democrazia compiuta, mantenere alto il principio di ricambio all’interno della classe politica. Un’istituzione che preveda un incarico “a vita” è dunque vista in modo strano, incompatibile con il principio di rinnovamento generazionale e ricambio politico. Che invece tali concetti non vengano mai discussi in Italia, rende molto più ovvio il fatto che l’istituzione dei Senatori a vita non sia mai stata messa in discussione. Napolitano è un degno esempio di quanto questo concetto - il ricambio generazionale in politica - venga svilito e ignorato nel nostro paese: entrato in Parlamento dal 1953, non è mai riuscito a trovare la porta d’uscita. 62 anni in Parlamento: questo è un tempo che farebbe impallidire qualsiasi democrazia parlamentare avanzata. In moltissimi altri paesi democratici, dopo che hai servito la tua patria in politica per un numero congruo di anni, torni alla tua vita e lasci il posto ad altri. In Italia, invece, siamo in leggerissima controtendenza. (cit.)

Se invece volessimo cercare esempi all’estero di Senatori a vita nominati (cioè mai eletti e non ex-Presidenti), concentrandosi dunque sul secondo comma dell’articolo 59 della nostra Costituzione, dobbiamo scomodare addirittura una Monarchia: il Regno Unito. Infatti, l’unico caso al mondo di Senatori a vita nominati è quello dei membri della House Of Lords, la Camera Alta del Parlamento inglese. Non esiste dunque, in nessuna Repubblica parlamentare, un’istituzione simile a quella descritta dal secondo punto dell’articolo 59. Nessuna.

Senza considerare che, nel nostro caso, ci troviamo davanti quattro Senatori a vita nominati (tutti quanti scelti da Napolitano) con percentuali di presenza davvero risibili:
  • Elena Cattaneo: 16.92%
  • Mario Monti: 14.68%
  • Carlo Rubbia: 11.72%
  • Renzo Piano: 0.12%
Ora, qualcuno potrebbe cortesemente spiegarci quanto obiettivamente incidano questi quattro personaggi alla vita politica del Paese? Qualcuno forse pensa che siano determinanti? O che, con la loro carica di Senatore a vita, stiano dando un grande contributo al Paese?

Inoltre, occorre precisare che tra questi, solo Piano e Rubbia (e ovviamente il compianto Abbado) potrebbero rientrare nella categoria di “altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”. Ma gli altri due? Mario Monti, non ne parliamo neanche. La Cattaneo allora? Con le sue balle sulla sperimentazione animale? Lei che, essendo la più giovane Senatrice a vita nella storia della Repubblica, 53 anni, ci costerà da sola milioni di euro chissà per quanti anni ancora?

Perché non c’è da dimenticare anche il lato economico della questione. In un Paese con una delle classi politiche più pagate al mondo che chiede continuamente sacrifici ai propri cittadini, come si può permettere che all’incirca un milione di euro l’anno venga speso in questo modo? Per delle presenze in Senato del 10/15%? È giusto forse? È morale? È onorevole?

Quando a Rubbia e alla Cattaneo i giornalisti de La Gabbia lo domandarono, fuggirono in silenzio.

Perché alla fine il nocciolo della questione torna alle parole di uno dei nostri padri costituenti, Umberto Terracini, che sin dall’inizio si disse contrario a tale istituzione. Terracini sosteneva che queste persone, seppure validissime e autorevoli, rifuggivano dalla vita politica, scegliendo liberamente di non candidarsi. Era pertanto un errore spingerli dentro la politica. Terracini sosteneva inoltre che il Senato "è stato concepito come un organismo che deve essere sottoposto anch’esso a un rinnovamento periodico e non si possono prevedere eccezioni a questa norma". Dovremmo anzi lasciare che personaggi che hanno avuto, durante la loro carriera, “altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”, possano continuare a contribuire al bene del Paese nei loro rispettivi campi di competenza. Perché nominarli Senatori a vita, specialmente se non sono né interessati né hanno il tempo di dedicarsi alla vita politica del Paese? Specialmente considerando che poi li paghiamo fior di quattrini?

Per concludere, solo un’ultima riflessione. Se costoro non hanno mai mostrato interesse nel candidarsi in politica, allora perché nominarli come in una monarchia di vecchio stampo? Ma soprattutto, se parliamo di personaggi autorevoli, saggi, illuminati e giusti, è molto semplice: che si candidino! Se davvero sono così validi, che si candidino e che vengano regolarmente eletti.
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