martedì 26 aprile 2016

L'Unità colpisce ancora!


Quanto è successo tra il quotidiano l’Unità e Virginia Raggi dovrebbe far riflettere.

Per chi non ha seguito la vicenda, un breve riassunto: l’Unità pubblica un articolo in cui si parlava di una presunta somiglianza tra la candidata a sindaco di Roma del M5S e una comparsa in un video di Forza Italia. L’articolo viene smentito dalla diretta interessata e l’Unità non pubblica alcuna rettifica. Anzi, il direttore D’Angelis afferma che si tratta di “giornalismo 2.0” (!) e che “Il web ha modificato profondamente il giornalismo, sui siti e sui social gira di tutto” (!!!); dopo queste parole, si è sentito in dovere di intervenire pure il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino, che ha prontamente chiesto scusa alla Raggi per l’indecoroso comportamento dell’Unità e della sua direzione.

La situazione è paradossale, e a questo ci arriva pure un bambino. Non c’è alcun bisogno di spiegare il perché questa vicenda possa considerarsi fantascientifica per un qualsiasi paese civile dalla libera informazione, cosa che l’Italia (è evidente) non è.

Le domande che dovremmo farci sono altre. Non lasciamo che casi come questi cadano nel silenzio senza prima aver trovato spunti di riflessione che ci aiutino a capire la realtà in cui viviamo.

Per prima cosa, rendiamoci conto di come molti giornalisti svolgono il proprio lavoro. Ossia prendendo ordini da questo o quel direttore, in missione per demolire la reputazione di un personaggio che sia “scomodo” a lui e alla sua parte politica. Il “giornalista” (a questo punto le virgolette sono d’obbligo) come un perfetto cane da riporto va e colpisce, riportando al “giornale” (ancora virgolette, dannazione) una notizia pretenziosa e assolutamente non verificata. Non verificata! Forse sono rimasto un po’ indietro, è da tanto che non scrivo su questo blog, ma io mi ricordavo che le notizie, prima di essere pubblicate, andavano verificate. Ma forse ricordo male io.

Seconda riflessione: spostiamoci ancora un po’ più in alto e non guardiamo più al “giornalista”, bensì al “direttore”. Di chi stiamo parlando? Di personaggi decisi a non guardare in faccia nessuno pur di fare corretta informazione? Pur di fare, in definitiva, “scomoda” informazione, che è l’unica informazione possibile e degna di essere chiamata tale? Non credo proprio. Il “direttore” di un “giornale” italiano, 9 volte su 10 (e mi sento particolarmente magnanimo a concedere questa eccezione), non è altro che un dipendente di questo o quel partito politico. Quando leggiamo un “giornale”, cosa che mi guardo sempre più dal fare, domandiamoci: di chi è questo “giornale”? Da quale partito prende ordini? Chi è il politico che mi sta imboccando con queste parole? E a chi fanno comodo queste menzogne?

La terza riflessione è strettamente collegata con la prima: può una persona normale informarsi leggendo le pagine di un “giornale”? Ne dubito. Perché se non posso presupporre che chi scrive ed è iscritto all’Ordine dei Giornalisti non solo ha verificato le notizie che scrive, ma non prende  ordini da una certa parte politica, allora non posso più informarmi in questo modo. Se dopo aver letto le notizie su un “giornale” devo io, privato cittadino, mettermi a verificare le notizie e a fare quel fact-checking che il “giornalista” si è ben guardato dal fare, allora devo modificare il mio modo di informarmi. Appallottolare il “giornale”, archiviarlo nell’immondizia e accendere un computer, ad esempio.

Infatti, e qui con la quarta ed ultima riflessione mi cheto, è con internet che dobbiamo informarci. E non certo prendendo per oro colato tutto quello che ci troviamo, ma verificando le notizie prima di diffonderle. Quello che dobbiamo capire però è che tutto quello che ci è stato detto (“in internet girano mille bufale”, “se lo hai letto su internet non deve essere vero”, “l’hai letto su internet, mica sul giornale”, etc.) è fondamentalmente falso. I “giornali”, questo dobbiamo capirlo una volta per tutte, non sono affidabili più di internet, anzi: non lo sono affatto. Dunque viva la controinformazione, quando l’informazione (di regime) è malata.

Un’ultima cosa: Iacopino ha chiesto scusa alla Raggi, e bene ha fatto. Ma le scuse che il direttore dell’Unità dovrebbe alla candidata sindaco del M5S non sono niente in confronto a quelle che dovrebbe al povero Antonio Gramsci, ogni giorno della sua vita. Che vergogna.
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