lunedì 16 maggio 2016

My London Musical Tour, pt. II


Prosegue il nostro viaggio musicale nella magnifica Londra, con la seconda parte del reportage.

Qui trovate la prima parte, se ve la siete persa. Torno a ribardire che si tratta di un viaggio estremamente personale. Qualcuno potrebbe fare un viaggio di altrettante tappe senza mai toccare nessuna delle tappe da me scelte, proprio per la grande ricchezza musicale che Londra ha avuto dagli anni Sessanta in poi. Ma oggi cominciamo con un gruppo che sicuramente amiamo tutti.


Tappa 7: Queen, Tie Your Mother Down (1977) + Innuendo (1991).


Entering the Land of the Queen… Queste sono le parole che mi frullano per la testa mentre la metro si avvicina alla fermata di Earl’s Court. Non appena rimetto il naso fuori, mi pare di sentirlo. L’incipit del concerto dei Queen a Earl’s Court del 1977. Il potente suono della chitarra di Brian May, i corposi cori che accompagnavano la sontuosa voce di Freddie Mercury… da brividi.



Non molto distante, si può arrivare facilmente a piedi a Logan Place, dove abitava quello che credo sia stato il più grande cantante Rock di sempre. Normalmente la casa di Freddie Mercury è piena di fogli di carta con dediche e omaggi da parte degli innumerevoli fan di tutto il mondo. Piccoli fogliettini inseriti dietro il vetro che protegge le pareti dai murales che una volta riempivano la facciata antecedente il giardino.

Inizia a piovere. Una delle tante piogge in cui mi sarei imbattuto durante la giornata. Ma non importa. Il lettore mp3 si porta su Innuendo, in cui la voce di Freddie impreziosisce un pezzo di per sé già incredibile, dando vita ad un capolavoro.




Tappa 8: Motörhead, Metropolis, 1979.


Prossima fermata: Notting Hill. Non è sempre stato il quartiere che siamo abituati a conoscere dagli anni Novanta in poi. Una volta non era così “popolare” (nel senso di “alla moda”) e più “popolare” (nel senso working class). Lemmy Kilmister (un giovane Lemmy Kilmister) usciva di casa per andare a vedere un film al cinema, precisamente l’Electric Cinema in Portobello Road. Il film in questione era il classico di Fritz Lang, Metropolis. Lemmy ha affermato che il testo non aveva molto a che fare con il film, ma sta di fatto che ha concepito la canzone guardando questo capolavoro del cinema. Insomma, che vi piaccia o no: all’Electric Cinema è nata Metropolis dei Motörhead, tratta dall’album Overkill. E noi ce l’ascoltiamo.




Tappa 9: Led Zeppelin, Stairway to Heaven, 1971.


Appena un paio di isolati più avanti, sempre percorrendo il mercato di Portobello Road, si arriva a Westbourne Park Road. Girando a sinistra, ci troviamo davanti ad uno strano edificio, completamente in mattoncini blu, assolutamente anonimo se non fosse per il particolare colore.

Ci troviamo in realtà davanti ad un tempio del Rock. Ho già scritto su questo blog riguardo a questo posto. Quelli che una volta si chiamavano Basing Street Studios.

In questo luogo, quasi sacro per quanto mi riguarda, sono stati registrati capolavori di inestimabile valore per qualsiasi rocker. I Queen ci hanno registrato We Are the Champions, i Jehtro Tull Aqualung, Mark Knopfler e i suoi Dire Straits incisero il loro più grande successo, Sultans of Swing. Ma, anche qui, come avrete capito, si torna alle solite: sono un fan dei Led Zeppelin. Assolutamente fissato. Dunque mi prendo il mio tempo, perché Stairway to Heaven non dura pochi minuti, e me la gusto mentre ammiro dove quella canzone così perfetta e irripetibile è stata plasmata.




Tappa 10: The Rolling Stones vs. The Beatles


Se finite in zona di Regent’s Park, fateci una passeggiata. A mio avviso, il parco più bello di tutta Londra. E poi, i punti di interesse musicale in zona non mancano. Appena fuori Regent’s Park, troviamo Baker Street, in cui sorgono uno davanti all’altro il Beatles Store e It’s Only Rock & Roll. Il primo è il più classico degli shop a tema Fab Four con gadget di ogni tipo, il secondo un piccolo negozio di abbigliamento e gadget a tema Rock and Roll disposto su due piani. Non so se è stato fatto di proposito: Beatles da un lato e It's Only Rock & Roll, come la canzone degli Stones, dall'altro lato, quasi a voler sottolineare l’eterna contrapposizione tra Beatles e Rolling Stones. E noi ce li ascoltiamo tutti e due. Così, come se non ci fosse un domani.





Proprio da Baker Street, possiamo prendere la Jubilee line fino a St. John’s Wood. Finiamo in un quartierino niente male, roba da 600 sterle a settimana. Subito fuori dalla stazione della metro, tanto per capire in che zona siamo (musicalmente parlando), troviamo il Beatles Bar. Un buon motivo per spararsi subito nelle orecchie l’opener del mio album preferito dei Fab Four, Abbey Road. Come together.




Ho ancora Come together nel lettore mentre arrivo allo storico attraversamento pedonale di fronte agli Abbey Road Studios, che non necessita presentazioni. È un luogo assolutamente inflazionato: a qualsiasi orario troverete turisti che si fanno ritrarre in foto mentre attraversano le strisce. Ma non mi importa, ho sempre adorato quell’album e per me questo luogo è sacro. Proprio per renderlo meno inflazionato, mi piace associarlo non ai pezzi di punta di Abbey Road, ma ad un pezzo particolarmente sottovalutato. Un Rock/Blues precursore e visionario che sfocia in uno sviluppo quasi Doom degno dei Black Sabbath. Insomma, un pezzo che racchiude in sé gran parte della storia del Rock: I Want You (She’s so Heavy).




Tappa 11: The Clash, The Prisoner, 1978.


Un giro per Camden Town è d’obbligo. I Markets sono una figata, ogni volta che li vedo. Certo, sono diventati un po’ turistici col tempo, è inevitabile. Ma che figata, lasciatemelo dire.

E siccome secondo Jones e Strummer, “The prisoner lives in Camden Town, selling revolution”, io mi ascolto i The Clash.




Tappa 12: UFO, Doctor Doctor, 1979.


Una grande venue del Rock inglese del quartiere di Camden Town, una delle tante a dire il vero. Il Roundhouse, che deve il nome probabilmente alla forma circolare. Tutto intorno, negozi di strumenti musicali, vera atmosfera inglese. Magnifico. Una pinta di ale mentre mi ascolto la canzone con cui gli UFO iniziavano i concerti proprio qui davanti a me: Doctor, Doctor.




Tappa 13: Uriah Heep, Gipsy, 1970.


In tempi recenti gli Uriah Heep l’hanno registrata al Koko, altra storica venue del Rock inglese, ma era il lontano 1970 quando la band progressive/hard rock britannica la concepì. Mi ha sempre colpito questo pezzo. Credo che in quegli anni fosse una delle musiche più “estreme” mai ascoltate. La brutalità di quell’organo hammond non poteva avere senso, non a quei tempi almeno. Così come l’intermezzo puramente “noise” prima di esplodere nuovamente con quel ritmo martellante e ripetitivo. Davvero, pensateci: 1970. Quanti altri brani potevano essere considerati così “estremi”? Pochi, ve lo dico io, molto pochi.



Sulla chitarra distorta di Gypsy e accompagnati dallo stridente organo che la rende così riconoscibile, anche oggi ci fermiamo. Ma nel prossimo post entreremo in quello che è il vero quartiere del Rock and Roll londinese, Soho: già al solo pensiero viene voglia di tornarci, cosa che, molto presto, sicuramente farò.
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