venerdì 23 dicembre 2016

Guerra alle “fake news”, ma chi ci proteggerà dalle notizie “vere”?


A quanto pare, il mondo dei social sta dichiarando guerra alle cosiddette “fake news”. In Germania addirittura si parla di multe milionarie contro Facebook e contro chi diffonde le cosiddette “bufale”. Qualcuno potrebbe pensare che questo sia un bene, un giro di vite contro la diffusione di notizie false e/o bufale. Tuttavia, occorre fare qualche almeno due importanti considerazioni.

La prima: chi sarà l’arbitro? Chi è che determinerà se una notizia è vera o falsa? Questo non è ben chiaro e il poco che sappiamo lascia perplessi. A quanto pare, le notizie considerate “vere” saranno quelle comprovate dalle testate giornalistiche ufficiali. Dalla carta stampata, in soldoni. Peccato che questo non costituisca né una garanzia (vista la spiccata caratteristica delle grandi testate “filo-governative” e/o “filo-finanziarie” dunque la manifesta scarsa imparzialità) né una metodologia corretta ed efficace (dato che il metodo corretto dovrebbe essere quello del fact-checking e della verifica degli eventi riportati).

Se per “bufala” intendiamo semplicemente una notizia non riportata dai giornali, beh, allora è bene chiarire il fatto che molte notizie assolutamente vere stanno girando in questo momento sul web proprio in barba alle grandi testate giornalistiche. Dobbiamo partire dal presupposto – innegabile ed evidente a chiunque sia dotato di un minimo di onestà intellettuale – che in questo mondo (governato dagli interessi della finanza mondiale) le testate giornalistiche dipendono sempre da qualcuno. Questo non significa automaticamente che i poteri finanziari dettano la linea dei più grandi quotidiani mondiali (anche se in larga parte è così) ma sicuramente ci lascia la certezza di poter affermare che i giornali non sono liberi. Non sono autonomi.

Cosa che invece avviene (in modo fin troppo incontrastato) sul web. La caratteristica che rende il web non solo diverso dalla carta stampata, ma anche incredibilmente più valido dal punto di vista dell’informazione e al passo con il futuro, è proprio la sua totale libertà e indipendenza. Il che porta con sé, come tutte le cose, anche il rovescio della medaglia. La possibilità di diffondere in modo più o meno incontrollato, oltre alle notizie semplicemente “scomode”, anche quelle “false”.

Una cosa che però non dobbiamo assolutamente fare è quella di confondere tra loro proprio queste due categorie: le notizie “scomode” non sono necessariamente quelle “false”, mentre quelle “false” non sono necessariamente “scomode”. Quando esce una notizia scomoda (che però è vera) molto spesso viene declassata a bufala, in quanto non ripresa da alcun giornale. Ma il fatto che nessun giornale la diffonda, appunto, non è un sintomo di bufala ma di una notizia che non conviene diffondere.

Ad ogni modo, le élite vogliono prendere le notizie false – quelle false sul serio – e, con la scusa, con il pretesto di volerne bloccare la diffusione, mirano a tirare dentro anche le notizie scomode. Ma a me, imparziale fruitore del web e lettore delle notizie dal mondo, davvero frega qualcosa dell’annientamento delle panzane che girano sul web, al costo – carissimo – di veder trasformarsi il web in una sottospecie di “copia” della carta stampata, al costo – carissimo – di non poter più trovare fonti di informazione “alternative” (leggi “indipendenti”) da cui potermi informare? Non è forse dunque solo ed esclusivo interesse delle élite abbuiare queste cosiddette “fake news”?

La seconda considerazione importante da porsi è strettamente legata alla prima. Se ci penseranno i giornali, la finanza ed i governi a “proteggerci” dalle “fake news”, chi ci proteggerà dalle migliaia di notizie “vere” (!) che escono ogni giorno sui quotidiani? Se il web è divenuto (sempre grazie alla sua inevitabile indipendenza) suo malgrado un contenitore di bufale (anche se in piccola parte, in confronto alle notizie scomode) non ho parole per definire la quantità di bufale che si leggono ogni giorno sulle più importanti testate giornalistiche del mondo. Con la differenza (gravissima) che le bufale che escono sul web provengono da menti contorte ma tutto sommato perlopiù innocue (con alcune eccezioni), mentre quelle che escono sui giornali sono notizie false e distribuite con cognizione di causa e con un preciso obiettivo prestabilito. Assistiamo quotidianamente alla santificazione dei poteri forti, alla beatificazione dell’Europa finanziaria, alla mistificazione dei conflitti internazionali, senza contare la demonizzazione degli avversari politici, la distorsione del significato delle parole (vedi populismo, antipolitica, complottismo, etc…) e l’imbavagliamento sconsiderato di qualsiasi voce fuori dal coro.

Ecco, chi ci proteggerà da tutto questo? Domandiamoci come mai si sente tanto il bisogno di bloccare le cosiddette bufale mentre si chiude un occhio (o meglio, sapientemente si avalla) la grande quantità di notizie false che vengono colpevolmente pubblicate dai media di tutto il mondo?

Come in tutte le cose, queste decisioni vengono prese non per il bene collettivo (in questo caso del cittadino che si informa) ma per uno specifico mantenimento dello status quo e per l’annientamento di ogni voce discordante con quella del sacro mantra del capitalismo finanziario mondiale, di quei poteri che controllano governi, parlamenti e banche di tutto il mondo. E quello italiano, di governo, in questo momento così delicato dopo un referendum che avrebbe dovuto mandarlo a casa e invece si trova nuovamente composto da burattini filo-europeisti e rappresentanti dei poteri finanziari, non è certo esente da questo discorso.

Il web resta, di fatto, l’unica nostra arma a disposizione per difenderci dalle infinite menzogne che questa cricca trasversale ci propina ogni giorno. Il fatto che ora questi vorrebbero togliercelo e farlo passare anche come un provvedimento per il nostro bene è quanto di più immorale e offensivo. Risparmiateci almeno la vostra finta morale e questa insopportabile falsità e chiamatelo con il suo vero nome: bavaglio.

sabato 17 dicembre 2016

Il senso della misura


Quello che sta mancando in queste ore, in cui orde di giornalisti armati di tastiera e dubbie intenzioni, è il senso della misura. Occorre fare chiarezza e ridare ad ogni evento una giusta dimensione.

Virginia Raggi ha sbagliato. Diciamolo subito e chiaramente, come lei stessa ha ammesso. Ha sbagliato a fidarsi di Marra, così come ha sbagliato a difenderlo a spada tratta anche mentre eccellenti personalità del MoVimento stesso la mettevano in guarda (Grillo, Ruocco e vari parlamentari). Non è un errore da prendere alla leggera.

Tuttavia, mentre in altre città ci sono sindaci o presidenti della Regione inquisiti o addirittura agli arresti (vedi Sala a Milano, vedi De Luca, etc…) il vero e proprio massacro mediatico sta avvenendo solo nei confronti di Virginia Raggi e del M5S capitolino. Perché? È davvero questa la proporzione, la gravità da imputare a tutti questi eventi?

Per quanto l’errore della Raggi sia molto grave, non tanto nel collaborare con Marra (che certo non poteva essere cacciato essendo un dipendente del Comune!) quanto nell’averlo politicamente e pubblicamente difeso, alla giovane sindaca 5 Stelle può essere imputata come unica colpa quella di non aver “visto” di che personaggio si trattava, di non essersi accorta di non poter difendere qualcuno che non era così difendibile.

È un errore? Sì. È grave? Molto. È equiparabile a quello che succede quotidianamente nelle amministrazioni locali di tutto il Paese? Assolutamente no.

Mentre la colpa della Raggi è stata unicamente di responsabilità politica (non è certo un reato essersi “fidati” di Marra) quello che avviene a Milano oppure in Campania in casa Pd è di natura penale. Qui si parla di reati commessi in prima persona.

Come dice Travaglio in una lucida e sapiente analisi dei fatti, “poteva la Raggi immaginare che, tre anni fa, Marra si era fatto pagare una casa da Scarpellini? Alzi la mano chi lo sapeva, o lo pensava. Le ferocissime critiche al dirigente nascevano da comprensibilissimi motivi politici: simpatie di destra, collaborazione con le giunte Alemanno e Polverini, continuità con il passato, eccessiva padronanza dei meandri del potere. Ma, se ogni nuovo sindaco dovesse tagliare i ponti con le centinaia di dirigenti e i funzionari comunali solo perché lavoravano anche prima, visto che licenziarli è vietato, la soluzione sarebbe una sola: bombardare col napalm i palazzi civici a ogni cambio della guardia, e senza preavviso agl’inquilini.”

Questo ha commesso i fatti incriminati nel 2013, quando lavorava per giunte molto diverse da quella dei 5 Stelle, anzi, quando i 5 Stelle ancora non si sognavano neanche di poter governare Roma. La Raggi non poteva cacciarlo, non dimentichiamolo. C’era Marino a quel tempo. Avrebbero chiesto anche la testa di Marino, se i fatti fossero stati accertati allora?

Per concludere, tornando agli sciacalli comunemente conosciuti come “giornalisti” che in queste ore si stanno scagliando contro le colpe della Raggi, in preda ogni giorno a totali amnesie sulle malefatte che avvengono quotidianamente in molte amministrazioni locali e/o nazionali, la mia domanda è la seguente: è forse giusto chiedere a Virginia Raggi di dimettersi?

In un momento in cui vediamo criminali politici e politici criminali amministrare circa il 60% delle regioni e dei comuni italiani senza la benché minima intenzione di dimettersi di fronte a fattacci ben più gravi di quelli di Roma, chiedere le dimissioni della Raggi fa effettivamente ridere. Virginia potrebbe anche dimettersi, certo, assumendosi la responsabilità politica dell’accaduto (unica vera sua responsabilità, peraltro). Ma non dimentichiamoci che qui, appena “l’altroieri”, c’era Mafia Capitale. Non dimentichiamoci che stiamo parlando di un incidente di percorso, e non di un reato commesso da nessun membro dei 5 Stelle. Perché dimettersi? Per ridare forza alle mafie, alla destra, al caos di una città gravemente in difficoltà? Perché, si badi bene, queste sarebbero le uniche realtà a trarre vantaggio dalle eventuali dimissioni della Raggi. Che dite, ne vale la pena?

martedì 13 dicembre 2016

Il grande equivoco del governo eletto dal popolo (lezione per i fenomeni del diritto costituzionale)


Ieri ho pubblicato un post che sottolineava come il nostro paese sia al quarto governo consecutivo non passato tramite le elezioni politiche ma creato a tavolino su maggioranze improvvisate. Come facilmente prevedibile (miseria, se me lo aspettavo) sono arrivati i fenomeni del diritto costituzionale a ricordarmi che “il governo non è eletto dal popolo” e che “l’elezione diretta del premier non esiste in Italia”.

Peccato che questo lo avevo scritto anche io nel mio post (perché queste capre prima commentano ad minchiam, e poi, forse, leggono):
Lo sappiamo benissimo che non si elegge direttamente un governo né il Presidente del Consiglio. Ma come è noto, qualsiasi governo dovrebbe essere in qualche modo legittimato, “investito” da una certa spinta popolare. Altrimenti, come abbiamo ben visto, dura molto poco. È la democrazia, baby.
Ma ugualmente, mi si veniva a rimproverare di dire “balle”, di fare “disinformazione” e di diffondere l’errata idea che il premier fosse eletto dal popolo.

Allora, facciamo un attimo il punto della situazione, perché di questa storia sono davvero stanco. Si leggono troppe cazzate a giro.

L’elezione diretta del premier non esiste. Il governo viene formato dal premier incaricato dal Presidente della Repubblica. Durante le elezioni politiche, gli italiani determinano la composizione del Parlamento e – in assenza di liste bloccate alla Porcellum e alla Italicum dunque incostituzionali – all’elezione diretta dei parlamentari di Camera e Senato. Non esiste un solo capo di governo nella storia repubblicana ad essere stato eletto direttamente dai cittadini.

Ok, ora che il primo punto è chiaro, ora che è evidente che nessuno sta confondendo le regole del gioco e che il sottoscritto non si debba iscrivere, come dice qualche altro fenomeno del diritto costituzionale, “a Scienze delle Piadine al Prosciutto presso l'Università della Vita”, forse possiamo andare avanti.

Nessuno qui sta dicendo che le nomine di Monti, poi Letta, poi Renzi e ora Gentiloni sono incostituzionali. Nessuno sta dicendo che prima Napolitano, poi Mattarella hanno agito al di fuori dei propri confini istituzionali nell’incaricare i 4 ultimi premier di formare i 4 ultimi governi. Nessuno sta dicendo che il Presidente della Repubblica Mattarella ha commesso, incaricando Gentiloni, un qualche abuso o – peggio ancora – reato o illecito.

Quello di cui stiamo parlando qui è di fare la cosa giusta e sensata a seguito di una determinata situazione politica e sociale del paese. La storia, recente e non, ci insegna che un governo per reggere ha bisogno di un certo consenso popolare. Deve, in soldoni, rispecchiare una larga maggioranza di consensi nel paese. Deve rispecchiare l’andamento delle elezioni. È logica, è democrazia, è buon senso, è giustizia. Nessuno, affermandolo, dovrebbe essere mandato a Scienze delle Piadine al Prosciutto.

A Scienze delle Piadine al Prosciutto non doveva forse essere mandato anche Matteo Renzi stesso, quando affermò (mentendo spudoratamente, peraltro, ma questo è un altro discorso) che avrebbe voluto fare il premier solo ed esclusivamente “passando per le elezioni” e non con “inciuci di palazzo”? Dov’erano allora i fenomeni del diritto costituzionale a ricordare al segretario piddino di iscriversi a Scienze delle Piadine?

Non a caso, dietro alla paradossale personalizzazione del referendum da parte di Renzi, poi alla luce dei fatti scelta suicida, non c’è solo la sua grande arroganza, ma anche (e forse in egual misura) un disperato tentativo di ottenere quel “mandato popolare” che gli è tanto mancato dalle elezioni. Lo ha detto chiaramente: sarebbe divenuto premier passando dalle elezioni. Invece così non è stato e forse ha in qualche modo provato a ottenere questo consenso popolare “personalizzando” il referendum in un o No verso la sua persona ed il suo governo.

Questo perché il cosiddetto “mandato popolare”, concetto non-scritto della Costituzione ma ugualmente presente e fondamentale, è un aspetto irrinunciabile per qualsiasi governo stabile e duraturo. Non a caso si svolgono regolarmente per quasi tutti i partiti primarie o votazioni interne per determinare il volto del candidato premier.

Ignorare questo fatto non solo dimostra un’ignoranza degna, questa sì, da Scienze delle Piadine al Prosciutto, ma addirittura una spiccata mancanza di spirito democratico e una sorta di sadomasochismo elettorale, una sottospecie di dubbio e osceno piacere che questi fenomeni del diritto costituzionale provano nell’immenso privilegio di non scegliere chi mandare a governare questo paese. Una stravagante e paradossale libidine nel non contare un cazzo.

lunedì 12 dicembre 2016

E siamo a quattro!


Escludendo il povero Bersani che durò poche ore, siamo a quattro: Monti, Letta, Renzi e ora Gentiloni. Quarto governo consecutivo mai votato da nessuno.

Sì, lo so. Sento già le stridule e insopportabili voci di certe sciocche pattuglie antigrilline a ricordarmi che in Italia si vota per la composizione del Parlamento, non quella del Governo. Tuttavia, sono oltremodo stufo di leggere questi commenti da parte di questi fenomeni del diritto costituzionale (spesso gli stessi che volevano stravolgere il senso della Costituzione prima del 4 dicembre): se risento dire un’altra volta “Studia! Il governo non lo elegge il popolo!” giuro che mando a quel paese qualcuno.

Perché dicono queste cose ovvie? Lo sappiamo benissimo che non si elegge direttamente un governo né il Presidente del Consiglio. Ma come è noto, qualsiasi governo dovrebbe essere in qualche modo legittimato, “investito” da una certa spinta popolare. Altrimenti, come abbiamo ben visto, dura molto poco. È la democrazia, baby.

Sta di fatto che siamo a quattro. Nell’arco di ben 2 legislature, siamo al quarto Presidente del Consiglio, siamo al quarto governo che non è mai stato scelto da nessuno, che non ha ricevuto in alcun modo nessuna legittimazione popolare. Governi creati a tavolino, fregandosene della volontà e del chiaro sentimento degli elettori. Neanche nello Stato libero di Bananas.

Infatti, per quanto il referendum costituzionale non doveva per niente al mondo essere un voto su una persona (in questo caso Matteo Renzi) è stato il ducetto di Rignano stesso a trasformarlo in questo senso, in un Pro o Contro la sua persona. E ci siamo trovati dunque ad un risultato eclatante che ha certamente salvato la Costituzione da uno stupro selvaggio, ma soprattutto ha sancito il rifiuto degli italiani di proseguire nella direzione scelta da Renzi e Napolitano.

Ecco perché da Mattarella mi aspettavo una scelta diversa. Mi aspettavo una figura più “centrale”, più “trasversale” e, in definitiva, molto meno renziana di quella di Paolo Gentiloni. Intendiamoci, in qualche modo Mattarella doveva scegliere, e non era certo una scelta facile. Come si muoveva si muoveva male, il Presidente della Repubblica. Tuttavia, la scelta di Gentiloni e del probabile governo Renzi-bis che ci aspetta (se i ministri di cui si parla in queste ore verranno confermati) ci dà segnali molto contrari e discordanti.

Quello di cui avevamo bisogno è un governo provvisorio e con data di scadenza che ci traghetti fino alle prossime elezioni che, dopo la sentenza della Consulta, ci dia una legge elettorale concorde con le indicazioni della Corte Costituzionale. Insomma, sempre parlando in termini di data di scadenza, elezioni in primavera. Invece pare che questi si vogliano mettere, con la stessa maggioranza a cui gli italiani hanno dato un chiaro segnale di rifiuto, a discutere di una nuova legge elettorale!

Ma questi, forse ce ne siamo dimenticati, una legge elettorale l’hanno già fatta. E tutto quello che sono stati in grado di produrre è stato quel “capolavoro” dell’Italicum. Una legge elettorale incostituzionale per gli stessi motivi del Porcellum, monca (in quanto lascia il Senato privo di legge elettorale) e fortemente antidemocratica. Una legge elettorale che loro stessi definirono la migliore possibile, mentre ora che i 5 Stelle potrebbero seriamente vincere le elezioni e avere una larga maggioranza, pare non sia più tanto perfetta.

Ecco perché se c’è una cosa che mi spaventa più dell’Italicum è proprio immaginarmi questi soggetti che si mettono (di nuovo) a partorire una legge elettorale. Quello che sapevano fare lo hanno già fatto, ed è una schifezza. Non voglio neanche vedere che cosa potrebbero concepire adesso.

Dunque, per quanto la scelta di Mattarella di affidare il nuovo governo ad un renziano europeista ed ex-anello di congiunzione tra centro-sinistra e Berlusconi mi lasci perplesso, dico: va bene! Purché il Presidente della Repubblica rimanga vigile e cerchi di portare questo governo ad una legge elettorale che segua le indicazioni della Consulta del 24 gennaio 2017 e che ci porti a scegliere il nuovo Parlamento in primavera.

Che poi, vabbè che si cercherà in tutti i modi di prolungare questa legislatura sino al 2018 per poter portare a casa stipendi d’oro e vitalizi, ma la grande stupidità di questa maggioranza (per chi ne avesse ancora qualche dubbio, dopo l'arrogante e fallimentare campagna referendaria) si vede soprattutto in questo aspetto: più questo governo dura, più i sentimenti del popolo italiano nei confronti dei partiti dell’attuale governo si scalderanno e peggioreranno. Più questi vanno avanti, imperterriti e totalmente sconnessi dalla realtà del paese, più i voti si sposteranno verso Grillo, Salvini o la Meloni. Più cercano di guadagnare terreno (in modo scorretto) e più lo perdono.

In ogni caso, sembrano davvero alla canna del gas. O verranno spazzati via con nuove elezioni, oppure, presumibilmente, si spazzeranno via con le proprie mani.

martedì 6 dicembre 2016

La Costituzione è salva! Ora parliamo di quello che è successo.


Avete presente la reazione di Andrea Scanzi appena appreso l’esito del referendum? Ecco, appena l’ho vista ho pensato “Che grullo”, malcelando però il fatto che anch’io poche ore prima, ho reagito più o meno allo stesso modo.

Non pensavo che la Costituzione si sarebbe salvata da questo colossale attacco. E invece, come ha detto la Falcone, “ha dimostrato di avere dei forti anticorpi”. Meno male, questo mi dà una grande carica di fiducia che stavo iniziando a perdere.

E adesso? Prima ancora di parlare delle conseguenze politiche, vorrei sottolineare alcuni aspetti. Date le enormi proporzioni di questa scoppola elettorale, mi sembra il minimo puntualizzare qualche elemento.

Primo: l’apocalisse del No. Non doveva scatenarsi l’apocalisse, con crollo dei mercati, uscita dall’Europa, invasione delle cavallette e l’avvento dell’angelo sterminatore? Esattamente come con la Brexit e con la vittoria di Trump, l’apocalisse non si è concretizzata.

Secondo: sempre allacciandosi alla Brexit e a Donald Trump… Dopo le due  batoste elettorali, in particolare nel caso delle elezioni presidenziali USA, è seguita una vera e propria flagellazione dei media tradizionali che, dopo aver colpevolmente preso posizioni politiche e dopo aver scritto e detto il falso diffondendo dati inesatti, privi di fonti e tendenziosi, sono stati smascherati come ciò che sono: burattini dei poteri forti, cani da riporto del potere e, infine, completi idioti. E qui in Italia? Dopo che il 90% dell’informazione “tradizionale” si è apertamente schierata per il Sì, dopo il terrorismo psicologico, dopo i finti sondaggi usciti in “silenzio elettorale” che davano fantomaticamente il Sì al 56%, dopo tutto questo cosa ci troviamo? Un bel niente. Eh no, adesso i media nazionali ed europei dovrebbero subire lo stesso trattamento, la stessa “gogna” di tutti quelli che avevano volutamente tentato di manipolare l’opinione pubblica in America. Sta di fatto che lo schiaffo, a livello mediatico, è innegabile, potente, bellissimo. Le persone cominciano a non fidarsi più dei media tradizionali, e ciò non può che essere positivo.

Terzo: voglio vedere i Pdioti prendersela con Renzi. Sia i renziani che i non renziani. Il ducetto di Rignano, dall’alto della sua supponenza e della inimmaginabile arroganza, è arrivato a personalizzare un voto che di personale aveva poco e nulla. Si è trovato a sbattere violentemente contro la realtà, e di questo godo. Come un riccio. Perché non è solo Renzi che ha perso, ma tutto un modo di fare politica con arroganza, colpi di maggioranza, aggirando le regole e i principi democratici, sbattendosene di tutto e di tutti, soprattutto delle opposizioni che  dovrebbero di diritto essere coinvolte in procedimenti delicati e trasversali come le modifiche costituzionali. E ora? Cade il governo? La colpa non è certo del No. La colpa è di chi, da arrogante scorretto, ha dato le dimissioni. A livello istituzionale, non c’è alcun nesso tra referendum costituzionale e dimissioni del premier. L’unico a cui dobbiamo imputare la fine di questo governo è solo e soltanto Renzi. Non a caso Mattarella, almeno a livello istituzionale, giustamente non può accettare le dimissioni. Voi mi direte che Renzi aveva già promesso che si sarebbe dimesso in caso di sconfitta. È vero. Ma quante promesse ha mantenuto Renzi finora, nella sua carriera politica? Zero. Perché avrebbe dovuto mantenere questa? Per un semplice motivo: benché Renzi sia un pessimo vincente (perché arrogante e antidemocratico) è soprattutto un orrendo perdente. Renzi non sa come giocare la partita se il tavolo non è truccato. E dato che in questa grandiosa votazione il popolo italiano non gli ha permesso di truccare il tavolo, allora il ducetto lascia. Quindi, chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Voglio vedere tutti i Pdioti, uno ad uno, prendersela con il loro ducetto per tutti gli errori, le menzogne, le arroganze e le schifezze che ha combinato. E non solo con Renzi, ma con tutta la sua cerchia.

Quarto: il Pd deve ritrovare la sua dimensione. Il 41% del Sì è molto probabilmente quasi interamente renziano. Ma non certo interamente piddino. Con Renzi fuori dai giochi (perché o esce di scena o fonda un proprio partito, ma comunque nella politica nazionale del Pd ha chiuso) il Pd deve ripartire da quella base di “centro-sinistra” con cui si aggira intorno al 20-25% dei voti del paese e lavorare con quello che ha. Nessuno si sogna un Pd da 41% senza Renzi, è chiaro. E allora dove è logico che guardi il Pd di oggi? Alle esigenze dei lavoratori, delle persone comuni. Toh, forse al Pd toccherà chiedere scusa di tutte le diffamazioni ad un altro movimento politico che da sempre cerca di tutelare il “popolo”. Sarà mica che al Pd, per sopravvivere, toccherà diventare “populista”?

Quinto: adesso siamo nelle mani di Mattarella. E quello che mi auguro è che non commetta gli stessi errori di  Napolitano. Mattarella deve fare il Presidente di tutti, deve fare l’arbitro. Deve tutelare tutte le forze politiche fino al momento in cui torneremo alle elezioni. Da Mattarella mi aspetto che porti correttamente tutte le fazioni politiche verso un momento cruciale: quando la Consulta si esprimerà sulla legge elettorale. Correggere la legge elettorale sulla linea della Consulta (che, fino a prova contraria è, con un Parlamento “porcellumoso” e illegittimo, l’unico organo che può esprimersi) e arrivare ad elezioni legittime che portino ad un nuovo – e Costituzionalmente corretto – Parlamento, chiudendo così una lunga parentesi di composizioni parlamentari illegittime, leggi truffa, governi mai votati da nessuno, eccetera eccetera eccetera.

Un ultimo punto molto importante. La prima forza politica del paese è in questo momento e con ogni probabilità il Movimento 5 Stelle. Adesso si trova ad un passo da un possibile governo pentastellato. Per evitare di commettere di nuovo i tanti errori fatti in passato, occorre che si formi una sorta di “classe dirigente” a prova di bomba. Anche senza passare dalla rete, anche solo tramite gli organi di direttorio e la supervisione di Grillo. Una leadership ispirata e “a prova di bomba” serve non solo per un governo solido ma per il futuro del Movimento stesso. Perché è sul punto cruciale dell’accuratezza della scelta dei canditati che si giocherà il futuro del Movimento, che ne determinerà la credibilità e la reputazione. E la credibilità è tutto.

sabato 3 dicembre 2016

Buon voto (o buona catastrofe) a tutti!


Siamo giunti al termine di una campagna referendaria tra le più odiose, più ipocrite e più invadenti che si ricordi. E delle tante cose dette, urlate, o lasciate intendere durante tutto questo tempo, resta la frase di Maurizio Crozza quella che maggiormente spiega come stanno veramente le cose: il paese è diviso tra chi voterà Sì e chi invece la riforma costituzionale l’ha capita.

Esatto, perché diciamo le cose come stanno, diciamole chiaramente: leggere e capire la riforma costituzionale che andremo a votare domani, e allo stesso tempo trovarla una buona riforma, sono due cose totalmente incompatibili e impossibili. Un conto è se si vota perché si ha un particolare interesse e/o una tessera di partito. Tutta un’altra storia invece se si legge la riforma e la si trova ben scritta, moderna, democratica, condivisibile. Se così fosse: tu che leggi, sei una persona intelligente e sveglia. Per favore, rileggila, magari la prima volta eri distratto.

Questa è una riforma scritta coi piedi (e per forza, è la riforma di Verdini e della Boschi, ne vogliamo parlare?) sin dal punto di partenza, ossia dal quesito che domani avremo la sfortuna di leggere in cabina elettorale: un quesito truffa. È un quesito truffa degno di una pura dittatura da Stato libero di Bananas in quanto non cita la riforma ma ne fa propaganda politica. Quello che c’è scritto sulla scheda non è il contenuto della riforma, ma le diciture “slogan” che ci rifila Renzi da ormai troppo tempo. Senza contare che Matteo Renzi stesso ha persino ammesso che leggendo il quesito in cabina elettorale, ci sarà un travaso di voti del 3% circa dal No al Sì. Ma dico io, come si fa ad essere così sfacciatamente sfacciato (scusate il gioco di parole)!

Senza contare che nello spirito stesso di una Costituzione, intesa come regola “suprema” del funzionamento di uno Stato e dell’attuazione dei diritti dei cittadini, un quesito così “vasto”, che stravolgerebbe il contenuto della Costituzione con il cambiamento radicale dell’assetto dello Stato contenuto in ben 47 articoli diversi, è un quesito assurdo, irreale ed irresponsabile. La Costituzione si cambia a piccoli passi e a larghe intese, non in questo modo. Perché ad esempio fare un quesito unico quando avremmo potuto esprimerci a favore o contro determinati aspetti di questa riforma? Un referendum suddiviso (una riforma suddivisa) in 4 o 5 quesiti indipendenti sarebbe stato un approccio più sensato e nello spirito della Costituzione.

Tuttavia, il voler chiamare ad esprimersi gli italiani su tutto un “blocco” di riforme, fa parte di una strategia ben precisa di questo governo: il terrorismo psicologico che ne deriva.

“Se vince il No, non si cambierà la Costituzione per 20 anni”: FALSO. Entro un paio di anni potremmo tranquillamente portare avanti riforme diverse (e migliori) senza alcun problema. La nostra storia è piena di piccole riforme costituzionali che mai hanno richiesto più di un paio di anni di discussione parlamentare.
“Se vince il No, crolla il governo e avremo un governo tecnico o, peggio, Grillo”: FALSO. A parte il fatto che se proprio vi piace Renzi (problema vostro, ma non voglio parlare di questo) fate una bella cosa: votatelo, nel caso si andasse alle elezioni. Lo votate e vi tenete il vostro bel Renzino. Ma il punto non è questo: questo non è un voto politico, mettiamocelo bene in testa. È un voto su una riforma costituzionale (dunque una regola trasversale ai partiti) e a seguito di un esito positivo o negativo del referendum, Renzi può (e secondo me deve) andare avanti fino al 2018. Intendiamoci, io non ho votato e non ho mai appoggiato Renzi, ma non è questo l’ambito né il contesto di giudicare la legittimità di questo governo o il suo operato. Se vince il No, Renzi non se ne va. A meno che non sia lui stesso a volersi dimettere, il che è qualcosa di totalmente slegato dall’esito del referendum. Non sta scritto da nessuna parte che se ne debba andare. Altra “trovata” per scaturire terrore, in poche parole.
“Se voti No, voti con Salvini”. Sì, certo. Ma come detto, questa è una riforma su un regolamento trasversale come la Costituzione. Votare assieme a gente con cui politicamente non ci prenderesti neanche un caffè, fa parte del gioco. La nostra Costituzione è stata scritta da forze politiche estremamente diverse tra loro. Embè? È normale. Senza contare che, sì, voterò come Salvini, ma voterò anche come innumerevoli personaggi validi e onesti che vanno dalla sinistra extraparlamentare, l’associazione Partigiani, magistrati onesti che credono nella legalità, e molte altre personalità di indubbio spessore politico e morale. Senza contare che lo stesso discorso potrebbe essere fatto alla famigerata “accozzaglia del Sì”: anche lì, chiaramente, si mischiano personaggi positivi e (soprattutto) personaggi molto, ma molto negativi.
“Se voti No, si torna indietro di vent’anni”: FALSO. Se vince il No, ci teniamo una delle Costituzioni migliori al mondo, scusate se è poco. L’approvazione delle leggi è troppo lenta: falso anche questo. In Europa siamo il secondo paese per velocità di approvazione delle leggi. Il Senato è un doppione della Camera? Beh, può darsi. Ma allora perché non eliminarlo del tutto?

Eh, già, perché non dimentichiamoci del “nuovo” Senato renziano: questa è probabilmente la maggiore criticità di questa pessima riforma, il Senato. Se Renzi lo avesse voluto cancellare del tutto, avrei pensato anche a votare a favore. Ma il Senato non scompare affatto. Viene solo svuotato di 215 Senatori. Un misero risparmio, considerando che ne rimangono 100 che andranno comunque a pesare sulle tasche dello Stato per spostamenti, rimborsi, etc… E per questo misero risparmio, in cambio cosa abbiamo? Fatemelo scrivere a caratteri cubitali, vi prego:

PERDIAMO IL DIRITTO DI ELEGGERE I SENATORI.

Ma come? In America, negli anni Trenta, sono passati dal Senato “nominato” al Senato “elettivo” e noi, nel 2016, passiamo al Senato non elettivo? Ma stiamo scherzando?

Con tutti i problemi che esso comporta. A parte l’ovvia antidemocraticità di questo aspetto della riforma (non poter eleggere i senatori), aspetto peraltro che Renzi ha goffamente cercato di mascherare presentando in diretta TV una scheda elettorale del Senato FALSA in quanto non potrà mai e poi mai esistere se passasse questa riforma, ci sono numerosi altri problemi legati a questo nuovo Senato. Il nuovo Senato avrà una maggioranza totalmente diversa da quella della Camera, in quanto la Camera risponde alle elezioni politiche, mentre la composizione del Senato segue quella dei consigli regionali. Immaginatevi questo scenario: il M5S vince le elezioni e, “grazie” all’Italicum, ottiene una larga maggioranza alla Camera. A quel punto avremmo una Camera al 54% pentastellata ed un Senato al 60% piddino. Ogni legge che esce dalla Camera verrà automaticamente rimbalzata dal Senato che può (cazzo, se può!) opporsi e così il ping pong comincia. Uno scenario assolutamente folle.

Vogliamo poi parlare di molte altre problematiche del nuovo Senato, come incompatibilità dei ruoli di Sindaco e Senatore? Mi pare oltremodo ovvio che il Sindaco è un lavoro a tempo pieno, e uno non avrà certo il tempo di fare sia il Sindaco che il Senatore, a meno che le giornate non diventino di 48 ore.

Ma poi, altra cosa gravissima: mi sapete dire che cazzo c’entra l’immunità parlamentare per Sindaci e consiglieri regionali? Renzi diceva che l’avrebbe tolta, ma così non è stato. Segno che c’è chiaramente la volontà di concedere l’immunità parlamentare a personaggi come De Luca. Alla peggior classe politica del paese: le amministrazioni locali. Pensateci un attimo: basta un solo consigliere regionale corrotto o corruttibile che viene investito di immunità grazie al Senato. A quel punto, secondo voi, se qualcuno ha da fare qualche “lavoretto” poco chiaro, che fa? Lo fa da sé, oppure paga il collega “immune” per farlo al posto suo? Questo aspetto è forse uno dei più gravi, in quanto lascia trasparire l’essenziale natura fuorilegge del Pd e di questa classe dirigente.

La sto tirando troppo per le lunghe? Lo so, mi dispiace. Ma le cose da dire sarebbero ancora tante. Come il fatto che questa nuova Costituzione spianerebbe la strada a grandi opere inutili richieste dall’Europa e dai poteri finanziari senza che Regioni ed enti locali possano difendersi in alcun modo. Come il fatto che l’articolo 70 della Costituzione farebbe appoggio su leggi ordinarie, il che è un obbrobrio giuridico: ma come, la Costituzione, dalla quale tutte le altre leggi dovrebbero dipendere, dipende a sua volta da leggi ordinarie? In pratica, basterà cambiare le leggi ordinarie per far saltare il funzionamento dell’articolo 70? Vi rendete conto?

No, no. Voglio chiuderla qui. Perché davvero, quello che ha detto Crozza resta la cosa più intelligente: o voti Sì, oppure l’hai capita. O voti Sì, oppure hai capito che questa riforma prevede un passaggio di poteri legislativi dal Parlamento al Governo che è quanto di più distante da una Costituzione che fu scritta con principi democratici e antifascisti. O voti Sì, oppure hai capito che solo votando No si potrà evitare una deriva catastrofica che farà danni immani al nostro ordinamento democratico repubblicano. E mentre Renzi andrà via, prima o poi, mi preoccupa ancora più di Renzi chi verrà dopo Renzi, quelli che avranno la possibilità di trasformare il Paese a proprio piacimento e senza vincoli democratici in un mostro che difficilmente riusciremmo a chiamare “casa”. Perché l’Italia non sarà più casa nostra, ma un posto da cui fuggire a gambe levate.

Dunque, amici, buon voto e (Dio non voglia) buona catastrofe.

domenica 2 ottobre 2016

Una mattina Renzi si guardò allo specchio…e vide Silvio.


Una mattina il piccolo Matteo di Rignano si guardò allo specchio. Ciò che vide lo condizionò per tutta la vita. L’immagine di quell’uomo, potente quanto decadente, brillante quanto corrotto, un uomo talmente bugiardo da finire per credere alle menzogne che dice, lo influenzò e lo perseguitò per sempre.

La resurrezione della “grande opera” (!) del ponte sullo Stretto di Messina, resurrezione che puzza come gli zombie della notte dei morti viventi, è l’ennesima conferma del proseguimento, politico e (a)morale, di quel folle progetto iniziato da Berlusconi durante il ventennio birbonico. Sarebbe fin troppo facile e semplicistico affermare l’equazione “Renzi uguale Berlusconi”, anche se in (buona) parte assolutamente vera; tuttavia, il pinocchietto toscano si sta spingendo molto più avanti rispetto al suo maestro nanico. A Silvio non era mai venuto in mente di fare certe cose. Azzardarsi a far riscrivere la Costituzione a biechi personaggi a cui non lasceresti scrivere neanche il tema per l’esame di maturità. Trasformare il Parlamento in una schiera di passacarte e sudditi profumatamente retribuiti. Distruggere il mondo del lavoro con riforme che mirano solo a mettercelo là dove non batte il sole. E infine riproporre progetti mostruosi come lo stesso ponte sullo Stretto, giusto per ricordarsi di ringraziare quei poteri che ti hanno portato fino alla Presidenza del Consiglio.

Altro che “Renzi uguale Berlusconi”. Questo è molto peggio. Questo vuole farci credere che le cose in Italia non funzionano per colpa della legge elettorale, per colpa della Costituzione.  Non certo della classe politica infima e schifosa che questo paese ha – ahimè – il grande “orgoglio” di avere. Colpa della Costituzione che hanno scritto grandi personaggi della nostra storia, non colpa della corruzione che hanno creato questi politici, non colpa della totale inadeguatezza di questa classe dirigente.

Quella disgraziata mattina in cui il piccolo Matteo si guardò allo specchio è stata e resterà sempre un momento drammatico che condizionerà il nostro paese per lungo tempo. A meno che non facciamo noi italiani qualcosa: una spinta, un colpo di reni, un’inversione di marcia. L’occasione giusta di trasformare questa “notte dei morti viventi” in “un’alba dei morti dementi” è proprio il 4 Dicembre, sbarrando la casella “NO” del referendum costituzionale. Blocchiamo questo folle piano. E facciamoci una grassa risata quando questa marmaglia di dementi se ne andrà con la coda tra le gambe.

Questa gente è pericolosa. Non sarebbero in grado di costruire un casotto di campagna e parlano di ponte sullo Stretto. Non sarebbero in grado di scrivere un tema di quinta superiore e decidono le sorti di un intero paese. Non lasciamogli riscrivere la nostra Costituzione. 

venerdì 23 settembre 2016

Non sono i 5 Stelle a chiedere il proporzionale: è la Costituzione.


Nelle ultime ore ne ho sentite delle belle, davvero delle belle.

Per esempio, ho sentito dire che dai 5 Stelle ci si poteva aspettare di più come proposta di legge elettorale. Forse è vero, ma solo in (piccola) parte.

Ho sentito dire “Che fantasia! Un sistema proporzionale!” come se per fare una legge elettorale democratica e civile ci volessero quali inimmaginabili trucchi di prestigio.

Ho sentito dire che i 5 Stelle propongono il proporzionale perché gli fa comodo restare all’opposizione, non arrivando mai e poi mai al 51% dei voti. A questa, che è proprio la più bella di tutte, voglio proprio rispondere come si deve.

Per prima cosa, dobbiamo distaccarci dall’odioso concetto sdoganato dal Pd renziano della “legge elettorale ad partitum”. Dato che il Pd ha avanzato l’Italicum, una legge che ne garantiva la vittoria matematica e dominante, salvo poi accorgersi che la vittoria non sarebbe stata così larga visti i nuovi sondaggi e quindi arrabattarsi per modificarlo a proprio uso e consumo, non è detto che anche altre formazioni politiche applichino la stessa regola fascista.

Perché dovrebbe anche il M5S cadere nel tranello di fare una legge elettorale su misura per vincere le elezioni anziché per il corretto funzionamento del Parlamento e della corretta rappresentanza democratica?

Mettiamocelo bene in testa: una legge elettorale si fa ora e deve durare non dico per sempre, ma almeno finché le condizioni del paese non ne richiedano una seria revisione. Una legge elettorale fatta bene andrebbe inserita nella Costituzione e dovrebbe durare finché si campa. Se bastano 4-5 punti percentuali di un sondaggio a rendere necessaria una revisione nella legge elettorale significa che non la si è fatta per il bene del paese, ma per andare a governare quanto prima e quanto più facilmente: ecco, questa non è certo il caso di chiamarla “democrazia”, ma chiaramente una dittatura – e della peggiore specie.

La legge elettorale si elabora con principio e con spirito democratico, non in base ai numeri del proprio partito e meno ancora in base ai sondaggi. La legge elettorale deve essere decisa secondo criteri universalmente riconosciuti dal nostro Stato, vale a dire secondo la Costituzione.

La Costituzione, appunto. Da anni ripeto su questo blog che la Costituzione prevede (e indica chiaramente nell’articolo 48) un sistema elettorale di tipo proporzionale:

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto.

Il voto è “eguale”. Vale a dire che il voto mio vale 1, così come il tuo voto vale 1 e quell’altro ancora vale 1. In presenza di sistema maggioritario, al contrario, il tuo voto assume un valore diverso a seconda del partito a cui decidi di esprimi la preferenza. È la Costituzione a volerlo, non i “grillini”. Non vi sta bene? D’accordo. Ma mettiamoci in testa che allora va cambiata la Costituzione.

Ma andiamo avanti. Tra le varie fesserie che si sono sentite dire sulla questione, ce n’è anche una particolarmente “vecchia” secondo la quale il proporzionale “non garantisce la governabilità”. A parte il fatto che la storia recente ci insegna che la governabilità non la garantisce nessun sistema elettorale, neanche le schifezze maggioritarie che ci hanno propinato, occorre sfatare anche qui un mito: non è il sistema elettorale che deve garantire la stabilità, semplicemente perché non è il suo compito. Il compito di un sistema elettorale è il rispetto del concetto di rappresentanza. Sono i partiti politici, dopo le elezioni, che devono garantire buon governo e stabillità.

Purtroppo però, questo in Italia è quanto di più utopico e irrealizzabile possibile. Se la classe politica è formata da ladri e opportunisti, non si può certo fare affidamento su questi per buon governo e stabilità. E qui va proprio la critica (l’unica che mi sento di fare) alla presa di posizione dei 5 Stelle. Manca in questa proposta uno strumento che obblighi i partiti italiani a garantire una certa stabilità, dato che non sono in grado di farlo di sua sponte. Gli strumenti sono diversi, come ad esempio il vincolo di mandato e sistemi atti a limitare i voltagabbana ed i cambi di casacca post-elezioni, ma ce n’è uno che davvero mi meraviglio che nessuno abbia ancora proposto.

Sto parlando della sfiducia costruttiva. Funziona egregiamente ovunque introdotta (come anche in Germania) e garantisce stabilità di governo nella quasi totalità dei casi. In poche parole, obbliga il Parlamento che vota la sfiducia ad un governo in carica a presentare una concreta alternativa di governo, con tanto di programma. In pratica, non puoi sfiduciare un governo se non ne proponi uno alternativo. Dunque niente partiti del cazzo che tengono in ostaggio un intero Parlamento, niente più alleanze di cartapesta che un giorno ci sono e l’altro spariscono. Questo perché occorre fin dall’inizio accordarsi sui programmi: un governo nasce da un programma comune delle varie forze che hanno vinto le elezioni.

La stampa e i vari gruppi “anti-grillini” accusano dunque i 5 Stelle di non essersi fatto una legge elettorale su misura per governare, dimostrando ancora una volta la colossale stupidità e inadeguatezza alla vita politica del paese, ma nessuno (dico: nessuno) che critichi questa proposta nel merito, evidenziandone le (oggettive) lacune.

Ecco a cosa ci siamo ridotti.

mercoledì 21 settembre 2016

Una Repubblica (democratica) fondata sui voucher - e i nuovi schiavi ringraziano


I recenti dati non sono altro che lo specchio dell’inefficienza di questo governo nelle politiche per il lavoro. Anche se definire “inefficienza” quella che è in realtà una totale mancanza d’interesse nei confronti del lavoratore e dei suoi diritti mi pare un eufemismo sin troppo generoso.

Già, perché solo agli occhi di un totale imbecille o di un piddino (talvolta le due cose coincidono) può non essere evidente questo totale menefreghismo nei confronti dei lavoratori, del lavoro stesso, che poi è il concetto alla base di questo Stato, Costituzione alla mano.

Quando il tuo interesse è unicamente quello di esibire spot elettorali uno dopo l’altro, con la totale noncuranza dei (delicatissimi) argomenti trattati, con il solo ed esclusivo scopo del mantenimento del controllo politico nazionale e (di conseguenza) dei privilegi di una Casta sempre più infima e insopportabile, questi sono i risultati.

Il precariato fine a se stesso, come quello lanciato inizialmente dalla legge Biagi, proseguito con Monti e perpetrato fino al livello più sporco e inaccettabile del governo Renzi, produce squilibri difficili da riequilibrare, nonché una situazione di totale arbitrarietà nei confronti dei lavoratori. Come appena detto, uno spot. In una statistica nazionale in cui anche solo un’ora lavorativa alla settimana conta come un lavoratore “occupato”, è talmente evidente il significato politico delle azioni di questo governo, unicamente intento alla conservazione dell’egemonia politica e dei propri privilegi, che affermare il contrario non è più accettabile.

Ma mentre le sparate del Bomba sul Jobs Act sembrano voler arrivare sempre più lontane, c’è un paese che a livello di politiche del lavoro sta tornando con passi da gigante verso il Medioevo. E i danni che lascerà questo governo in ambito di lavoro e lavoratori saranno difficilmente recuperabili, persino con decenni di buona politica. Già, perché, paradossalmente, Renzi sta seminando pure un terreno di un’Italia allo sfascio che gli tornerà senz’altro utile se un domani dovesse perdere le elezioni. A quel punto sarà (fin troppo) facile scagliare ogni colpa contro l’inesperienza dell’attuale opposizione (vedi Roma).

E mentre il Pinocchio di Rignano sull’Arno contribuisce in prima persona e con il suo team di inetti Pol(l)etti allo sfascio del Paese a suon di spot elettorali, una nuova generazione sta nascendo in Italia. È quella generazione descritta e quasi “profetizzata” da Beppe Grillo nel lontano 2007, quella degli “schiavi moderni”: “una generazione che sta pagando tutti i debiti delle generazioni precedenti. […] Una generazione che non andrà mai in pensione. Che sta pagando la pensione ai vecchi. Che si sta incazzando. Che non ha rappresentanza politica. Una generazione senza soldi, senza tfr, senza speranze professionali. Una generazione di schiavi moderni.”

La grande flessibilità è un superamento di certe barriere che ostacolerebbero il progresso e la crescita, ma ogni passo verso la flessibilità deve essere accompagnato da maggiori tutele economiche e sociali nei confronti dei lavoratori: reddito di cittadinanza, centri per l’impiego efficienti e funzionanti, stipendi più alti per i precari. Senza tutto questo è solo uno spot elettorale. Uno sfascio di diritti che per di più non porta alcuna crescita. Solo uno spot. E intanto il lavoratore è allo stesso livello di uno schiavo, con l’unica differenza che nell’antichità il padrone si curava della salute dello schiavo, mentre ora il lavoratore è lasciato solo a provvedere a se stesso e alla sua famiglia.

E questa nuova generazione di schiavi, mentre cresce, dovrebbe prendere coscienza della situazione e prendersela con i responsabili. Ce li abbiamo tutti davanti agli occhi ad ogni tg serale, come uno squallido (e tragico) teatro dell’assurdo.

martedì 2 agosto 2016

La Piramide Etrusca di Bomarzo


Nei boschi intorno a Bomarzo, in provincia di Viterbo, non esiste solo il famoso Parco dei Mostri. Ci sono numerosi punti di interesse davvero notevoli.

Uno di questi, completamente avvolto nel mistero, in quanto l'archeologia "ufficiale" ancora non vi è arrivata, è la cosiddetta "Piramide Etrusca".

Partiamo dalla cosa più difficile: come arrivare. Non essendo segnalato in alcun modo, non essendo presente in nessun libro, nessuna guida e conosciuto solo dagli abitanti del posto, non è facile da trovare. Tuttavia, non cadete nel tranello della gente di Bomarzo, che non appena mostrate anche solo un minimo interesse per la piramide, tenterà subito di scoraggiarvi per vendervi il proprio aiuto con “guide” locali per mostrarvi il percorso. Non è così lontano da raggiungere ed il percorso è tutt’altro che arduo, occorre solo sapere la strada.

Se venite dall’uscita della A1 di Attigliano, andate verso Bomarzo e attraversate il paese. Dopo il paese, sulla destra troverete un benzinaio. Poco più avanti, sulla sinistra, ci sarà un cartello (molto poco visibile) che indica il campo sportivo. Parcheggiate la macchina ora al campo sportivo.

Lasciandovi il campo sulla destra, prendete il sentiero sulla sinistra. Non quello che costeggia il campo, ma quello che si allontana, proprio a sinistra. Scendete lungo il sentiero. Troverete un primo bivio: sulla destra un breve sentiero vi porterà in una piccola area di sosta con un tavolo da picnic; ecco prendete invece l’altro lato del sentiero, quello sulla sinistra.

Poco dopo, troverete un largo bivio: svoltate a destra e dopo pochissimo sulla vostra sinistra ci sarà un bell’orticello coltivato e facilmente riconoscibile, grazie ai paletti con le forme di animali.

Uno dei paletti che delimitano l'orticello accanto al sentiero.

Dopo l’orticello, sulla destra si aprirà un punto panoramico a cui purtroppo non potete arrivare, a causa di una rete. Al di là della rete vedrete questo affaccio.

Ho fatto passare l'obiettivo della macchina fotografica attraverso la rete, dunque questo è quello che vedrete al di là della rete.

A questo punto sempre dritto, sempre sul sentiero principale. Ignorate bivi e deviazioni e preoccupatevi solo di proseguire sempre dritto. Fino ad un bivio che riconoscerete per avere non due ma 3 o 4 più o meno definite biforcazioni. A questo bivio dovrete prendere il sentiero che scende verso destra.

Se la svolta è quella giusta, dopo pochissimi metri troverete il punto di riferimento principale per chi cerca la Piramide Etrusca: la tomba di Musetto, il cavallo che apparteneva all’uomo che ha scoperto la Piramide.

La tomba di Musetto.

Dopo la lapide di Musetto arriva la parte più difficile del sentiero: dopo aver passato l’inconfondibile roccia “bucata” che vedete qui sotto, dovrete scendere lungo le rocce stando molto attenti a non farvi male.

La roccia "bucata" ed il bellissimo panorama dei boschi viterbesi.

Dopo la discesa, sarete ai “piedi” della roccia “bucata” e troverete poco più avanti, sulla sinistra, una tomba etrusca.

La tomba etrusca lungo il sentiero.

Ma torniamo subito sul sentiero. Proseguite sempre dritto ed eccoci arrivati. La Piramide Etrusca vi toglierà il fiato per qualche secondo, garantito.

La Piramide Etrusca.

Il lato della Piramide crea linee e giochi di luce con la natura circostante.

I ripidi scalini che portano sulla Piramide.

I ripidi scalini che portano sulla Piramide.
Si tratta di un unico blocco di pietra da cui è stata ricavata questa struttura dalla forma piramidale, alta quasi 10 metri. Sul lato “frontale” della Piramide, trovate ripidi scalini, simili a quelli delle piramidi Maya, che potrete usare per salire in cima.

Dall’alto della Piramide si gode di una bella vista ma soprattutto di una sensazione fuori dall’ordinario: si avverte qualcosa di grande, di unico, di supremo, di sovrannaturale e di misterioso da lassù. E inevitabilmente ti chiedi a cosa serviva.

Dall'alto della Piramide

Altra rampa di scale, probabilmente riservata al predicatore.

Altra rampa di scale, probabilmente riservata al predicatore.

Gli scalini della Piramide

Quasi sicuramente aveva utilizzi di tipo rituale e religioso. Una roccia di forma piramidale che punta verso il cielo, con spazi utilizzabili da predicatori o sacerdoti, e con canaline scavate nella roccia per far scolare il sangue delle vittime scarificali.
Probabilmente qui scolava il sangue delle vittime sacrificali.

Il lato "tagliato" della Piramide

La Piramide da terra, che punta verso il cielo.

Ma un’altra domanda sorge spontanea: si tratta davvero di una piramide “etrusca”? Non esistono reperti simili nella cultura etrusca e, per quanto la piramide sia una forma piuttosto elementare, ti chiedi se gli etruschi l’abbiano costruita oppure semplicemente trovata lì. E chi l'ha costruita dunque?

Tutto ciò accresce il fascino indiscutibile di questo luogo misterioso. Chissà se conosceremo mai la storia dietro a questa piramide così straordinaria e così unica.

La Piramide Etrusca

La Piramide Etrusca

L'angolo, perfettamente tagliato, della Piramide Etrusca

La Piramide Etrusca

La Piramide Etrusca

La Piramide Etrusca

La Piramide Etrusca

La Piramide Etrusca

domenica 10 luglio 2016

L'alba sopra Pienza: lo spettacolo della Val d'Orcia


Pienza è una piccola città nel cuore della Val d’Orcia. Il suo borgo medievale fu profondamente rinnovato e cambiato da Papa Pio II, alla nascita Enea Silvio Piccolomini. Commissionò nel 1462 la rinascita della sua città natale all’architetto Bernardo Rossellino, a cui infatti è intitolato il Corso principale del centro storico.

Si tratta di un piccolo gioiello incastonato nell’autentica favola della campagna toscana. Situata in posizione rialzata, come del resto la maggior parte dei borghi della Val d’Orcia, e in posizione panoramica, qualsiasi passeggiata intorno a Pienza diventa un tour da sogno a cui i nostri occhi dureranno fatica ad abituarsi. Si può passeggiare in vari punti intorno al centro storico, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO dal 1966, per godere di questo meraviglioso panorama, mentre addentrandosi nel borgo troviamo il Duomo, il Palazzo Piccolomini ed il Palazzo del Comune. Vicoli e scorci famosi in tutto il mondo per i caratteristici nomi (Via dell’Amore, Via del Bacio, Via della Fortuna, etc…) fanno da cornice ad una quantità impressionante di botteghe e negozi che vendono i prodotti tipici di cui la zona può vantarsi: oli, pecorini, marmellate, mieli, vini, tutto di grande qualità.

La porta per entrare nel centro di Pienza

La porta per entrare nel centro di Pienza

Il Chiostro di Pienza

Duomo

Pienza

Pienza

Pienza

Panorama da Pienza

Panorama da Pienza

Panorama da Pienza

Panorama da Pienza

Duomo

Palazzo Comunale

Panorama da Pienza

Pienza non è molto distante da altri punti di grande interesse della zona: Montepulciano, San Quirico d’Orcia, Bagno Vignoni, Rocca d’Orcia, Castiglione d’Orcia.

È proprio la strada che va da Pienza a San Quirico d’Orcia la sosta obbligata per realizzare grandi fotografie. A mio parere, la Strada Provinciale 146 detta “di Chianciano” è la strada più bella di tutta quanta la Toscana. Dieci chilometri di assoluta bellezza, panorami sconfinati e scorci incredibili. Le dolci colline della Val  d’Orcia, simili quasi a onde del mare, creano con l’aiuto della luce meravigliosi chiaroscuri che rendono inconfondibile questa terra.

Nei pressi di Pienza, Agriturismo Macchione

Nei pressi di Pienza, Agriturismo Macchione

Nei pressi di Pienza, Agriturismo Macchione

Strada Provinciale 146 "di Chianciano"

Strada Provinciale 146 "di Chianciano"

Strada Provinciale 146 "di Chianciano"

Nei pressi di Pienza, Agriturismo Macchione

Nei pressi di Pienza, Agriturismo Macchione

È questa la tappa che mi porta qualche minuto prima delle 5 del mattino fuori dal letto per fotografare la zona all’alba. Vedere il giorno che nasce su questa campagna è un’esperienza che mi ha sempre affascinato e, ora che l’ho vissuta, posso dirlo: ne vale la pena. Ma non solo per fare qualche bella fotografia, anche semplicemente per godersi lo spettacolo. Il sole sorge praticamente dietro Pienza e piano piano illumina tutta la Val d’Orcia.

L'alba fotografata tra Pienza e San Quirico d'Orcia

L'alba fotografata tra Pienza e San Quirico d'Orcia

Cappella di Vitaleta all'alba

L'alba fotografata tra Pienza e San Quirico d'Orcia

L'alba fotografata tra Pienza e San Quirico d'Orcia

L'alba fotografata tra Pienza e San Quirico d'Orcia

Val d'Orcia subito dopo l'alba

Val d'Orcia subito dopo l'alba

Val d'Orcia subito dopo l'alba

Val d'Orcia subito dopo l'alba

Val d'Orcia subito dopo l'alba

È lo spettacolo di questa bellissima terra che mia moglie ed io abbiamo scelto per festeggiare il nostro primo anniversario di matrimonio. Il romanticismo è assicurato in posti come la Val d’Orcia. Anche se, per quello che vale la mia opinione, non esiste un altro luogo al mondo come la Val d’Orcia.
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