giovedì 19 marzo 2015

Tale padre tale figlio


Questo post racchiude molti degli interventi e dei commenti che ha fatto su questo blog uno dei lettori più fedeli e preziosi: mio padre. La grande affinità di pensiero che ci unisce, il sincero affetto e l’infinita stima che provo per lui – come persona prima di tutto e come padre – mi portano a rendere giustizia ai suoi commenti che ho più apprezzato, raccolti insieme e pubblicati in questo post per la Festa del Papà. Grazie babbo: di essere il mio critico e fedele lettore in questa avventura chiamata Peggio Palaia e soprattutto di essere quello che sei, di come mi hai influenzato positivamente in tutta la mia vita, dei tuoi insegnamenti e di tutto quanto. Sei un grande.

Seguono tutti i commenti che ho pensato essere più validi e significativi con il riferimento al post a cui si riferivano.

Vincenzo De Luca e la sua vittoria alle primarie in Campania
Questo episodio, nella sua solare evidenza e assenza di infingimenti, se da un lato può lasciare esterrefatti, dall'altro ha il merito di fornire una lezione oltremodo istruttiva. Abbiamo qui un degno campione della classe politica italiana, e quindi condannato, indagato, ecc. ecc., che il partito di appartenenza (quello del rottamatore Renzi) non solo non espelle e non denuncia alla magistratura, ma al contrario difende, salva e rilancia promuovendolo alla candidatura di governatore della Campania. Ora, i partiti nostrani della Casta, lo sappiamo, possono fare oramai letteralmente tutto ciò che vogliono, ma se lo fanno in modo così spudorato, senza il minimo timore di essere svergognati, ma anzi con la fondata aspettativa di risultare premiati ... cosa ci insegna tutto questo? Il popolo piddino non si è scandalizzato, non si è ribellato, non ha cacciato quel filibustiere e, con lui, anche il partito che lo sostiene, tutt'altro, ha ratificato, ha promosso, si è reso a sua volta corresponsabile di tale scelta. Ora, delle due l'una, a voi la scelta, simpatizzanti piddini: o il vostro livello morale è al pari degli squallidi personaggi che voi consapevolmente eleggete, oppure il vostro livello intellettivo è altrettanto prossimo allo zero (irrimediabilmente PiDioti, appunto).

Renzi e il TFR in busta paga
Renzi è un imbroglione spudorato. La fantasia truffaldina di questo lestofante non conosce pause. Quest'ultimo esempio, di offrire a certe categorie di lavoratori la possibilità di ricevere mensilmente il loro TFR ma alle condizioni capestro decise da questo abile ingannatore, rappresenta una vera e propria ulteriore trappola tesa verso coloro che già versano in condizioni seriamente precarie e che dunque sono più facilmente ricattabili. Al peggio non c'è mai fine, dice il proverbio, e Renzi, nella pur ingloriosa galleria dei capi di governo fin qui succedutisi, ne è la conferma più vergognosa.

Abolire i Senatori a vita
La cifra scandalosa che essi percepiscono ogni mese per non fare niente corrisponde a ciò che guadagna un comune mortale dopo ben un anno di quotidiano lavoro. Le loro mani, che arraffano mese dopo mese tutti quei soldi, sono luride di immoralità. Consiste in questo il loro altissimo merito? Essi sanno perfettamente di essere dei parassiti, delle sanguisughe, anche se cercano vigliaccamente di soffocare la coscienza e la verità. Anche questo è il lascito e il fardello che ci ha rifilato quell’illustre rappresentante del popolo italiano che, da “servitore della Repubblica”, si è ritirato invece con un codazzo di servitori a vita talmente nutrito da far invidia ad un principe.


Il rischio di tirare troppo la corda all'interno del PD, la presenza radicalmente critica del Movimento 5 Stelle e il timore di appiattirsi sulla richiesta di Berlusconi hanno dissuaso Renzi dal sostenere una candidatura come Amato, personalità oltretutto caratterialmente da prima scena. L'aver giocato la carta di Mattarella ha consentito a Renzi una doppia vittoria (con rischio): gli ha consentito di ostentare e vincere una facile prova di forza sul suo benefattore Berlusconi, da un lato, e, dall'altro lato e soprattutto, di conquistarsi la minoranza piddina e di compattare tutto il suo partito sotto la sua figura indiscussa di novello duce vincente. Il rischio per lui (per noi la speranza) potrà venire non tanto dal risentimento e dalla volontà di rivincita che sicuramente alberga in chi lo vede un figlioccio ingrato (leggi Berlusconi), quanto invece dall'auspicabile capacità di conquistarsi un inedito spazio da protagonista e dall'altrettanto auspicabile coraggio di agire con fermezza coerentemente al mandato di garante imparziale delle regole, di strenuo difensore della legalità e della Costituzione. Questo è il nostro augurio, Presidente. Non deluda le necessità e le attese del nostro paese. Non abdichi al Suo ruolo e non ceda alle pressioni dei soliti tristemente noti. La fedeltà al dettato costituzionale Le farà onore. Grazie e buon lavoro!

Il Paese ci sta ricascando, la storia si sta ripetendo, la tragedia incombe in veste di farsa. Renzi è, come ben dici, un "parolaio", un "bugiardo seriale", un "piccolo dittatore" che ha già dato prova di "usurpare il potere", insomma un inverato Berlusconi-2 ben più pericoloso del suo abbozzo ispiratore in quanto a finalità e modalità di esecuzione. Dietro la cortina fumogena delle sue sparate demagogiche si cela infatti lo spregevole intento di svuotare le nostre istituzioni della sostanza democratica che la Costituzione antifascista aveva voluto conferire loro. Renzi rappresenta la carta più efficace che il sistema corrotto della Casta ha giocato nel momento in cui essa si è resa conto che si stava profilando concretamente il pericolo di essere spazzata via. E' così accaduto che attorno al suo nome si siano via via tacitamente e lestamente accordati tutti gli esponenti della vecchia politica al di là della casacca partitica. E in men che non si dica, senza andare tanto per il sottile in fatto di rispetto delle regole, questa figura, fino a ieri minoritaria e persino osteggiata da questi suoi colleghi nonché dalla carta stampata, si è vista consegnare a furor di Casta lo scettro del comando dal garante delle regole e dalla Costituzione, pardon!, dal direttore d'orchestra Giorgio Napolitano.

Napolitano è riuscito a superare ogni immaginazione. E' inaudito! Di fronte all'ennesimo spettacolo di marciume offerto da questa putrida casta politica, chi l'avrebbe immaginato che questo sia pure Garante della Casta si sarebbe spinto ben oltre ogni limite della spudoratezza additando come eversore antipolitico chi semplicemente combatte legalmente e coraggiosamente contro questa classe politica così vergognosamente corrotta? Con quelle parole incredibili egli si è scagliato contro chi ancora vuol tentare di sanare un sistema politico degenerato che ci ha portato alla rovina. Di fronte all'ennesimo scandalo, la sua preoccupazione è stata quella di infamare quei giovani ancora moralmente integri che vogliono portare pulizia e dignità. Ma egli ha forse fatto parte del partito fondato da Gramsci e guidato infine da Berlinguer? Cosa penserebbero costoro e tutte le persone meno note che hanno sacrificato la vita per migliorare questo paese? Ma su quale Costituzione ha giurato costui?

Se l'Italia fosse stata un paese complessivamente serio e civile, composto da persone per la maggior parte corrette e rispettose della legalità, il Movimento 5 Stelle non sarebbe mai nato. Balza quindi agli occhi come una leggerezza incredibile e paradossale il fatto di non aver saputo individuare le corrette modalità di selezione dei propri futuri esponenti e di aver imperdonabilmente tralasciato di dotarsi di misure dissuasive tali da respingere prevedibilissimi voltagabbana. L'aver mancato in questa fondamentale e preliminare questione ha aperto una falla esiziale da cui sono usciti tanti perfetti "italiani". Questi biechi personaggi, cedendo alla loro lurida tentazione, passano armi e bagagli ad ingrossare le file del sistema avversario e a combattere quello stesso movimento di cui si erano finti paladini. Questi moderni "giuda" sono il "cavallo di Troia" che il Sistema abilmente piazza nelle file del movimento per sfiancarlo e sbaragliarlo. E' davvero impressionante l'ingenuità di chi non ha saputo prevenire il verificarsi di questi esiti assolutamente prevedibili e non ha pensato, prima di scendere in battaglia, di approntarsi di un armamentario adeguato a prova di nemico. E' paradossale e disarmante: si critica il Sistema corrotto e corrompente, e non si pensa a come difendersi dalla sua inevitabile azione corrompente? Il Sistema vince nella misura in cui riesce a corrompere. Come si può dunque pensare di batterlo senza innanzi tutto forgiarsi uno scudo a prova di corruzione?

Nel momento in cui una persona viene eletta Presidente della Repubblica riceve ipso facto il dono divino della infallibilità? qualsiasi suo atto diventa sacralmente incriticabile e indubitabile? l'onore cessa di essere faticosamente meritato con il quotidiano esempio o viene acquisito come per incanto e per sempre? con cotale elezione fa ancora parte del mondo dei comuni mortali o se ne ritrae con disdegno per accedere alla Casta degli Intoccabili? Insomma, stiamo parlando del Presidente di una Repubblica Democratica del XXI secolo o del Faraone di origine divina di una società schiavista?

Quando il sistema non aveva nessuna critica Santoro recitava la parte redditizia del finto-critico, quando da qualche anno il sistema si ritrova ad avere una vera critica Santoro ripiega sulla parte deboluccia del finto-democratico. E' l'evoluzione di chi vuol continuare ad assolvere la funzione dissimulata, e quindi più incisivamente reale, di difensore di un sistema che sa essere generoso verso chi lo appoggia.

E' questo ciò a cui mira Renzi. Costruire Il Partito Unico della Nazione, un partito a vocazione totalitaria, che "rappresenti" tutte le classi sociali e sia votato da tutti, un partito che occupi tutta la scena, che annienti tutto ciò che lo infastidisce, che semplifichi la vita politica fino ad annullarla, un partito che esso stesso d'altronde sarebbe ridondante, perché al suo interno sarebbe certo insopportabile oltreché contraddittorio ammettere istanze di libertà, di pluralismo e di critica, un partito dunque solo apparente, in realtà Il Partito del Capo, con tutti gli altri esponenti, nonché parlamentari, ad assolvere la funzione di cortigiani, di vallette, di servi ossequiosi.

Condivido pienamente la visione - che giudico non pessimistica ma purtroppo realistica - sulla corruzione di larga parte della popolazione italiana. E mi riferisco non semplicemente alla corruzione che è passibile di sanzione giuridica, perché questa, di per sé, sarebbe assolutamente risolvibile. Mi riferisco, invece, all'altra, enormemente più estesa e più grave, che sta sotto a quella che è soltanto la punta dell'iceberg: la corruzione morale, la degenerazione dell'etica delle persone. Questa corruzione dei governati è il risultato e, al tempo stesso, la causa della corruzione dei governanti. E questi, pertanto, la preservano e la diffondono scientemente perché sanno bene che soltanto un individuo corrotto può consapevolmente eleggere un politico corrotto. Ma i governanti sanno bene anche che non tutto si può ottenere tramite la corruzione economica e i mille bassi favori. Ecco dunque che, oltre al voto consapevole del correo, è necessario assicurarsi anche quello della vittima del sistema di malgoverno, ossia il voto carpito dell'ignorante. E qui diventa decisiva la disinformazione, sia quella plateale e smaccata, sia quella subdola e insidiosa. L'obiettivo è: produrre ignoranza, diffondere confusione, cementificare pregiudizi, inebetire le menti, sedare le volontà, passivizzare gli individui.

L'unico modo per rendere onore e per meritare quanti in passato si sacrificarono per migliorare la nostra società è di compiere il proprio dovere, è di comportarsi da cittadini degni di essere membri di un consesso civile. Partecipare stancamente alle celebrazioni (spesso promosse per fini vigliaccamente strumentali da personaggi inqualificabili) per poi, un minuto dopo, continuare a ricercare il proprio gretto interesse a scapito della collettività, equivale non solo a oltraggiare la memoria di chi ci ha preceduto, ma anche ad aggravare, con la ripugnante macchia della ipocrita incoerenza, la propria fedina morale di persona ingrata, egoista e parassita.

Dopo vent'anni di "guerre" combattute con armi giocattolo, dopo anni di schermaglie sempre più all'acqua di rose, dopo confronti verbali sempre più malamente recitati e penosamente inscenati davanti a platee o inebetite e di una credulità disarmante o consapevolmente conniventi, il via via più convinto (perché reciprocamente profittevole) andare a braccetto da parte delle due bande sempre meno rivali e sempre più sodali è infine approdato all'accordo agognato e sigillato: il patto d'acciaio stipulato in gran segreto (com'è nelle migliori repubbliche democratiche) tra il delinquente Berlusconi, espulso da un  parlamento per giunta illegittimo e incostituzionale, e l'extraparlamentare Renzi, che ha imposto di farsi consegnare lo scettro del potere dal fulgido garante della Costituzione qual è Giorgio Napolitano. L'obiettivo cui mira questo patto consiste nell'instaurare e nel blindare una dittatura bipartitica senza scampo. Una dittatura cioè ferrea e dai contenuti chiari, come può essere una di tipo monopartitico tradizionale, ma che tuttavia ha il vantaggio decisivo di rilucere ingannevoli parvenze democratiche grazie alla bipartiticità, connotato, questo, molto raffinato e moderno. Una dittatura fondata su una legge elettorale liberticida quale non si era ancora mai vista, edulcorata e inoculata da una "informazione" che liberamente sceglie di essere di regime, sostenuta dal potere economico dominante e da una ristretta cerchia di privilegiati al vertice e, via via a scendere, da fasce sempre più larghe di popolazione che - pur di non perdere gli innumerevoli e multiformi doni che il sistema corrotto e corrompente ha generosamente e irresponsabilmente elargito a piene mani tanto da distruggere le casse del paese e la vita delle future generazioni - preferisce lordare la propria coscienza quando, nel momento fatidico del voto e nel confortevole segreto della cabina elettorale, non manca di ricambiare mafiosamente il proprio debito di riconoscenza e di corriva fedeltà infischiandosene di tutto e di tutti.

Sono ladri di voti. Durante la campagna elettorale esibiscono tanti specchietti per allodole; gli elettori, dotati di sopraffina intelligenza critica, ci cascano in massa; e questi campioni della menzogna possono così continuare a fare i loro porci (mi scusino gli incolpevoli suini) comodi. Invito alla riflessione: ma se per farsi eleggere bisogna raccontare balle, non è tragico? e se i governanti, per continuare a essere tali, devono ricorrere sistematicamente alla menzogna, non è forse tragicamente istruttivo? e questa sarebbe la democrazia storicamente più avanzata della società umana?

Nei momenti di maggiore criticità il sistema dominante si rivela qual è. Quando la denuncia della verità trova i suoi alfieri, i putridi beneficiari del sistema avvertono, tra l'incredulità e lo smarrimento, il rischio terribile di una possibile fine dei giochi. Non è dunque un caso che da un anno e mezzo a questa parte (dapprima il balenarsi del pericolo e poi l'effettivo concretarsi di una massiccia forza alternativa) le soldataglie allegramente contendenti abbiano deciso di non spararsi più addosso (sia pure a salve) e di compattarsi saldamente e fraternamente contro il minaccioso comune avversario. E in questa guerra vera non esitano a ricorrere a tutto l'armamentario di cui sono capaci: ipocrisia, bassezza, prepotenza, menzogna, diffamazione, tracotanza, spudoratezza, disonestà, violenza. Se tutte queste "qualità" (che sono prerogative esclusive della creatura che qualcuno, nella sua divina saggezza, ha posto - sommo dei misteri - al vertice del creato) riescono a combinarsi pure all'inettitudine e all'incapacità avremo come risultato sublime una nullità massimamente ripugnante.

Se un politico può permettersi in modo così abituale e spudorato di mentire, è perché sa di non subirne conseguenze negative, anzi tutt'altro. Le ragioni e le condizioni di un simile comportamento sono tre: il rappresentare non l'eccezione ma la regola, ossia l'essere affiancato da una intera classe politica che agisce nello stesso modo; la certezza di avere nella "pubblica dis-informazione" il sodale megafono delle proprie menzogne; la consapevolezza del misero livello di integrità morale di tanta, tantissima parte dell'elettorato italiano.

E' un consapevole doppiogiochista, un "cavallo di Troia" mosso verso l'elettorato. Che pena e che miseria prestarsi a fare il ladro di polli, pardon il ladro di voti dei polli! Al PD e al sistema i polli servono eccome!, sono utili, vanno prodotti in quantità industriali, e per ogni mille, diecimila di questi bei polli occorre un bravo allevatore che li ingrassi e li attiri con fare benevolo e rassicurante senza destare sospetti.

Inaudito: un extraparlamentare che pretende di sostituirsi al capo di governo e che il presidente della repubblica (delle banane) accontenta senza eccepire concedendogli ciò che vuole! Sarà questa la Costituzione della Terza Repubblica?



Bene ha fatto il M5S a chiedere l'impeachment. Di argomenti a favore ce ne sono a iosa. Adesso, grazie al M5S, si è aggiunto finalmente ciò che mancava: il coraggio e la volontà politica di denunciare pubblicamente la verità e di infrangere l'asfissiante cortina di ossequiosi inchini alla Casta degli Incriticabili. L'infant terrible ha stracciato i vestiti dell'Imperatore!

Come altri cruciali in passato, l'episodio di ieri ha fornito la prova circa l'effettiva natura del sistema attuale. Nei momenti di criticità, in cui il potere politico non riesce, con le parvenze democratiche, a far passare certe misure rispondenti agli interessi del potere economico, allora non esita ad abbandonare le buone maniere e a praticare allo scoperto il gioco duro, dimostrando così in modo incontrovertibile la verità scoperta e denunciata da un gigante del pensiero che nessuno vuole più nominare: nelle società classiste il potere politico è in realtà un semplice strumento funzionale nelle mani del vero manovratore che è il potere economico.

Napolitano stavolta si è voluto straguadagnare il titolo di peggiore presidente della repubblica italiano. Ha fatto due affermazioni incredibilmente vergognose perché contraddicono frontalmente il senso della sentenza della Corte Costituzionale, dimostrando ancora una volta che il suo operato va nettamente contro la Costituzione. Se la legge elettorale è incostituzionale, è chiaro che il parlamento che ne deriva è ovviamente incostituzionale. Ma Napolitano cosa si affretta a dire? Che il parlamento è ... legittimo! E perché gli preme tanto sottolineare questa falsità? Perché solo da un parlamento legittimo può, guarda caso, essere eletto un presidente legittimo! Seconda affermazione inaudita. La Corte Costituzionale, oltre a bocciare il porcellum perché con le liste bloccate impedisce la libertà di voto, lo boccia anche perché, con il premio di maggioranza, nega il voto eguale quale solo può scaturire da un sistema puramente proporzionale. Ebbene, cosa preme di affermare con protervia al Presidente Garante della Casta? Ma è ovvio: che il sistema proporzionale va superato! Domanda: a parte l'Italia, esiste al mondo un altro paese con un parlamento incostituzionale che, non solo non si dimette, ma addirittura vuole riformare ad hoc la costituzione, un paese il cui presidente, lungi dal garantire la costituzione come è nei suoi obblighi, la viola spudoratamente a più riprese e se ne infischia bellamente delle sentenze della corte costituzionale? 

Ma che razza di "uomo di governo" è Letta? Afferma che non si può più aumentare tagli e tasse perché sennò ... Grillo va al 51 %!?! Dunque, tagli e tasse non sono un'operazione economica sbagliata in sé, ma sono sbagliati solo in quanto controproducenti dal punto di vista propagandistico-elettorale per l'attuale casta politica vista la massiccia e minacciosa presenza del Movimento 5 Stelle! Quindi, logica vuole che se Grillo non ci fosse, la politica antisociale del taglia e tassa la si potrebbe tranquillamente operare alla luce del sole e la Casta dormirebbe sogni sereni. Ma la verità è che, e qui sta la seconda osservazione, Letta e compari, non solo sono dei perfetti incompetenti come uomini di governo, ma sono oltretutto dei politici indegni perché spudoratamente menzogneri, dal momento che la politica antisociale la percorrono ugualmente nei fatti ma la negano bellamente nelle parole.

Proprio così: sull' "accuratezza della selezione dei candidati si giocherà il futuro del M5S". Il compito è talmente arduo da mettere paura, vista la oserei dire genetica propensione dell'italiano a fare il voltagabbana. Se non si dà la massima attenzione per far sì che a rappresentare i cittadini e il MoVimento siano giovani assolutamente onesti, integerrimi, oltreché di grandi capacità e preparazione, la speranza di poter cambiare rotta al paese si tramuterà presto in una cocente delusione. 

La verità è sempre stata rivoluzionaria. I potenti non tollerano che vengano smascherate le menzogne che occultano o edulcorano il lordume in cui essi sguazzano. Quando l'indagine critica giunge al nocciolo e svela l'indicibile, il potere getta l'ipocrita maschera democratica, tira fuori gli artigli, rivelando così ciò che esso è realmente: sfruttamento, dominio, sopraffazione.

La dittatura è la forma di governo più efficace ad assicurare una "maggioranza stabile" e una "governabilità duratura". Questo è il loro desiderio, al di là di meschini infingimenti: una bella dittatura pluripartitica, ossia castale, le cui sudicie manovre non siano più disturbate da indesiderate e insopportabili opposizioni. Un partito unico al potere sarebbe troppo riconoscibile come dittatura. Da provetti ipocriti, molto meglio allora optare per un inciucio perenne (dei peggiori), una "democratica" santa alleanza di bande a delinquere (falsamente contendenti) e il gioco è fatto (ossia la sostanza e l'apparenza sono assicurate): una solidissima dittatura non ideologica (troppo onore sarebbe! e poi...ora siamo moderni ed emancipati da simili anticaglie novecentesche!), bensì un sordido sodalizio d'affari pattuito tra clan di politicanti maneggioni. Questa è la moderna democrazia, agile e adulta, nella versione italica. 

Il PD è ciò che era la DC una volta. Un partito interclassista, di centro, assolutamente conservatore. Un partito che ha scelto di mantenere uno status quo esistente ormai da tanti, troppi anni, e non gliene importa niente se questo status quo è la causa della condizione rovinosa in cui si trova il paese. E' questo status quo che il PD da oltre vent'anni ha scelto come proprio bacino elettorale. Un corpo elettorale composto da piccoli e medi evasori, parassiti, assistiti, garantiti, privilegiati, ceto medio benestante, sostanzialmente soddisfatto, sicuramente egoista. Un corpo elettorale variegato, ma unificato da un denominatore comune: tutta gente che ha dato poco e ricevuto tanto, che apporta poco e sottrae parecchio. In Italia è una popolazione immensa, certamente e di gran lunga maggioritaria, che è stata via via prodotta generosamente in decenni di malgoverno proprio per riceverne in cambio il voto di consenso, ossia di scambio, in perfetta logica mafiosa. Questo patto criminale tra una classe politica corrotta e corrompente e un elettorato corrotto e corruttibile ha prodotto l'inamovibilità della casta politica e la degenerazione e l'atrofia morale della maggioranza del popolo italiano. Questo enorme serbatoio, brulicante e putrido, è l'arbitro delle vittorie elettorali. E il PD, che ha la vocazione maggioritaria, lo accarezza, lo difende, lo preserva come un tesoro prezioso. E chi se ne frega se questo tesoro di natura malavitosa ha dissanguato il paese, lo conduce al fallimento e schiaccia come un macigno la vita e la speranza delle forze sane, pulite e meritevoli di oggi e delle generazioni future.

E' un bel manifesto! Senza la "D" scompare "Dio", ma resta l' "io". L' "io" può sussistere da solo, anche senza la "D". Quando un giorno l' "io" scomparirà, nel mondo non vi sarà più traccia di "Dio". Al di là del gioco di parole, rimane la sostanza: l'origine di Dio è nella mente dell'uomo. L'uomo è la sostanza, Dio una delle creature della sua mente. Il suo status ontologico non è fisico-materiale. Dio esiste unicamente se e quando l'uomo lo pensa, è solo in quanto pensato. Non esiste dunque realmente, perché è soltanto un prodotto della mente. Non ha un'esistenza propria, perché non esiste indipendentemente dalla mente che lo pensa. Senza l'uomo Dio non esiste.
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